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lavoro pubblicato domenica 4 dicembre 2016
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

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Project Poron - 00000100

di Momy93. Letto 369 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Era la prima volta che vedevo quella base, ed era molto diversa da come me l'ero immaginata.Mi aspettavo un luogo super tecnologico, enorme, con monitor ovunque, cose olografiche, super computer ... una cosa tipo CSI.Invece no, era una stanza completam...

Era la prima volta che vedevo quella base, ed era molto diversa da come me l'ero immaginata.
Mi aspettavo un luogo super tecnologico, enorme, con monitor ovunque, cose olografiche, super computer ... una cosa tipo CSI.
Invece no, era una stanza completamente bianca, con al centro un tavolo rotondo, sopra il quale c'era un notebook nero. Sembrava l'avesse arredata Andrea Bocelli in persona.
Gabriel tornò dentro insieme a Jhora, ed era vestito esattamente come lei, jeans, dolcevita bianco e il giubbotto in pelle azzurro.
"Ecco il tuo giubbotto Assan! Spero che ti piaccia, è stata una mia idea."
Era tutto azzurro, con sul retro un'enorme farfalla, con le ali rosse, bordate di azzurro e con due rombi dorati per ogni ala, il corpo nero e due palline rosse all'estremità delle antenne. La stessa che era apparsa il giorno del nostro incontro.
Stavo ancora cercando di capire come mai mi sembrava di conoscere quella farfalla da sempre, quando Tullio iniziò a raccontarmi tutto quello che era successo durante la mia assenza.
Quel giorno nel negozio di vestiti, nel breve istante in cui scesi giù per controllare, su consiglio di Jhora, lei ebbe il mio stesso tipo di schizzo.
Gli occhi le diventarono completamente bianchi, e iniziarono a lacrimare entrambi.
Prese Tullio e Gabriel per mano, e in quel momento fu come se comunicarono con qualcuno.
Però non erano in grado di dire che voce avesse, che parole stesse usando o il suo aspetto. Più che parlare con qualcuno, era stato come un invio di informazioni, una comunicazione a baudrate infinito.
Le informazioni ricevute riguardavano i loro poteri. Gabriel era il superUser della materia, poteva scomporla, ricomporla e controllarla. Però non gli è concesso farlo su esseri umani.
Tullio era il superUser del tempo e dello spazio, poteva controllare la velocità di movimento di cose e persone, e accorciare o allungare le distanze percorse da essi facendoli passare attraverso quei cerchi che avevo visto apparire più volte in questi giorni e il giorno del nostro incontro, che si chiamavano "link".
Non gli era concesso però modificare la coppia di coordinate spaziotemporali sfasandole. Non sapevamo cosa volesse dire.
Jhora invece era la superUser delle informazioni, poteva leggere nella mente e comunicare telepaticamente, ma non doveva modificare i ricordi delle persone cancellandoli, aggiungendoli o ripristinandoli.
La notte in cui ci incontrammo per la prima volta, avevano usato inconsciamente i loro poteri.
Il tempo non si era fermato, era Tullio che aveva solo rallentato la zona circostante a noi.
Era stato sempre lui a farci superare le auto della polizia facendo apparire un link.
Non essendo però cosciente di quello che stava facendo non era riuscito a farci uscire dalla seconda estremità del link alle spalle delle due pattuglie.
Gabriel fu quindi costretto a scomporci per poi ricomporci alla fine del link. Tutto inconsciamente.
Aveva scomposto e poi ricomposto ben 4 esseri persone, e probabilmente per questo poi svenne.
Oltre a venire a conoscenza dei loro poteri, ricevettero anche l'informazione di quello che stava succedendo al piano di sotto, e come comportarsi per scampare il pericolo.
Jhora cadde a terra priva di sensi, la ricezione di tutte queste informazioni era durata meno di una frazione di secondo.
Gabriel aprì un buco nel muro e Tullio creò un link su di esso, che portava sulla strada sul retro del negozio per poter uscire. Una volta giunti giù richiuse il buco.
Quando l'uomo armato arrivò nel corridoio, Gabriel ci raggiunse grazie ai poteri di suo fratello, polverizzò la pistola del nemico e ricoprì il suo braccio del materiale di cui era fatta per potenziare il suo pugno.
Dopo che io e quel bambino che aveva appena perso la madre, smettemmo di urlare, ci accasciammo a terra, e sia sua madre che la commessa si alzarono. Erano tornate in vita.
La gente che fino all'istante prima era sconvolta e terrorizzata, riprese tranquillamente le proprie attività.
Ricominciarono a fare acquisti come se non fosse accaduto nulla.
Il sangue, il braccio mozzato, erano completamente scomparsi ed era tutto in ordine.
Però io e il bambino eravamo ancora per terra incoscienti, quindi i clienti si accorsero di noi e cominciarono a controllare se stessimo bene.
Gabriel, non sapeva cosa fare, era ancora scosso dalla scena cruenta alla quale aveva appena assistito.
La decisione fu ben presto presa quando vide arrivare la polizia, tornò al piano superiore dove trovò suo fratello che nel frattempo era ritornato su.
Lui avrebbe voluto venire a salvarmi, ma non potevano perché aveva lasciato Jhora ancora svenuta sul ciglio della strada e in più ora c'era anche la polizia. Non avevano altra scelta che andare via.
"E quindi cosa avete fatto in questi due giorni?"
"Due Giorni? Amico oggi è martedì 13 Gennaio! Sei rimasto svenuto per un bel po'"
Decisero di tornare al Dirty Kebby ma sorpresa delle sorprese, non c'era più, e al suo posto c'era un ottico. Come se non fosse mai esistito.
Decisero quindi di andare a casa mia, ma anche lì un'altra surprise, c'era un'auto della polizia parcheggiata davanti.
Per loro fortuna non molto lontano c'era anche la mia Mustang, e la usarono per fuggire.
"Aspetta, come avete fatto a guidarla se le chiavi ce le ho io?"
"Le chiavi ce le avevi tu?"
"Certo, e non ho nessuna copia. Adesso che ci penso Gabriel, come hai fatto oggi a guidare fino a qui?"
Gabriel mi mostrò la chiave che avevano usato, ed era identica alla mia. Il colore, gli strisci, il portachiavi a forma di Totoro, erano perfettamente uguali.
"Le ho trovate già inserite, ho solo messo in moto e siamo andati via"
Andarono quindi alla base segreta di loro padre, ma la feed di surprises non era ancora finita.
Entrano nella casetta, accedono dal passaggio segreto ma non trovano nulla di quello che ricordavano.
Computer, monitor, tavoli, documenti, macchinari, le altre stanze, era scomparso tutto.
C'era solo una stanza bianca con un tavolo con sopra un computer.
Posarono giù Jhora, e andarono a controllare oltre la porta all'altro lato della stanza, e super barbatrucco, si ritrovarono nella stanza sul retro del Dirty Kebby, dove Ahmed teneva tutte le scorte.
Con una porta venivano praticamente annullati 40 km di distanza.
Non ci credetti e volli alzarmi per andare a controllare di persona.
"Aspetta, non ho ancora finito di spiegare."
Lì incontrarono Ahmed e gli chiesero informazioni a riguardo, ma lui disse di non sapere nulla.
Però era ovvio che non poteva non sapere dove portasse quella porta, quindi stava certamente mentendo.
Loro provarono comunque a parlare seriamente, ma lui continuava a ridere e scherzare aggirando sempre il centro dei discorsi.
Portarono Jhora al piano di sopra dove viveva Ahmed, e la stesero su un letto.
Gli raccontarono tutto quello che ci era successo, ma lui non era incredulo o sorpreso, gli credette al primo colpo nonostante fosse una storia così inverosimile.
Gli propose di restare da lui e di lavorare nel locale, in cambio li avrebbe allenati sulle colline di Varino per imparare a controllare meglio i loro poteri.
Pareva sempre di più che sapesse tutto di questa storia, ma quel konoyarou non voleva dire niente.
"E ora passiamo a questo computer"
Era un hp nero con windows 7.
Nonostante non fosse collegato alla corrente elettrica, in tutti quei giorni non si era mei scaricato o spento nemmeno una volta, e riusciva ad accedere a internet anche senza connessione WiFi, ethernet o qualsiasi altro tipo di connessione.
"Aspetta, se al posto del Kebby c'è un ottico, dove si trova questo che è al di la della porta?"
"Ma che cazzo, fammi finire di parlare del computer! ci sarei arrivato dopo. Comunque il Kebby è sempre lì dov'è. Matteo ed Eleonora sono i superUser della GUI, e possono creare delle illusioni. Quel giorno lo avevano fatto sembrare un ottico.
Ogni volta che Jhora sente con il pensiero che ci sono i Kanja nei dintorni, loro camuffano il locale in qualcos'altro"
"Aspetta pian co e bombe, quindi anche loro sono coinvolti in tutto questo? Sono stati i Kanja a fare tutto questo?"
"Ma porca puttana, fammi finire di raccontare del PC!"
Per il resto funzionava come un normalissimo notebook, almeno fino a tre giorni prima, quando da sola si apri una finestra del prompt dei comandi con scritto
"icek> ospedale s. paolo secondo piano stanza 404".
Era il luogo in cui ero ricoverato.
Tullio andò a verificare in ospedale, ed effettivamente mi trovavo lì.
Si presentò come un mio amico, e i medici gli spiegarono che qualcuno mi aveva lasciato davanti all'ospedale privo di sensi.
Loro oltre a ricoverarmi, chiamarono anche la polizia, che gli disse che ero un ricercato per omicidio, e che mi avrebbero portato via una volta ripresomi.
Rimasi a letto per tutti quei giorni, ma i medici non seppero né che cosa avessi, né come curarmi.
Non ero ne svenuto, ne in coma, ma stavo semplicemente dormendo, e boia l'orso non c'era modo di riuscire a farmi svegliare.
Il giorno stesso in cui fui portato in carcere, apparve un altro messaggio sulla finestra di prompt con l'indicazione del mio posto di reclusione.
"icek> casa circondariale di monsano terzo piano cella 32b"
"Ma in tutto questo tempo Jhora era ancora svenuta?"
"Fammi finire di raccontare!!!"
"Si ma stai calmo, non ho mica offeso un tuo parente"
"Co...cosa c'entrano i miei parenti adesso? comunque si è svegliata il giorno dopo, e ha iniziato a comandare tutti a bacchetta, costringendoci a vestirci in questo modo orribile..."
"Cosa hai appena detto dei bellissimi vestiti che ho realizzato con così tanta cura per tutti voi???"
"Aia! Ma lo vedi come ci maltratta?!"
"E tu Gabriel, hai qualcosa da ridire sulle nostre uniformi?"
"No no, sono già stato picchiato abbastanza per oggi"
"Che cosa ti è successo Jhora? L'ultima volta che ti ho vista eri così aggraziata ed innocente, mentre adesso sei più manesca di un grizzly a cui hanno rubato il cestino della merenda"
"Sul serio pensi che io sia manesca, Assan? Mi dispiace, cercherò di essere più gentile"
"Ma perché con lui sei così gentile???"
"Hai per caso qualcosa in contrario?"
"No no.."
"Si ma anche tu Cesare, te le vai a cercare però éh"
"Coooooomunque, tornando alla storia..."
Decisero quindi di venire a salvarmi.
Jhora non poteva venire perché doveva rimanere per controllare un possibile arrivo dei Kanja insieme a Eleonora e Matteo.

"Aspetta, ma come hanno fatto Matteo ed Eleonora a sapere dei loro poteri a saperli già usare?"
"Lo ripeterò una sola volta, lasciami finire!!!"
Gabriel non voleva venire a salvarmi dopo quello che mi aveva visto fare nel negozio, ma Jhora lo costrinse ad andare insieme a Tullio.
"E questo è quello che è successo a noi in questi giorni. Ma ora veniamo a te Assan, perché non ci dici chi sei realmente?"
"Io?"
"No, staltro. Certo che sto parlando di te"
"...vorrei saperlo anch'io..."
"Abbiamo fatto delle indagini, e a quanto pare eccetto chi lavora di la, nessuno ti conosce qui a Monsano.
Però se è vero che nessuno ti conosce, perché quel giorno quando i poliziotti sono venuti a casa tua, ti hanno chiamato per nome?
Com'è possibile che a venti anni, tu possa permetterti una Mustang, un locale, una casa e un passaggio sotterraneo?
Ma cosa più importante, ci spieghi perché tutto questo ci è sembrato normale e non abbiamo fatto nemmeno una domanda a riguardo? Casa tua non è casa tua, a quanto pare ci abitano Silvia Bertoncello e Francesco Fanton, che sono stati uccisi la sera del 31 Dicembre. I loro corpi furono poi ritrovati seppelliti nel loro giardino.
Non avevano figli. I vicini consegnarono alla polizia una foto dell'assassino allontanarsi dal luogo del delitto. Una persona corrispondente al soggetto nella foto, venne trovata ricoverata in ospedale. Quella persona eri tu.
Allora? Non dici niente?"
Non sapevo che cosa rispondere, ero ancora sconvolto da tutto quello che avevo appena sentito.
Non avevo più nessuna certezza, non sapevo più chi fossi, da dove venissi o quale fosse il mio obbiettivo.
"non...non lo so neanch'io. Cioè sono confuso, non mi ricordo niente, non capisco più un cazzo..."
"Allora rispondi a questa domanda, qual è il tuo cognome?"
Anche a questa domanda non seppi dare risposta.
Ma non era questa la cosa più eclatante, perché a quanto pare nessuno di loro si ricordava il proprio cognome, e come me non si ricordavano praticamente nulla del loro passato.
"Però c'è un però. Ci ricordiamo nome e cognome di nostra madre, ma di nostro padre ci ricordiamo solo che si chiama Ivan di nome. Quindi Io, Gabriel, tu, Jhora, Eleonora, Marco, nostro padre, e suppongo anche Ahmed, visto che non ha mai voluto dircelo...noi tutti che siamo senza cognome, probabilmente veniamo dallo stesso posto e siamo legati in qualche modo".



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