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lavoro pubblicato domenica 11 dicembre 2016
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Flagello dell'Est

di JBerti. Letto 227 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prologo del primo romanzo, il Flagello dell'Est, di un ciclo epic fantasy. Pensavo di pubblicare qui qualche capitolo. Il romanzo completo lo trovate su amazon e sugli altri siti di distribuzione editoriale.......

Prologo


Durante un'età ormai dimenticata...


Ykor strinse attorno al collo il logoro bavero del mantello donatogli da Jalla,

sua madre-di-neve, quindi chinò la testa per affrontare le gelide lame di vento

che graffiavano la piana. Per tutta la vita, prima di intraprendere il viaggio che

lo aveva condotto fin là, aveva sempre immaginato che le regioni meridionali

fossero un luogo dove l'estate dominava incontrastata per tutto l'anno; un luogo

dove i rami degli alberi si piegavano fino a terra, curvi sotto il peso di frutta

gonfia e lucente, e le messi crescevano alte e rigogliose.

Era così che venivano dipinte le terre del sud nelle storie che gli anziani della

sua tribù raccontavano prima del calare della notte, quando la neve turbinava

fuori dalle tende e il vento portava con sé le spietate grida dei Senza Nome. Ed

era così che quelle terre lontane erano sognate da molti del suo popolo, anche

quando costoro raggiungevano un'età tale da comprendere che ben misera era

la verità racchiusa in simili racconti. Eppure, credere nell'esistenza di un mondo

libero dalla morsa del gelo e della paura era ciò che li spingeva a guardare avanti,

a lottare, giorno dopo giorno, contro la feroce tirannia che stritolava la loro

patria.

«Nessun Dio benevolo giungerà mai ad affrancarci dal giogo che ci opprime» aveva sentito

affermare da suo padre una notte di molti anni prima, durante uno degli incontri

con gli altri capi tribù. «Dobbiamo essere noi a combattere per la nostra libertà

E così avevano fatto. Dopo secoli e secoli di oppressione avevano infine trovato

la forza e il coraggio per sollevarsi, per liberarsi dalle catene che erano state

gettate attorno alle loro anime e prendere le armi contro i Senza Nome.

"Eppure, ironia della sorte, è stato proprio l'intervento di un Dio benevolo a permettere che

tutto questo accadesse. O per meglio dire, di una Dea..."

All'improvviso la colonna di uomini con la quale stava marciando si arrestò e

tra le fila passò rapido l'ordine di preparare il campo per la notte. Anche quella

sera, come le due precedenti, non avrebbero acceso nessun fuoco. Il nemico

era troppo vicino, e la segretezza era senza dubbio l'arma più affilata di cui

potessero disporre.

"L'ultima notte. L'ultima notte prima di avere l'occasione di ripagare il nostro debito."

Ormai erano prossimi al centro di quel desolato e inospitale altopiano che da

quasi una settimana tormentava ogni loro passo. Quella mattina gli esploratori

avevano riferito che l'indomani avrebbero finalmente raggiunto la Frattura, la

meta ultima del loro cammino, laddove il destino di tutti loro sarebbe stato

deciso.

Si guardò intorno, in cerca di un qualche accenno di vegetazione, ma tutto

quello che scorse fu il grigio secco della pietra e il nero greve di un cielo

prossimo alla tempesta. Nessun albero, per quanto resistente al vento e alla

siccità, aveva la forza di crescere lassù, e ormai erano del tutto scomparsi anche

i bassi cespugli spinosi che durante i primi giorni di viaggio avevano chiazzato

la superficie dell'altipiano. Jalla gli aveva narrato leggende secondo le quali non

sempre la morte aveva ammantato quella landa, ma era difficile credervi quando

i tuoi occhi non assaporavano altro che una sterminata distesa di rocce aguzze

e spietate.

Verso ovest una saetta squarciò in due l'orizzonte, seguita, pochi istanti

dopo, dal sordo brontolio del tuono. Nelle sue terre quelli sarebbero stati i

segni dell'imminente arrivo della bufera, ma ormai aveva imparato che là le cose

andavano in maniera molto diversa: nessuna pioggia avrebbe bagnato l'amara

pietra sulla quale posava i piedi, né mai sarebbe cessato quel dannato vento. La

venefica influenza del Guardiano dell'Ovest contaminava tanto la terra, quanto

il cielo.

"Ma da domani, tutto questo cambierà. L'alba che ci attende segnerà il sorgere di una

nuova epoca

, un'epoca in cui gli uomini saranno nuovamente padroni del proprio destino. Il

tempo dei Serpenti è finalmente giunto a conclusione

."

Gli sguardi saldi e determinati che scorse nei volti attorno a sé gli confermarono

che non era il solo a custodire nel proprio cuore una tale speranza. Nonostante

il mortale pericolo verso il quale stavano marciando, nonostante quel

clima innaturale capace di sferzare persino l'animo dei più valorosi, nonostante

la consapevolezza di non aver davanti a sé altra scelta se non quella di prevalere,

nonostante tutto, neppure la benché minima traccia di paura albergava negli occhi

dei suoi compagni. E non se ne stupiva: quelli che aveva attorno erano i migliori

guerrieri di tutta la Terra dell'Ormai. Appena una cinquantina di uomini e

donne provenienti dai più distanti angoli del loro mondo; divisi da razza, lingua

e cultura, ma uniti da un unico intento: raggiungere la Frattura e spezzare per

sempre il funesto dominio instaurato su quelle terre dal Guardiano dell'Ovest.

Alcuni di loro li conosceva personalmente, poiché insieme avevano affrontato

sangue e morte durante la spietata lotta che aveva affrancato il suo popolo dalla

tirannia dei Senza Nome. Di altri, durante il viaggio verso sud, aveva sentito

narrare da voci sincere le eroiche gesta. Di tutti loro, nessuno escluso, si fidava

ciecamente come del proprio fratello, poiché tutti erano stati scelti per quella

missione direttamente dalla donna che li stava guidando.

Dalia. Emissaria degli Dei. Figlia della quercia. Seme dell'Albero Imperituro.

Il suo arrivo nelle Lande Ghiacciate era stato la scintilla in grado finalmente

di far divampare il falò della ribellione. Il suo decisivo aiuto aveva poi permesso

che quella stessa ribellione potesse avere successo.

"È stato soltanto grazie all'intervento di Dalia se adesso sono vivo e se il mio popolo può

infine dirsi libero

."

Da sempre la sua tribù, come molte altre delle Lande Ghiacciate, adorava

Ikos, il Dio Onniveggente, ma ormai erano in parecchi a ritenere che Dalia

stessa fosse una Dea. Ed in effetti, come dar loro torto, dopo che tutti erano

stati testimoni dei suoi sconfinati poteri?

"Se conoscesse i miei attuali pensieri, Muira mi farebbe fustigare nudo sotto al Picco del

Vento

" pensò, osservando di sottecchi l'anziana donna che gli stava vicino, intenta

a preparare il proprio giaciglio per la notte.

Muira, Veggente della Tempesta delle Lance Bianche, era stata la prima della

sua tribù a ricevere le visioni che avevano annunciato la salvifica venuta di Dalia

e dei suoi compagni. E tuttavia, non avrebbe in alcun modo tollerato che ci si

riferisse a lei usando l'appellativo di Dea. Per Muira, Dalia era stata inviata dagli

Dei per portare soccorso alla gente delle Lande Ghiacciate. Era la loro Emissaria,

non una loro pari.

«Cos'hai da guardare?» gli domandò la Veggente, senza nemmeno voltarsi verso

di lui. Quella donna sembrava possedere tre paia di occhi, e c'era ben poco

che riuscisse a sfuggire alla sua attenzione. «Stai cominciando a pentirti della

scelta fatta?»

«Certo che no» rispose prontamente. Quando gli altri membri della sua tribù

parlavano con Muira, avevano l'obbligo di aggiungere il titolo di Veggente alla


fine di ogni frase che le rivolgevano. Lui però era il capo tribù delle Lance Bianche,

e sebbene mostrasse a Muira tutto il rispetto che le era dovuto, sotto molti

punti di vista si considerava suo pari. La Veggente, ovviamente, non pareva

pensarla a quel modo.


«Peccato» replicò la donna, sedendosi a gambe incrociate sulla pelle che aveva

steso a terra, lo sguardo fisso verso occidente, in direzione della Frattura. La sua

lancia era orizzontale davanti a lei, sospesa tra le ginocchia. Nonostante potesse

benissimo avere l'età per essere sua madre, Muira era ancora un'eccellente

combattente. «Sinceramente, speravo che il tempo ti avrebbe mostrato la verità

delle cose.»

«Quale verità può esserci nel voltare le spalle alla donna che ci ha donato la

vita?»

A quelle parole, una fugace smorfia di disapprovazione solcò l'imperturbabile

volto della Veggente. «La Figlia della Quercia, giovane Ykor, ti ha donato la

libertà, non la vita. Seguirla in questa follia sarà invece ciò che ti porterà a sacrificare

entrambe.»

«Combattere l'oscurità che avvolge questa terra non può essere chiamata follia

» ribatté con voce dura, serrando con forza le dita attorno all'asta della propria

lancia. Suo padre era sempre stato molto bravo a trattare con la Veggente, ma

da lui aveva appreso più l'abilità con la lancia, che l'eloquenza o la diplomazia.

«Soprattutto se a chiedercelo è colei che gli Dei hanno inviato per liberarci dalle

catene che serravano i polsi del nostro popolo. Come potremmo negarle il nostro

aiuto? Con quale onore potremmo tirarci indietro?»

«A volte la scelta più onorevole non è la più saggia» sentenziò, guardandolo

finalmente negli occhi. «Dimmi, non sacrificheresti di buon grado la tua vita, se

questo significasse salvare il tuo popolo?»

«Sai che non esiterei un istante» rispose, sostenendo lo sguardo della donna.

Uno sguardo gravato da una vena di malinconico rimpianto che mai prima di

allora gli era capitato di scorgere in lei. Suo padre era solito affermare che la


volontà di Muira fosse salda come le montagne della loro terra; tuttavia adesso

era come se in quell'incrollabile volontà fosse apparsa, per la prima volta, una

piccola ma significativa crepa.

«E se per raggiungere lo stesso obiettivo fossi costretto a sacrificare la vita di

queste persone?» gli chiese, accennando agli uomini che si muovevano attorno

a loro. «Lo faresti? Se l'unico modo per assicurare un futuro alla tua gente fosse

quello di barattarlo con la vita della Figlia della Quercia e di coloro che la seguono,

quale sarebbe la tua decisione?»

«Non capisco dove tu voglia arrivare» affermò, mentre con un cenno del capo

ricambiava distrattamente il saluto che Koragan, uno dei guerrieri provenienti

dalle terre dell'est, gli aveva appena rivolto.

«Il problema è proprio questo» disse Muira. «Nessuno di voi sembra comprendere

cosa sta avvenendo. Seguite tutti le parole di quella donna, abbagliati

dalle sue promesse e dalla magnificenza del suo potere, e non sembrate scorgere


l'abisso che si para davanti a voi.» Abbassò la testa verso terra, scuotendola

mestamente. Per un attimo soltanto il vento riempì il vuoto del suo silenzio,

poi, con un incerto filo di voce, aggiunse: «La morte attende tutti noi. Sfidare il

Guardiano dell'Ovest è una follia che annienterà tutto quanto abbiamo faticosamente

ottenuto finora.»

Non riusciva a credere alle proprie orecchie. Di tutte le persone che componevano


il loro variegato gruppo, non avrebbe mai ritenuto possibile che sarebbe

stata proprio la fede di Muira la più rapida a vacillare. Muira, che per prima aveva


accolto Dalia e i suoi compagni nella loro tribù, benedicendo il loro arrivo;

che aveva diviso con Dalia il proprio desco e il proprio letto; che davanti alle

tribù riunite aveva nominato Dalia Protettrice del Nord.

Si accovacciò vicino a lei, sperando che la fiducia delle proprie parole potesse


aiutarla a superare quel complicato momento. «Non nego che il compito che

ci attende domani sia irto di pericoli e di incognite, ma dobbiamo aver fiducia

nella Figlia della Quercia. Lei afferma che con un attacco a sorpresa alla Frattura

possiamo avere la meglio sul Guardiano, e io le credo. Hai visto anche tu

di cosa è capace, e la medesima considerazione, seppur in misura minore, vale

anche per i suoi compagni. Grazie al loro aiuto abbiamo finalmente l'occasione

di rendere libera questa terra proprio come abbiamo fatto con la nostra. Un'occasione


che potrebbe forse non ripresentarsi mai più e che, proprio per questo,

non dobbiamo sprecare.»

Se quel discorso l'aveva in qualche modo rincuorata, Muira non lo dette a

vedere. Senza proferire parola, continuò ad osservare il suolo, immobile come

una delle tante rocce che punteggiavano quel lugubre altopiano.


«Nessun timore può indurmi a dimenticare l'atroce desolazione che abbiamo

osservato mentre giungevamo qua» proseguì, facendo del proprio meglio per

infondere le proprie parole di un calore capace di sfidare il gelo di quella landa.

«Madri che uccidono i propri bambini non appena giungono al mondo perché

sanno di non poterli sfamare. Uomini che si nascondono negli anfratti del terreno

come bestie spaurite. Un intero popolo brutalmente reso schiavo e privato

di qualsiasi barlume di speranza. Come possiamo noi permettere che avvenga

tutto questo?» Si rialzò in piedi, tenendo la lancia in pugno e la schiena dritta,

sfidando il vento. «Domani noi vinceremo» affermò con sicurezza. «E presto


queste terre rifioriranno.»

Muira non si mosse, ma le sue parole, seppur appena sussurrate, sferzarono

le sue orecchie come il colpo di una frusta: «Entro domani, saremo tutti morti.


Nessuno di noi sopravvivrà a questa notte, ma almeno il nostro popolo non

rischierà il nostro stesso fato.»

«Che cosa intendi dire?» le chiese, cominciando ad essere preoccupato per

quanto stava udendo. La Veggente però non diede segno di volergli rispondere,

pertanto si vide costretto a ripetere la domanda, stavolta con maggior impeto.

«Per gli Dei che vegliano su di noi, Muira! Cosa intendi dire? Spiegati!»

Finalmente, dopo un profondo respiro, la donna si decise a guardarlo negli

occhi. «Esattamente quello che ho detto» fu la laconica risposta che gli fornì.


«Tutti noi stanotte moriremo, poiché il Guardiano sa che stiamo arrivando e a

breve la sua furia si abbatterà su di noi.»

«Quello che affermi non ha senso» ribatté con asprezza. Aveva tentato di

restare calmo e cercare di comprendere il motivo che poteva aver indotto Muira

ad un simile atteggiamento, ma ormai aveva perso quasi del tutto la pazienza.

«La Figlia della Quercia ha detto che il suo potere ci avrebbe tenuti al sicuro dagli

occhi del Guardiano, e io le credo. E poi, è vero o no che siamo arrivati ad un

passo dalla Frattura senza incontrare alcuna resistenza? Non capisco per quale

motivo dovresti credere che il nemico sia al corrente del nostro attacco...»


Gli occhi della Veggente divennero due sottili fessure, come sempre accadeva

quando si accingeva a rimproverare qualcuno. «Vedi, stai di nuovo riponendo a

cuor leggero la tua fede nelle mani di quella donna, e così facendo dimentichi

qual è l'unico vero Dio a cui tutti noi dobbiamo amore e ubbidienza. Per nostra


fortuna però, egli non ci ha abbandonati; nonostante i nostri peccati, l'Onniveggente

Ikos veglia ancora su di noi. E prova ne è la visione che ho ricevuto pochi

giorni fa. Grazie ad essa ho finalmente aperto gli occhi, arrivando a comprendere

la verità che mi stava davanti ma che ero troppo cieca per vedere.»

Quella rivelazione colpì il suo animo con la forza di un maglio. Per quanto ne

sapeva, soltanto in altre due occasioni la Veggente aveva ricevuto visioni del futuro

dal loro Dio, e ciascuna di esse aveva segnato un punto di non ritorno per

la loro gente. La prima era stata poco prima che morisse suo padre. La seconda

in occasione della venuta di Dalia e dei suoi compagni.

«Ikos ha predetto la morte dell'Emissaria per mano del Guardiano dell'Ovest»

gli annunciò la Veggente, con una nota di sincero cordoglio nella voce. «E una

volta che tale fato sarà compiuto, quanto pensi che trascorrerà prima che l'ira

del Guardiano si abbatta su tutti coloro che l'hanno seguita? Le Lande Ghiacciate

verrebbero nuovamente stritolate in una morsa di terrore e oppressione,

e stavolta accadrebbe per mano di un nemico ancora più temibile che i Senza Nome.»

Per un istante rimase in silenzio, come indecisa sull'opportunità o

meno di proseguire, poi però aggiunse: «È stata una decisione sofferta quella

che ho dovuto prendere, ma non me ne pento. Qualcuno doveva fermare questa

follia.»


Nell'udire ciò, un'improvvisa consapevolezza si insinuò dentro il suo cuore,

fredda e spietata come l'inverno. Alla fine, forse troppo tardi, nella sua mente

tutti i pezzi di quella conversazione erano andati al loro posto, e la deduzione


che ne aveva tratto gli aveva mozzato il respiro.

«Tu... tu ci hai traditi» le disse, senza quasi credere alle proprie parole. «Hai

avvertito il Guardiano del nostro arrivo.»

Senza rispondergli, Muira scostò la lancia dal proprio grembo e la posò davanti

a sé con movimenti controllati. Quindi si alzò lentamente in piedi, fronteggiandolo.

Anche se era più bassa di lui di quasi un palmo, l'autorità che emanava


dal suo portamento compensava ampiamente la differenza di statura.

«Sì, l'ho fatto» ammise con calma. Non vi era vergogna o pentimento in quelle

parole, soltanto cordoglio. «Ho sacrificato la vita di noi tutti per permettere al


nostro popolo di sopravvivere.»

«No!» ringhiò a denti stretti. «Non è possibile! Come hai potuto fare una cosa

del genere? Come?»

Se davvero era come diceva Muira, allora il pericolo che stavano correndo era

ancora più grande di quanto aveva ritenuto all'inizio di quel viaggio. Invece di

sferrare un attacco a sorpresa, sarebbero caduti dritti in una trappola mortale.


"Forse c'è ancora qualcosa che possiamo fare per evitare il peggio. Potremmo ritirarci e

aspettare un momento più propizio, o magari portare immediatamente l'attacco. In ogni caso,

devo andare subito a parlare con Dalia, prima che sia troppo tardi. Di sicuro lei saprà cosa

fare

."

Quasi come se avesse letto nei suoi pensieri, la Veggente scosse la testa. «Qualunque

cosa tu abbia in mente di fare, ormai è troppo tardi. È già cominciato.»

Non gli ci volle molto per capire a cosa si stesse riferendo Muira. Il vento

gelido che aveva incessantemente accompagnato il loro viaggio lungo l'intero


altopiano era del tutto cessato, e l'aria all'improvviso era divenuta immobile e

silenziosa, come appena prima lo scatenarsi di una tempesta. Non fece neppure

in tempo a considerare le implicazioni di quel fatto, che dai guerrieri attorno a sé

alcune voci si levarono più alte del normale. Pur non comprendendo perfettamente

cosa stessero dicendo - le lingue parlate nel loro gruppo erano tanto eterogenee

quanto i colori della loro pelle - il suo sguardo fu attratto verso l'alto,


laddove spessi nembi avevano cominciato a turbinare in circolo proprio sopra

le loro teste. Nembi che nel giro di pochi secondi abbandonarono il proprio

plumbeo grigiore per tingersi di incandescenti tonalità rosse ed arancioni, come

se ad un tratto il loro posto fosse stato occupato dall'impetuoso tramonto di un


sole autunnale. Per un attimo rimase abbacinato da un simile veemente fulgore,

quindi i cancelli dell'abisso si spalancarono sopra tutti loro: una colonna di puro

fuoco, larga quanto l'intero perimetro dell'accampamento, precipitò dall'alto del

cielo, rapida e letale come un serpente.

"Aveva ragione Muira" realizzò, osservando con orrore le bianche lingue di fuoco

fuso che si avventavano verso di lui, pronte a dilaniare la sua carne.

"Soltanto un folle può sperare di opporsi ad un simile potere."

Appena prima di essere investito dalle fiamme, chiuse gli occhi, preparandosi

al dolore che sarebbe giunto.

Quel dolore, però, non arrivò mai.



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