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lavoro pubblicato giovedì 1 dicembre 2016
ultima lettura lunedì 23 gennaio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il cappello

di VinceRobertson. Letto 164 volte. Dallo scaffale Amore

Il treno attraversava le montagne boscose e lui, silenzioso, sedeva guardando il paesaggio scorrere. Ogni tanto, tra un sussulto e un altro, si toglieva e metteva il cappello in una specie di insulso ma rassicurante rituale. Gli Appennini e gli spazi t.....

Il treno attraversava le montagne boscose e lui, silenzioso, sedeva guardando il paesaggio scorrere. Ogni tanto, tra un sussulto e un altro, si toglieva e metteva il cappello in una specie di insulso ma rassicurante rituale. Gli Appennini e gli spazi tracciati dalle loro curve irregolari gli davano, come sempre, intensi minuti di purezza e sollievo.
Il treno entrò in una galleria. Lì, nel buio, si accorse di aver fame. Chiamò il cameriere e prese qualcosa di leggero ma sufficiente. Passarono delle ore. Il treno stava per fermarsi e lui era eccitato come sempre: ogni fermata era come una piccola finestra su un mondo di passaggio che non conosceva. Aveva poco tempo per analizzarla e molto interesse nel farlo. Pochi secondi dopo il treno si fermò. La stazione locale era modesta e arrugginita e le poche persone presenti erano visibilmente contente di andarsene. L’unico interessato a restare, forse, era proprio lui.
Entrò molta gente e ne uscì poca. Passarono i secondi e l’uomo col cappello spostò lo sguardo dal finestrino all’interno del vagone. Nuove facce, finalmente. Forse, una volta giunto a Roma, avrebbe dimenticato del suo lavoro e il suo capo si sarebbe sorbito descrizioni kilometriche di volti (o almeno così pensava). Muovendo gli occhi scoprì, a pochi passi, una donna. Il suo cuore raccolse subito tutti i dettagli – capelli castani, occhi verdi, labbra sottili – e, naturalmente, si innamorò. Ma questa non è una parte su cui ci si può soffermare troppo. È così immediata, spontanea e irrazionale che dubito qualcuno sia mai riuscito a riportarla dettagliatamente, soprattutto uno come il passeggero col cappello. Molti poeti ci hanno provato, ma nessuna metafora ha mai colto bene l’impatto dell’innamoramento. Per quanto riguarda le conseguenze, invece, il discorso è molto più lungo. Quella misteriosa coltellata lo aveva seppellito dentro di lei, e lui vedeva un buio la cui unica certezza era la loro presenza. Si tolse il cappello; la sua mente, nel frattempo, era a pezzi e dappertutto. Collegò ogni cosa vista fino a quel momento e costruì un sentiero che portava dritto a lei. Ogni fascio di luce, ogni impronta sul finestrino, ogni sussulto: tutto era diventato parte di una specie di provvidenza, tutto doveva avere per forza un significato. L’uomo ormai si trovava nel mezzo di un sogno nebbioso di cui non poteva ricordare l’inizio.
All’improvviso la donna iniziò a parlare col passeggero accanto. Lui, dal suo posto, non riuscì a sentire la conversazione. Dopo pochissime frasi la donna spalancò la bocca e disse ad alta voce: “Ho sbagliato treno!”.
No, ti prego, non farlo, non ora, no” erano le sole cose che si potevano leggere sul volto di quel poveraccio.
La ragazza uscì di corsa dal treno, salutando frettolosamente il passeggero accanto e mormorando qualcosa confusamente. Il treno partì e l’uomo tornò a guardare il paesaggio. Si rimise deluso il cappello.

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Commenti

pubblicato il sabato 3 dicembre 2016
isabellapojavis, ha scritto: Peccato non sia sceso...:) Molto carino questo racconto!

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