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lavoro pubblicato sabato 3 dicembre 2016
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Hunter (n°2 - Un'ombra di troppo)

di Paolainthewood. Letto 382 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quante volte mi sono accecata col piccolo pettine del mascara. E quante volte ho dovuto pulire le lenti a contatto del mascara nero. A volte sono un po' assonnata. Capita. Quella sera ero un po' in ritardo, la signora Carlson, dopo le 23, mi aveva chia.....

Quante volte mi sono accecata col piccolo pettine del mascara. E quante volte ho dovuto pulire le lenti a contatto del mascara nero. A volte sono un po' assonnata. Capita. Quella sera ero un po' in ritardo, la signora Carlson, dopo le 23, mi aveva chiamato almeno 10 volte il mio numero, e io, da vera professionista che si rispetti, ho impostato il cellulare in modalità silenziosa e sono andata a dormire un'ora prima, non curante delle emergenze. Non ho orari fissi, non sono amante della routine, ma mi piace molto dormire.

Il taxi arriva sotto casa tra 5 minuti.

"Un caffè?" "Magari dopo Katy, per ora sono apposto" "Non mi sento bene, non credo passerò l'esame". E scomparve nella porta...chiusa. La mia coinquilina è uno spirito inquieto. Scelse di togliersi la vita quattro anni fa in una delle stanze del palazzo. Ricordo l'articolo sul giornale, non sopportava di non aver passato l'esame più importante della sua vita e di aver deluso i genitori. Non si era data una seconda possibilità. Vaga in vestaglia per i corridoi del palazzo, qualche volta ci parlo. Penso riesca a percepirmi, non sempre, ma non sono sicura se mi risponda o parli semplicemente da sola. Ho provato a farle fare il trapasso, ma c'è un nodo che non riesco a sciogliere. Alcuni spiriti rimangono bloccati nella fase della loro vita in cui pensano di avere una possibilità diversa all'ultima che scelgono.

Un uomo sull'1.90 mi apre l'elegante porta di villa Carlson. Noto una sottile somiglianza con i tratti della Signora Carlson, potrebbe essere il fratello. Mi scruta da capo a piedi, con aria sospetta. "Ehm" si gira indietro cercando la sorella, come per incrociare il suo sguardo "Dov'è il suo collega?" mi chiese. Non credo avesse capito che la soluzione a tutti i suoi mali era la giovane ragazza che non arrivava al metro e settanta, che aveva di fronte, e non un uomo alto e muscoloso. La perspicacia non era una dote della famiglia. Doveva essere sicuramente il fratello.

Io sapevo cosa era successo al salotto, la sala con maggiori apparizioni o presenze. metà dei mobili rotti e ammassati contro un muro, come se un uragano ci fosse passato sopra. Purtroppo il divano era rimasto intatto. Non si poteva dire la stessa cosa del pianforte. Che peccato.

"Tutti i fenomeni fisici sono accaduti solo in questa stanza, ma insisto comunque che dobbiate abbandonare la casa almeno finchè non avrò risolto il problema. Non è sicuro rimanere". Il caro marito morto Timothy prediligeva sicuramente il salotto come luogo di attività, non capivo il perchè ma dovevo fare almeno un tentativo di passare dall'altra parte, e farmi notare da lui. Questo è l'unico caso in cui mi piace intromettermi in un matrimonio.

Una ragazza più o meno della mia età ci raggiunse in salotto con un borsone. "E' evidente che zio Timothy non mi vuole in casa. Io vado da Jamie". Il pianoforte era il suo, così come la risolutezza eccessiva nel trarre conclusioni affrettate nei confronti del vecchio Timothy. Ma almeno dimostrava quel carattere e risolutezza che all'apparenza mancavano agli altri membri della famiglia che avevo conosciuto. Rachel era la nipote della signora Carlson, e il pianoforte era l'unica cosa a cui teneva, che le era stata lasciata in eredità dai suoi adorati nonni. Giuro, poteva essere una sciocchezza, ma ero curiosa di sapere anche la storia del divano.

"A suo marito piaceva il divano signora Carlson?", "Mi scusi?" . Eppure parliamo la stessa lingua. "Non ho tempo per ripetere ogni frase bizzarra due volte. Si o no?". "Lo ha comprato lui...era il più costoso del negozio. Perchè me lo chiede?". Diciamo che poteva avere un senso, ma non spiegava al 100% perchè fosse ancora nella sua stessa posizione e senza un graffio.

Il Signor Timothy mi è stato descritto come una persona tranquilla, un uomo d'affari. Un leone in campo, che lasciava però, tutta la sua ferocia in ufficio per poi rivelarsi taciturno e dedito alle letture ma allo stesso tempo disponibile nei confronti dei suoi familiari, una volta chiusa la porta di casa. Cosa lo rendesse così irrequieto è un mistero. Per la mia esperienza, i misteri non hanno molto senso, e spesso sono più grandi di quanto si pensi. Qualcosa non mi convinceva.

Ogni volta che preparo tutto, mi sembra quasi come la prima volta.

Spediti non so dove tutti gli abitanti della casa, aperte tutte le porte interne della casa, e oscurate tutte le finestre, mi sistemo nella stanza più infestata di tutte. Sono al centro della tana del diavolo, tutto può entrare e difficilmente uscire. L'atmosfera non è molto lugubre, come in altri luoghi in cui sono stata. La solita sensazione di terrore, diventata molto familiare negli anni, è paragonabile al prurito che sento quando l'orologio mi stringe troppo il polso. E' presente ma non è poi così importante.

La prima volta in assoluto che feci un esercizio di trapasso ed entrai in contatto, mi spaventai tanto. Incontrai per la prima volta in assoluto il mio vecchio amico Terrore. Cominciai ad urlare, scappai dalla casa infestata a gambe levate o comunque con qualsiasi altro arto utile, non curante nemmeno di poter essere accusata di reato di incendio colposo, e non tornai mai più. A malincuore da quel giorno smisi di dire la mia frase cult ai clienti, "Non vi preoccupate, siete in buone mani".

Ed eccolo di nuovo anche in questa circostanza, Terrore. "Ben tornato. Hai sempre gli stessi vestiti. Ora vai e preparami un caffè". E' il mio assistente, o meglio la mia segretaria. Quando voglio esorcizzare qualche paura o sensazione spiacevole, penso alle cose veramente utili che mi servirebbero in quel momento, e mando le altre cose inutili a prenderle.

A luci spente e circondata da sei candele accese, sovrastata dal solito senso di angoscia, dalla sensazione di presenze e con Terrore lontano dalla stanza che mi prepara una bevanda calda, potevo addentrarmi negli stessi e altri luoghi della casa.

Tutto cominciava ad essere più chiaro man mano, e mi ritrovai nella stessa stanza, stavolta vuota. Un dolore e una rabbia immensa mi pervasero. E nonostante avessi un paio di bollette da pagare e l'idraulico da contattare, nessuno di loro due poteva essere mandato a risolvere queste faccende al posto mio. Questo perchè non erano mie sensazioni e sentimenti. Erano quelli di qualcun altro. Così chiari, trasparenti, impalpabili, ma penetranti. E sentivo freddo e caldo allo stesso tempo. E non c'è un solo spettro in questa casa, ce ne sono ben due.



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