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lavoro pubblicato lunedì 19 dicembre 2016
ultima lettura sabato 25 febbraio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Red Rain - Pioggia Rossa

di DianaJStewheart. Letto 146 volte. Dallo scaffale Horror

A quanti di voi piace la pioggia? E' rilassante, vero? Sentirla scrosciare sui vetri ed annusare quel profumo che lascia, quell'odore di terra bagnata e smossa...mmhh! Ma, e se la pioggifosse rossa? La trovereste così bella? Non credo...

RED RAIN (PIOGGIA ROSSA)


Black Valley Sanatorium
Sidewinder,Colorado


Kathy Rush guardava con aria assente lo splendido panorama offertole dalle montagne innevate. I suoi occhi fissavano un cielo azzurro e limpido che sembrava abbracciare i monti dalle cime aguzze che i ghiacciai facevano brillare come diamanti, ma la sua mente era lontana anni luce dallo spettacolo della natura. La sua mente era ottenebrata dagli spiacevoli ricordi che l'avevano portata a vivere buona parte della sua vita in quel luogo per destinato a gente «alienata» secondo la descrizione del suo psichiatra, nonchè fratello, Edward Rush. Un sorriso amaro attraversò il suo viso segnato da profonde rughe, e le conferì un'espressione beffarda. Alienata, squilibrata e borderline (egosintonica), erano gli aggettivi che gli psicologi e gli acculturati usavano soventemente per le persone come lei. La gente comune, che non possedeva alcun titolo accademico, si limitava a fare spallucce e battersi un dito sulla tempia destra, un gesto che valeva più di mille parole scientifiche. A Kathy non importava come veniva definita: lei sapeva di non essere pazza ( o alienata, o squilibrata...il significato è sempre quello), lei aveva le prove.
Era sufficiente che si guardasse il ventre, costellato di cicatrici, oppure le gambe che recavano degli evidenti segni di morsi. Per quanto strano potesse sembrare nessuno vedeva la carne lacerata ed ancora infiammata. Per i luminari che l'avevano esaminata, la pelle era perfetta...al contrario del suo cervello che aveva urgente bisogno di una «sistematina» per usare le parole della sua psicologa. Kathy accettava tutto quello che le dicevano, era inutile ribellarsi...tanto prima o poi anche loro avrebbero vissuto il suo incubo. Stava per abbattersi di nuovo quella pioggia scrosciante e violenta come un maglio. A lei bastava guardare il cielo ed ascoltare i battiti tumultuosi del cuore per capire che avrebbe dovuto rivivere ancora quell'orrore. Quando sentiva le prime gocce di pioggia di un innocuo temporale estivo, correva a rifugiarsi sotto il letto e si conficcava le unghie nel cuoio capelluto spingendole così in profondità da procurarsi lesioni profonde. Per i medici era un'altra prova del suo squilibrio mentale:quale persona con tutte le rotelle a posto si sarebbe procurata quelle abrasioni? Dopo una crisi del genere, veniva legata a letto
(per la sua sicurezza) ed imbottita di Fenobarbital grazie al quale vegetava in uno stato di grazia che la faceva vivere un'oasi di pace. Purtroppo, quando l'effetto svaniva, il terrore s'impadroniva nuovamente di lei che tornava ad infliggersi punizioni corporali ancora più terribili. Sapeva che loro volevano questo: anelavano la sua sofferenza perchè era ciò che meritava. Forse era vero, forse no. Sì,il suo comportamento negli anni della giovinezza non era mai stato particolarmente edificante, anzi. Si disprezzava ancora per certe sue scelte e stili di vita. Eppure non pensava di meritare una simile punizione. A ben pensarci le sue colpe non erano così aberranti da meritare un tale castigo. Tuttavia, sapeva di non poter fare nulla:erano troppo forti per lei. Per questo, quando li sentiva arrivare si autopuniva mortificando, offendendo e martoriando la sua carne in modi che sicuramente le venivano suggeriti dal suo istinto di autoconservazione. Preferiva ferirsi con le sue mani piuttosto che dover aspettare quella pioggia calda e densa che l'avviluppava e tingeva di rosso il suo corpo prima di addentarlo. Forse non doveva recarsi in quel posto, ben sapendo che su di esso gravava una maledizione ma,che diamine, lei era Kathy Rush la giornalista più quotata di tutto il Colorado e presto la sua fama avrebbe varcato i confini e magari sarebbe approdata in qualche testata famosa:la sua penna avrebbe firmato articoli per il New York Times oppure per Newsweek, tanto per citarne alcune. La sua ambizione era sfrenata e profonda come l'Oceano. Anche se adesso lavorava per Eye on Mystery, un tabloid semisconosciuto e letto solo da gente schizzata per l'Occulto, era certa che avrebbe fatto il grande salto lasciando il suo misero cubicolo per installarsi un ufficio spazioso che le offrisse la vista mozzafiato sulla Statua dellaLibertà oppure delle Colline di Hollywood. Doveva solo pazientare per trovare la storia giusta e poi buttarcisi dentro a capofitto.Senza arrendersi, senza mai voltarsi indietro. E lei la storia giusta l'aveva trovata, eccome! Peccato, però, che LA storia non aveva alcuna voglia di essere trovata. Non da lei, perlomeno. Forse avrebbe dovuto tornarsene con le pive nel sacco invece di affrontare e sfidare quel luogo che pareva dotato di vita propria. Appena arrivata, capì subito che il soggiorno lì sarebbe stato tutt'altro che piacevole. Tanto per cominciare, la gente le manifestò subito la propria ostilità. Inoltre, aveva sempre l'impressione di essere spiata e seguita. Senza contare le strane sensazioni che la tormentavano. Una persona sana di mente, avrebbe subito levato le tende...ma non lei. Che diamine,lei era Kathy Rush e nulla l'avrebbe distolta dal suo obiettivo. Così nella luminosa giornata del 5 maggio 2008, si stabilì a tempo indeterminato, nella cittadina di Darken River, Wyoming.
Il paese in sè era stupendo: incastonato in una splendida vallata circondata dai boschi più lussureggianti che avesse mai visto. Kathy si alzava all'alba e quando inspirava, i suoi polmoni si riempivano di un'aria pura e permeata dell'intenso odore della resina emanata dalle conifere. Quell'immensa distesa di un verde intenso,la metteva sempre di ottimo umore con buona pace dei suoi collaboratori a cui furono risparmiate le sue violente sfuriate; in redazione era soprannominata Katrina, come il devastante uragano che aveva distrutto gran parte di New Orleans, città dalla quale lei proveniva. I primi giorni a Darken River, non furono caratterizzati da alcun avvenimento degno di nota. In circostanze normali, Kathy si sarebbe già spazientita ed avrebbe sfogato la stizza su Joel,il suo fotografo e cameraman. Ma questa volta era in pace con se stessa e, di conseguenza, anche con gli altri. La donna sentiva di avere una pazienza infinita,cosa davvero arcana per una come lei, pronta a scattare al benchè minimo contrattempo. Forse perchè insita in lei, albergava la certezza che stavolta non si trattava dell'ennesimo buco nell'acqua,bensì di una storia vera. Raccapricciante e bislacca quanto si voleva,ma vera. Sì tutto quello che aveva sentito su Darken River era accaduto realmente e lei avrebbe fatto scoprire al mondo intero ciò che si nascondeva all'interno di quell'oasi montana racchiusa fra i boschi.
La prima volta che David Fitz, il suo collega più anziano, le aveva parlato di quelle vicende, Kathy aveva liquidato il tutto con una scrollata di spalle e la certezza che si trattasse delle solite storielle da bovari raccontate accanto al fuoco per far passare il tempo. E chiedendosi perchè invece di farsi delle sane sgroppate con le loro donne, perdessero così del tempo prezioso. Ma quando anche altri colleghi ed amici iniziarono a dire di essere stati testimoni di strani avvenimenti nelle vicinanze di quel paese, le sue orecchie si drizzarono e presero girare come satelliti impazziti verso la fonte. Perfino il suo compagno Tim,un bonaccione, che per Kathy era solo un attrezzo ginnico da usare nelle nottate un po' così, le aveva raccontato di una storia agghiacciante accaduta alcuni anni prima a Darken River. Erano nudi tutti e due, sul grande letto matrimoniale di lei a fumare una sigaretta, Pall Mall per lei. Marlboro Light per lui (cosa ci si potrebbe aspettare da un bonaccione?), dopo una tonificante scopata. Stavano in silenzio quando Tim se n'era uscito con quella storia della vecchia signora e del suo cagnolino. Non ricordava in che contesto avesse inserito quella «novella della buona notte» (così lui definiva le leggende metropolitane) fatto sta che ad un certo punto aveva sbottato un « Ma lo sai che...» il suo intercalare preferito e Kathy capì subito che quello era il preludio di una delle sue cronache di fatti sentiti dire da un amico del suo amico. Generalmente, accoglieva quelle storie con uno sbadiglio e ciò bastava a farlo desistere. Ma non quella volta. Kathy era sveglissima, nonostante si sentisse un po' stanca, e pronta ad ascoltare qualunque cosa. Non ricordava granchè, adesso,ma a grandi linee la storia è questa: la signora Creed, una donna alle soglie della settantina, era uscita come tutte le sere con il suo cane, un bassotto anch'esso avanti con gli anni. Camminavano a piccoli passettini entrambi e si recarono in un vecchio giardino ormai abbandonato abitato da gigantesche piante di ricino ed ammassi di cespugli secchi e spinosi. La signora si sedette su di un masso a contemplare la luna, grande e luminosa, mentre il cane era alla ricerca di telegrammi canini da coprire con la sua piscia. Si era avvicinato ad uno dei cespugli spinosi, quando avvertì qualcosa che lo fece correre a zampe levate e gettarsi ai piedi della sua padrona.
«Cosa c'è piccolo? Ti sei punto con una spina, eh?» Chiese premurosa. In quella, avvertì uno strano refolo di vento, gelido e permeato da un odore nauseante di foglie marce. D'improvviso iniziò a piovere ed era una pioggia densa ed oleosa e di uno strano colore. Un rosso acceso. Cercò di scappare,ma zoppicò e cadde. E si accorse di non avere più il piede sinistro, tranciato fino alla caviglia. Si girò e vide il suo cane, con il piede tra enormi zanne. Non era più il suo dolce animale da compagnia , bensì una creatura infernale che si avventò su di lei divorandole tutto il corpo tranne la testa..che fu ritrovata una settimana dopo impalata ad uno dei cespugli.
Il tono di Tim, mentre raccontava la storia era ispirato e quasi perentorio. Il classico tono di voce di «cantastronzate» come lei definiva questi racconti. Di solito rideva con un tono sguaiato e lanciava a Tim delle occhiate canzonatorie. Ma dopo che lui ebbe finito di raccontare, Kathy sorprese se stessa a rabbrividire mentre «vedeva» le singole scene di quel racconto agghiacciante con gli occhi della mente. In pratica, pensò sempre alla signora Creed ed al suo cagnolino quella sera. Ci pensò mentre facevano la doccia; mentre cucinava un uovo strapazzato per lui e perfino durante la proiezione in TV di un episodio di Law & Order: SVU. La sua serie preferita. Diamine, ci pensò in continuazione pure nei giorni successivi. Non riusciva a toglierselo dalla mente e ciò le accadeva solo quando sentiva che quello poteva diventare un articolo da prima pagina per il suo tabloid... e ci aveva visto giusto.
Anche se dovettero passare ben sette giorni prima che fosse testimone di un avvenimento degno della sua attenzione. Come al solito si era recata nel posto teatro di tutte le leggende nate a Darken River ed aveva aspettato. Chiacchierando con i vecchi del luogo che non disdegnavano di dare una salace occhiatina alle sue grazie (e Kathy quando aveva scoperto che offrendo un più ampio panorama della sua mercanzia poteva carpire informazioni, aveva iniziato ad indossare giacche scollate...senza niente sotto), era venuta a conoscenza che quella piccola vallata era soprannominata La Conca dei Desideri perchè si riteneva fosse abitata da alcuni folletti che,in cambio di una ciotola di panna o di latte, potessero essere consultati su alcune questioni importanti inerenti il raccolto, la famiglia ed il lavoro. I vecchi giuravano e spergiuravano di aver ottenuto consigli impagabili da essi e dividevano con loro ogni cosa. Questa alleanza tra uomini e folletti durò l'arco di cinque anni...finchè non scese uno straniero dalle montagne. Era soprannominato «l'eremita pazzo» dato che stava sempre in una casupola fatiscente e rifugeva la compagnia dei suoi simili. Scendeva in paese una volta al mese per le provviste e pagava sempre in contanti con dollari nuovi di zecca. Era sempre ben vestito,con dei pantaloni di sartoria e camice che nessuno degli abitanti di Darken River avrebbe mai potuto indossare. Quando si faceva vedere in paese, le donne gli riservavano occhiate ammirate e talvolta, vogliose. Gli uomini, lo guardavano con rispetto e...timore. Sì,timore poichè circolavano strane voci sul suo conto. Si mormorava che fosse un principe europeo decaduto, fuggito dal regno con i suoi tesori; oppure, la più accreditata,che fosse un rapinatore di banche nascostosi in quello sperduto angolo del Colorado. Quale che fosse la verità, lui era indifferente a tutto, uomini e donne. Lo si vedeva il 15 di ogni mese, fare compere nell'unico drugstore esistente. Acquistava sempre le medesime cose in grande quantità: cinque chili di mele rosse e succose; un vaso di miele e del vino rosso. Dppodichè spariva per comparire il 15 del mese successivo. Ma anche se le sue presenze in paese erano sporadiche, si avvertiva che la sua venuta aveva portato scompiglio;perfino l'aria che prima era immota, sembrava carica di elettricità. Kathy sembrò rapita dal racconto del vecchio e decise di volerci vedere chiaro...soprattutto perchè l'uomo misterioso veniva dipinto come decisamente affascinante.
Controllò sullo smartphone la data odierna e gongolò: era il 13 di marzo, quindi l'eremita si sarebbe fatto vedere di lì a due giorni. Liquidò i vecchi con una scusa e mentre la sua mente lavorava alacre per decidere la migliore strategia di attacco. Tuttavia, anche se sembrava soprappensiero, si accorse che tutti quegli anziani sbavavano nell'oeservare le sue gambe affusolate e decise di regalare loro la sua migliore camminata «acchiappamaschi». Ancheggiava con grazia facendo dondolare il sedere muscoloso...ed uno degli uomini tanto si sporse sulla sedia che cadde provocando l'ilarità dei presenti. Ed anche quella di Kathy che alzò gli occhi al cielo,scuotendo la testa.
Non appena arrivò al motel,decise di catapultarsi su Internet per individuare il significato magico degli alimenti che «l'uomo del mistero» acquistava ogni mese.
Non appena ebbe finito di digitare le parole «miele» mele» + occultismo nella casella del motore di ricerca, i risultati invaserocome cavallette il suo computer. Si andava dalle ricette per far tornare la persona amataagli sconguri. Alcune erano veramente assurde,altre potevano essere praticate. Tuttavia, lei le ignorò tutte, liquidandole come superstizioni da comari. Spense il pc e si buttò sul letto,con una sigaretta accesa fra le labbra. Avrebbe fatto meglio a leggere attentamente quanto scritto alla voce «il miele nell'occultismo»...forse si sarebbe potuta difendere dall'ineluttabilità di alcuni eventi.
Quella notte fu caratterizzata da lunghi periodi di veglia inframmezzati da brevi momenti di torpore durante i quali Kathy era vittima di sogni spaventosi che la vedevano inseguita da uomini straordinariamente affascinanti...che su mutavano in bestie orrende al momento dell'accoppiamento. Da questi incubi,riemergeva madida di sudore e la sensazione che ci fosse qualcun altro insieme a lei nella stanza...

Darken River
15 maggio
Finalmente giunse il 15 maggio e Kathy si mise sul piede di guerra per riuscire ad agguantare lo sconosciuto. Raggiunse il drugstore prima dell'alba e aspettò seduta in macchina. I primi raggi del sole rischiararono il cielo, inondando di una luce pura e cristallina i monti ed i boschi che li circondavano. Kathy guardava estasiata lo spettacolo della Natura. Le sequoie erano investite in pieno dal sole nascente e sembravano avvolte in una nuvola dorata..come tanti angeli scesi dal Cielo per proteggere quei monti e le genti che li abitavano. Sembrava impossibile che in una cittadina come quella potesse annidarsi il Male...ma lei sapeva benissimo che le lunghe braccia delleTenebre potevano avviluppare anche il più fulgido dei Soli.
Era talmente persa nelle sue meditazioni che quasi non si accorse di uno scassato furgoncino bianco che stava parcheggiando davanti al negozio. Fu il tossicchiare del motore e scuoterla. Si guardò in giro stranita, come quando si viene destati da un sonno profondo senza il dovuto tatto,e lo vide. Balzò giù dall'auto come se avesse avuto una scarica elettrica su per il culo ed in in un attimo si trovò dentro al drugstore. Un uomo era davanti al bancone della frutta intento a scegliere delle mele rosse..e lei capì che era lui. Non dovette fare nulla per cercare di farsi notare. Fu come se una forza misteriosa la spingesse nella sua direzione. Si ritrovò a guardare negli occhi dello sconosciuto e si sentì annegare da un mare di emozioni. Dalla passione all'amore, dalla pietà all'odio...e fu quest'ultima ad avere il sopravvento. Ricordò tutti i soprusi ricevuti. Dalle merendine rubatele all'asilo, alle prime delusioni d'amore con tanto di beffarde risatine da parte dei ragazzi che l'avevano solo usata. Ripensò ai colleghi che volevano silurarla e si sentì ribollire ogni muscolo del corpo. Sentì il sangue che gridava vendetta e premeva per uscire come se fosse un'altra parte di lei. Non riuscì più a sopportare quella tensione e cacciò un urlo da rompersi le vene del collo. Fu il suono della sua voce a a risvegliarla da quello stato. Ma non stava urlando, stava solo parlando con «l'eremita pazzo».
Kathy impallidì dato che un attimo prima urlava come un'aquila per cercare di allentare la morsa di...quella cosa. E ora stava conversando amabilmente con quello lì. Lui le prese le mani fra le sue senza mai staccarle gli occhi di dosso e pronunciò una frase che le fece raggelare le viscere.
«Non avere paura e non rifiutare il Cambiamento. Tu eri la prescelta per questo ti trovi qui. Durerai molto a lungo. Non sei una pappamolla come le altre...sì durerai tanto!!» Concluse ridendo. Kathy su guardò attorno e notò che le altre persone continuavano a fare acquisti e parlare come se nulla fosse. Nessuno aveva udito le sue urla e nessuno la degnava di uno sguardo nonostante fosse proprio in mezzo alle casse.
«E' inutile che cerchi la comprensione degli altri. Nessuno ti vede. Nessuno ti sente. E adesso è ora che tu venga con me» Kathy si sentì le gambe molli e fu investita da una pioggia scrosciante, una pioggia rossa e bollente popolata da facce sghignazzanti che mettevano in mostra bocche enormi corredate da denti lunghi ed affilati che le strappavano la carne dal volto e le straziavano il cranio fino a farle esplodere gli occhi dalle orbite in un gran fiotto di liquido biancastro e lattiginoso.
Molte ore dopo si risvegliò in una stanza buia ed umida. Nonostante fosse ancora inttontia, era palese che quella non era la camera del motel. Si esaminò attentamente notò con grande stupore di non avere neppure un graffio sul corpo.
Si stava chiedendo cosa fosse successo, quando l'uomo misterioso si materializzò davanti a lei: sembrava foschia che a poco a poco iniziava ad assumere consistenza e contorni umani. Kathy cercò di rannicchiarsi per sfuggirgli; era un'assurdità ma non riusciva a pensare alla fuga.
«Cosa vuoi da me? Perchè mi hai portata qui?»
« Te l'ho già detto: tu mi servi.»
«Perchè? Io non sono come te.»
«No? Io non ne sarei così sicuro.Guarda un po' qui...» Allargò le braccia e le mostrò i cadaveri dilaniati di tutte le persone a cui aveva pensato mentre era in quello stato di trance ipnotica.
Lei urlò gridandodi non avere nulla a che fare con quelle morti.
«Io non ho mai ucciso nessuno.MAI!» disse, singhiozzando
«Mi spiace contraddirti,mia cara.Ma li hai ammazzati tu con i tuoi desideri di vendetta. Ti ho fatta cadere apposta in trance per vedere se saresti stata capace di liberare il tuo corpo astrale e vendicarti dei torti subiti. Hai superato l'esame a pieni voti. Inoltre,durante la trasformazione,il tuo corpo fisico non è morto. Anzi, è ritornato senza neppure un graffio. Questo dimostra che hai la stoffa.»
«C- cosa? Quale trasformazione?» Balbettò, con un filo di voce. Lui prese una mela la tagliò a metà e controllò che i semi avessero una perfetta forma di stella a cinque punte. Annuì soddisfatto nel constatare che il pentacolo si era formato. Poi prese un cucchiaio di miele lo impastò con della farina di segale a cui aggiunse alcune gocce di urina e premette l'impiastro sulla mela, pronunciando una nenia in un'antica lingua dell'Est Europa. Kathy riconobbe la pronuncia tedesca e russa. Non riuscì ad afferrare alcuna parola,ma era sicura si trattasse di uno scongiuro. Dopo aver fattoil segno della croce al contrario, l'uomo tagliò il centro della mela ricavandone un'ostia e la ficcò nella bocca di Kathy, tenendo le mani premute sulle sue labbra finchè non l'ebbe ingoiata.
«Bene, adesso sei una di noi.» Esclamò soddisfatto.
Kathy provò un odio indicibile per quell'individuo e quando la sua rabbia raggiunse l'acme, sentì il proprio corpo scindersi in tante molecole. La sua pelle ribolliva, mentre i muscoli sembravano sciogliersi...in breve della donna non rimase nulla se non una pozza di sangue rosso e denso nella quale galleggiava la testa dell'eremita staccata con ferocia dal corpo.
Da quel momento, Kathy ebbe la sensazione di fluttuare in tempi e dimensioni mai visti prima. Era come se stesse levitando attraverso il tempo e lo spazio. Si vide planare atraverso un tunnel nero come la pece alla cui uscita l'attendeva un essere con la testa enorme e piena di tentacoli che la ingollò per poi defecarla in una palude circondata da piante con le foglie larghissime e piene di aculei. Di primo acchito, pensò di ritrovarsi in una foresta amazzonica e che quella foglie appartenessero alla Victoria Regia. Poi guardò meglio e notò che non erano spine, bensì zanne acuminate pronte ad affondare nella sua carne tenera e smembrarla. Tutti'intorno aleggiava un miasma fetido e gli alberi contorti e secchi elevavano i rami verso il cielo, un cielo basso e grigio pesante come una cappa di piombo. Kathy vomitò una sostanza rossastra e glutinosa che prese vita, divenendo una mano artigliata che cercò di straziarle le vene del collo. Urlò, graffiandosi la gola e cercando di allontanare quell'orrore dal suo corpo. Stava ancora urlando quando lo psichiatra le iniettò un potente sonnifero e la legò al letto. Parecchio tempo dopo, riemerse dal torpore e vide una faccia sospesa sulla sua. Era orrenda, enorme e tentacolata. Sembrava un orrore animatosi dalle pagine dei racconti di Lovecraft...solo che questa non era finzione. Era la strafottuta realtà e stava accadendo proprio a lei. Fu nuovamente assalita da un odio indicibile verso la persona che l'aveva ridotta in quel modo ed il suo corpo subì l'ennesima metamorfosi tramutandosi in una pioggia rossa pronta a divorare ogni cosa...
Urla. Dolore. Calore.
Tutte queste sensazioni insieme la fecero tornare alla sua forma umana e quello che vide non le piacque affatto. Era ricoperta di sangue e brandelli di carne.Il suo petto si alzava e abbassava concitatamente sconquassato dai conati di vomito. Giaceva con le palpebre abbassate dato che non sopportava la luce. Non più.
Avvertiva un peso sul ventre e vide la testa mozzata a morsi di un medico. I suoi occhi erano spalancati e la fissavano con stupore ed incredulità. Kathy cercò di urlare,ma non aveva un filo di voce. Scosse la testa violentemente e decise che non poteva continuare a vivere in quel modo. Prese un bisturi da una tasca del camice del morto e si tagliò le vene dei polsi. Forse, tutto sarebbe finito con lei. Non poteva sapere che invece le cose sarebbero peggiorate...
Luce. Neon. Sole. Freddo.
Kathy si risvegliò nuovamente in un letto d'ospedale. Aveva le gambe legate al lettino con delle cinghie di cuoio. Entrambi i polsi presentavano delle vistose fasciature ed il braccio destro era disseminato di tubicini che le iniettavano sangue trasfuso e soluzioni fisiologiche. Stavano facendo di tutto per tenerla in vita..una vita che era foriera di morte per le persone che la circondavano. Quando l'infermiera entrò, aprendo la porta, notò che la sua stanza era piantonata da due poliziotti che sbirciarono dentro e subito si girarono dall'altro lato. Doveva avere un aspetto tremendo. L'infermiera le cambiò le bende senza profferire parola, ma non distogliendole lo sguardo di dosso.Uno sguardo sprezzante, pieno di odio. Chissà,forse il medico che aveva ucciso era una persona a lei cara...ed anche se non lo era, si trattava comunque di una essere umano dalla vita stroncata da un mostro in sembianze umane.
«Peccato tu non sia morta» Sussurrò la donna prima di lasciare la stanza.
« Io non voglio vivere. Non più» Rispose Kathy.
«Allora provaci di nuovo...forse ci riuscirai!» Sibilò. La sentì parlare con gli agenti sulla soglia, ma non afferrò una parola di ciò che dissero.
La luce lasciò il posto alla tenebre e Kathy cadde in un sonno innaturale...
Le sembrò di girare vorticosamente su se stessa prima di atterrare nuovamente nell'antro abitato dall'eremita pazzo. Regnava un buio pesto, rischiarato da una luce fioca proveniente da alcune candele ormai quasi consumate poste all'ingresso. Le orecchie di Kathy erano tormentate dal ronzio incessante dellemosche necrofile che svolazzavano sopra ad una pozza di sangue rappreso. Un po'di tempo prima,li vi era adagiata la testa mozzata dell'uomo...che lei stessa gli aveva reciso a morsi.
Si chiese cosa diavolo ci facesse li ed una risata folle ruppe il silenzio. Si girò verso la fonte del suono,ma non vide nessuno. Poi avvertì un dolore intenso al ventre accompagnato da contrazioni violente. La pelle le si squarciò ed emerse l'orrenda testa dell'uomo. Era lì, un mostro nato da lei che la guardava, la fissava con quegli occhi piccoli ed orlati di rosso che irradiavano ferocia e rabbia. Dalla bocca uscirono dei suoni dapprima indistinti ma che via via divennero parole.
«Davvero credevi di porre fine a tutto semplicemente uccidendoti?»
Kathy cercò di rispondere, ma le sue labbra sembravano incollate.
« Sei davvero stupida! Tu non potrai morire,mai! E adesso hai preggiorato le cose...fossi stata consenziente, non avresti sofferto molto con ilpassare del tempo durante la trasformazione...ma ora si vendicheranno perchè hai cercato di cacciarli dal tuo corpo.»
«Chi, chi...si vendicherà. Chi sto ospitando nel mio corpo?»
Finalmente, Kathy riuscì a liberare le labbra ed urlò quella domanda.
«Stai ospitando lorooooooooo!!!» Gridò,mentre con il dito le indicava una parete di dura roccia che si sgretolò come fosse fatta di argilla e si aprì su un abisso popolato da creature deformi e mortifere che addentavano gambe e teste di cadaveri appena sotterrati. Sembrava un enorme cimitero...ma a ben guardare Kathy si accorse che era un giardino che circondava un enorme palazzo nero come l'ebano. Come se fluttuasse, Kathy si ritrovò all'interno e guardava tutto dall'alto. Vide un trono immenso, infisso in uno spesso pavimento di granito nero e lucente. Su di esso era seduta un'abominevole creatura, con una testa enorme dalla quale pendevano tentacoli dotati di vita propria. Il corpo era glabro fatta eccezione per alcuni ciuffi di peli che circondavano degli orifizi rossi e tremolanti. La faccia sembrava di pietra, ed assumeva varie espressioni: triste,furiosa, beffarda. I tentacoli ogni tanto si infilavano nella bocca ed essa tentava di addentarli con dei denti rotti,ma che sembravano pronti a tagliare e dilaniare. Tutto intorno, stavano dei mostriciattoli che sembravano danzare in suo onore. Era un ballo orrendo e blasfemo...ma molto gradito a quel mostro il quale sembrava ridere ed ogni volta che lo faceva, dalle sue labbra fuoriuscivano pezzi di cadavere che venivano divorate dai suoi accoliti.
Sole.Nuvole Tepore.
Kathy sentiva la dolce brezza che le baciava il volto e capì di essere tornata a casa. Di essere tornata davvero.
Non seppe dare una spiegazione agli avvenimenti degli ultimi mesi e tutto sommato, non ne aveva alcuna voglia.
Forse era stato solo un incubo,forse la sua mente le aveva giocato un brutto tiro...non aveva importanza. Adesso doveva riuscire a tornare a vivere. L'articolo che aveva scritto era piaciuto molto al suo capo che le aveva promesso la prima pagina. Kathy si guardò allo specchio e sorrise soddisfatta. I lineamenti le si distorsero ed il volto sembrò di pietra.
La pioggia rossa riprese a scrosciare e Nyarlathotep si preparò ad uscire da quel corpo mortale...per poi rientrarvi. Ancora ed ancora.




Commenti

pubblicato il martedì 20 dicembre 2016
abisciott1, ha scritto: Hai una grande fantasia, ma il racconto è troppo complesso. Non ci ho capito un granché... Bellissime le scene erotiche perchè reali.
pubblicato il mercoledì 21 dicembre 2016
abisciott1, ha scritto: Tu sei scrittrice veramente?
pubblicato il mercoledì 21 dicembre 2016
abisciott1, ha scritto: Ciao! La tua mail non mi viene riconosciuta... Non posso scriverti.

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