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lavoro pubblicato martedì 13 dicembre 2016
ultima lettura domenica 4 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Guardiano

di fajjio. Letto 458 volte. Dallo scaffale Pensieri

La storia viene narrata dal protagonista di essa, in poche parole parla di cosa fosse successo, e del motivo di tutto ciò

Io sono un guardiano, l’unico guardiano di un santuario della dea Inari, situato in una montagna poco visitata. La vita li è tranquilla, ogni tanto arrivava della gente a portare offerte, ed io come sempre le accolgo come meglio posso, gentilmente ed affettuosamente, prendo le loro offerte. Nel tempo libero mi prendo cura del tempio. Ogni volta che arriva qualcuno al tempio, devo nascondere le mie code, altrimenti come dettomi dal precedente custode, la gente potrebbe spaventarsi e non venire più. La vita procedeva tranquillamente fino a poco tempo fa, quando un’anziana signora, venuta dal villaggio, arrivò al tempio per pregare per l’arrivo della nipote, io come sempre andai ad accoglierla con un sorriso e la scortai al luogo apposito delle preghiere, ricordo ancora la preghiera di quell’anziana donna “ti prego, fa arrivare mia nipote sana e salva” e poi le solite preghiere per il raccolto e salute della famiglia. Ero felice pensavo “che bello, per la prima vota vedrò qualche faccia nuova in questo vecchio posto”. Accompagnai l’anziana signora all’uscita e la salutai con un cenno della mano, ad un tratto sentii la voce della dea “custode, io so già che succederà, ti ricordo che gli esseri umani sono creature fragili e buone, ma anche loro hanno delle parti malvage sta attento… ti prego di ricordarti le mie parole” lì per lì non capì le parole della dea e non li diedi troppo peso non potevo immaginare cosa sarebbe successo. Passarono i giorni, svolgevo il mio lavoro come sempre finche, rividi l’anziana signora, che era stata qui a pregare per la nipote, insieme ad una ragazza dai lunghi capelli neri, ero felice, mi ripetevo “eccola finalmente, una persona diversa dai soliti anziani che girano qui in zona” andai subito ad accogliere la coppia al cancello del santuario, cercavo di essere il più gentile e servizievole possibile, per la prima volta vedevo un viso nuovo ero euforico, l’anziana signora mi chiese di far fare un giro alla nipote mentre lei andava a pregare, io accettai quasi subito, le feci vedere il santuario da cima a fondo, non era molto loquace, allora per farla parlare un po’ le chiesi da dove veniva, con un filo di voce mi rispose “da Tokyo” io le risposi velocemente “Tokyo eh, deve essere bellissima…” lei mi guardò stranita “sul serio non sei mai stato a Tokyo?” io le risposi “già, in realtà non sono mai andato oltre le porte del tempio” lei allora si mise a ridere dicendomi di trovarmi strano subito dopò si udii la voce della nonna che chiamava la nipote, lei salutò educatamente e se ne andò, io non capivo il motivo delle sue risate ma ricambiai subito il saluto gioiosamente. La svolta arrivò dopo qualche giorno dall’accaduto, mentre ero attento alle faccende domestiche non sentì arrivare la ragazza al cancello, l’errore più grande della mia vita direi, l’unica cosa che senti fu il rompersi del vaso delle offerte subito dietro di me, spaventato mi girai di colpo vedendo la faccia inorridita della ragazza nel guardarmi, cominciò ad urlare di terrore “un mostro un mostro” continuava a ripetere, per poi scappare. Dopo poche ore dall’accaduto, vidi l’intero villaggio arrivare con torce in alto, pronte a bruciare l’intero tempio, corsi al cancello vedendo la ragazza indicarmi “è lui, è lui il mosto” da lì in mezzo mi arrivò una pietra, prendendomi in piena fronte e facendomi cadere, mi alzai e urlai “ragazzi, ragazze, nonni e bambini, voi mi odiate perché sono diverso e posso capirvi ma vi prego di non distruggere il tempio, io me ne andrò” non feci in tempo a finire la frase che un uomo mi colpii facendomi svenire, l’ultima cosa che ricordo e l’uomo che mi disse “morirai insieme al tempio” subito dopo il buio totale. Quando ripresi i sensi era ormai tardi, il tempio era cenere, io sono riuscito a sopravvivere grazie alla protezione della dea, ma ormai, tutto il mio modo era stato distrutto, la mia casa, il mio lavoro, il mio svago, tutto per colpa degli esseri umani. Adesso comprendo le parole che mi disse la Dea quel giorno, è nella natura dell’uomo quella di distruggere e uccidere quello che li terrorizza, per questo non provo rancore… ma solo tristezza.



Commenti

pubblicato il martedì 13 dicembre 2016
SaverioCarinci, ha scritto: Una storia triste...è leggera e si lascia leggere. mi permetto di suggerirle di fare qualche aggiustamento alla trama che mi sembra un po' debole. comunque complimenti, mi piacerebbe scoprire cosa capiterà a questo guardiano. Un caro abbraccio!

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