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lavoro pubblicato lunedì 5 dicembre 2016
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alla scoperta di se stessi - L'esperienza in Valtellina (Parte 7)

di edo17bosio. Letto 284 volte. Dallo scaffale Pensieri

Giunti in hotel, la receptionist mi mostrò la camera nella quale avrei vissuto per i prossimi 3 mesi. Era una specie di stanza all’interno di una mansarda che avrei dovuto dividere con altri due colleghi. Una stanza piuttosto spoglia e spa.......

Giunti in hotel, la receptionist mi mostrò la camera nella quale avrei vissuto per i prossimi 3 mesi. Era una specie di stanza all’interno di una mansarda che avrei dovuto dividere con altri due colleghi. Una stanza piuttosto spoglia e spartana, con solo tre letti e due armadi.
Cercai di essere forte di fronte ai miei genitori, ma più cercavo di sforzarmi in tale impresa, più mi veniva il magone e la nostalgia nel ricordare la mia cara e vecchia cameretta, così luminosa e accogliente, con le sue comodità e tutte le mie cose; perciò i miei genitori decisero di partire allo scopo di lasciarmi tranquillo per familiarizzare col nuovo ambiente. Nonostante ciò, mi sentii abbandonato a me stesso, ma per fortuna mi ero portato i miei libri, così se il mondo reale fosse diventato insopportabile, avrei potuto nuovamente viaggiare nel tempo e rifugiarmi in un’altra epoca.
Mi ci volle circa una settimana prima di ambientarmi e circa un mese per sentirmi a casa. E’ proprio vero quello che diceva Plutarco: “Con la forza dell’abitudine, anche ciò che per natura è temibile, perde il potere di atterrire.”
Così iniziò un nuovo capitolo della mia vita. Un capitolo che non dimenticherò mai e che cominciò tra i pianti e la disperazione di dover condividere una stanza austera con due perfetti sconosciuti, per poi passare alle risate, all’amicizia e infine alla pace che provai quando fui un tutt’uno con la natura.
Il maitre fu il mio principale punto di riferimento e lo rimarrà per tutti gli anni a venire. Imparai più cose da lui in 3 mesi che non in 5 anni di scuola. Era un amico quando c’era da scherzare e un maestro autorevole quando c’era da lavorare, tuttavia non si permise mai di rimproverare qualcuno in pubblico, ma sempre privatamente e questo lo considerai sempre un segno di intelligenza e di rispetto.
Un giorno durante il lavoro mi si avvicinò e mi disse: “Tu giochi mai a scacchi?” e io piuttosto confuso risposi: “Sinceramente preferisco la dama” e lui mi impartì una delle lezioni più importanti: “Beh vedi il lavoro è proprio come il gioco degli scacchi, nella quale è necessario essere sempre due o tre mosse avanti rispetto alla situazione attuale”.
E’ proprio vero che i datori di lavoro si dividono principalmente in due categorie: il capo e il leader. Il primo è colui che impartisce ordini senza far nulla e probabilmente senza saper nulla. L’altro è colui che impartisce gli ordini, ma che dà l’esempio non tanto con le parole, ma con la pratica. Insomma, c’è Il comandante che combatte in prima linea insieme ai suoi uomini e nonostante viene ferito, trova sempre la forza di rialzarsi per infondere coraggio ai propri subalterni, ma c’è anche quello che impartisce gli ordini dalle ultime file e in caso di disfatta è il primo a darsela a gambe e ad incolpare i soldati.
Da quel momento capì che avrei voluto lavorare per un leader, ma capì anche che ognuno di noi può diventarlo, che sia l’addetto alle pulizie o il direttore d’albergo, non ha importanza il ruolo, quanto il modo di approcciarsi con i propri colleghi e così mi sforzai di essere anch’io un leader, sia per gli altri che per me stesso...


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