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lavoro pubblicato lunedì 5 dicembre 2016
ultima lettura mercoledì 4 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

WBB - 1 - L’ascesa delle Bestie [cap 8]

di GhostWriterTNCS. Letto 312 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Leona e Alphard si sono diretti su Shytia, un pianeta controllato da criminali senza scrupoli. Lì hanno fondato una gilda, ma hanno bisogno di una grande impresa per dimostrare il loro valore: eliminare il fuorilegge che controlla la vicina città...........

8. Un nemico in comune

Era ormai tardo pomeriggio e una pioggia leggera aveva cominciato a riversarsi su Traumburg, spingendo i cittadini a cercare riparo negli edifici.

Leona e i suoi compagni si trovavano alla Botte Ubriaca e la prosperosa centaura dietro il bancone si era assicurata di non lasciarli con la gola secca. Del resto un po’ di alcol era quello che ci voleva per riscaldare l’atmosfera dopo una giornata alla ricerca di potenziali alleati. Ancora non avevano trovato qualcun altro disposto ad accettare – pur senza fare riferimento all’Uovo o a O’Neill, quasi tutte le bande non volevano farsi coinvolgere in imprese troppo rischiose –, in ogni caso alcuni gruppi avevano lasciato intendere che, se avessero trovato altre persone disposte ad appoggiarli, allora avrebbero riconsiderato la proposta.

Tra i quattro, quello con l’aria più pensierosa era Gardo’gan. Non aveva ancora deciso se accettare l’implicita proposta di entrare a far parte della Brigata, però quella mattina lui e Kael avevano parlato un po’ con Alphard, e in questo modo avevano scoperto un nuovo lato del carattere della felidiana e del rapporto che c’era tra lei e l’ibrido…

«Dai, Leona, è mezz’ora che stai decidendo come vestirti!» sbottò lo spadaccino, seduto a uno dei tavoli dell’ampio piano terra insieme a Gardo’gan e Kael, tutti e tre in attesa della giovane.

Tamburellò un po’ con le dita sulla spessa superficie di legno, poi si voltò verso il sauriano. «Ah, dato che siamo qui, volevo ringraziarti per avermi dato una mano ieri. Certo, non che ne avessi davvero bisogno, però si sa: l’unione fa la forza.»

«Avevo voglia di sfidare un altro della mia stazza, tutto qui» minimizzò il rettile. «Piuttosto, posso farti una domanda un po’ personale?»

Alphard fece uno scatto col capo. «Certo. Al massimo non ti rispondo.»

«Mmh… Ecco, mi chiedevo che rapporto c’è fra te e Leona.»

L’ibrido abbassò lo sguardo. «Ah… Beh, sì, è una domanda lecita. Beh, diciamo che siamo buoni amici. Nel senso… fosse per me potremmo essere anche di più, ma…» Scosse il capo. «Ma tra noi non può funzionare» ammise con una punta di rammarico. «Io… Io amo Leona, davvero, la amo come non ho mai amato nessun’altra, e… e vi assicuro che per me è davvero difficile starle a fianco pur sapendo che lei non potrà mai ricambiare i miei sentimenti. Però vederla sorridere è la cosa più bella che possa immaginare, farei qualsiasi cosa per renderla felice, e farei qualsiasi cosa per proteggerla.» Fece uno scatto col capo per spostare i ciuffi dagli occhi. «Sì, lo so cosa state pensando: a che serve proteggerla? Nemmeno una bomba a disgregazione le farebbe un graffio! Il fatto è che lei sarà anche indistruttibile fuori, ma dentro è come noi, anzi, è molto più buona e gentile di noi tre messi insieme.» Rimuginò un attimo su un esempio che desse più sostanza alle sue parole. «Vi ricordate di ieri, quando ha detto che una volta mi ha spaccato la testa con un pugno? Beh, quello che non vi ha detto è che, dopo averlo fatto, stava per mettersi a piangere. Nel senso: provate a immaginare di essere lei, di poter ammazzare chiunque con un pugno. Ok, quando devi combattere è una figata assurda, ma se una volta, una sola, ti arrabbi con un tuo amico e lo colpisci troppo forte, ce l’avresti sulla coscienza per il resto della vita. È per questo motivo che ha lasciato in vita l’idiota di ieri: perché non vuole superare quel limite. E io farei di tutto per aiutarla a non superarlo, sarei anche disposto ad uccidere al suo posto se fosse necessario.» Fece un altro scatto col capo, cercando di recuperare la sua aria spensierata. «Insomma, nella Brigata ci proteggiamo a vicenda, ma ognuno deve essere protetto in modo diverso. E se vi unirete alla gilda, sappiate che potrete contare sempre su di noi, ma anche noi dovremo poter contare su di voi.»

Gardo’gan era ancora immerso nei suoi pensieri quando un uomo si sedette accanto a Leona e le offrì un altro boccale.

«La ringrazio. A cosa devo il favore?» domandò la felidiana.

«Ho sentito che state cercando degli alleati» spiegò l’uomo, un treant di tipo quercia elegantemente vestito e con il naso lungo quasi dieci centimetri. «Anche noi stiamo cercando qualcuno che ci aiuti nella nostra impresa, ma al giorno d’oggi non è facile trovare qualcuno disposto a rischiare.»

«Non me lo dica» annuì la giovane prima di bere un sorso.

«Il mio nome è Ulysses Dabrinski, sono il capo dei Boia Tagliagole. Posso sapere a cosa puntate?» proseguì la pianta umanoide.

«Leona Asterion, della Brigata delle Bestie Selvagge. Beh, noi puntiamo a qualcosa che potrebbe farci diventare milionari, oppure potrebbe ammazzarci tutti.»

«Sembra interessante. Anche noi puntiamo a qualcosa del genere. Potremmo parlarne in un luogo con meno orecchie in giro, che ne dice?»

«Mi sembra un’ottima idea. Prendiamo una stanza?»

«Naturalmente.»

La giovane chiese alla proprietaria del locale la tessera di una stanza libera e poi imboccò le scale insieme ai suoi compagni, subito seguita da Ulysses e da un paio dei subordinati di quest’ultimo.

Come tutti i treant, il capo dei Boia Tagliagole superava i due metri e mezzo, e il suo portamento fiero non faceva che accentuare la sua statura. Al posto dei capelli aveva delle foglie verdi tagliate con cura, perfettamente in armonia con i tratti severi del viso e con gli occhi ambrati, calmi e riflessivi. Tutto di lui ispirava serietà e competenza: sembrava quasi un illustre docente universitario, una figura pressoché sconosciuta in una città di poveri e disperati come Traumburg.

La stessa Leona, osservando gli abiti formali e di pregevole fattura del suo potenziale alleato, si sentiva quasi in colpa a indossare una semplice felpa senza maniche e dei pantaloni sportivi a mezza gamba.

«Allora, qual è il vostro obiettivo?» chiese la felidiana appena si furono accomodati.

La sala era piuttosto spaziosa e l’illuminazione era diffusa in maniera uniforme dall’intero soffitto. Le pareti rivestite di materiali sintetici ad alta densità avrebbero reso impossibile spiarli dall’esterno e anche le abilità magiche erano neutralizzate da appositi inibitori.

Gardo’gan e Kael erano seduti accanto alla ragazza, attenti ad ascoltare la risposta del loro interlocutore, Alphard invece si stava intrattenendo con un’avvenente elfa dalla pelle bruna facente parte dei Boia Tagliagole.

«Come le ho già detto, quello che ho in mente è qualcosa di tanto ambizioso quanto pericoloso» affermò Ulysses, seduto sul divano di fronte a loro. «Tutte le volte che guardo questa città, la vedo precipitare sempre più verso il baratro, e ho capito che ormai non si può più aspettare. C’è bisogno di un cambiamento radicale, c’è bisogno di qualcuno che possa liberarla dalla sua prigione e darle la possibilità di rinascere. Io e miei compagni siamo tutti determinati a portare avanti questo progetto, ma non possiamo farcela da soli. È per questo che ci servono degli alleati.»

«In pratica volete togliere di mezzo O’Neill» dedusse Kael senza tanti giri di parole.

Ulysses si limitò a stringersi nelle spalle, senza confermare né smentire le parole del coleotteriano. «E voi invece? Qual è il vostro obiettivo?»

«Beh, il nostro obiettivo è molto meno nobile: ci servono soldi e abbiamo trovato qualcosa che potrà assicurarci un ricco bottino. Il problema è che questo qualcosa appartiene ad una persona molto importante e pericolosa.»

«Mi faccia indovinare: l’Uovo dei Sindri. Ho sentito dire che di recente Adolf O’Neill l’ha comprato ad un’asta milionaria.»

«Beh, quello sarebbe senza dubbio un ricco bottino» commentò la felidiana. «Devo dedurre che abbiamo un nemico in comune?»

Il treant sollevò le sopracciglia verdi. «Sembra proprio di sì.»

«Per caso ha già trovato degli alleati?» chiese ancora la giovane. «Io e il mio compagno Alphard ci siamo messi in contatto con alcuni gruppi; loro ad esempio sono due nostri alleati.»

«Oh, allora perdonatemi, pensavo foste tutti membri della gilda. Comunque, certo, siamo in contatto con altri gruppi che, come noi, desiderano realizzare un futuro migliore per la nostra città. Non vi nascondo che alcuni di questi gruppi sono motivati più da desideri personali che da veri ideali, ciò non toglie che il loro aiuto sarà indispensabile al momento dello scontro decisivo. Ovviamente non posso rivelarvi i loro nomi, ma vi assicuro che il momento della svolta è più vicino di quanto immaginiate.»

I due leader, insieme al sauriano e al coleotteriano, continuarono a discutere per quasi venti minuti, studiandosi a vicenda per capire l’effettiva utilità dell’alleanza, e alla fine tutti quanti parvero soddisfatti dall’esito del colloquio.

«Prendetevi pure il tempo che vi serve per riflettere su quanto ci siamo detti, e grazie per avermi dato la possibilità di illustrarvi il mio progetto» disse il treant. Si alzò. «Ora purtroppo devo salutarvi, ho degli impegni che non posso rimandare.»

Leona si alzò a sua volta e gli strinse la mano. «Naturalmente, e grazie a lei per averci interpellati. Le farò sapere quanto prima per la sua proposta.»

Ulysses le rivolse un sorriso amichevole. «Spero di poter contare su di voi. Arrivederci.»

Una volta usciti dalla Botte Ubriaca, i due gruppi si separarono e le Bestie Selvagge ebbero modo di ammirare l’hovercar di derivazione militare dei Boia Tagliagole. Per certi versi somigliava ad un affusolato fuoristrada fluttuante, e nonostante le sue dimensioni poteva vantare una notevole agilità.

Con una punta di invidia negli occhi, i quattro si misero in marcia verso la stazione più vicina, preferendo pensare al fatto che se non altro aveva smesso di piovere. Sebbene fosse ancora pomeriggio, secondo la giornata solare di Wunderwelt era notte fonda, quindi ora che nuvole si erano ritirate, era possibile ammirare un magnifico cielo stellato. Complice anche la pioggia, l’aria era un po’ più fredda rispetto a quando splendeva il sole, in ogni caso una felpa era sufficiente a compensare il leggero calo di temperatura.

«Ehi, Kael, qualcosa non va?» gli chiese Leona notando che il coleotteriano era rimasto indietro.

Questi aprì un portale e con disinvoltura fece sparire il rilevatore multifunzione che aveva in mano. Le luci delle insegne e i pochi lampioni funzionanti lasciavano grandi zone d’ombra, quindi nessuno ebbe modo di accorgersi di quello che stava facendo. «No, niente.» tagliò corto prima di raggiungerli.

Sia lui che Gardo’gan appartenevano a specie più adatte ai climi caldi, ciononostante sia gli insettoidi che i sauriani avevano sviluppato meccanismi di termoregolazione che li proteggevano dagli sbalzi termici, una caratteristica indispensabile per organi complessi e sensibili come il cervello.

«Allora, cosa ne pensate?» domandò la felidiana dopo un po’ che camminavano.

Alphard fece uno scatto con la testa. «Beh, senza dubbio il loro aiuto ci farebbe molto comodo. Il problema è che non sappiamo quanto ci possiamo fidare.»

«Cosa vuoi saperne tu?» sbottò Gardo’gan. «Hai parlato tutto il tempo con quella tipa!»

«Appunto! Ho raccolto informazioni!»

«In ogni caso Alphard ha ragione: ancora non sappiamo cos’hanno davvero in mente» affermò Leona. «D’accordo unire le forze per eliminare il bersaglio, ma non ci ha voluto dire come intende prendere il controllo dopo. Dubito che loro da soli abbiano la forza per farlo, e ancora non sappiamo chi siano i loro alleati. E non guardarmi così: guarda che ce l’ho anch’io il cervello!»

Il sauriano dissimulò il proprio stupore sollevando le braccia e mostrando un insolito sorriso.

«Dai, non stiamo a scervellarci adesso, abbiamo tutto il tempo per discuterne alla gilda» affermò l’ibrido. «Piuttosto, dobbiamo procurarci anche noi un’hovercar blindata come la loro! Avete visto che roba? Non possiamo mica andare in giro coi mezzi pubblici come quattro sfigati! Ne va della nostra reputazione!» Si portò una mano sul viso, colpito da una terribile sensazione. «Oh, però mi raccomando: non fate mai guidare Leona. Si schianterebbe anche col pilota automatico!»

«Gneee…» ribatté lei arricciando il naso, le orecchie basse e i canini in mostra.

Grazie a quel siparietto, i quattro ritrovarono un po’ di spensieratezza, ma nessuno di loro smise di riflettere sulla possibilità di allearsi con i Boia Tagliagole.

L’edificio in cui viveva O’Neill, essendo una ex base militare, era stato progettato per resistere a qualsiasi attacco, senza contare che al suo interno ospitava gli alloggi di decine e decine di uomini pronti ad intervenire in qualsiasi momento. Eppure tutti loro avevano l’impressione che quell’impresa non fosse più tanto folle.

Con i giusti alleati, anche un progetto così ambizioso poteva realizzarsi.

***

Un coro di voci disperate giungeva dal massiccio portone blindato, accompagnato da colpi forsennati. Nella grande stanza, spoglia e pressoché priva di finestre, erano presenti cinque persone fra uomini e donne, tuttavia nessuno accennava al minimo segno di reazione.

«La prego! Ci faccia uscire!» stavano gridando da oltre i battenti.

«Leuw! La supplico!»

«Faremo tutto ciò che vuole! Dica a O’Neill che faremo tutto ciò che vuole!»

All’improvviso le voci divennero urla di paura e dolore, poi piombò il silenzio.

Il licantropo in testa al gruppo, fermo e impassibile davanti al portone, fece partire una chiamata dal suo olo-vice da polso. Aveva un fisico atletico e slanciato, tipico dei dobermann, così come il manto nero focato su cui si intravedevano alcune vecchie cicatrici. Gli abiti che indossava erano di foggia militare: un’eredità dei suoi trascorsi nell’esercito al pari della postura fiera e della ferrea risolutezza.

«Ho dato una lezione a Vithifa e gli altri.»

«Bene. Ti hanno detto chi ha preso le nostre attrezzature?» domandò la voce dall’altra parte del collegamento.

«Dei teppisti di quartiere, hanno detto che si fanno chiamare i “Folgoratori di Traumburg”. Manderò qualcuno a prenderli.»

«Mmh, d’accordo. E assicurati che recuperino le nostre attrezzature.»

«Ovviamente.»

«Ah, Danray, ho una buona notizia: è arrivata l’enersapien[17] che ti avevo promesso, la stanno portando adesso nel tuo appartamento.»

Il licantropo, che dopo aver congedato i suoi uomini aveva lasciato a sua volta la grande sala, non riuscì a trattenere un sorriso di gioia. Non gli era mai capitato di andare a letto con un’enersapien, e non vedeva l’ora di scoprire com’era. «Grazie Adolf, sei un amico.»

«Lo so. Ma vedi di non esagerare: domani mattina ti voglio pronto al solito orario.»

Danray Leuw continuò a sorridere allegramente. «Farò il possibile. Buonanotte, colonnello.»

«Buonanotte.»

Chiusa la chiamata, il licantropo prese una fiaschetta dalla tasca interna della giacca e festeggiò con un lungo sorso del liquido alcolico. Adolf O’Neill era il padrone della città, e dal momento che lui era uno dei suoi uomini migliori, poteva godere di moltissimi privilegi.

Non avrebbe permesso a niente e nessuno di rovinargli la festa.


Note dell’autore

Ciao a tutti!

Credo dire, un capitolo molto ricco di informazioni: qualche ulteriore indizio sul passato (e sul presente) dei protagonisti, sono riemersi alcuni vecchi personaggi (Ulysses Dabrinski) e altri hanno fatto la loro entrata in scena (vi consiglio di tenere a mente il nome di Danray Leuw XD).

Purtroppo, causa impegni universitari, questa volta non ho nessun disegno da proporvi, ma cercherò di riprendere dalla prossima pubblicazione (anche se non so ancora chi disegnare :P).

Come sempre, appuntamento tra un paio di settimane (inizio dicembre) per il prossimo capitolo.

Ciao! :D

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[17] Specie originale di TNCS. Il nome deriva dalle parole “energia” e “sapiens”.
Per maggiori informazioni: tncs.altervista.org/bestiario.



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