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lavoro pubblicato giovedì 1 dicembre 2016
ultima lettura lunedì 18 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Un incontro inaspettato - Capitolo 3

di Leandro. Letto 556 volte. Dallo scaffale Pulp

La ragazza aveva le mani legate con una fune ed era stesa sul letto con il materasso logoro. Loro erano in piedi davanti al bordo del letto e parlavano mentre lei li guardava, incredula di quello che stesse accadendo. E lo ero anche Peter.......

La ragazza aveva le mani legate con una fune ed era stesa sul letto con il materasso logoro. Loro erano in piedi davanti al bordo del letto e parlavano mentre lei li guardava, incredula di quello che stesse accadendo. E lo ero anche Peter.

''Michal...ma sei impazzito? Perché l'hai legata? E' veramente la figlia di Brentley! Ti dico che ne ho sentito parlare!''
''E infatti ti credo!''
''E allora perché...''
''Ma non capisci? Questa è la mia occasione, Michal. Questo è un colpo di fortuna..una fortuna che è arrivata fino alla soglia di questa porta, in questa fattoria, da me!...e io non me la lascio sfuggire!''

Gli occhi di Michal strabuzzavano e sembravano invasi da un senso di follia che mi impaurivano Peter piu' dei suoi soliti silenzi. Aveva la sensazione che stesse impazzendo. Che quella fattoria avesse avuto un misterioso effetto scatenante su di lui. Non sembrava aver la percezione di quello che stava facendo. Un rapimento...
''...Michal, non voglio...non voglio essere coinvolto in un rapimento!''

''CI sei dentro ormai! Ed è meglio che righi dritto perché la posta in gioco è alta. ''

Guardò la ragazza con un sorriso malizioso.

''Non è forse cosi, ragazzina? Che ne dici, vali almeno un milione?''
''Un...un milione?''
''Se è un riccone come dici...allora sono briciole per il vecchio Brentley...o come si chiama..in cambio della sua preziosa figlia.''
Michal rimise la pistola in tasca. Si abbottono' velocemente il giubbotto e punto' l'indice contro Peter:
''Adesso ascoltami bene...tu rimani qui con lei e assicurati solo che non le succeda niente.
Io faccio un giro per raccogliere informazioni sul riccone...poi lo contatterò per il riscatto.
Non ti azzardare ad uscire di casa. Non voglio attirare l'attenzione per nessun motivo.''

D'un tratto quel gesto insensato acquisto' una sua logica che dapprima aveva spaventato peter ma che adesso mi gli si rivelo' in tutta la sua lucidita'. Il rapimento era la loro occasione di dare una svolta alle loro vite.
Avrebbe seguito Michal senza esitazioni.

------------------

Finalmente era via da quella fattoria.
Quel posto lo opprimeva. Non aveva idea che tornare li' potesse avesse un simile effetto su di lui.
Quante ne aveva passate in quella fattoria...se ne era quasi dimenticato.
Stava sudando, nonostante il freddo pungente. Si sentiva i pantaloni attaccati al culo e la maglia sotto il giubbotto gli pungeva addosso.
Entro' in macchina e si tolse in fretta Il cappotto pesante.
Riprese a respire e si calmo'. Distese le braccia e rilasso' le mani sul volante.
Ripenso' a quello che era successo.
Quella poteva essere veramente l'occasione della sua vita. Era il momento che stava aspettando. Quante volte aveva fantasticato su cosa avrebbe fatto se avesse avuto a disposizione una bella sommetta! Adesso non avrebbe piu' dovuto fantasticare.
Prima di tutto avrebbe ridato I soldi che doveva a quel fottuto di Ivan. Poi avrebbe scelto un bel posto dove andare a vivere di rendita per il resto della sua vita, senza nessuno che gli rompesse I coglioni. Niente piu' colpi di merda. Niente piu' gente che gli proponeva colpi di merda.
Vaffanculo tutti.
E vaffanculo anche quel buono a nulla di Peter. Non aveva mai fatto niente di buono da quando lo aveva conosciuto. Gli aveva fatto pieta' quando l'aveva visto la prima volta, quando faceva lo sguattero in quel bar giu' in centro. Chissa' perche' aveva pensato che potesse essergli utile.
Qualcosa con il tempo l'aveva imparata, certo. E c'era entusiasmo in lui. Quell'idiota aveva pensato di aver trovato un professionista del furto e di aver avuto il colpo di fortuna della sua vita.
Ma le cose non erano rosee come se le era immaginate. Michael si era ridotto a racimolare soldi qua e la con dei lavoretti di merda e bazzicando circoli privati di carte.
Ma ora era tutto finito. Quella era la sua ultima impresa. Dopo non avrebbe dovuto piu' preoccuparsi di niente.
Accese il motore e parti'rombando. E mentre faceva stridere le gomme sul terreno pietroso, Michael penso' che solo lui li meritava quei soldi.
E che solo lui li avrebbe avuti.

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Michal aveva portato con se' qualcosa da mangiare. Era chiaro che avesse pianificato di rimanere li per qualche giorno. Mentre era via, Peter aveva avuto il tempo di guardarsi un po' intorno. Scopri' in fretta che la fattoria era essenzialmente formata da due grandi stanze, collegate solo dal piccolo corridoio a cui si accedeva dalla porta d'ingresso. Nella grande stanza a sinistra c'era una piccola cucina a gas e un tavolo con due sedie. Gli stipiti erano coperti da spessi strati di polvere. Diede una ripulita veloce con uno straccio che trovo' appeso a una parete e sistemo' il poco cibo che c'era nel mobile sopra la cucina. C'era anche una confezione di caffè.

Tolse il bavaglio alla ragazza, preparandosi gia' a qualche reazione isterica. Invece rimase in silenzio, fissandolo.

''E' odore di caffè quello che sento?'' chiese lei
''Si. Appena fatto. Ne vuoi una tazza?''
''Si, ti prego.''

La sensazione di bisogno della ragazza lo soprese. Fino a quel momento gli era sembrata solo una ragazzina pestifera che non avesse neanche capito in quale situazione si era andata a cacciare.
Si volto' un attimo verso l'altra stanza e riflette'

''Senti, se ti slego non farai casini vero?''
''Dove vuoi che vada?''
''OK..allora ti porto di la cosi puoi sederti a bere con calma''
''Non mi farebbe male darmi anche una lavata, se non ti dispiace''

Peter sospiro'. Voleva fidarsi della ragazza. Non sapeva spiegarsi il perche', ma quel misto di risolutezza e vulnerabilità lo eccitava.

''Va bene. Ma ricorda...ho una pistola.''
'''SI, sono sicura che la useresti se servisse!''
Non capi' se parlava in tono ironico oppure no. Non glielo chiese. Sarebbe stata considerata una debolezza semplicemente metterlo in discussione.
Le slego' i polsi e la porto' nell'altra stanza.

''Io..c'è solo il mio accappatoio in bagno. Non ci siamo attrezzati per le grandi cose qui...''
''Mi adatterò. L'importante è che ci sia acqua calda.''

Apri' il borsone che si era portato e le diedi il suo accappatoio.

''Fa con comodo. Intanto ti verso il caffè''
Verso' il caffe' in due tazzine e si sedette alla sedia di fronte alla porta del bagno. La porta era socchiusa, e poteva sentire lo scrosciò dell'acqua
Peter se la immagino' sotto la doccia, nuda, con l'acqua che le scivolava su un corpo tondo e liscio. Scaccio' quasi subito quell'immagine,vergognandomene.
Pero' quell'attesa gli sembro' cosi piacevole. Senti' il fruscio dell'accappatoio. L'idea di rimanere li ad aspettarla mentre lei si asciugava nel suo appattoio creava in lui un fantasioso legame sessuale. E in quello si lascio' andare, stavolta senza vergogna.
Sarebbe rimasto li ad aspettare per molto tempo ancora...
Poi la porta si aprì. Lei si stava strofinando i capelli bagnati.
Peter la guardo' con discrezione, accorgendosi solo dopo qualche momento che stava sorridendo. Il suo sguardo scivolo' per un attimo sulla piccola apertura nella veste. Un seno si scoprì leggermente al movimento del braccio. Lei se ne accorse.

''Cosa stai guardando?''
''Guardo te...'' rispose, e si meraviglio' della sua leggera sfrontatezza
''Beh, piantala allora! E' pronto questo caffè?''
''Si...si, certo!'', disse ricomponendosi, come se si fossi ripreso da un sogno
‘' Anzi, ti consiglio di sbrigarti prima che si raffreddi.''

Si sedette con l'accappatoio addosso. Accavallò le gambe nude e prese la tazza ancora fumante con entrambe le mani. Rimasero in silenzio. Lei sembrava rilassata adesso.
Si era creata un'insolita intimità che Peter non si era aspettato. E non voleva rovinare quel momento dicendo qualcosa. Il suo imbarazzo lo avrebbe sicuramente portato a dire qualcosa di stupido o di banale. Per fortuna lei gli venne in aiuto, tirandolo fuori da quelll'impaccio.

''Voglio chiederti una cosa...ti fidi del tuo amico? Come si chiama...Michal?''
''Si, certo! Michal è un uomo in gamba.''
''Ne sei sicuro? Per me è solo un debole. Ti farà cacciare nei guai.''
''Tu non lo conosci. Posso solo imparare da un uomo come lui!''
''Credimi..il suo piano salterà in aria e vi caccerà tutti e due in galera.''

Non si aspettava di certo che lei sollevasse un'argomentazione del genere. Quello che diceva non gli piacque. Trovava insolente che lei mettesse in discussione qualsiasi cosa che riguardasse Michal. Si senti' in qualche modo offeso personalmente, come se ce l'avesse direttamente con lui. Si penti' di essersi fidato di lei. E all'improvviso trovo' che l'idea di slegarla e farla sedere li con lui, libera, fosse stata avventata e stupida. Era evidente che stesse cercando di fargli fare un passo falso e mettersi contro il suo amico. Magari aveva pensato di sfruttare la sua femminilità contro di lui, penso' . Ma si, era cosi. Povera illusa!

''Se hai intenzione di continuare con questi discorsi ti lego di nuovo al letto.''
''Ascoltami! Dovresti andartene adesso. Dico sul serio!''
''Certo, sono sicuro che ti piacerebbe..saresti libera di andartene, eh?''
''Non fa nessuna differenza per me. Saresti nei guai in ogni caso.''

Lei aveva appoggiato la tazza sul tavolo. Aveva finito il suo caffè sebbene continuasse a mantenere la tazza con le mani, mentre propendeva leggermente il suo corpo verso di me, e cercava di fregarmi.
''Va bene. Il caffè è finito. Ti riporto di là'' taglio' corto.

Lei non fece obiezioni.
Rimase in quella cucina tutto il giorno. Camminava continuamente avanti e indientro. Ogni tanto controllava che nell'altra stanza lei stesse bene e non avesse esigenze particolari. Lei non si lamentava mai. Quando si affacciava nella stanza, lei si girava a guardarlo, poi si voltava dall'altra parte, come se si accingesse a dormire. Ma lui sapeva che non era cosi'.
Verso sera Peter comincio' a preoccuparsi. Michal non si era ancora fatto vivo. Diversi pensieri si accavallarono nella sua testa...non riusciva a pensare ad altro se non che qualcosa era andato storto ma che non era riuscito ad avvisarlo. Durante tutta la mattinata aveva evitato di chiamarlo, ricordandosi cosa gli aveva detto. Ma poi, assalito dai dubbi, decise di farlo. Lo chiamo' una prima volta sicuro che stesse facendo una cazzata e che era stato uno stupido a preoccuparsi. Ma Michal non aveva risposto. Aveva riprovato altre dieci volte...
Poi il suo cellulare squillò. Era lui sicuramente.
Il cellulare squillò più del dovuto, perche' per la fretta di rispondere non riusci' ad afferrare subito il telefono dalla tasca.
Era Michal che parlava da una cabina telefonica.

''Ho parlato con Brentley. Ha accettato di pagare il riscatto. E' fatta!''

Peter spalanco' la bocca. Gli occhi anche. Il cuore aumentò il suo ritmo cardiaco.

''Non ci posso credere, Michal!''

Trattenne a stento una risata isterica. Era andato tutto come previsto. Come avevo potuto dubitarlo!

''Ho detto naturalmente che vogliamo i soldi in anticipo. Non ha fatto obiezioni ma vuole vedere la ragazza. Le ho detto che potrà sentirla al telefono.''

''Forse è meglio se la portiamo li al momento del riscatto.''

''Non ancora! Non ti preoccupare di questo. Assicurati solo che lei non faccia scherzi. E' furba la ragazza.''

Riattaccò.
La gioia di quella notizia scatenarono nella mente di Peter immagini di lui e dell'amico nel momento in cui avrebbero avuto i soldi, e anche della ragazza che avrebbe riabbracciato il padre, contenta. E tutti avrebbero avuto quello che volevano.

La ragazza...
Era stato uno stupido a preoccuparsi di lei. Aveva avuto il desiderio di liberarla subito, ma Michal aveva ragione...la ragazza era furba. Doveva stare in guardia. Non doveva farsi abbindolare.

Ma adesso era finita.

(continua)



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