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lavoro pubblicato mercoledì 14 dicembre 2016
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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VESUVIANA

di TinaMennella. Letto 311 volte. Dallo scaffale Viaggi

Vesuviana   Il golfo di Napoli, da Nisida a Sorrento, e poi da Punta Campanella fino ad Amalfi, Positano, con le isole, Capri, Ischia, Procida è una tale esaltazione di bellezza da rimanere stralunati. Le seduzioni incalzano e si concen...

Vesuviana

Il golfo di Napoli, da Nisida a Sorrento, e poi da Punta Campanella fino ad Amalfi, Positano, con le isole, Capri,

Ischia, Procida è una tale esaltazione di bellezza da rimanere stralunati. Le seduzioni incalzano e si concentrano, in un gaudio di meraviglia e di stupore, senza interruzione.

La terra, fertile e degradante, a giardini d’agrumi, ad orti, a vigne, terrazzata, a conche, a macchia mediterrranea, un gaudio di verdi e di rossi d’arancioni di gialli di pervinca di viola, un verde vivo radioso iridescente argentato abbagliante, questa terra, attaccata a un mare diafano cobalto turchese celeste acquamarina, incuneato nella costa frastagliata a faraglioni a rocce nere vulcaniche prominenti a strapiombo su uno specchio variegato, questo mare arenato in spiaggette levigate, come all’interno di conchiglie perlacee.

Questo cielo, azzurro cangiante setoso trasparente a filamenti di nuvole fulgido di luce, a racchiudere un profluvio d’essenze, di fragranze di mare di sole, d'aromi di fiori di frutti. Un’appassionante esaltazione dei sensi, un’espansione ammirata della coscienza, una seduzione di spirito, una vividezza dell’immaginazione.

“Lasciatemi vagare, blandito da quel che m’è dato senza nulla più chiedere, su quel golfo delizioso, dominio di Partenope…”, canta Wordsworth.

Attraversando con il treno l’intero golfo, scivolando tra i valloni a precipizio sul mare, oltrepassando i piloni altissimi dei ponti, internandosi nelle gallerie che perforano i monti Lattari, si fiancheggia un panorama d’attrattiva maestosa e spettacolare, dove si eclissano gli spiriti cattivi e aleggia il soffio della poesia.

E’ il treno della costiera, non già quello inaugurato dai Borboni, primo in Italia nel 1839, quando Napoli capitale era collegata all’intera Europa. No, questo é il treno dei napoletani, la Vesuviana, che sventrando le città percorre l’arco del golfo partenopeo e circumnaviga il Vesuvio.

Dai finestrini si gusta il Vesuvio, il suo colore indefinito, sospeso tra il grigio ferroso della lava rappresa e il marrone vivo della terra brulla. La campagna, ora deserta, si va intricando, sulle sue falde, d’arbusti alti e di ginestre, di fiori selvatici, di cactus e, sparsi come isole, di alti pini affusolati, aperti al cielo con vaste chiome.

Ogni giorno il trenino, leggero e colorato, poco più di una funicolare, nell’arco di una giornata, propaga il suo richiamo squillante e intenso o stridulo e breve, secondo il vento e la direzione in cui spira, superando innumerevoli incroci, passaggi a livello, strade e rioni indaffarati e convulsi.

Il passaggio del treno scandisce il ritmo delle ore, ancorandole a cadenze dal significato peculiare. C’è il treno del mattino, che trasporta lavoratori e studenti, ammassato di corpi e d’odori, che occhieggia alle donne rimaste a casa a rassettare le stanze. Da Napoli parte con i turisti da riversare negli Scavi di Ercolano o di Pompei, o sparpagliare tra Sorrento e la costiera amalfitana, la divina costiera come la chiamano i nativi, dove gli stranieri saranno sopraffatti dall’incanto.

Al pomeriggio, più silente e discreto é il treno della controra, quando l’aria si sfilaccia in un denso sopore e anche l’anima si dissolve in un magico torpore. E’ il tempo di chetare i rumori, parlare bisbigliando, ritrarsi nei pensieri o fuggire in mille sogni.

Da lì una lunga pausa fino a sera, dopo che il pomeriggio s’inoltra frettoloso verso un buio molle di sapori domestici, quando il treno ritorna a Sorrento, per restituire i viaggiatori alle loro destinazioni e raccogliere i turisti per riportarli negli alberghi o al Molo Beverello per l’imbarco verso le isole.

Nella sera imminente, quando il trapasso dell’ora attenua nell’animo i segni del giorno, ecco far capolino e diffondersi un sentimento di benessere fisico e mentale, di calma rappacificata del cuore lieto e appagato. E’ l’ultimo treno, che scorta al letto i bambini e col fischio prolungato e sonoro, serra nel silenzio la notte.



Commenti

pubblicato il martedì 31 gennaio 2017
Azzurra, ha scritto: Leggendo il tuo racconto, con le tue immagini chiare e forti, ho rivissuto il viaggio che qualche anno fa ho fatto a Pompei, sulla circumvesuviana. Scrivere d un viaggio è un buon modo per rievocarlo nella propria mente, ma non è semplice rievocarlo nella mente di altri. Grazie

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