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lavoro pubblicato domenica 11 dicembre 2016
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

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Lacrime di Sangue-Inganno

di Vyvian91. Letto 339 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quando i suoi piedi toccarono il primo tratto di strisce pedonali Luca e Yasmina erano già davanti l’ingresso delle Terme e si erano fermati. Lui era incollato al marciapiede mentre lei continuava a dimenare le braccia. -Mi stai strit.....

Quando i suoi piedi toccarono il primo tratto di strisce pedonali Luca e Yasmina erano già davanti l'ingresso delle Terme e si erano fermati. Lui era incollato al marciapiede mentre lei continuava a dimenare le braccia. -Mi stai stritolando, smettila- disse Sophia a denti stretti. Diede un pizzicotto a Angelica e la spinse fino all'ultimo tratto di strada. La via principale delle Terme era illuminata da una forte luce bluastra che inondava le panchine occupate dalle coppie. Rinvigorì il passo, affiancando Yasmina. Il vento aveva lasciato il posto ad una brezza leggera e il solito odore di zolfo era stato sostituito dal profumo dei pini. Senza quasi rendersene conto stava già attraversando il cortile con gli ulivi, lasciandosi alle spalle il Centro Termale. Imboccò la via adiacente al cortile e rallentò mentre Yasmina e Luca si fermavano più avanti, vicino ad un tronco d'albero. Era in uno spazio circolare coperto di erba e circondato da cespugli e abeti. La luce degli unici due lampioni presenti nella zona illuminava a sprazzi lo spiazzale. Mozziconi di sigaretta erano sparsi sulla ghiaia e sul terreno. Sophia riconobbe subito il posto. -Venite ancora a fare educazione fisica in questo postaccio?- chiese a Yasmina -Mi avevano detto che finalmente il Comune lo aveva chiuso agli studenti del liceo! Mamma mia quante sbucciature di ginocchio su questa briciolina maledetta!- -Ma dove sono finiti?!- gracchiò Yasmina in risposta - Oggi pomeriggio erano qui! Aiutatemi a cercarli, tanto la sorpresa è saltata!-. Era china su un cespuglio e ci frugava dentro con le mani. Sophia inarcò un sopracciglio. -Guarda che se è droga o roba fregata, noi ce ne andiamo subito intesi?- l'avvisò -Siamo stanche e qui è troppo isolato. O ci dici che stai combinando o ti piantiamo qui!- -Sono cagnolini- disse Yasmina -la cagna di Luca li ha partoriti da poco e volevo farveli vedere. Però a quanto pare sono spariti-. Sophia fece una grossa risata. -La prossima volta non farci nessuna sorpresa, o ci viene un infarto- si raccomandò -dai Angi dammi una mano- aggiunse. Tirò per mano Angelica verso il cespuglio e lo setacciò con le mani. -Ah, bel bottino!- sbottò, la dita piene di gomme e preservativi usati. Saltò in piedi e se le pulì sulla corteccia dell'albero alle sue spalle. -Sento un rumore, forse sono nel vecchio Centro Congressi- disse Angelica. Sophia vide Luca scattare in avanti e sporgersi oltre gli alberi. Un rumore stridente la fece trasalire. Era un calpestio di scarpe, non aveva dubbi. -Sta arrivando qualcuno, andiamocene che si è fatto tardi- disse -ragazzi dai possiamo sempre avvisare la protezione animali-. Prese Angelica sottobraccio e si girò. Yasmina le corse davanti. -Sono già qui!- esclamò. Le diede uno spintone alle spalle. Sophia scivolò in un sasso e cadde ai piedi dell'albero con Angelica. -Ma sei scema!- gridò -Ti ho detto che.ahi!-. Angelica la stava strattonando verso il tronco dell'albero. Sophia si tirò su tenendosi il fianco e guardò Angelica. Aveva la bocca spalancata e tremava. Spostò lo sguardo su Yasmina. Sei sagome avanzavano dagli alberi verso la zingara. Indossavano tuniche nere con i cappucci sulle facce e ognuno reggeva una lunga e sottile candela rossa. Al collo, scintillanti sotto la luce dei lampioni, rilucevano medaglioni d'oro con l'effige del pentacolo rovesciato. Una cupola di luce sanguigna, simile a nebbia fosforescente, li avvolgeva. Sophia gridò. Il suono svanì all'istante. Non riusciva a vedere nulla oltre la cortina di luce rossa. -YASMINA! VIENI VIA!- urlò -CHIAMA AIUTO, CORRI!-. Yasmina scosse la testa e accarezzò il volto di Luca, buttandogli le braccia al collo. -Lui è la mia salvezza- sussurrò -non abbiate paura. Dovete essere onorate di offrire le vostre anime agli Antichi Dei. Avrei voluto restare con voi di più, ma purtroppo non è possibile-. Sophia diede uno strattone a Angelica e la trascinò oltre i cespugli. Due incappucciati le sbarrarono il passo sul ciglio della strada e gli altri si mossero per accerchiarla. -Prendete la bionda e non toccate l'altra nemmeno con un dito- ordinò Luca. Sophia balzò indietro e sollevò Angelica per il braccio. Gli incappucciati erano sempre più vicini, le mani protese in alto. Avanzavano con lentezza, girandole intorno. -Usa la magia- farfugliò Angelica -io non ci riesco- -Sono troppi non ho abbastanza energia!- gridò Sophia. Spinse Angelica contro il tronco dell'albero alla sua destra. -Fa qualcosa! Ti prego! Non voglio morire!-. Sophia fece un grande respiro e strinse le mani attorno al pentacolo che indossava, le dita chiuse sull'ametista incastonata al centro della stella. Gli occhi si fissarono sulla corolla di fiammelle che scintillavano nell'aria, allungandosi dagli stoppini delle candele. L'energia salì dalle piante dei piedi fino al petto, un fiotto caldo che aderiva ai muscoli come una guaina. -Fermi, indietro, state indietro! Ci penso io!- ruggì Luca. Sophia lo vide avanzare verso di lei e allungò le braccia. L'energia formicolava nelle sue mani, tanto calda da scottarla. Spalancò i palmi. Le sei figure ringhiarono e fecero un passo indietro. -Fatti da parte, strega- disse gelido Luca -non vogliamo te. Ci serve solo lei. Non voglio farti nulla, non intendo attaccarti se non mi dai motivo. Vattene- -Toccala e ti faccio diventare cenere - rispose Sophia. Una sagoma si staccò dal gruppo e corse in avanti, il braccio destro piegato indietro. -MELANIA NO! FERMATI!- ruggì Luca. Sophia vide il riverbero delle fiammelle sulla lama del coltello e scartò a destra, afferrandola per una spalla. Rilasciò tutta l'energia nelle mani. La satanista si bloccò e con uno strillo cadde a terra. Iniziò a contorcersi. -BRUCIA! BRUCIA!- gridò con voce strozzata. Sophia ansimò e barcollò in avanti. -Andate via- disse - o farete la stessa fine- - STRONZA!- tuonò Luca. Si avvicinò alla satanista e la colpi alla pancia con un calcio, spingendola in un mucchio di erbaccia. -Ti è andata troppo bene, facciamo i conti dopo- commentò -Che nessuno tocchi la strega, me la vedo io ora. State pronti al mio comando- -Angelica vai! Corri!- gridò Sophia. Si strappò il pentacolo dal petto e lo getto nello spazio vuoto aperto da Melania. Spinse Angelica oltre il varco e la guardò correre verso il cortile. Il gruppo di incappucciati ondeggiava da un fianco all'altro, ringhiando, i piedi incollati al terreno. Sophia si lanciò verso Luca e gli mollò un pugno sulla guancia. Lui rovesciò la faccia di lato e perse l'equilibrio. Scivolò su un cespuglio. Sophia lo afferrò per il collo della veste. Cozzò la testa contro il suo naso, la ritrasse e lo colpì ancora. Il naso del ragazzo scricchiolò e dalle narici sprizzò uno zampillo di sangue. Le sue mani serrarono la gola di Sophia e la spinsero a terra. -Tutto inutile, stupida- sibilò sputando saliva mista a sangue -gli accoliti la prenderanno- Sophia rantolò e strinse le dita attorno ai polsi di Luca, affondando le unghie nella carne. Fece scattare il piede in alto e lo spinse tra le sue gambe, schiacciando pene e testicoli. -Portali via o ti ammazzo!- gli intimò. Luca rotolò da un fianco all'altro con un grido mozzato. Sophia vide il suo palmo aprirsi davanti a lei, illuminato da una luce scarlatta. Un colpo alla testa la fece cadere. Le spine le si conficcarono nelle guance. Puntò le mani sul fogliame per tirarsi su e si pulì gli occhi con il braccio. -ORA!- sibilò Luca. Sophia indietreggiò. Dalle labbra dei satanisti tre roche frasi rimbombarono tutt'intorno: "Sia a lui qual veste la maledizione; Gli entri come acqua in seno, Olio entro le ossa". Sophia sentì un bruciore alla testa, come se il sole le stesse picchiando addosso. Portò una mano sulla nuca; era sudata e bollente. Gli occhi cominciarono a lacrimare e lo stomaco si gonfiò, borbottando. Vomito acido le riempì la bocca. Rovesciò un lungo getto e tossì. Qualcosa di fluido e bollente le scivolava lungo il corpo. Tremando si toccò i vestiti e la pelle; era asciutta. Piombò sull'erba impastata, tenendosi lo stomaco con le mani. Un coltello invisibile le rovistava nell'intestino. Spalancò la bocca per chiamare aiuto. Un altro conato. I pensieri cominciarono a vorticarle nella testa in fiamme. Nozioni, incantesimi, ricordi si mescolavano senza nessun ordine logico. Cercò di trovare una contro fattura adatta a respingere la maledizione, ma non riusciva a ricordare nulla di quello che Mikael le aveva insegnato. Poi una voce emerse dal caos, bassa e profonda. Era una voce di donna. -Non arrenderti- le disse. Il bruciore cessò. Sollevò la mano tremolante e la poggiò al tronco dell'albero, facendola aderire alla corteccia. Punte di calore tiepido si dipanarono dai polpastrelli lungo le braccia, esplodendo in ventate verso il petto. Il dolore scomparve e l'energia rifluì dallo sterno in tutto il corpo. I suoi occhi furono inondati dalla luce del lampione di fronte. Mikael era chino su di lei, le rughe della fronte contratte. Sophia si puntellò sulle ginocchia. -Resta seduta, sei troppo debole!- le ordinò Mikael, spingendola giù per un braccio. -Da quanto tempo sono qui?- chiese lei, stropicciandosi gli occhi. -Non lo so. Ho ricevuto il tuo messaggio nemmeno mezz'ora fa e in un quarto d'ora sono arrivato qui a Telese. Ma che diamine ti è successo? Di nuovo la pressione?-. -Te lo racconto dopo. Sarà meglio che portiamo Angelica via di qui. È in macchina?- -Angelica?- ripeté Mikael -Non è stata Angelica ad avvisarti che ero qui?- -No. Quando sono arrivato tu eri qui da sola. Sono state le vibrazioni della tua aura a indicarmi la strada-. Sophia fece leva sulle gambe e si alzò barcollando. -ANGELICA!- urlò con tutto il fiato che le era rimasto -ANGELICA!- -Forse se ne è andata in qualche bar- azzardò Mikael -prova a chiamarla- -Si, si- balbettò Sophia -deve essere così. Dammi il tuo cellulare, il mio non lo trovo più. Deve essermi schizzato via dalla tasca nei cespugli-. Mikael le diede il suo palmare e Sophia cominciò a comporre il numero. Schiacciò il telefonino contro l'orecchio, ansimando. Una fredda e acuta voce femminile le lacerò la testa -Vodafone. Il numero da lei selezionato è inesistente-. Ascoltò la voce altre due volte, scostò il cellulare dal viso e pigiò sul bottone per interrompere la chiamata. Pigiò così forte da graffiare lo schermo. -Deve aver staccato la scheda- disse Mikael -è successo qualcosa di brutto?- Sophia fissò Mikael con gli occhi sbarrati. In silenzio scagliò un pugno contro il tronco dell'albero di fronte. Conficcò le unghie nella corteccia. Il sangue scese a rivoli lungo la mano. Affondò ancora, raspando, senza emettere nessun suono. Le labbra tremavano. Mikael la sollevò di peso e la scosse. -Calmati- le disse -dimmi che cosa è successo! Avete litigato?- -L'hanno portata via- mormorò Sophia -La vogliono uccidere, devo andare a prenderla subito-. Mikael rinsaldò la presa. Sophia percepì la forza magnetica della sua aura incatenarla a terra. -Sciogli la magia- disse flebile -ti prego, scioglila. Lasciami andare- -Prima dimmi cosa è successo. Con calma- -Potrebbe essere troppo tardi. Vogliono ucciderla, capisci?- -Chi vuole ucciderla?- -I satanisti. Devo trovarli subito e non ti permetterò di fermarmi- -Andiamo a casa- rispose Mikael con tono secco. Prese Sophia per mano e la trascinò verso l'utilitaria parcheggiata nello spiazzo di fronte. Sophia gli diede una gomitata e salì in macchina. Chiuse lo sportello con un colpo che fece vibrare il finestrino. -Ricordati che la macchina è nuova! Ho speso tutti i risparmi dell'ultimo anno!- esclamò Mikael accanto a lei, ingranando la retromarcia -Angelica sta per essere ammazzata e tu pensi alla macchina? Dovrei bruciarti vivo- replicò lei con freddezza. La vettura schizzò sulla ghiaia e sfrecciò oltre il cancello sul retro delle Terme. -Brava, così nessuno ti aiuterà- borbottò Mikael -I covi non sono nei luoghi pubblici quindi siamo sicuri che non si trova ancora qui. -Possibile che Bruno al cancello non abbia sentito niente? Nessuno è venuto ad aiutarci, è pazzesco!- -No, è normale. Qui parliamo di satanisti in contatto con demoni, non di drogati o novellini. Nessuno oltre voi poteva vederli e sentirli- -La dannata gabbia di energia- commentò Sophia -Allora li cercherò sul piano astrale. Lì non avranno scampo. Li troverò subito e li distruggerò. Ci servirà molto materiale, hai tutto?- -Sophia, torna in te! Non stiamo parlando di semplici maghi neri! Nei piani astrali sono ancora più forti. Dobbiamo organizzarci diversamente e prenderli alle spalle-. Sophia singhiozzò. Non lo stava nemmeno ascoltando, aveva un feroce ronzio nella testa. Serrò le palpebre per bloccare le lacrime. -Intanto dobbiamo dirlo ai genitori- disse - Gli verrà un colpo quando sapranno . -. La voce le si spezzò. Il nodo alla gola la soffocava. Aprì il finestrino e fece un lungo respiro. -I genitori sanno che viene con noi in campeggio- disse Mikael -lo facciamo ogni estate ormai. La riporteremo a casa all'inizio dell'anno scolastico. Metteremo una scusa per il ritardo- -Erano in sette quando mi hanno attaccata, e sicuramente nel gruppo ce ne sono altri- riprese Sophia -In ogni caso non ce la faremmo da soli in breve tempo. E di tempo non ne abbiamo per niente- -Ho un'amica che può aiutarci, stiamo andando proprio da lei- -Una strega?- -Esatto. È a casa nostra, mi è venuta a trovare poche ore fa. Per questo ho tardato a venire. Mi stava accennando a dei movimenti sospetti di maghi neri, ma non abbiamo concluso il discorso. Ora comincio a capire molte cose- -Non dovrebbero ucciderla subito. Il momento favorevole per un simile rito sacrificale è passato ormai. Domani sarà la terza notte di Tregenda e dovranno aspettare la prossima festività per un sacrificio umano. Che consolazione, vero?-. Strinse le mani tremanti intorno alla gonna e stracciò il bordo. Scintille sprizzarono dal sacchetto appeso allo specchietto. -Controllati, Sophia- disse Mikael -la protezione è al limite- -Ci-sto-provando- disse lei a singulti -fa male...troppo-. Le lacrime l'accecavano. -La salveremo, Sophia. Te lo prometto-. Quando Mikael aprì la portiera della macchina Sophia si precipitò fuori e corse dal campo fino a casa. Spalancò la porta e si ritrovò nel soggiorno illuminato, l'aria impregnata dal caldo e intenso aroma di sandalo. Il tavolo era apparecchiato con la tovaglia bianca che Mikael usava per i riti di purificazione e una candela nera ancora fumante era posata nella scodella al centro della tavola. Una donna dai lucidi capelli color ebano era seduta vicino alla porta, il viso chino sulle pagine di uno dei vecchi manoscritti di Mikael. All'arrivo di Sophia alzò la testa e la fissò in silenzio, le iridi color nocciola appena visibili tra la tendina di riccioli che le copriva metà fronte. -Buona sera- salutò la donna, il tono basso e tranquillo. Sophia alzò la mano in risposta e senza dire nulla si voltò a guardare Mikael che stava entrando. -Questa è la strega?- domandò secca. Mikael posò il borsello con le chiavi sul divanetto e gettò un'occhiata alla donna. -Questa è mia nipote Sophia- disse -penso che puoi spiegarle direttamente come stanno le cose-. Sophia si girò e vide la donna scostare la sedia dal tavolo, sollevandola da terra come se fosse una piuma. Mentre si alzava i numerosi fili di perline bianche cucite sulla gonna nera tintinnarono. - Ho sentito nell'aria vibrazioni di magia nera, poco fa- disse la donna - ho paura che siano andati al covo. Ora non percepisco più le loro aure- -Se ne sono andati- confermò Mikael -hanno portato via una ragazza, è l'amica di Sophia. Puoi dirle come ritrovarla?-. La donna accarezzò Sophia sulla guancia e le sorrise. Aveva labbra polpose rosa scuro, quasi malva, in contrasto con la carnagione di un caldo miele ambrato. Le sue mani molto lunghe erano cosparse di tatuaggi neri sottili e serpentiformi. Le ricordava molto Yasmina guardandola così da vicino. -Non l'hanno ancora uccisa o violentata- riprese la donna -le donne offerte in sacrificio devono essere vergini e vanno offerte durante le celebrazioni più importanti. Abbiamo un mese prima del sabba del 31 Luglio- -Sai dove è il covo?- chiese Mikael, avvicinandosi a Sophia. -Certo. Il covo è unico per tutti gli adoratori del Dragone. Si stanno alleando con i Risurgenti per riprendere la guerra contro di noi, e ci sono voci che parlano di una possibile alleanza con gli Aluka e le Aradiane- -Questo non ci aiuta!- sbottò Sophia. Barcollò verso una sedia e ci si accasciò. -Prendi il telefono e chiama aiuto- ordinò a Mikael -hai un sacco di amici che praticano la magia no? Facciamo un bel gruppo e andiamo a riprenderla prima che sia troppo tardi. Non possiamo aspettare-. La donna si mosse dietro di lei. Sophia sentì la sua aura, uno spiffero di energia sottile ma pungente, mentre una sensazione di freschezza le saliva dal petto verso la testa. -Credi che questo li fermerebbe?- disse la donna calma -credi che basterebbe così poco? Li stai sottovalutando. Se stiamo per arrivare ad una guerra non è certo per gioco- -Ho assaggiato cosa sono capaci di fare, sono dei mostri!- esclamò Sophia -e non penso che solo con il tuo aiuto potremmo farcela. Ma non mi arrendo. Non posso arrendermi- -E non devi. Perché io posso aiutarti. Ma devi capire che questa faccenda riguarda molte più persone di quante tu creda. La vita della tua amica è solo una delle tante messe a rischio. Un gesto avventato potrebbe rovinare tutto. Sarebbe la fine- -Nessuna vita vale meno di un'altra, signora- rispose Sophia. La donna fece un altro sorriso. -Una legge ti è stata insegnata all'inizio della tua istruzione- rispose - Tutto quello che fai, nel bene come nel male, ti ritornerà indietro. Qui molti la chiamano ancora legge del karma, noi preferiamo chiamarla semplicemente legge di causa-effetto. Non sei la sola strega a questo mondo, né in questa regione. Ogni tuo gesto influirà su mille altri, condizionandoli, interferendo con la loro libertà. Tanto per il bene come per il male-. Sophia ammutolì, abbassando la testa. -Non credere che non capisca- riprese la donna -anzi, nessuna più di me ti capisce meglio. Tutti abbiamo qualcosa per cui valga la pena di infrangere la Regola. Ma è proprio la Regola a permetterci di proteggere le cose che amiamo- -Sono stata cresciuta anche come cristiana- ribatté Sophia -prima della Regola, seguo la legge dell'amore. Tu hai ragione, ma nessuna legge può essere assoluta- -Una strega cristiana- mormorò la donna. Si avvicinò a Mikael. -E così non hai abbandonato la fede degli Assassini- disse -credevo che prima o poi le delusioni ti avrebbero fatto capire- -Ah, la vecchia disputa!- esclamò Mikael con un gran sorriso - come vorrei tornare a quei tempi! Tra i migliori alchimisti e maghi naturali ci furono molti cristiani- -I cristiani hanno ucciso i miei antenati, Mikael- replicò lei. Per un momento si zittì, poi tornò a rivolgersi a Sophia. -Posso aiutarti subito- le disse -ma devi venire con me- -Stai attenta a quello che fai- l'avvertì Mikael. Sophia lo guardò sgranando gli occhi; quel tono così duro non gli apparteneva. -L'unica che deve fare attenzione è lei- rispose la donna -una cristiana non può dormire sonni tranquilli tra molti dei miei. Farà bene a tenere la bocca chiusa sull'argomento. Da parte mia, ti giuro che la proteggerò. In ogni caso è sotto la tua responsabilità-. Mikael si grattò la barba aggrovigliata, fissandola in silenzio. -Stai forse dicendo che...- esordì, bloccandosi al suo cenno di assenso. -Si, verrai con noi- disse lei -ti ho sempre detto che a casa mia sei il benvenuto- -E il Consiglio?- -Il tempo non aspetta i vostri discorsi- borbottò Sophia -se avete dei problemi tra di voi, a me non importa. Angelica è in pericolo e io devo salvarla- -Certo, ma dobbiamo collaborare tutti- osservò la donna -Puoi anche dirlo che ti servo solo perché non sai guidare- ridacchiò Mikael -senza di me ti toccherebbe fare l'autostop!- -Non cambierai mai, sempre il solito! Andiamo, è meglio partire prima che faccia giorno-. Mikael si avviò verso l'auto per primo, facendo luce sul sentiero con la torcia. La donna salì sul sedile posteriore e invitò con la mano Sophia a prendere posto. Le passò un braccio attorno alle spalle e le spinse la testa sul suo petto morbido. -Dormi- sussurrò, mentre il rombo del motore irrompeva nell'aria quieta della campagna -hai bisogno di riposare. Ti sveglierò io quando saremo arrivate, non ci vorrà molto- -Dove andiamo?- chiese Sophia, accoccolandosi tra le sue braccia. Era una sconosciuta, eppure la sua energia la rassicurava. La donna le accarezzò i capelli, poi rispose -A Benevento-. Sophia chiuse gli occhi. Il viso terrorizzato di Angelica era come un poster incollato nella sua testa.



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