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lavoro pubblicato domenica 4 dicembre 2016
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Balloon

di carmenmayaposta. Letto 447 volte. Dallo scaffale Amore

https://www.facebook.com/carmenmayaposta/ https://carmenmayaposta.wordpress.com/ BALLOON  Non so come questa giornata sia giunta alla sua fine, ne come tutte queste ore siano finite esaurendosi. I secondi sono andati avanti da soli,...

https://www.facebook.com/carmenmayaposta/

https://carmenmayaposta.wordpress.com/

BALLOON

Non so come questa giornata sia giunta alla sua fine, ne come tutte queste ore siano finite esaurendosi. I secondi sono andati avanti da soli, senza di me, sono scappati eludendo ogni impegno.

Cosciente che qualche cambiamento stava avvenendo in modo troppo rapido perché io potessi gestirlo con calma, ho deciso che li avrei dominati io i minuti.
Avevo bisogno di riassettare l’ora, di far ordine nella mia scatola del tempo così mi son fermata incurante del resto.

Osservandomi attorno, mi ritrovai in un luogo sconosciuto, mai visto prima.

Camminavo all’interno di una stanza bianca, eterna, senza spazio. Consumando parole e passi, che tracciavano la mia trasformazione : anche io mi stavo lentamente svuotando, abbandonando il mio contenuto, diventavo bianca come quelle mura invisibili che mi separavano dal mondo.

Diedi alcuni passi indietro, fino a quando mi resi conto della mia direzione. Mi stavo portando in un luogo poco sicuro, andando incontro ad una azione pericolosa, una di quelle che sono senza ritorno.

Dovevo agire il prima possibile, così scrutai all’orizzonte la linea del tempo che avanzava senza badare al resto e mi misi ad inseguirla per non perderla di vista. Cercai di ritornare al ritmo di sempre, essere parte del mio presente per non perdermi in vettori ormai vissuti.

Mentre saltavo gli ostacoli immaginari, di quello che poteva definirsi un campo di entropia inosservato chiamato passato, ho deciso di soffermarmi per un attimo in un immagine da cui forse fuggivo da tanto. Una assenza di coraggio che non avevo mai avuto il tempo di analizzare, né tanto meno di comprendere, vedendo i miei perché e i miei per come; sapevo solo che vi era qualcosa di inconcluso. In questo modo, ogni volta tornava da me. Senza seguire nessuna regola, nessun ordine, presentandosi saltuariamente in momenti casuali della mia vita sotto forma di oniriche rievocazioni.

Così mi vidi riflessa, in quel lasso presente, futuro e passato.

In tutti e tre il mio sé si proiettava nelle sembianze di una bimba spensierata che scrutava la sua esistenza da un balcone; se ne stava lì senza prendere nessuna decisione, in quel campo così articolato che era per lei dare e ricevere amore.

Ed ecco che le passava fra gli occhi il grande palloncino d’elio. Era lo stesso palloncino che aveva visto in mano a quell’altra bimba dai capelli rossi, tanti anni prima.

‘Che bimba fortunata’ aveva pensato fra sé e sé. Per alcuni secondi o addirittura giorni, anche lei lo aveva avuto vicino, lo aveva quasi tenuto fra le sue mani per qualche effimero istante; ma non era la stessa cosa. Ritenne che non fosse giusto, che quel palloncino apparteneva a qualcun’altro e che il momento non era quello adatto, così lo ridava a chi aveva il diritto di gioirne.

Era bello, pieno di colori sgargianti, libero fluttuava lasciandosi trasportare dal vento; così lo aveva rivisto dopo tanto tempo viaggiare sopra la sua testa ed i tetti di tante città.

Ogni volta che lo vedeva scendeva di corsa le scale, uscendo dal portone, seguiva la scia che tracciava nel cielo blu del bel paese. Correva fino a raggiungere quel marciapiede fatto di San Pietrini dell’antica Roma, cadeva a terra, si rialzava, ma era troppo tardi ormai, aveva perso di vista il palloncino, di nuovo.

Questa scena si ripeteva continuamente.

Le sembrava sempre di non essere in tempo, di non riuscire ad adattarsi ai movimenti di quei colori, come se nessuna delle circostanze fosse quella adatta.

Era giunta alla conclusione in cui si rendeva conto che forse lei non lo meritava quel palloncino, era appunto inadatta, o semplicemente non doveva essere suo, non era il destino, bisognava solamente accettare il corso naturale delle cose.
Altro non era se non una errata sintonizzazione di frequenza che non li faceva mai coincidere nello stesso luogo alla giusta ora.

Avevo raggiunto ansimando la linea del presente e prima di varcarla definitivamente ed uscire dal candore, decisi di dare una ultima occhiata a quella bambina.

La vidi che osservava il palloncino. Ma questa volta non scorrazzava in giro.
Era ferma, quieta, non azzardava un movimento, i suoi grandi occhi fissavano gli eventi.

Un altra graziosa fanciulla teneva legato alle sue docili dita il cordone fatto di spago che la univa alla vivace camera d’aria. Li guardò per un attimo, sfilando una qualche manciata di invidia dalle sue tasche, che buttò a terra nella ghiaia del recinto vicino.
Più passavano i secondi e più si rendeva conto che andava bene così.
La bimba sembrava contenta e il palloncino era al sicuro fra i palmi di quelle mani.

Non sapeva se qualcosa sarebbe cambiato, accettò quella verità, la sorte aveva deciso che così era come dovevano andare le cose.

Fu felice di rivedere il palloncino e pensò che forse quella era la loro (s)ventura, osservarsi da lontano con un sorriso, si tenevano collegati attraverso una sincera stima reciproca, il flashback di una piccola tartaruga sul collo ed un antico barlume d’affetto che s’era oramai sparpagliato fra i prati di Villa Borghese, un divertente spettacolo di teatro, delle note di chitarra, racconti etilici al Burger King di San Paolo ed un qualche bar ormai chiuso a Trastevere.

Se per (s)fortuna fosse volato via nuovamente fra gli impeti del vento, lei sarebbe stata li pronta ad aiutarlo, accoglierlo e salvarlo.

Mi voltai lasciandomi alle spalle questa immagine, feci un passo lungo di fronte a me e mi infilai nell’adesso.

Le pareti ripresero il loro essere materico, quattro frontiere giallo pastello delimitavano la mia proprietà, la mia camera da letto. Di fronte al materasso una grande foto con una goccia d’acqua ed una foglia verde, immagini di momenti felici attaccati con lo scotch su una colonna, l’ametista appesa al lampadario, il fumo dell’incenso percorreva lo spazio, il parquet riscaldava l’arrivo dell’inverno, la luce tenue e rilassante della mia camera s’era affievolita così mi resi conto che era giunta sera e con essa il momento di abbandonarmi ad un profondo sonno con questo bel ricordo.

https://carmenmayaposta.wordpress.com/2016/12/04/balloon/


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