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lavoro pubblicato giovedì 22 dicembre 2016
ultima lettura venerdì 20 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

My Extreme Christmas

di Alastor. Letto 238 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una volta Babbo Natale portava i regali in una slitta trainata da renne e scendeva dai caminetti. Ma ora, alle porte del 2017?..

Il Capitano della polizia inserì la micro-sd all’interno dell’adattatore del proprio portatile e rimase in attesa del caricamento.
«Quell’uomo ci è sfuggito ma siamo riusciti a recuperare la videocamera che gli è caduta. Vediamo un po’ di che si tratta.»
Premette il tasto di avvio e rimase in attesa.
Lo schermo mostrò un uomo dalla corta barba completamente bianca, così come i suoi capelli che però erano tagliati corti e a spazzola. Evidentemente non temeva di mostrarsi al pubblico e fissava l’obbiettivo con sguardo di sfida ed un sorrisetto beffardo. Finita di sistemare la videocamera come più gli era congeniale si allontanò mostrando una tuta aderente rossa. Il suo corpo era atletico e asciutto e dallo scollo a V lasciava intravvedere un busto potente e ben tornito oltre che ad un piccolo scorcio di marmoreo addome. Dietro di lui vi era soltanto ghiaccio. Una sterminata distesa di ghiaccio. Allargò le braccia come ad accogliere un pubblico invisibile ed iniziò a parlare.
«Ciao ragazzi! Questa… »
Indicò con un ampio cerchio delineato dal braccio destro.
«…Come potete vedere, è casa mia. »
Tornò a voltarsi verso la telecamera. La voce e le movenze erano quelle di un ragazzo di poco più di 26 anni.
«Le cose sono cambiate tantissimo dai tempi in cui ho compiuto 1900 anni. E purtroppo anche il mio lavoro è cambiato. Bisogna adattarsi ai tempi moderni! Seguitemi.»
Si avvicinò alla telecamera e la raccolse. Si mosse, ma il Capitano poté vedere sullo schermo solo uno strato di candida neve in movimento. Fu così per qualche secondo, poi il ragazzo tornò a puntarla sul proprio viso.
«Ora vi mostro il mio gioiellino.»
Camminò ancora per qualche metro e finalmente mostrò al pubblico ciò di cui parlava. Una sorta di slitta coperta da una carrozzeria a specchio che quasi ne impediva l’identificazione in mezzo a tutto quel bianco.
«La mia slitta!»
Gridò entusiasta.
«Motore in ceramica Rolls Royce ispirato a quelli degli elicotteri a reazione. Zero-trecentocinquanta in poco meno di 4 secondi. Decollo verticale e dulcis in fundo climatizzatore e satellitare di ultima generazione.»
Fece un profondo respiro.
«Ovviamente ho fatto installare un sistema avanzatissimo di occultamento. Purtroppo con i tempi moderni le cose sono cambiate. Dopo il terzo furto della mia slitta ho dovuto adeguarmi. Fortunatamente i fondi e la tecnologia non mi mancano.»
Il canuto ragazzo montò sulla propria slitta a reazione, si chiuse la cupola panoramica sulla testa e mostrò la parte posteriore del mezzo di trasporto. Sembrava estremamente più grande rispetto a fuori. Dalle prime immagini si trattava di qualcosa come 5 metri a dire molto. Ma ora si poteva notare un intero magazzino di una lunghezza che si sarebbe potuta stimare in circa 400 metri di profondità. Per non parlare della larghezza che non era possibile determinare dall’interno della cabina. Era pieno stipato di scatole incartate e pacchi regalo dalle forme più fantasiose. Il Capitano della polizia sgranò gli occhi.
«Ma che diavolo…»
Guardò il suo collaboratore nella sala video.
«Puoi determinare se il video è originale o è stato manomesso?»
L’uomo alla tastiera annuì ed iniziò a lavorarci mentre i fotogrammi scorrevano sul monitor. Il ragazzo del video continuò il suo racconto.
«Prima tappa, Stati Uniti d’America!»
Posò la telecamera sul cruscotto e fu impossibile determinare la rapidità con cui il mezzo viaggiava poiché l'aveva puntata su sé stesso. Resta il fatto che senza tagli il veicolo arrivò a destinazione in poco meno di due minuti. Quando il ragazzo lo aprì estraendo un enorme sacco rosso dal magazzino si vide subito la statua della libertà situata a Manhattan a poche migliaia di metri da quel punto. Si trovava sul buio tetto di un altissimo palazzo.
«Consegnare i regali alle porte del 2017 è quasi impossibile. Ogni appartamento qui ha degli allarmi anti intrusione e le persone sono spesso armate. Entrare di notte nelle loro case senza prendere precauzioni è decisamente una pessima idea.»
Si caricò il sacco in spalla e diede la telecamera in mano ad una non ben precisata figura. Non si sa da dove sia sbucata ma rimane il fatto che la telecamera annuì spostando su e giù l’inquadratura e seguì il giovane nella sua corsa. Egli fu ripreso mentre saltava a distanze spettacolari fino a raggiungere lo sfogo delle prese d’aria.
«Andiamo!»
Indicò con un sorriso ed un cenno del capo la presa d’aria sul tetto e con uno schiocco assordante si smaterializzò e così anche l’operatore della telecamera. Il Capitano sussultò.
«Porca vacca! Ma hai visto che… Dimmi che è una produzione cinematografica di alto livello. Il trailer di un film amatoriale destinato a sbancare i botteghini!»
L’uomo alla tastiera lo osservò atterrito e sbiancando in volto fece un segno di diniego col capo. Deglutì rumorosamente e riprese a cercare segni di manomissione. Il video riprese a scorrere. Il ragazzo vestito di rosso riprese a parlare ma questa volta a voce appena percettibile.
«Eccoci. Questo è l’appartamento dei Jefferson. Come potete vedere ho dovuto usare ben tre unità di magia per evitare i sensori del loro allarme. Ecco perché ho dovuto eliminare renne e slitta di legno. Purtroppo con tutti questi nuovi sistemi la magia non è sufficiente anche per gli spostamenti a lungo raggio. Ecco, ora sistemo i pacchi sotto il loro albero e passiamo al successivo. Come potete vedere non mettono nemmeno più latte e biscotti. Non credono più nella mia esistenza e questo, oltre ad indebolire la mia magia, fa sì che sia meglio che non mi faccia trovare. O potrebbero spararmi pensando ad un ladro.»
Voltò le spalle alla telecamera e si smaterializzò nuovamente. La videocamera si spense e si riaccese indicando in fondo allo schermo l’orario. Erano passate circa 2 ore di stop. Nessuna manomissione.
«Rieccoci! Siamo nei bassifondi di Londra e come potete vedere sono appena stato circondato da quattro malintenzionati. Ovviamente non credono che io sia chi dico di essere quindi intendono rapinarmi. Non sarà facile!»
Sorrise alla videocamera, lasciò cadere a terra il sacco che inspiegabilmente crepò il manto stradale facendo un piccolo cratere a causa probabilmente dell’enorme peso. Il giovane canuto lasciò che fosse uno di loro il primo ad attaccare. Schivò il pugno e sferrò una stoccata a dita tese in direzione del nervo ascellare dell’aggressore che a causa dello stimolo elettrico eccessivo cadde a terra stordito ma incolume. La stessa sorte toccò a breve ad altri due ed il quarto ebbe il buonsenso di fuggire.
«Ho dovuto investire circa 3000 dollari quest’anno per imparare il Jeet Kune do. Le strade non sono più sicure. Così come non lo sono più i cieli. Sta diventando un lavoraccio. Ho dovuto passare da 160 a 76 chili per poter diventare più veloce, più agile, più imprevedibile. Ho dovuto lasciar perdere la dieta a base di cioccolato, latte e biscotti. Saranno tre anni che non tocco più queste leccornie e devo ammettere che la cosa un po’ mi manca. »
Raccolse nuovamente il sacco con una naturalezza disarmante e riprese il suo viaggio. Portò regali un po’ ovunque mostrando scorci dalla Cina, dal Giappone, dall’Australia, dall’India, fino a quando il Capitano non notò verso la fine un ambiente che gli era famigliare. Capì che a breve ci sarebbe stato l’inseguimento in cui hanno recuperato la telecamera e perso quello che, mezz’ora prima, avevano scambiato per un criminale topo di appartamento.
«Ecco, quello la in fondo è il tetto in cui lo abbiamo perso e abbiamo preso questa!»
Disse il Capitano indicando con l’indice il monitor.
«Rallenta il video di qualche fotogramma, voglio capire cosa cavolo è successo realmente. Inoltre forse riuscirò a comprendere cosa diavolo ha urlato prima di sparire!»
Il video mostrò il ragazzo che correva come un demonio lungo i tetti della città di Roma ed a suo modo il Capitano riusciva a stargli dietro abbastanza agevolmente. Si teneva in forma e da molto giovane amava fare parkour. Saltarono da un tetto all’altro fino a quando il Capitano non sentì la stanchezza, cosa che l’inseguito non pareva soffrire minimamente.
«Ecco tra un po’ lo perdo. Sentiamo che dice.»
Il ragazzo saltò con un’agilità incredibile oltre una rete e fece posare la videocamera a terra. Si mise in piedi sul bordo del tetto e lasciò un ultimo messaggio al suo pubblico ed in particolare al suo inseguitore.
«Capitano Moretti, gli ultimi a cui ho consegnato i regali sono stati i suoi due figli. Martina e Gianluca. Sono ragazzi davvero bravi e da come sono cresciuti devo ammettere che lei è un padre meraviglioso. Tuttavia non posso farmi prendere anche se le sue intenzioni sono più che giuste. Immagini i miei poteri in mano a qualcuno che intende fare tutt’altro che lasciare doni. »
Il ragazzo scosse la testa e sorrise alla telecamera per l’ultima volta.
«Per me è stato un piacere conoscerla e giocare un po’ con lei Capitano. Ma ora devo tornare alla base. »
Inspirò profondamente.
« Il mio nome è CLAUSE… SANTA CLAUSE. E questo è il mio Natale estremo!»
Si guardò alle spalle, verso il vuoto e con una spettacolare capriola all’indietro si lanciò nel nulla sottostante scomparendo completamente alla vista, nel momento esatto in cui Moretti raggiunse la telecamera.
Il Capitano deglutì esterrefatto, così come l’operatore informatico che da ormai qualche minuto aveva lo sguardo vacuo ed un filo di bava che scivolava sul mento da un angolo della bocca.
Il Capitano sorrise incredulo. Scosse la testa e socchiuse gli occhi. Ormai da anni non credeva più in Babbo Natale e scoprire così della sua reale esistenza creò in lui una miscellanea di sentimenti che non credeva di poter provare. Per un momento fu di nuovo bambino, poi tornò adulto e pensò alle conseguenze nel caso quel video fosse stato divulgato. Estrasse la micro SD e la distrusse istantaneamente senza ascoltare le proteste del collega. Annuì soddisfatto.
«Buon Natale anche a te, pazzo furioso. E grazie di tutto… »
Si volse poi verso l’altro uomo e si raccomandò.
«Tassoni, firma il verbale e concludilo facendo presente la fuga del malvivente. Poi vai a casa e riposati. Fai gli auguri di buon Natale a tutta la tua famiglia da parte mia e prenditi un giorno di riposo. Stai coi tuoi piccoli e ci rivediamo tra due giorni.»
Si mise il cappotto ed uscì dal laboratorio tornando verso casa a piedi per fare una lunga camminata sotto la neve. Di tanto in tanto guardava verso il cielo e sorrideva. Fu il Natale più strano e bello della sua vita.



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