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lavoro pubblicato martedì 20 dicembre 2016
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Shiny Happy People

di AquilanteMalabestia. Letto 517 volte. Dallo scaffale Fantascienza

"Avrebbe voluto qualcuno a cui rivolgere il suo ultimo pensiero, ma non aveva trovato nessuno che se lo meritasse. Nessuno. Non poteva nemmeno chiamare la mamma, visto che tecnicamente non ce l'aveva mai avuta."

Dovette aggrapparsi al palo della fermata del bus, le gambe erano molli e la testa gli stava esplodendo.
Con l'altra mano si strinse il pugno attorno alla maglietta, sopra il cuore che sentiva battere lento e doloroso.

(Tutti ti amano, sei il ragazzo più popolare della scuola!)

La gente fluiva lungo il marciapiede, sotto i megaschermi pubblicitari appesi ai palazzi.
Nessuno sembrava notarlo.

(Se hai un sogno devi realizzarlo. Non smettere mai di sognare!)

Doveva avere la febbre molto alta, la nausea iniziò a disturbargli lo stomaco, la gola e il naso. Non pensò neanche di tirare fuori una delle pillole rosa: ormai non sarebbero servite a niente. E poi il dolore voleva goderselo tutto, come una punizione meritata.
Cominciò ad annebbiarglisi la vista: le persone perdevano il contorno fino a diventare un fiume colorato.

(Non puoi giocare così coi miei sentimenti! Tu non mi ami, vuoi solo scopare!)

Il vociare dei passanti e degli spot pubblicitari, il trambusto delle macchine e dei mezzi scomparvero in un'onda distorta e cupa.

Ci siamo. Finalmente.

(Lascialo stare, è un ragazzo, tutti si sono comportati così alla sua età.)

Il corpo stava cedendo alla cappa liquida dello sfinimento: fece in tempo ad impugnare il palo con l'altra mano prima di scivolare rimanendo in ginocchio, la testa appoggiata al freddo metallo.

Morire è caldo, pensava.
Strano.

Un jingle a lui noto svettò dal sottofondo nero.
Trovò la forza di alzare la testa e aprire gli occhi: sul palazzo davanti, un display trasmetteva una macchia gialla su sfondo rosso.
La riconosceva: era la sua faccia.

"Stanco? Depresso? A scuola ti bullizzano per l'acne? La tua ragazza non ne può più delle tue scuse per non farlo?
Fai come me: una fiala di Xanadux e passa la paura!
Xanadux, il segreto della felicità."

Un risolino isterico gli uscì di bocca da solo. Quello spot doveva avere minimo quarant'anni.

("Te ne vuoi andare? Pensi che la vita fuori dal set sia migliore? Vuoi conoscere il mondo di fuori? Bene, vai.")

Si ritrovò a piangere e le sue lacrime, per la prima volta, non bruciavano di mentolo.
Un groppo alla gola si indurì per esplodere con un gemito: non si era mai sentito così solo. Eppure lo era stato da quando ne aveva memoria.

Se lo meritava, e in fin dei conti era meglio così.

("Cosa pensi di trovare nel mondo esterno che non hai già qui? Te ne accorgerai della cazzata che hai fatto. E quando striscerai per terra, scordati che ti veniamo ad aiutare. Come te ne sarai andato ti rimpiazzeremo, sappilo.")

Avrebbe voluto qualcuno a cui rivolgere il suo ultimo pensiero, ma non aveva trovato nessuno che se lo meritasse. Nessuno. La città, il mondo era solo un altro enorme studio popolato da controfigure.
Non poteva nemmeno chiamare la mamma, visto che tecnicamente non ce l'aveva mai avuta.

("Sei libero di abbandonare il laboratorio. Nessuno ti trattiene e lo sai benissimo: non sei uno schiavo, sei un uomo libero come tutti. Libero e consapevole di quello che ti succede se smetti di prendere il farmaco per più di tre mesi consecutivi. E sai anche che fuori da qui non la trovi, la medicina che ti fa restare per sempre un bel sedicenne in forze. Quindi vedi che devi fare.")

Era dimagrito da fare impressione, i capelli biondi erano diventati grigi e da giorni gli cascavano a ciocche, la pelle si era tutta incartapecorita.
Ma ne era valsa la pena.

Aveva avuto un sogno degno di questo nome, una speranza che si era infranta addosso alla realtà dei fatti, e ora almeno se ne andava sapendo che tanto non c'era niente di meglio, per lui.

Il cuore ebbe gli ultimi dolorosi spasmi e si fermò. La percezione del suo corpo scivolò via. Il brusio si spense. Sulla tempesta di colori calò il buio.

Dissolvenza in nero.



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