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lavoro pubblicato sabato 3 dicembre 2016
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Ampia zona Grigia - parte 7

di Argail. Letto 271 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La pioggia continuava a cadere mentre mi mettevo in guardia.-Bene ragazzo. Preparati a combattere. Questa sarà una guerra tra mostri, e ricord...

La pioggia continuava a cadere mentre mi mettevo in guardia.

-Bene ragazzo. Preparati a combattere. Questa sarà una guerra tra mostri, e ricordati che tra mostri non vince il più forte. Ma il più cattivo!-

Ci fu un grandissimo fulmine e, Godar mi era già balzato addosso. Lo vidi in tempo, facendo leva con la spada riuscii a farlo volare sopra di me. Subito mi catapultai su di lui, ma con una violenta zampata, assieme ad un ringhio che mi fece volare indietro di alcuni metri. Superai il ponte; mi ritrovai sulla piazza davanti la chiesa. Di nuovo il ringhio e vidi Godar arrivarmi addosso, mi travolse come un treno in corsa. Stavolta finii contro un muro. Godar torreggiava su di me, con la mascella strinse il mio braccio: ricordo che mi smosse non so per quanto tempo, poi mi lanciò in aria e con entrambe le zampe infilò gli artigli nel mio petto, mentre a mezz'aria mi spingeva verso terra.

Pietre… Dolore… Tanto dolore! Il sangue usciva a fiotti e non riuscivo a fare nulla.

E' troppo forte! Vedo la sua bocca avvicinarsi alla parte scoperta della mia testa, vorrà staccarmela. E non riesco a fare nulla… No! Maledizione! Non posso morire così…

Cosa sono venuto qui a fare?! A morire per nulla.

Improvvisamente, una sorta di elmo con tanto di corna e visiera, si formò nella parte alta della mia testa, ero tutto bardato adesso. Ma non bastava… Istintivamente cercai di fare quanto mi aveva insegnato Baldur. Il mio braccio sinistro diventò una specie di dinamo emanante lampi viola. Colpii Godar, senza pensarci un attimo, che rimase folgorato. La mia spada divenne a forma di falce, più enorme della precedente. La sua lama prese fuoco blu, con essa balzai verso Godar colpendolo in pieno: facendogli saltare buona parte della sua armatura, cercò di reagire con una zampata in pieno volto, ma non servì. La falce cambiò forma divenendo una lancia: dalla punta che sembrava poter fondere qualunque cosa. Tagliai entrambe le sue zampe anteriori. Godar saltò in aria, cercando di sfuggirmi, ma balzai raggiungendolo in un attimo. Mentre stavamo ancora in aria, nuova conformazione: un martello stavolta. La potenza era tale che a seconda del movimento anche le gocce di pioggia cambiavano direzione. Prima una martellata sulla mascella, poi sulla schiena, e ogni volta una tempesta di pioggia lo investiva. L'ultima martellata sulla testa lo fece finire a terra. E ora… La mia arma tornava ad essere uno spadone. Un fulmine dal cielo, illuminò la mia figura coperta di ferro, con corna, quasi demoniaca in quel momento.

-Questo è per Baldur!-

Andai in picchiata contro Godar, la spada bevve il suo sangue dividendogli in due la testa, nello stesso istante un fulmine bluastro cadde giù dal cielo carbonizzando la sua figura, e distruggendo le pietre del pavimento della piazza.

Quando mi rialzai, di Godar era rimasta solo una figura quadrupede nera, senza più un filo di vita.

La pioggia continuava a cadere sulla corazza che ormai era la mia pelle. Non avevo davvero più nulla di umano… Stoppai il pensiero, non era quello il momento.

Andai verso la porta della chiesa.

Cercai di aprirla. Chiusa a chiave. Da queste parti sembrava davvero impossibile usare le buone maniere.

Un violento calcio e le due pesanti ante si aprirono, ed entrai nella chiesa.

L'interno era largo e sterminato quasi, non c'era nulla. Nessun arredo, diverse colonne che sostenevano il soffitto dai molti rilievi e curvature grigie. Camminai, camminai verso il fondo della sala, i miei passi risuonavano pesanti, intonando una campana a morto.

Su un trono fatto in legno c'era una persona adagiata pigramente, notai una seconda al suo fianco, tenuta un ginocchio come un cane.

Una nera e l'altra bianca.

Le avevo riconosciute entrambe: Darkoda e Aurora. La prima abbastanza seccata, la seconda molto sofferente. Arrivato a pochi metri da loro, mi presero dei dolori; poi l'elmo cornuto si tolse lasciando libera la parte superiore della mia testa.

Guardai Aurora. Era proprio lei. Finalmente l'avevo raggiunta. Portai avanti la mano, i suoi dolci occhi s'inquietarono. Già non mi guardava bene, dopo il mio gesto s'inquietò ancora di più.

Si ritrasse spaventata.

-Aurora…-

-Stammi lontano…- disse con un filo di voce, mentre le lacrime sgorgavano dai suoi occhi.

Non avevo sentito male?! Davvero mi aveva detto una cosa del genere?!

Lei?!… A me?…

Neanche riusciva a guardarmi.

Spostai gli occhi su Darkoda, aveva visto tutta la scena, i suoi occhi esprimevano rassegnazione. “Come volevasi dimostrare”, sembrò dire.

-Tu!- le puntai il dito contro. -Cosa le hai fatto?!-

-Assolutamente nulla-, replicò senza scomporsi.

I suoi occhi azzurri sembravano due fari che mi puntavano.

Si alzò dal trono e, senza nessuna paura, mi venne vicino. Da dove le derivava tanta sicurezza?

-E' solo…- disse mentre la guardavo nel profondo dei suoi occhi.

-La sottile linea tra l'amore e l'odio-

Una volta vicino a me, s'inchinò in modo che il suo volto fosse all'altezza del mio.

-All'inizio si ama una persona e poi, quando si scopre che non si trattava esattamente di quello che pensavamo fosse, si finisce con odiarla. Quand'è che una persona si volta verso il male? Quand'è che sente il bisogno di farne parte? Prova a pensarci?-

Passarono alcuni secondi.

-Non è forse quando si rimane delusi dal bene? Quando vieni ricompensato col dolore e la perdita, dopo essere stati “bravi” per tutta la vita?-

Si riferiva a mia madre? Come poteva saperlo? O forse stava semplicemente tirando ad indovinare? Eppure…

-A tutti fa piacere dare la colpa alla società in cui si vive, eppure siamo solo noi a scegliere verso quale via voltarci, e bruciare quella strada-

-Dove vuoi arrivare, si può sapere?-

-E' tutto così sottile. Solo poche piccole lacrime dividono un individuo felice da uno triste.

Solo una linea sottile è tracciata tra l'essere un genio, o un folle. Una piccola misera linea che oltrepassiamo senza neanche accorgercene. Ampia zona grigia dove decidiamo quale strada prendere. Ma cosa ci porta a scegliere?-

I suoi occhi presero una luce particolare. -Tu hai detto che è stato per amore nei confronti di Aurora che sei venuto qui. Per stare con lei, sei diventato un Nachrichter. Uccisore di esseri viventi, Boia signore della Distruzione, condannato all'eterno massacro. Per amore, sei diventato così. Ma hai dimenticato perché provava amore per te. Del ragazzo di cui Aurora era innamorata cos'è rimasto?-

O mio Dio… Mi guardai… Dovevo essere mostruoso. Stavolta non riuscii a scacciare il pensiero. Ecco perché… Che cosa sono diventato?!

-Aurora…-

-E' inutile ormai-

Darkoda si alzò e raggiunse Aurora. La prese per i capelli girandola verso di me. L'immagine che si presentava: un volto impaurito dai capelli biondi, dietro di lei un volto freddo dai capelli scuri.

-Hai pensato solo a te stesso, al tuo stare bene. E hai dimenticato che in amore ci si dovrebbe dedicare all'unione con l'altra persona. Invece sei divenuto un essere che non amerà mai!-

Quella maledetta stava mettendo il dito nella piaga, girandolo senza ritegno.

-Lasciala andare-, le intimai.

-Ti ho detto che è inutile. Salvarla non ti servirà a niente!-

-Me ne frego. Io… La salverò lo stesso!-

-Anche se non starà mai con te?! Se non prenderete mai più panini insieme, o non vi farete le vostre amorevoli passeggiatine nel parco? Anche se tu rimarrai un mostro per sempre?! Pronto a suicidarsi in nome dell'Abisso?-

Al diavolo! Ora basta! E' tempo di mettere la parola fine!

-Chi ti da il diritto di giocare col mio dolore-, le urlai. -Per citare il tuo ragionamento. In questo momento sono nell'ampia zona grigia. E devo scegliere che tipo di uomo voglio essere… Se scegliere la strada virtuosa, o quella del mostro. Bé. Per quanto mi riguarda Aurora deve continuare a vivere, non solo per me, ma tutte le persone di questo mondo che l'adorano e la amano proprio come me. E sopporterò qualunque cosa per questo! Anche il fatto che non riuscirà più a guardarmi!-

In quel momento Aurora mi guardò con gli occhi lacrimanti.

Dietro di lei Darkoda non vacillò.

-Sembra che tu abbia imparato qualcosa-, sogghignò appena. -Me ne compiaccio. Ma è tempo che Aurora muoia-

In quel momento scattò la rabbia in me, tutto il mio essere riprese energia e mi alzai, pronto a brandire la spada.

-E' tua sorella! Maledetta Darkoda! Non puoi odiarla così tanto da ucciderla!-

-Invece sì-

Si comportava come se non avessi parlato. Non si sarebbe fermata, non voleva fermarsi. Ma dove derivava tutto quell'odio?!

-E' tempo che tu la veda morire. Nachrichter-

-Se lo farai ti ammazzerò subito dopo!-

In quel momento il volto perse un po' di freddezza, sembrò sorridere. Senza ironia, o cinismo.

-Immagino che sia vero. Tu non ti stai appendendo a lei per paura della solitudine. Tu le vuoi bene veramente-

La lama incandescente spuntò fuori dal petto di Aurora. Colma di sangue, vidi il suo sguardo spegnersi.

-No!-

Dietro di lei, la sua assassina. Sua sorella. Bersaglio di tutto il mio odio!

Lo spadone le divise in due, entrambe all'altezza del costato; facendole finire contro il muro, in un lago di sangue.

In quel momento mi resi conto di quello che avevo fatto… Le avevo uccise. Tutte e due…

Come avevo potuto permettere?… Mi presi la testa fra quelle mani orrende. Adesso ero veramente un mostro.

Non ho più nulla. E sono solo.

Continua.

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