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lavoro pubblicato domenica 4 dicembre 2016
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il curioso caso del genere umano: parte prima

di Slevin. Letto 371 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Gli uomini hanno rappresentato iconicamente la gelosia nell'essere uguali, la brama di invidia che acceca affinché non si posseggano le stesse opportunità.


In principio era una scrivania vuota, accompagnata solamente da un foglio bianco.
Non è chiaro chi lo abbia compilato, chi abbia disegnato il perfetto progetto finale, né si hanno idee vaghe di quale sia stato lo strumento per la scrittura.
Nel giro di una settimana - questo è ciò che conta - si ebbe finalmente un meccanismo perfettamente funzionante che necessitava solamente di qualche ciclo geologico per lavorare correttamente, nonché dell'impegno di chi si sarebbe occupato della stesura.
Il Centro Storico Universale, dopo molto tempo, è quindi riuscito a completare il disegno abbozzato secoli fa ed è lieto di presentare lo studio completo di una delle prime razze dell'universo, la cui fallacia è stato elemento di discussione per molto tempo:
il CSU è lieto di presentare uno studio analitico riassuntivo di quella specie evolutasi erroneamente, o precocemente, dalla scimmia; il curioso caso del genere umano, oggetto di miti e leggende a causa delle proprie caratteristiche.

Nello scorrere singhiozzante il respiro della natura aveva adagiato su di una qualche orbita un cristallo di brina; il quale avrebbe poi, evidentemente, generato quell'ammasso di fango e detriti tanto odiato dai suoi stessi abitanti. Certamente in quella rapida condensazione quel velo di rugiada avrebbe potuto conservare informazioni meno vagheggianti; allora forse le canute creature non avrebbero ritenuto d'esser parte della sola goccia d'acqua nell'universo, indissolubilmente unica e differente, fonte suprema d'ogni sorta di vita.

Molti studiosi hanno ritenuto che fosse questa imperitura convinzione ad aver portato alla follia la stirpe di tali esseri: da ciò iniziarono conseguenzialmente a credere che ogni atrio polmonare della natura, ogni pulsione alla base di ogni suo respiro, la sua stessa essenza, avessero come scopo la loro nascita ed evoluzione.
I folli più egocentrici iniziarono a credere che l'esplosione di vita che ebbe l'universo, che il movimento, il tempo e lo spazio, avessero tutti lo scopo di portare alla nascita proprio tali individui, che tanto ritenevano d'essere unici e fondamentali.
Indubbiamente non si può negare non fossero fondamentali - molecole d'idrogeno all'interno d'una goccia d'acqua, in un oasi incastonata nel nulla - ma la follia risiedeva in quella credenza che sempre più s'andò diffondendo: che ognuno di loro fosse il primo fra tutti, superiore agli altri e, dunque, a tutta la galassia.
L'ironico aspetto di quella faccenda umana era che, nonostante questa credenza, il loro sistema vitale era basato sul deframmentare i propri bisogni in meccanismi comunitari che ne avrebbero facilitato il conseguimento: eppure un sistema egualitario o equiparato sembrava sfigurare a tal punto l'orgoglio di quei tali folli supremi, che lo stesso era il principale oggetto di critica.
Ultima scala dell'universo, convinta di esserne la prima; sottomessi ad un sistema di comodità, ma talmente comodi che si permettono di devastarlo, sviliti dalla fondamentale figura ideologica che loro stessi rappresentano. Potrebbero apparire come buffi animali questi uomini, ma rappresentano
iconicamente la gelosia nell'essere uguali, la brama di invidia che acceca affinché non si posseggano le stesse opportunità.



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