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lavoro pubblicato mercoledì 7 dicembre 2016
ultima lettura venerdì 24 marzo 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Anime Perse - Caduta 12

di FedericoGiacon. Letto 102 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il rullo dei tamburi le tempestava le tempie, come se volesse romperle il cranio dall'interno.Il plotone di esecuzione si era radunato lì per lei, e lei era pronta. Dal fondo del palco, con le spalle al muro, poteva vedere per un ultima volta tu.....

Word era madida di sudore. L'esoscheletro arrancava seguendo i movimenti della ragazza lungo il tunnel.
Una spia rossa lampeggiò nel visore davanti alla sua faccia e l'armatura si bloccò. Batteria scarica. Word sospirò ed estrasse le braccia dalla corazza per poi aprire le fibbie che le bloccavano le gambe.
Una volta libera dell'esoscheletro si sentì terribilmente più leggera; era mezzora che arrancava per portarlo più vicino possibile all'uscita.
Da uno scomparto sulla schiena dell'armatura estrasse lo zaino di emergenza; conteneva una corda, una bussola, una borraccia, una torcia, uno specchio, un accendino, una coperta isotermica, delle pastiglie energetiche, dei disinfettanti per l'acqua e un kukri con una lama lunga trenta centimetri.
I led dell'esoscheletro si spensero, Word accese la torcia e iniziò ad incamminarsi lungo il tunnel buio.

Tunk. Tunk. Tunk.
Qualcosa sbatteva contro del metallo. Era terribilmente fastidioso.
Rasp mosse leggermente la testa ciondolante, sentiva il capo pieno di sangue e qualcosa gli premeva contro il petto. Ad ogni respiro gli sembrava di aspirare carboni ardenti.
Tunk. Tunk. Tunk.
Rasp aprì lentamente gli occhi. Davanti a lui vide Blue, seduta su un sedile. Fece per alzarsi e andare da lei, ma le cinture che gli stringevano il petto lo trattennero.
Rasp iniziò a slacciarle, ma era difficile; erano tesissime e le sue mani erano incerte. Con un "tlack", le cinture si aprirono e Rasp volò addosso a Blue. La ragazza si lamentò all'urto. "Ero seduto sul soffitto. Perché ero seduto sul soffitto?"
Blue aprì lentamente gli occhi e lo guardò confusa -C-cosa succede..?- bisbigliò con voce roca.
Rasp poté solo scuotere leggermente la testa, allungò il braccio e fermò il cavo che sbatteva. Quel suono lo stava facendo impazzire.
Lentamente si alzò, gli faceva male ogni osso. Barcollò fino all'uscita di quella scatola di metallo, i bordi erano fusi.
Fuori era notte, tutto era coperto di sabbia fine, quasi polvere; Rasp odiava la sabbia. Fece una decina di passi tremolanti; una massa scura, immobile ad un centinaio di metri da lui attirò la sua attenzione.
Rasp iniziò a camminare verso quella cosa ma dopo una trentina di passi cadde a terra, andò avanti strisciando e gattonando. Alla fine la raggiunse. La tocco, era bagnata. Si guardò la mano; era rossa. Spostò di lato la cosa. Era Straw; almeno sembrava Straw; metà della faccia era stata strappata via.
"Perché Straw è ridotto così?" si chiese Rasp "Straw... Straw! L'elicottero, è caduto! L'elicottero è stato tagliato e Straw è caduto!" ricordò di colpo.
Si girò verso dove era venuto.
L'elicottero non aveva più le ali posteriori, in compenso dietro di se aveva lasciato un enorme scia di rottami.
"Blue? Green? Dove sono?" pensò guardandosi intorno, poi iniziò ad arrancare più veloce che poteva verso il relitto.
Blue era riuscita a districarsi dalle cinture e stava uscendo a carponi dall'elicottero, Rasp la raggiunse e cadde in ginocchio di fianco a lei -Blue! Blue come stai?- le chiese agitato.
-Ogni osso mi sembra rotto... tu?-
-Circa lo stesso, hai visto Green?-
Gli occhi di lei si spalancarono, dov'era Green?
Rasp si lanciò più forte che poté dentro il relitto; era seduta di fianco a lui nel momento dello schianto.
La sua poltrona era ancora al suo posto, anche se lo schienale si era staccato dalla parete, lasciando il sedile in una posizione pericolante. Lo stinco destro era piegato in maniera innaturale, e un palo usciva dalla coscia.
Rasp la raggiunse. Era sveglia e lo guardava senza capire -Che succede?- gli chiese.
-Siamo precipitati, ora però sta ferma. Sei ferita.-
La ragazza si guardò il corpo, quando vide il palo si mise a ridere, dopo di che iniziò a tirarlo ma non si voleva muovere.
-Che diavolo fai?!Sta ferma o rischi di fare peggio!!!- urlò Rasp bloccandole le mani.
Sorridendo tristemente Green gli prese la mano e gliela appoggiò sulla coscia all'altezza del palo -Non c'è più molta carne da trafiggere li.-.
Rasp annuì -Il palo non credo andrà via facilmente, è meglio tagliare i pantaloni.-.
-Oh dio! Il mio stilista morirà d'infarto quando lo verrà a sapere!- scherzò Green -Tirami giù di qui, forza.-.
Per farla scendere fu costretto a farsi aiutare da Blue, la portarono fuori dove la fecero stendere.
-La frattura è scomposta, dobbiamo rimettere a posto le ossa e steccare ok?- le disse Blue -Può farti molto male.-.
-Non ho praticamente sensibilità, non preoccuparti.- le rispose Green.
Con Rasp che teneva ferma la coscia Blue afferrò lo stinco ferito e tirò. Le ossa scricchiolarono un paio di volte, poi si infilarono al loro posto; Green non emise neppure un mugolio.
Recuperarono un paio di sbarre metalliche dal relitto e, con delle cinghie, steccarono la gamba di Green.
-Dobbiamo trovare gli altri.- esordì Rasp dopo averla medicata.
-A rigor di logica dovrebbero essere più avanti, dietro quella collinetta laggiù.- rispose Blue.
-Recuperiamo tutto ciò che può servire e andiamo allora, non è sicuro stare qua.- decise Rasp.
-Se non è ancora arrivato nessuno non penso che ci daranno una caccia sfrenata.- ribatté Green.
-In ogni caso meglio non correre rischi.- sentenziò Rasp.
Dal cadavere dell'elicottero ricavarono sei kit di sopravvivenza, tre fucili ancora utilizzabili con dodici caricatori in totale, due lanciarazzi con i bengala il canna e quattro pistole SH20. Le armi personali di ciascuno di loro erano ancora intatte e in totale avevano diciassette paletti.
Green non era in grado di camminare, quindi staccarono un pezzo di lamiera dal relitto e lo utilizzarono come slitta. Assieme alla ragazza caricarono anche una tanica d'acqua da dieci litri; era piena a metà ma era l'unica delle due sopravvissuta. Misero vicino alla ragazza anche il fucile di Straw, che aveva assicurato appena partiti, e tutto ciò che poteva tornargli utile.
Ci misero circa mezzora a fare tutto a causa delle continue pause che dovevano prendersi. Non si erano ancora ripresi.
Legarono un paio di corde alla slitta e iniziarono ad arrancare verso il luogo dove pensavano si trovasse il resto del velivolo, mentre Green gli guardava le spalle.
Quando passarono di fianco al cadavere del loro compagno Blue chiese cos'era.
-Straw. - rispose Rasp secco.
La ragazza annuì, ma, alla luce della luna, a lui sembrò che accennasse un sorriso.
Sudando ed imprecando, piano piano raggiunsero la cima della collinetta dove, dalla scia di detriti metallici, si poteva presumere avrebbero avvistato l'altra metà dell'elicottero.
Il relitto era lì, e due persone stavano trascinando fuori un corpo.
Usarono la slitta per scendere più in fretta dal pendio, appena li avvistarono, i due lasciarono il corpo steso e si avvicinarono di corsa a loro.
-Potrebbero essere sciacalli.- disse Rasp mettendo una mano alla pistola.
-Sono Baked e Rose.- disse Green che li aveva già nell'ottica del fucile.
I due si avvicinarono. Rose si lanciò addosso a Blue, abbracciandola, mentre Baked si fermò a dieci metri di distanza. La pilota aveva molti tagli sul volto e sulle braccia, i vetri dovevano averla crivellata nell'urto.
-Fortunatamente state bene!- urlò Rose al settimo cielo -Volevamo venirvi a cercare ma non siamo messi bene.-.
-Chi stavate tirando fuori? E dove sono gli altri?- chiese Rasp.
-Stavamo tirando fuori Black, non ha ancora ripreso conoscenza; ha una ferita alla testa e una spalla slogata. Red è morta.- rispose Baked.
-Crab?- chiese Green preoccupata.
-Lui... abbiamo preferito non muoverlo...- rispose Rose.
Baked prese un capo della corda che trainava la slitta e iniziò a tirare.
Con quattro braccia in più il gruppo raggiunse l'elicottero molto più in fretta.
-Occupiamoci di lui.- disse Rasp mettendosi di fianco a Black.
Sistemarono la spalla del comandante e la fasciarono stretta facendo a pezzi la maglia di Rasp, lasciandolo solo con le placche dell'armatura addosso. Medicarono anche la ferita alla testa; fortunatamente non sembrava ci fosse nessun trauma grave.
Dopo che lo ebbero messo sulla slitta, Baked guidò Rasp e Blue dentro l'elicottero per vedere Crab.
Il comandante era seduto al suo posto, incosciente; bloccato contro lo schienale da un palo che gli attraversava il basso ventre sinistro. Lo stesso tubo che aveva ucciso Red, tenendola ancora appesa all'altra estremità.
-Deve essere una delle travi dell'ala, non sappiamo come estrarla... non osiamo neppure toccarla per timore che causi altri danni...- disse Rose.
-Potrei tagliarla io.- propose Blue prendendo in mano la Pressa.
-Ma potresti peggiorare la ferita.- rispose Baked.
-Questo lo sappiamo tutti, ma dobbiamo allontanarci da qui, trovare un posto dove pensare ad un piano. Non fare niente non aiuterà comunque e i tempi stringono.- rispose Rasp.
Il cecchino esitò, poi chinò il capo facendosi da parte.
-Taglierò più vicino possibile al corpo, dopo di che dovrete estrarlo il più delicatamente possibile.- disse Blue e i due ragazzi annuirono, poi passò un proiettile e un kukri a Rose -Aprilo, una volta che o avremo levato da lì sanguinerà in maniera incontrollata, dobbiamo cauterizzare con la polvere da sparo per fermare l'emorragia.-.
-Ma...- iniziò la pilota.
-Niente "ma". Non sarà la scelta medica migliore del mondo ma non abbiamo altro per il momento.- la zittì Blue, poi si girò verso il palo.
La Pressa attraversò l'acciaio come se fosse burro, due tagli e una porzione lunga un metro e mezzo del palo cadde a terra.
Rasp e Baked estrassero il corpo più delicatamente possibile, ma non appena fu libero il sangue arrivò ad inzuppare anche i pantaloni, lo fecero stendere e Rose cosparse la ferita con la polvere da sparo; Blue fece scintillare un accendino e una fiamma attraversò il buco nel ventre di Crab. Anche da incosciente il comandante si contorse ed urlò, poi tornò immobile; solo grosse gocce di sudore sulla fronte lasciavano intuire il dolore appena sofferto. Gli fasciarono la ferita.
-Sembra che il sangue si sia fermato, ma muovetelo con molta attenzione.- ordinò Blue.
Lo misero sulla slitta e iniziarono a dirigersi verso delle rocce a circa due chilometri di distanza.
Si lasciarono dietro la carcassa dell'elicottero da cui era praticamente impossibile tirare fuori qualcosa di utile.
Si lasciarono alle spalle i cadaveri di altri due compagni.

L'ambiente era fresco, ma la marcia forzata aveva intriso i vestiti di Word di sudore, e lei aveva sete, una sete terribile.
Quando aveva lasciato l'armatura stava già camminando da due ore, ora aveva completamente perso la cognizione del tempo, sapeva solo che aveva sete e fame. Le pastiglie energetiche ti fanno restare in piedi, ma non ti sfamano.
La brezza fresca che le accarezzava il volto si faceva sempre più forte man mano che si avvicinava alla fine del tunnel, e un rombo riempiva l'aria. La luce della torcia non illuminava oltre i venti metri, ma ad un certo punto davanti a Word ci fu solo il buio; la galleria finiva e dieci metri più un basso scorreva un fiume sotterraneo. La corrente era molto forte, di certo non era una via d'uscita; ma almeno era acqua.
Word tirò fuori la corda, legò saldamente la borraccia in modo che la corrente non la trascinasse via; poi la calò nel fiume.
Appena la tirò su dovette farsi forza per non vuotarla all'istante; il disinfettante doveva lavorare cinque minuti prima che l'acqua fosse potabile. Ogni sorsata sembrava carta vetrata contro la gola secca e l'acqua sterile sapeva di varechina; ma, poco a poco, faceva sempre meno male, e aveva sempre meno sete.
Finito di bere calò di nuovo la borraccia; una volta chiusa la ripose nello zaino, si voltò e tornò da dove era venuta.
Era partita da una caverna circolare, con un raggio di dieci metri da cui partivano una quindicina di tunnel. Ne aveva già esplorati tre, senza contare quello da cui era entrata. Una volta uscita dalla galleria del fiume si fermò e, davanti all'ingresso, impilò dei sassi, per indicare che di li era già passata.
Si girò verso gli altri cunicoli, e rincominciò la ricerca.
Estrasse un pezzo di stoffa che aveva strappato dalla maglia e, tenendolo sospeso di fronte al volto, rimase ferma davanti ad un tunnel.
Niente. Fece la stessa operazione col successivo, e con quello dopo; al terzo lo straccio oscillò leggermente. C'era aria che passava.
Rimise il brandello di maglietta nello zaino e si incamminò dentro a quella galleria, sperando che fosse l'ultimo da esplorare.



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