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lavoro pubblicato giovedì 15 dicembre 2016
ultima lettura sabato 24 giugno 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Memelith - In Search of Pain - #3

di JordanRiver. Letto 132 volte. Dallo scaffale Fantasia

E' tempo di entrare nel mondo di Sharp Wilson. Un mondo parallelo al nostro e fatto di... Ombre. Buona lettura.

Act #1 - Scene #3

Ho fatto una doccia rovente, mi sono asciugato e ho indossato un paio di jeans, poi il mio maglione dolcevita nero regalatomi dai ragazzi della Marina che ho conosciuto a Hereford, tanti anni addietro quando fornii una “consulenza” al locale Comando Militare di Sua Maestà Britannica. La lana non ha perso la sua morbidezza e nel freddo di una Londra autunnale non dà nemmeno fastidio sulla pelle. Lo considero un dolce cilicio personale.

Mi sono versato un dito di Oban, uno dei miei whiskey preferiti, e ho aperto la vetrata della sala, che mi permette di raggiungere l'ampia terrazza di Skyfall. Il mio appartamento al tredicesimo piano di un palazzo di proprietà privata di una multinazionale è un attico ampio e spazioso. Soprattutto è lontano dalla terra. Qui posso trovare un poco di tranquillità e vivere senza un perenne malditesta.

A quest'altezza, c'è sempre vento. A quest'ora, quasi mezzanotte, è pure freschetto. Ma maglione e liquido ambrato fanno il loro dovere, scaldandomi il ventre. Sento giusto un certo brivido ai piedi scalzi, che tengo sempre così quando sono a casa. Appoggio la mano alla ampia balaustra, guardando lo skyline di Londra di notte, attraverso la leggera nebbiolina che qui aleggia costante. Sono quasi nel centro storico della città. Vorrei potermi perdere nelle luci e nelle ombre, ma è tempo di visitare solo le Ombre.
Una volta avrei fatto molta più fatica, avrei dovuto concentrarmi, concedermi qualche feticcio adatto allo scopo. Ora no. Ora semplicemente sollevo il bicchiere per sorbire un breve sorso di Oban e già attorno a me la Realtà inizia a scivolare via, a brandelli.

Mi ricorda tanto quelle scene di un film, Silent Hill, quando arriva il Buio: per me funziona alla stessa maniera. Brandelli neri dai bordi bruciacchiati, altri neri come macchie di pece ed inchiostro dense, si sollevano verso l'altro, come se stessi precipitando. Invece è il Velo che si apre, si strappa, si lacera permettendomi di penetrare nella Terra delle Ombre. Là, dove le Anime dei trapassati indugiano prima di andare Oltre, ecco io mi affaccio non solo con la mia Vista, ma con tutto me stesso. Un dono, una maledizione: fatico sempre a capirlo.

Occorrono pochi secondi perché la Transizione arrivi al termine. Poi attorno a me non esiste più una Londra, un appartamento. Nulla, se non una desolazione immersa in una penombra costante, spazzata da un vento sottile e persistente, con macchie d'ombra che si muovono attorno a me e all'orizzonte, una desolazione senza fine né soluzione di continuità.
Abbasso la mano con il bicchiere, tengo entrambe le braccia lungo i fianchi e lancio la mia invocazione, senza alzare la voce: qui non serve. Chi ti deve sentire, ti sente sempre. E non solo loro, a volte.

“ Voi che mi avete concesso il vostro favore, io vi invoco. Chiedo la vostra presenza e aiuto.”

Una formula pronunciata con rispetto, deferenza. Ci conosciamo da molto, per così dire, ma non ho mai inteso prendermi confidenze che invece loro si possono permettere. Non scherzo mai con loro. Mai.

Il primo a palesarsi è Venomous. Lo chiamo così, perché è una Creatura del Buio, forse una delle più pericolose che io abbia mai conosciuto. Lui emerge sempre da pozze d'ombra più dense, sparsi sul terreno. Ne emerge con un fisico antropomorfo, ipertrofico, dove due braccia artigliate si aggrappano al livello del terreno per trascinare fuori il suo corpo fino a metà. Non l'ho mai visto per intero. Ma ciò che lo rende spaventoso è la testa. Oblunga, nera come il resto del suo corpo, sulla quale si aprono due particolari mostruosi: due occhi, enormi, che occupano quasi metà di quella testa, con un taglio feroce, che si socchiudono verticali come fessure; una bocca, esageratamente larga, come se dovesse scoperchiarsi il cranio se dovesse spalancarla troppo, una bocca con tre fila di zanne come uno squalo. Terrificante. China il capo in avanti e mi fissa.
Io chino il capo e mi produco in un leggero inchino, socchiudendo gli occhi.

Le Creature del Buio sono tra i pochi abitanti dell'Umbra che possono fare del male ai Memelith.
A coloro che, come me, penetrano questi territori vietati. Ripensandoci, le Creature del Buio possono fare del male a chi gli pare.
Inspiro a fondo, mentre deglutisco la mia paura.

Attendo il secondo ospite.

A differenza di Venomous, Faceless è molto più discreto. In maniera inquietante. Perchè un attimo prima non c'era nulla al mio fianco, un attimo dopo l'ombra si addensa e lui è lì. Percepisco un brivido freddo, al suo arrivo, mi fa accapponare la pelle. Volgo il capo e ritrovo quella figura sospesa a una spanna da terra, il suo abito nero perfetto, probabilmente l'Imago Mortis di quando il suo spirito morente ha oltrepassato il Velo. Ma la perfezione di quell'abito nero, le punte delle scarpe di cuoio che lambiscono quella terra desolata, l'immobilità delle mani guantate di bianco lungo i fianchi, nulla di tutto questo può farmi rabbrividire più del movimento del suo cranio, completamente glabro e bianco. E completamente senza volto. Ogni volta che lo incontro, una parte di me ride di quegli sciocchi che si sono inventati la leggenda dello Slenderman su internet, postando online una serie di foto, alcune smaccatamente false, per alimentare questo mito.

Se solo sapessero la verità, che lui esiste davvero! Giocherebbero di meno con il loro photoshop e la loro vanità virtuale.
I tratti perfettamente neutri del suo volto mi fronteggiano e io annuisco brevemente:

“ Tu saluto, Faceless, bentrovato”

Lui non è una Creatura del Buio, come Venomous. Faceless è uno spirito dotato di una forza di volontà tale che il suo Decadimento è talmente lento da averlo reso immortale. Lui probabilmente Svanirà definitivamente in migliaia di anni. Al confronto, la mia vita è nulla.
E' il momento di non perdere tempo. Gli Spiriti sono creature disponibili, presi con le dovute maniere e per loro il Tempo è una variabile pressochè inutile. Ma sembra che abbiano sempre da fare, impegnatissimi. Almeno ai miei occhi. Non so davvero come possa essere una giornata qui nell'Umbra, ma non mi arrischierò di certo a tentare di scoprirlo.
Li guardo alternativamente, anche se fatico a seguire Venomous, che si muove intorno a me irrequieto. Qualcosa lo disturba?

“ Vi ho chiamati perchè Vestal mi ha avvertito che chi cerco è a Londra. Lei non può andare oltre a quello che ha scoperto, sembra che vi siano Vincoli che le impediscono di Scivolare oltre. Vi chiedo di seguire la sua pista e trovarlo. Ha nascosto bene le sue tracce a New Orleans, ma ha lasciato un punto in sospeso, cosa che ci ha portato qui. Non so se lo abbia fatto apposta o meno. Per ora, non mi interessa. Attendo la vostra Parola”.

Da questo punto in avanti, è tutto nelle loro mani gelide. Non dicono nulla. Tanto sono invadenti nella mia Realtà, quella dei Vivi, con i loro sussurri, mormorii, grida e discorsi senza fine, tanto nella loro Realtà, quella dei Morti non Passati, sono silenti. Un silenzio che è agghiacciante, credetemi. Impazzire delle loro parole è nulla rispetto impazzire dei loro silenzi.

Venomous mi scivola attorno come lo squalo che è e poi si immerge in una delle sue pozze d'ombra. Faceless... beh, lui non è più, semplicemente.

Resto solo e mi guardo attorno. Sto attirando l'attenzione, con la mia presenza. Per quanto sia ormai conosciuto nell'ambiente, per così dire, il rischio di incrociare la strada di qualche Spirito non proprio amichevole, ed uso un eufemismo, è sempre alta. Quindi lascio che il Velo cali.
Attorno a me inizia a cadere una pioggia densa e nera, che mi scivola addosso come catrame.
La Realtà torna a circondarmi, mentre l'Umbra diventa un pallido ricordo nella mia mente.
Inspiro a fondo, mentre sento il bicchiere tra le dita della mano, una prova tangibile che sono tornato. Attorno a me l'aria soffia ora fredda, la notte di Londra.

Sento il cellulare vibrare sul piano di vetro del tavolo in sala.
Rientro e vado a controllare.
Un messaggio di Mr. Frank con alcune coordinate su google maps.

Il messaggio che leggo è piuttosto ironico e mi strappa un sorriso.
L'ha trovata.

Bene.



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