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lavoro pubblicato lunedì 5 dicembre 2016
ultima lettura mercoledì 26 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Secondi..A nessuno

di Combat14. Letto 381 volte. Dallo scaffale Epistole

In molti penseranno che sia stupido ed infantile scrivere una lettera ad un gatto.. Questa è la vera storia appena vissuta da mia madre..di fantasia ci sono solo i nomi... Ho provato attraverso questa lettera a dare voce al suo dolore..

Erano le 6 del mattino, e come ogni giorno mi sono alzata per somministrare l’insulina a Litzie,la mia gattina di 14 anni, da 6 anni è la nostra routine, cioè da quando abbiamo scoperto che aveva il diabete.

Sai,Litzie era speciale, non era uno di quei gatti che si mettono a dormire in un angolo della casa ,per cui quasi ne dimentichi la presenza, lei partecipava in tutte le attività quotidiane, quando cucinavo stava vicino a me, quando svuotavo le buste della spesa , per prima doveva sapere quello che avevo comprato, quando stiravo, si arrotolava sopra i panni impilati per godersi il calduccio, quando lavoravo all’uncinetto si metteva sulle mie ginocchia e non mi dava modo di andare avanti.

Insomma, lei era casa.

Quella mattina ero un po’ preoccupata, da qualche tempo Litzie era cambiata ..in un paio di occasioni aveva sviluppato un cattivo rapporto con la lettiera, mi stava vicino in maniera quasi maniacale, come se volesse dirmi qualcosa.

La nostra Dottoressa ci disse che forse stava subentrando in lei un inizio di demenza felina…demenza ,quel nome mi fece paura, perché Litzie non era l'unica ad essere cambiata in quel periodo, mio marito, lui pure era cambiato e i medici usavano questo termine riferendosi a lui.

Con il tempo purtroppo, per Litzie le cose cominciarono a peggiorare, tendeva a nascondersi, sembrava assente e ulteriori accertamenti ci confermarono che non si trattava di demenza, non aveva solo gli acciacchi dovuti all’età ‘, ma un male se la stava portando via.

Era il 4 agosto del 2015,quando volò sul ponte dell’arcobaleno…e mi spezzò il cuore in mille pezzi, la mia titty (perché noi la chiamavamo tutti così)mi aveva lasciata sola, amo la mia famiglia, ma con Francesco che non è più quello di un tempo, mio figlio maggiore che c’è e non c’è ,mia figlia che vive lontano…lei era il mio punto fermo, la mia bambina, la mia compagnia, la mia amica!

Da li a poco sarebbe stato il mio compleanno, ed io e Francesco quel giorno non siamo rimasti a casa, sai perché? Perché ogni anno il giorno dei nostri compleanni scattavamo una foto con la torta, e lì sul tavolo accanto a noi c’era sempre Titty, per condividere con noi anche quel momento.

Giurai a me stessa che non avrei mai più adottato un altro gatto.

Ma quella convinzione durò poco.

Cominciai a cercarti , ovunque ,passando dai gattili , attraverso le colonie feline ,persino vicino ai bidoni dell’immondizia , dove purtroppo esseri senza cuore , molto spesso abbandonano povere anime indifese, ma non ti trovavo!

Io volevo Un’altra creatura da amare ,da salvare, volevo rivivere quei magici momenti di vita quotidiana che avevo vissuto con Litzie.

Non avevo svelato le mie intenzioni ad Alessandra, mia figlia , perché temevo non avrebbe capito ,non voleva che soffrissi ancora ,ma il giorno in cui presi accordi con la responsabile di un gattile per adottare una micetta in stallo da loro,le telefonai, e lei capì …ma capì soprattutto che io non avevo trovato te…

Le raccontai dell’incontro tra me e la piccolina in questione, un incontro freddo, soprattutto da parte sua, lei non mi aveva scelto , forse col senno di poi mi convinco che non lo fece perché io per prima non l’avevo scelta, ma questo rimarrà un mistero.

Sta di fatto che con mia grande sorpresa mia figlia mi disse di aspettare , che avrebbe fatto qualche ricerca e mi avrebbe mandato alcune foto.

Passarono alcuni minuti, ed arrivò una notifica di whatsapp,

Nel momento stesso in cui aprii la foto ,il cuore mi fece un salto mortale nel petto.

Eri tu ,ti avevo trovato ,bella come il sole ,con quelle zampette bianche come se avessi su i calzini, e con negli occhi quella forza e gioia di vivere che ti ha contraddistinta.

Mi sentivo come una bambina che la mattina di Natale scarta il suo regalo, emozionata e felice.

Richiamai subito Alessandra ,che mi disse che ti aveva trovato attraverso una condivisione su Facebook, le chiesi se poteva contattare lei stessa chi aveva pubblicato l’appello ,perché io ero troppo agitata per parlare, e lei lo fece.

La signora parlò per conto di una sua amica che ti teneva in stallo insieme alle tue sorelline, Alessandra chiese informazioni sul tuo stato di salute , spiegandole che io uscivo da meno di un anno dalla scomparsa di Litzie. Lei ci assicurò che tu stessi bene ,che fossi spulciata e sverminata, Alessandra gli lasciò il mio recapito è si salutarono .

Per un giorno intero ho aspettato con ansia una sua telefonata, e quando finalmente arrivò mi fece mille domande sull’ ambiente in cui avresti dovuto vivere ,le dissi che avevo finestre in sicurezza e altri due gattoni ,un maschio ed una femmina ,entrambi sterilizzati ,sordi , vaccinati e amati come pochi ,piuttosto indipendenti e non esageratamente affettuosi ,nel caso specifico di Bianca, mentre Gigio ogni tanto qualche coccola se la lascia fare.

La signora si convinse e mi disse che a breve ti avrebbe portata nella tua nuova casa, pensa , ero talmente impaziente che un giorno, trovandomi a passare vicino alla città dove stavi, la chiamai per dirle che sarei passata a prenderti, ma lei rispose che la sua amica in quel momento era al lavoro, per cui avrei dovuto aspettare che ti portasse lei a casa.

Col senno di poi questo episodio mi ha fatto pensare, ma questo te lo spiegherò più avanti.

Comunque qualche giorno dopo, era il 5 luglio, la signora mi chiama e mi dice che state arrivando, io nel frattempo avevo fatto la scorta di scatolette e croccantini per i cuccioli, perché tu avevi solo due mesi e mezzo, ero emozionatissima non vedevo l’ ora di conoscerti.

Quando avete varcato la soglia di casa , io e te ci siamo guardate , e ci siamo innamorate all’istante, piccolina mia, appena ti ha aperto lo sportello del trasportino ti sei subito buttata tra le mie braccia, non dimenticherò mai quel momento, mi hai fatto il pieno di fusa e testatine, tu Elsa ,in quel preciso istante , mi avevi scelto, anzi , ci eravamo scelte, hai subito cominciato a gironzolare per la casa come se ci fossi nata, io in realtà ero un po' timorosa, perché prima di farti conoscere i tuoi nuovi fratellini volevo farti fare un controllo dalla Dottoressa, ma la signora mi rassicurò , quindi mi rilassai.

Ero così felice, ti guardavo e ti toccavo per assicurarmi che fossi reale, e che non stessi immaginando tutto!

Eri proprio lì, anche tu mi guardavi, con quei tuoi occhietti già così gonfi d’amore ,sembravi un piccolo pipistrello, con quelle orecchie a punta.

Ti tuffasti subito nel piatto di pappa, mangiando a quattro ganasce, come se non ci fosse un domani.

Chiamai Alessandra per condividere con lei la nostra gioia, e lei sentì dentro di sé di aver fatto qualcosa di speciale per me.

E lo fece davvero!

Mia nipote Maria, sette anni, era a scuola, da qualche tempo lei e mio figlio vivono con noi, non vedevo l’ora di farle questa sorpresa, sai lei era molto affezionata a Litzie, mi aiutava sempre a tenerla quando dovevo farle le iniezioni e quando ci lasciò ne soffrì molto, quindi sapevo che avrebbe fatto i salti di gioia vedendoti, ed io ero felice che tu, piccola cuccioletta , saresti potuta crescere con una “bambina” come te.

Ti portai subito da Ines, la nostra Dottoressa, per i primi controlli, lì constatammo che non eri poi così spulciata e sverminata come chi ti teneva in stallo ci aveva assicurato, eri un batuffolo di pulci , ascaridi ed acari, avevi anche un residuo di rinotracheite, effettivamente starnutivi e un occhietto ti lacrimava a un po'.

Cominciai subito ad agitarmi, un po' perché sono una donna molto ansiosa ed un po' perché si insinuò dentro di me una paura già conosciuta.

Poi mi calmai ,perché a mente più lucida mi resi conto che in fondo erano stupidaggini, un tantino tediose, perché avrei dovuto isolarti in una stanza per un periodo, ma per il resto risolvibili.

Stavo il più possibile nella stanza dove eri isolata, non potevo fare altrimenti anche qualora lo avessi voluto, tu urlavi come una pazza ogni qualvolta passavo davanti a quella porta e appena la aprivo schizzavi fuori come un missile, per poi tornare subito indietro quando vedevi che io rimanevo lì e non ti seguivo, mi saltavi in braccio e ti facevi coccolare tutta, adoravi che ti accarezzassi sulla fronte, proprio in mezzo agli occhi, mi facevi morire dal ridere, perché ogni volta che ti toccavo lì iniziavi a belare come una pecorella .

Ed io mi riempivo gli occhi e il cuore di quegli splendidi momenti di amore puro.

Finalmente la dottoressa Ines ti fece il primo vaccino e ci diede il permesso di lasciarti libera per la casa, li cominciasti a dare il tormento a Gigio, che però capiva che tu eri piccola e ti lasciava libera di torturarlo, stavate ore sulla poltrona di Francesco , con te che giocavi felice con la sua coda bianca.

A volte lo facevi spaventare perché lui essendo sordo non ti sentiva arrivare, gli facevi gli agguati come si vedono nei documentari tra leone e gazzella.

Poi ti facevi perdonare strusciandoti a lui con fare civettuolo e amorevole.

Qualche volta ti confondevi e provavi a giocare con Bianca, ma lei non ne aveva nessuna intenzione e ti rimetteva subito al tuo posto con qualche schiaffo non proprio amichevole.

Stavo ore a guardarti giocare con i topini e le palline che ti avevo comprato,li lanciavi in aria felice,eri spensierata e piena di vita.

Ero al settimo cielo, avevo la mia bambina lì con me, che mi adorava come io adoravo lei…

Eri così buffa, con quel musetto mezzo rosso e mezzo nero, la coda lunga come non ne avevo mai viste, e quei baffetti che, chissà per quale strano motivo, erano quasi tutti spezzati a metà.

Il giorno del mio compleanno Alessandra insistette perché facessi la foto con la torta insieme a te , come facevo sempre con Litzie.

Non mi sentivo più sola, ora che tu eri arrivata nella mia vita, ma mai avrei potuto immaginare che la nostra felicità sarebbe durata così poco.

Non lo meritavamo, ne io, ne te piccolina mia.

Da lì a poco infatti iniziò un calvario infinito, che partì con un po' di problemi intestinali.

Mandai Francesco dalla dottoressa per fare esaminare le tue feci, ma sai lei che fece? Le buttò via, dicendo che io ero esagerata e che tu stavi bene.

Ma ad oggi lei, dice di non ricordare questo episodio, curioso, io non lo dimenticherò mai invece, perché forse quello che lei per 10 giorni ha trascurato ha scatenato in te la risposta immunitaria che poi ha mandato in tilt il tuo piccolo corpo.

Dieci giorni dopo infatti, visto che le cose non miglioravano si decise a procedere con l’esame, avevi la giardia, un parassita molto aggressivo e per giunta infettivo, e mi confermò che lo avevi da molto tempo, quando ancora non eri a casa con noi.

Dovetti isolarti nuovamente, e sottoporre anche Gigio e Bianca la terapia.

Ma tu non miglioravi, e avevi sempre la febbre.

Arrivò il primo ricovero, ti sfebbrarono e ti fecero le analisi del sangue.

Sei tornata a casa, ed eri in forma, non sembravi malata, anche se la febbre tornò quasi subito.

I risultati delle analisi dissero tutto e niente, anche Alessandra parlò con la dottoressa, facendole domande molto dirette e precise, le chiese se ci fosse la possibilità che tu avessi la maledetta FIP (peritonite infettiva felina) ,una malattia che ad oggi non ha cura, lei non lo escluse completamente, ma non lo confermò nemmeno, disse che aveva consultato un collega infettivolofgo che praticamente aveva bocciato seduta stante quell’orribile ipotesi.

Chiedemmo di eseguire il test, in più momenti, sia a lei , sia alla clinica più grande dove lei esercitava.

Ma nessuno riteneva opportuno eseguirlo, perché, in termini tecnici, potevi risultare positiva al virus in questione (corona virus) molto comune nei felini, ma non alla sua mutazione in FIP, perché purtroppo non esiste un test che ne attesti il cambiamento.

Io continuai ad insistere perché se non fossi risultata positiva nemmeno al virus , avremmo potuto per lo meno escludere questa che è la malattia più terribile che esista per un gatto.

Ma niente, nessuno mi ascoltava, nemmeno avessero dovuto pagarlo loro.

Allo stesso tempo però, questa loro sicurezza mi teneva tranquilla, infondo tu, esclusa la febbre costante ,stavi bene.

Solo quando l’avevi troppo alta ,dormivi tanto, e giocavi poco, eri costantemente sotto antibiotici e cortisone.

Ho ancora nel telefono i messaggi che mandavo ad Alessandra, mattina e sera, con gli aggiornamenti sulla tua temperatura, ormai sapevamo per certo, ed era sempre così, che se un giorno avevi poche linee e stavi bene e mangiavi come un vitellino, il giorno dopo saresti stata male.

Che ti stava succedendo, piccola mia.

Perché nessuno ci sapeva dare una risposta?

Chiamai anche la signora che ti aveva portato a casa,per sapere se i tuoi fratelli stavano bene, ma mi liquidò velocemente, dicendo che erano tutti in ottima forma.

Chiesi un altro parere, che confermò però tutte le tesi di Ines , ovvero nessuna tesi, cominciò a dire anzi, che lei non sapeva che fare, che tu eri solo un gatto con la febbre, insomma non se ne usciva.

Ma tu eri forte, la forza di un giocatore di rugby nel corpo di una micina di appena 2 kg.

E questo ha ingannato tutti, la tua voglia di vivere ha ingannato tutti.

Un giorno ,verso la fine di settembre, ti vedevo più giù del solito, la febbre era alta e a questo punto la dottoressa mi disse di provare con un antinfiammatorio per sostituire il cortisone, mi disse di dartene una pastiglia, ma io non so perché feci di testa mia e te ne somministrai mezza.

La febbre passò quasi subito, e tu correvi e saltavi contenta.

Ma come ormai ci avevi abituato, dopo una giornata buona, ne era in agguato una orrenda.

La mattina infatti eri fredda come un ghiacciolo, ti misurai la febbre e l'avevi bassissima, non si riusciva ad uscire da quel vortice, ti portai dalla dottoressa e proprio lì davanti alla porta dello studio hai avuto una crisi e sei svenuta, ti sei ripresa subito, ma l'episodio preoccupò Ines che a quel punto disse che forse avevi la toxoplasmosi o un qualche fantomatico problema a livello celebrale.

Per cui cambiò antibiotico per l'ennesima volta e consigliò di sottoporti a risonanza magnetica.

Io provai a dirle che secondo il mio ignorante parere si trattava solo dell' effetto collaterale del medicinale che ti avevo dato il giorno prima, anche perché episodi simili non ne avevi mai manifestati prima, ma lei sembrava scettica, o semplicemente pensava di aver trovato un appiglio su cui aggrapparsi, in quel l'enorme specchio sul quale si stava e ci stavamo arrampicando.

E in effetti era così, perché oltre ad un altro episodio la sera stessa, non hai mai più avuto quel problema.

Finito l'effetto del medicinale tornò tutto come prima , la solita febbre, i soliti alti e bassi.

Intanto però il tempo passava, tu eri sempre sotto antibiotici e cortisone e, per quanto fossi una leonessa piena di voglia di vivere, cominciavi ad indebolirti.

Parlai chiaro alla dottoressa, dicendole che non potevo più sopportare questa incertezza, e che avrei cercato altri pareri, avrei cercato qualcuno che potesse darmi delle risposte, ero stanca, fisicamente e mentalmente, Francesco non mi aiutava, lui era nel suo mondo, si limitava ad accompagnarmi per cliniche ,farmacie, negozi specializzati, ma non mi dava il supporto di cui avevo bisogno, d'altronde io ti avevo tanto cercato proprio per colmare almeno in parte questa enorme mancanza, per avere quella compagnia e quell'effetto incondizionato e disinteressato, per avere un po' di pace interiore.

Mai avrei immaginato di aggiungere al mio cuore l'ennesima crepa.

Nel frattempo cercavo aiuto e risposte in ogni dove, mi feci coraggio e richiamai la responsabile del gattile, dove stavo per adottare un altra gattina prima di te, avevo paura che fosse arrabbiata perché mi ero tirata indietro prendendo te, ma la trovai invece molto comprensiva e disponibile, mi indirizzò ad una clinica dove loro si appoggiavano per quanto riguarda canile e gattile,dicendomi che erano medici in gamba e dal cuore d'oro,chiamai per un appuntamento con la dottoressa Ruppo, il primo posto disponibile era da li a venti giorni, troppi per te , che cominciavi ad avere anche scarso appetito.

Confermai l'appuntamento, ma non mi fermai ad aspettare.

Trovai su internet l'indirizzo di una specie di associazione di volontariato veterinario, dentro la quale operavano due medici, i prezzi si presentavano un po' più popolari, ed anche questo fu un sollievo, perché da quando eri arrivata ,la nostra situazione finanziaria ne risentì in maniera pesante, viviamo con la sola pensione di Francesco, siamo in quattro e ci sono i gatti, quindi era veramente molto dura arrivare a fine mese.

Ma se fosse servito a qualcosa avrei speso anche i soldi che non avevo, per salvarti avrei fatto qualsiasi cosa.

Ci presentammo all'appuntamento dove ci accolse una dottoressa molto alla mano e gentile,studiò con attenzione tutte le varie analisi che avevi fatto, disse che ti trovava

in forma ma mi domandò come mai, tra tanti esami, nessuno aveva pensato di farti quello per il corona virus, già, era quello che mi chiedevo anche io da tempo, perché? Così te lo fece e mi disse di aspettare qualche giorno per i risultati.

Ti dico la verità, ero piuttosto tranquilla per quanto riguarda la FIP (corona virus) perché in questi mesi mi ero documentata molto su internet, sia io che Alessandra avevamo appurato che quella è una malattia che si porta via i gatti in pochissimo tempo, solo nel caso della forma secca resistono un pò di più, ma tu essendo così piccolina, sempre sotto stress e medicinali, come avresti fatto a resistere per così tanto tempo, e per giunta in alcuni giorni, così bene...?No, ci dicevamo io ed Ale, non potevi avere la FIP, saresti già morta, era impossibile.

Poi arrivò quella telefonata,

Quella alla quale non avrei mai voluto rispondere.

La dottoressa mi invitava ad andare in studio anticipandomi che purtroppo,sembrava essere confermata la diagnosi di FIP.

Eri positiva al corona virus, ma non solo, le varie curve del sangue indicavano secondo lei, senza ombra di dubbio, che il virus era mutato in FIP in forma secca, per questo non reagivi a nessun antibiotico, stavi morendo, a poco a poco.

Aggiunse alla tua terapia l'interferone, un medicinale che avrebbe aiutato il tuo organismo a non combattere contro il nulla, ti avrebbe fatto passare la febbre, ma al contempo avrebbe smesso di lottare contro quel mostro inutilmente.

Piansi tanto, ma se da una parte ero distrutta, dall'altra perlomeno sapevo finalmente con che cosa avevamo a che fare, l'incertezza mi stava devastando.

Io tornai a casa e ti trovai felice di vedermi come sempre, ti salutavo e tu mi rispondevi, ti mandavo i baci e tu, socchiudevi gli occhi come per assaporarteli fino in fondo, mi prendevi il viso con le zampine portandomi vicino al tuo musetto come per consolarmi.

Eri tu a fare forza a me.

La tristezza fece presto spazio ad una rabbia cieca ed il giorno seguente andai dalla Dottoressa Ines a sbatterle in faccia il risultato del test, lei addirittura si meravigliò, limitandosi ad un misero "mi dispiace" di circostanza, io le chiesi in lacrime ,perché? Perché non mi aveva ascoltato quando a suo tempo le chiedevo di eseguirlo?

Lei non faceva una piega, io le dissi di mandarle al suo collega infettivologo, che tanto si diceva sicuro di escludere quella maledetta infezione, non avendo tu, altri sintomi se non la febbre.

È pur vero che il saperlo prima non avrebbe cambiato molto le cose, ma avrebbe evitato a me, ma soprattutto a te quell'inutile accanimento di terapie.

E poi scrissi un SMS alla signora che ti aveva portato da me.

Dal momento che tu ti eri ammalata, probabilmente a causa dello stato trasandato in cui sei arrivata e dal momento in cui, quasi quasi ci richiedevano pure il certificato medico di sana e robusta costituzione nostro è dei vicini di casa,prima di decidersi a lasciare che ti adottassimo, perché dicevano che erano "schizzinose " e che tu eri sanissima e bla bla bla. Scrissi questo testo:

?Il volontariato é un atto meraviglioso, ma va fatto con criterio e solo se se ne hanno le possibilità, io non metto in dubbio la buona fede del vostro operato, ma mi permetta di darle un consiglio, prima di preoccuparsi tanto dell'adottante ,preoccupatevi dello stato di igiene e promiscuità in cui tenete gli animali, questo ,soprattutto per il loro bene?.

Lei mi rispose che avrebbe fatto tesoro del mio consiglio, ma che non poteva sapere in anticipo l'evoluzione del tuo stato di salute.

Sarà anche vero, forse stavo solo cercando un responsabile per rendere più sopportabile il dolore che provavo, fatto sta che tu eri arrivata con mille patologie, e sfido chiunque ,in quel corpicino di due kg scarsi ,ad uscirne incolume.

Nel frattempo ho informato i miei figli del nuovo responso, entrambi ,ma soprattutto Ale si mostravano scettici riguardo al risultato.

Alessandra, pur continuando a dire di non illudermi teneva il punto,dicendo che dal momento che un test che decreti al 100% la FIP non esiste, non potevano dirsi così sicuri che tu l'avessi, non lo diceva solo per quel motivo, ma anche per il fatto che tu dopo tutto ciò e con quella patologia fossi ancora viva, e nemmeno troppo malandata.

Ma che potevo fare io? Potevo solo aspettare, sperando che, o in bene o in male tutto questo finisse presto!

Il giorno dopo uscii per alcune commissioni con Francesco, sentii per telefono Alessandra che mi ricordò di andare a disdire l'appuntamento con la Dottoressa Ruppo che avevo preso in precedenza, e mi disse di portarmi dietro i risultati delle analisi, perché, disse lei: ?non si sa mai?.

Lei cercava in tutti i modi di infondermi ottimismo, pur tenendomi con i piedi per terra, si sentiva in colpa, una sera me lo confessò, mi disse che se quel giorno non l'avessi chiamata per dirle che stavo per adottare la gattina del canile, lei non si sarebbe mai messa in moto per trovare te ed io ora sarei felice e serena ,senza tutti questi pensieri..Ma la bloccai immediatamente, dicendole che eri tu, e solo tu quello che io cercavo, che si certo, avrei amato anche l'altra micina, ma non sarebbe stato lo stesso, ero stata sfortunata, mi chiedevo cosa avessi fatto di male, tra tutti i miei problemi, la salute di Francesco, la morte di Litzie, volevo solo salvarti e crescerti, non avevo chiesto tanto alla vita.

Così mi recai in clinica, dove ci accolse la segretaria, le dissi che venivo a disdire un appuntamento, lei notò il mio stato d'animo e mi chiese come mai, a quel punto non riuscii più a trattenermi e scoppiai a piangere, lei mi prese per un braccio e mi portò all'interno dell'ufficio, le feci vedere le analisi e lei mi disse di aspettare...Fermò un medico che passava da lì in quel momento, mostrandogli i risultati, e in quell'istante si riaccese in me la speranza.

Il Dottor. Donatello diede una rapida occhiata e mi disse che lui da quei risultati non poteva dire se effettivamente si trattasse di FIP, che dipendeva da molte cose, c'erano dei più e dei meno da mettere in varie circostanze, ad esempio, il poco appetito che ultimamente avevi era un più, il fatto che fossi vivace era un meno, e così per molto altro, e poi voleva vederti.

Io ero confusa, non sapevo cosa fare, e poi non avevo più soldi, la segretaria mi disse:?signora ,si sbrighi, vada a casa a prendere la piccolina, prima che il dottore vada via?.

Ritornammo in clinica il più in fretta possibile,

Il dottore ti visitò, ti trovò bene, anzi non si aspettava che fossi così vivace, saltavi giù dal lettino, volevi curiosare, pensava di trovarsi davanti un caso più grave, ti fece subito un'ecografia e constatò anche lui che non avevi liquido in addome, segno classico della FIP, ma in forma umida.Avevi però i linfonodi un pò ingrossati, sintomo di FIP secca.

A quel punto decise di ricoverati, per farti un pò di fluidi e rimetterti in sesto, visto che mangiavi poco, e deciso di vederci chiaro ,non mi disse che non avevi quella malattia, ma era decisamente più orientato verso l'ottimismo.

Io avevo la testa talmente piena di informazioni, prima positive, poi negative, poi nuovamente positive, che accettai senza pensarci troppo, mi stavo lasciando trascinare dagli eventi, non sapevo più cosa era giusto e cosa no.

Ma quando qualcuno ti restituisce la speranza ,che solo un giorno prima avevi abbandonato definitivamente, logicamente ti ci aggrappi con tutte le forze.

Ricominciava un altro calvario, ma questa volta speravamo avrebbe portato buoni frutti.

Quella sera, a casa, affacciata alla finestra, ti pensavo, perché pioveva forte, c'era un brutto temporale, e tu avevi paura dei tuoni, ti pensavo là, da sola dentro a quella gabbia ed ero triste.

Quando nell'orario di visita ti venivamo a trovare, ti sentivamo urlare dal portone d'ingresso, ci sentivi e non vedevi l'ora che arrivassimo da te, appena ci vedevi tiravi fuori le zampette dalla gabbia ,non stavi nella pelle.

Medici ed infermieri ci dicevano che eri tremenda, una chiacchierona mai vista, ogni volta che qualcuno passava vicino a te, tu gli parlavi e cercavi di farti prendere in braccio.

Dopo tre giorni ti fece tornare a casa, dicendo che avevi ripreso a mangiare e con l'accordo di rivederci una decina di giorni dopo per vedere come andava e per fare un'ecografia più approfondita.

Da quel giorno non ti venne più una linea di febbre, é vero che non volevo illudermi, ma era inevitabile farlo, mangiavi, giocavi anche un pò, certo non eri scatenata come i primi tempi, assomigliavi già una gatta adulta nel corpo di un cucciolo, ma tutto sommato stavi bene, non sembravi sicuramente in punto di morte.

Dopo una settimana il Dottore mi telefonò per chiedere come stavi, e fu contento di sapere che stavi bene,rimanemmo d'accordo sul risentirci una settimana dopo.

Ma il giorno dopo cambiò tutto,

Non volevi più mangiare, per il resto eri sempre vigile e presente, ma rifiutavi il cibo.

Io ti forzavo con omogeneizzati, ti facevo il pesce che a te piaceva tanto, e forse più per fare contenta me che altro, qualche pezzetto lo mangiavi.

Chiamai in clinica ,ma mi dissero che il Dottor Donatello era fuori città per un corso,ma che se non stavi bene potevamo portarti lo stesso, ci avrebbero pensato loro.

Non volevo riportarti là, sottoporti nuovamente allo stress di un eventuale ricovero, mi sarei impegnata a farti mangiare e bere fino al rientro del tuo dottore.

Era struggente vedere che nonostante mangiassi pochissimo e cominciassi piano piano a perdere peso, saltavi come un grillo per aggrapparti alla maniglia della porta,nella stanza dove ti tenevo isolata da Gigio e Bianca, ed eri così tenera tutta appallottolata sopra la stufa.

Il dottore tornò e come immaginavo decise di ricoverarti un'altra volta, disse che ti avrebbero rifatto le analisi,l'ecografia e un ago aspirato, per vedere cosa ci poteva dire quel linfonodo, io gli dissi di controllare bene le ovaie, perché una vicina di casa mi aveva raccontato che la sua gatta ,ora tredicenne, quando era piccola, aveva come te, sempre febbre ,é non riusciva a capire nessuno cosa avesse.

Poi una veterinaria scoprì che aveva un importante infezione ,appunto alle ovaie, e che con un intervento chirurgico avevano risolto il problema.

Adesso Il Dott. Donatello collaborava con la Dott. Ruppo, per seguire il tuo caso, questo mi preoccupò, perché forse significava che da solo non riusciva a capire, in effetti era molto giovane, ma si vedeva che ti aveva preso a cuore , poi mi ispirava molta fiducia, forse anche solo perché mi aveva dato qualche speranza.

Ogni giorno ti venivo a trovare, dalle 14 alle 15 ,quando mi era permesso, ed ogni giorno ti trovavo meglio, tendevi quelle zampine ,ormai tutte rasate a causa degli aghi, fino a quando non aprivo la gabbia e tu mi saltavi in braccio, eri diventata la mascotte della clinica, tutti ti volevano bene.

Francesco rimaneva in disparte, il suo mostrarsi disinteressato nascondeva solo la pena che provava per te, io lo so come é lui realmente, anche se adesso sembra un'altra persona, cercava di estranearsi completamente da quella situazione, per non dover subire la mia e la tua sofferenza.

Tu però lo chiamavi, lo guardavi dritto negli occhi finché lui non ti accarezzava sulla testa, ti piaceva tanto dormire sulla sua pancia grande.

Un pomeriggio il Dottor Donatello mi telefonò per dirmi che non riuscivano a farti l'ecografia, perché eri scatenata, quindi avrebbero dovuto sedarti, così avrebbe anche approfittato dell'occasione per farti l'ago aspirato, mi chiese il consenso e glielo diedi

Poi mi richiamò più tardi per dirmi che ti eri risvegliata ed era andato tutto per il meglio.

Arrivò la domenica e due amici di famiglia ci invitarono nella loro casa in campagna ,per andare a cercare le castagne e i funghi, io alle 14 dovevo venire a trovarti, ma sapevo che Francesco aveva bisogno di evadere, e anche io meritavo di staccare la spina per qualche ora, poi Alfonso, il nostro amico aveva male ad un piede e non poteva guidare, per cui se non fossimo andati noi non sarebbero potuti andare nemmeno loro.

Chiesi a mio figlio di farmi la cortesia di passare lui in clinica, mi disse di si, quindi decisi di accettare l'invito.

Fu una bella giornata, rividi anche Sasha, la madre di Gigio, poi sentii mio figlio che mi disse che aveva parlato con la dottoressa Ruppo, che si diceva soddisfatta dei tuoi progressi, e che se tutto andava bene ,l'indomani avrei potuto portarti a casa, disse anche che tu eri più pimpante che mai, e che addirittura eri saltata sulle spalle della Dottoressa, avevi ancora l'ago cannula inserita,questa volta nella zampina posteriore sinistra ,ma non stavi nella pelle,ed io con te.

Tornai a casa più rilassata e piena di speranza, il giorno dopo saresti tornata a casa, forse quell'incubo stava per finire e tu finalmente potevi iniziare a vivere davvero!

Puntuale alle 14 del giorno seguente arrivai da te.

Capii all'istante che qualcosa non andava.

Non ti sentivo dall'ingresso urlare come sempre quando capivi che saremo entrati.

Non sporgevi le zampine, non chiamavi, eri accovacciata dentro la cuccetta con il musetto serio e gli occhi stanchi.

Non c'erano ne il dott Donatello ne la dott Ruppo, c'era un'altra dottoressa che mi fece una domanda strana:

?Signora, lei come la vede??

Risposi che non mi aspettavo di trovarti così, dato che solo ieri eri il ritratto della salute, lei rispose che forse la malattia stava progredendo, ma che comunque se fossi tornata la sera la Ruppo mi avrebbe meglio delucidato, disse anche che erano arrivati parte dei risultati delle analisi e che non erano male.

Avevi ancora quell'ago nella zampina.

La sera quando venni a prenderti ti trovai già dentro al trasportino, pronta per tornare a casa e leggermente più vispa di quel pomeriggio, ti avevano tolto l'ago e avevi un cerotto, perché ti avevano strappato un pò di pelle.

La Dottoressa Ruppo mi disse che era tutto a posto, che erano arrivati tutti i risultati e che addirittura i valori erano migliorati, disse che se avessi avuto la FIP, questo non sarebbe successo, riguardo al linfonodo, l'esame citologico diceva solo che era reattivo, e questo non la preoccupava.

?Se io non conoscessi la storia di questa gattina e vedessi i risultati delle analisi, non mi preoccuperei minimamente?.

Queste furono le sue parole.

Era la sera di Halloween, chiamai Alessandra appena fuori dalla clinica per condividere con lei la mia gioia.

Quando salimmo a casa, notai subito che non stavi molto salda sulle zampe, ma lo attribuii al fatto che eri stata molti giorni chiusa in una gabbia, un pò di debolezza era il minimo che potessi subire.

Comunque aprii una delle tue scatolette preferite e ti tuffasti nel cibo con voracità.

Quella notte ,dopo tante pressoché insonni, dormii profondamente.

Nei giorni a seguire però la debolezza alle zampe non tendeva a migliorare, anzi, peggiorava.

La dottoressa disse che il punto dove avevi l'ago era molto delicato, quindi tu facevi così perché sentivi dolore alla zampetta.

Poi ti riportai a visita e i tuoi dottori c'erano entrambi,provarono a farti camminare, controllarono i riflessi per escludere danni neurologici.

Poi io chiesi chiaramente se fosse successo qualcosa tra domenica e lunedì, non attribuendo loro nessuna colpa, ma semplicemente per sapere se ci fosse stato qualche errore nella terapia o altro, perché il tuo cambiamento da un giorno all'altro era stato troppo evidente e repentino.

Negarono ogni responsabilità, dicendo che forse la malattia era arrivata a toccare i centri nervosi, dissero di continuare con il cortisone.

Rimasi d'accordo col Dottore di riportarti in clinica per un controllo la domenica,perché essendo dal punto di vista lavorativo una giornata tranquilla, avrebbe potuto dedicarsi meglio a te per eventuali indagini.

Alla domenica però ci arrivasti in condizioni sempre più avvilenti, oramai non camminavi più, non riuscivi ad arrivare alla lettiera, ma non smettevi mai di farmi le fusa ogni volta che mi avvicinavo a te, e con quella testolina che girava dappertutto, ad ogni rumore, tu c'eri, volevi esserci, non ti arrendevi.

Il giorno dell'appuntamento ,il dottore , aveva ormai abbandonato tutto il suo ottimismo, ti visitò con cura, ti coccolò e cominciò a dirmi quello che non volevo sentire, ma che sapevo mi avrebbe detto.

Non c'erano margini di miglioramento, ti stavi spegnendo piano piano e non era giusto secondo lui, tenerti in vita in quelle condizioni.

Io non volevo decidere per te, non volevo quella responsabilità, io ti avevo voluta per viverti, non per farti morire.

Lui mi disse che invece io dovevo decidere per te, perché meritavi una fine dignitosa.

Mi lasciò in sala d'attesa a decidere sul tuo destino ,ma io non me la sentivo, non ancora, non ero pronta a dirti addio.

Lui non capì fino in fondo il mio stato d'animo, ma non gliene faccio una colpa, anche io vorrei avere quella freddezza e quel giusto distacco che hanno i medici, come potrebbero sennò esercitare il loro mestiere in totale serenità?

Mi disse che il giorno dopo non sarebbe stato in servizio, dal martedì alle 14 potevo contattarlo in qualsiasi momento.

La mattina seguente fu uno strazio, io ero seduta a terra, accanto a te, mentre tu stavi male, sembrava che nuotassi, non so cosa volessi fare, se non tentare in ogni modo di aggrapparti a quel filo di vita che ti era rimasta, mi prendevi il viso con le zampine e te lo portavi vicino al musetto, guardandomi implorante, e mi facevi le fusa, e piangevi, ed io mi maledivo, perché non avevo ascoltato il dottore,e adesso ti stavo facendo soffrire,ero stata egoista.

Alessandra al telefono piangeva con me, diceva che forse non era giusto chiedere un miracolo per un animale, ma lo chiese, per me, perché io e te non chiedevamo il sole, volevamo solo poter vivere una vita insieme.

Alle 12:30 diedi un'ultima possibilità alla Dottoressa Ines, la tua prima veterinaria,le chiesi in lacrime di venire ad aiutarti ad andare via, ma mi deluse anche questa volta,dicendo che era nella clinica nuova e non poteva muoversi prima delle 13:00.

Non richiamò, non le importava niente.

Eravamo solo io e te, ti parlavo:

?Vai amore, la mamma é qui con te...?

Superasti anche questa crisi, ti sei calmata e hai dormito un pò, io controllavo ogni tuo respiro.

La mattina dopo hai avuto un'altra crisi, l'ultima, io dissi a Francesco di prepararsi, non potevo aspettare le 14, dovevo aiutarti.

Io ero pronta sulla porta ,con il trasportino in mano, lui si preparava con calma, si metteva l'orologio, il braccialetto, mentre io morivo dentro, quanto avrei voluto vedere anche io tutta la situazione dal suo punto di vista,ero sola.

La dottoressa Ruppo provò a metterti in piedi, ma niente, era giunto il momento.

?Topina, non avrei mai pensato di doverti fare questo?disse.

Io rimasi con te finché il sedativo non fece effetto e non ti rilassasti, addormentandoti. Poi arrivò la dottoressa con l'iniezione che ci avrebbe separate per sempre,in questa vita, a quel punto ti baciai ed uscii, per tornare poco dopo,quando tutto era finito.

Ti baciai ancora,chiedendoti scusa per quello che ti avevo fatto, non aiutandoti prima, ma sapevo di aver fatto la cosa giusta, non potevo farti soffrire ancora, non lo meritavi.

Adesso eri libera, libera da quel corpo malato che ingabbiava la tua anima guerriera, libera di poter giocare ,correre e saltare come era giusto che fosse, avevi solo sei mesi e ne avevi vissuti appieno forse solo la metà.

Mi piace pensare a quel posto di cui tutti gli amanti degli animali parlano, il ponte dell'arcobaleno, dove vanno a finire tutti i pelosetti passati a miglior vita, si dice che li voi aspettiate l'arrivo di chi vi ha tanto amato quando eravate in questo mondo ,proteggendolo e vagliando su di lui.

Io, quando arriverò, troverò Litzie e tutti gli altri gattoni che ho avuto in 66 anni.

Pippo, Daisy, Robbie, Treacy, Baby, Gigi...e te, con te dovrò continuare quello che non ci è stato permesso di fare, perché il punto é questo.

Io non paragono la sofferenza per una perdita con un'altra, ma se con tutti gli altri, abbiamo completato un percorso di vita, fatto di tutto quello che deve esserci, con te questo non é stato possibile, a te non è stato concesso di vivere, pur volendolo con tutte le forze, ho tentato il possibile ed anche quasi l'impossibile.

Ma sembra quasi che io e te non fossimo destinate ad essere vicine, come due calamite, che tra di loro per le leggi della fisica non possono attaccarsi, io cercavo te disperatamente, per cercare un rifugio sicuro lontano dai problemi della vita, mentre tu cercavi me, per salvarti dal randagismo e da tutte le avversità che avevi subito.

E questo ha generato un'esplosione, che ci ha separate per sempre.

Ma io non ti dimenticherò mai piccola mia, mi hai dato tanto in pochissimi mesi, insegnandomi che non è il tempo a far sì che i sentimenti crescano,basta uno sguardo per capire cosa si ha davanti... bastano solo pochi secondi...secondi a nessuno.

Addio Elsa.



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