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lavoro pubblicato venerdì 16 dicembre 2016
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

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REC.

di DIGamma. Letto 263 volte. Dallo scaffale Generico

È solo di notte che mi accendo perché la notte è tutto il mio mondo. Ed amo questo privilegio perché mi consente di osservare la  natura degli uomini. La notte li rende strani, e nel buio scopro la loro natura di primat...

È solo di notte che mi accendo perché la notte è tutto il mio mondo. Ed amo questo privilegio perché mi consente di osservare la natura degli uomini. La notte li rende strani, e nel buio scopro la loro natura di primati, di bestie irrazionali. Il buio stana i loro istinti dalla confortevole tana delle loro inibizioni. Di mattina invece, quando sono perlopiù assopita, li guardo da quassù con poco interesse. Tutti in coda nelle loro automobili, tutti impazienti mentre corrono lungo il marciapiede, mentre litigano tra loro, mentre imprecano, mentre guardano il cielo trasognati cercando risposte a chissà quali domande. Li guardo, dicevo, ma non me ne curo, perché questo spettacolo lo conosco bene. Si ripete giorno dopo giorno, identico o con pochi insignificanti cambiamenti. Ma la notte, la notte è tutto diverso. La notte è per loro il pretesto per essere veri, la zona franca dove spassarsela, o almeno così mi pare di capire. Ieri notte, per esempio, scorgo sul lato opposto della strada un tizio. È appiattito contro il muro, la testa bassa e le spalle incurvate, che guarda nervosamente da ogni parte cercando chissà cosa. Gli si avvicinano due ragazzi: l'aria di chi vuole chiedere ma non ne ha il coraggio. Il tizio li nota, si schioda dal muro e sia avvicina. Sforzo il mio occhio e vedo che parlano fitto. Dura poco ed uno di loro tira fuori una banconota da dieci, la passa al tizio che, a sua volta, tira fuori dalla felpa un sacchetto. Il ragazzo subito, forse accortosi di essere spiato, lo ricaccia nella tasca. Poco più avanti, lungo il marciapiede, vedo una donna: il corpo prorompente in un abito striminzito. Aspetta anche lei ma sotto un lampione; sta fumando una sigaretta. Le si accosta un'auto, lei si avvicina e poco dopo sale. Partono a tavoletta e non capisco dove vadano. Passa poco e lei è di nuovo lì, sotto al lampione, che fuma. E credo che debba essere una persona molto richieata, perché c'è un via vai di auto e lei sale in ognuna di queste. Cerco ancora di capire dove vadano. Più tardi, un ubriaco che barcolla: il passo incerto e la testa ciondolante mentre nella mano regge una bottiglia. Deve essersi accorto che lo guardo perché si ferma e mi guarda con aria di sfida. Piscia proprio sotto al mio occhio, mi mostra il medio e scompare nella notte. Ah, la notte. Ho già detto che la amo? È di notte che riesco a registrare scene interessanti quanto queste, ed è per tenervi d'occhio che mi hanno costruita. Ma non vi allarmate, non sono una guardona, è solo il mio mestiere. In fondo, sono una telecamera di sicurezza.


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