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lavoro pubblicato mercoledì 30 novembre 2016
ultima lettura mercoledì 17 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Project Poron - 00000011

di Momy93. Letto 357 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Per quel poco che ero riuscito a vedere, tutti quanti erano completamente immobili, e la cassiera che aveva l'arma puntata alla testa era in lacrime."Presto, vai a controllare al piano di sopra!" udendo queste parole mi misi a correre cercand...

Per quel poco che ero riuscito a vedere, tutti quanti erano completamente immobili, e la cassiera che aveva l'arma puntata alla testa era in lacrime.
"Presto, vai a controllare al piano di sopra!" udendo queste parole mi misi a correre cercando di fare il meno rumore possibile per andare ad avvisare gli altri.
Arrivato al piano superiore, lungo il corridoio che finiva sul bagno non c'era nessuno.
A metà strada mi voltai indietro, e mi trovai davanti uno dei tre criminali che mi puntava la pistola contro.
Era di fronte a me e bloccava l'unica via d'uscita, ero più fottuto di un ciccione al raduno internazionale di cannibali.
Sul muro apparve un cerchio, lo stesso cerchio che era apparso la sera del trentuno facendoci evitare le pattuglie della polizia.
Vidi come una figura scura uscirne fuori. In un instante Gabriel apparve davanti lui, tocco la sua pistola, che si polverizzò all'istante e venne in parte assorbita dalla sua mano destra, con la quale assestò un pugno al nemico, il qua cadde a terra.
"Ma che...che cavolo sta succedendo? Dove sono gli altri?"
"Non c'è tempo per spiegare, entra nel cerchio prima che arrivi qualcun'altro"
"Ma dobbiamo aiutare quelli sotto!"
"Non è il momento per fare gli eroi, entra dentro prima che si chiuda cazzo!!"
"Hey voi la sopra! che ne dite di venire a continuare il discorso qua sotto?"
In quello stesso istante il cerchio sul muro i chiuse.
"Bella mossa eroe! E adesso che facciamo?"
"Abbiamo un ostaggio, andiamo giù e contrattiamo"
Presi l'altra pistola che aveva addosso a lo trascinammo giù ancora privo di sensi.
La scena era la stessa, la gente silenziosa e impaurita, la commessa con l'arma puntata contro e il terzo uomo armato datanti all'ingresso.
"Ok, lo avete già visto nei film, ora io vi dico di arrendervi e venire da noi altrimenti faccio fuori la ragazza...poi voi mi chiedete di liberare prima la ragazza blah blah blah. Però non abbiamo molto tempo quindi..."
Le sparò in testa. Con un solo colpo la uccise davanti a tutti i presenti.
No, non era come in un film, non ci fu schizzo di sangue, si accasciò senza nemmeno avere il tempo di urlare, e il sangue iniziò a colarle lentamente dalle testa.
A quella vista il mio cuore rallentò e all'improvviso non riuscii a sentire più nessun rumore.
Una scena già vista. I miei occhi divennero completamente bianchi, puntai il braccio verso l'uomo che aveva appena sparato e lo feci levitare per aria.
Provò a spararmi, ma appena mi puntò l'arma contro, quest'ultima sparì.
Iniziai a guardarlo intensamente lacrimando dall'occhio sinistro.
Chiusi la mano e in un ‘istante la sua testa scomparve, e il sangue iniziò a schizzare fuori dal suo collo.
Abbassai il braccio e il resto del suo corpo cadde per terra, causando il terrore e il disgusto in tutti i presenti.
"Ho una bomba sotto la camicia collegato con il mio battito cardiaco, se accelera o si ferma saltiamo tutti in aria!"
Il mio sguardo si spostò verso il terzo uomo.
"Venite subito con me o inizio a sparare a tutti uno ad uno".
Prese una signora a caso tra la folla e le sparò. Questa volta però il sangue schizzo, e finì in particolare su un bambino piccolo, apparentemente di cinque, sei anni.
"mamma...mamma...la mamma è...mamma!!!!!!!"
Un urlo straziante e pieno di dolore. In un istante i suoi occhi diventarono bianchi come i miei i iniziò a lacrimare dall'occhio destro.
Guardò l'uomo che aveva appena ucciso sua madre e quest'ultimo sparì all'improvviso, e di lui rimase solo il braccio sanguinante.
La folla iniziò ad urlare ed alcune persone scapparono fuori.
Si avvicinò al corpo privo di vita di sua madre e le accarezzò la guancia, le prese la mano ed emise un urlo acutissimo.
Volai verso di lui, gli presi la mano e iniziai ad urlare insieme a lui.

J@Alpha:/$ Trovato errore di continuità
J@Alpha:/$ Eccezione lanciata da un'incongruenza nella continuta' del flusso
J@Alpha:/$ Violazione di funzioni di priorita' S oltre il margine consentito: [De Lavoisier, Freud, Einstein, Kurosaki]
J@Alpha:/$ Forzatura dell'omeostasi in corso...parzialmente riportata entro i limiti
J@Alpha:/$ Annullamento dei cambiamenti causati da destabilizzatori.
J@Alpha:/$ sudo cproc
Password:
J@Alpha:/$ Processo completato al 78%. Annullare l'operazione? S/N
J@Alpha:/$ S
J@Alpha:/$ Processo annullato
J@Alpha:/$ _

Mi risvegliai su un letto, e per una volta non mi ritrovai davanti il soffitto rosso si camera mia, ma uno bianco.
Mi trovavo in ospedale.
"Ben tornato tra noi bella addormentata" quella odiosa voce di Tullio, l'avrei riconosciuta tra mille.
Mi alzai piano piano per sedermi sul letto, ma non ebbi il tempo di dire niente, che un poliziotto mi rivolse la parola.
"Signor Assan, la dichiaro in arresto per il presunto omicidio di Silvia Bertoncello e Francesco Fanton."
"Ancora con quella storia di allargare casa mia? Pensavo fosse già tutto risolto".
"Non è nella posizione per scherzare. Sono qui solo per accertarmi che lei parli e capisca correttamente l'italiano, e mi pare di poter confermare che è così. Appena il medico ci confermerà la sua riabilitazione, la metteremo in custodia cautelare"
Ero completamente confuso e disorientato, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.
Eppure non c'era niente di complicato da capire, avevo ucciso i miei genitori ed ero in arresto per l'omicidio commesso.
Tullio uscì fuori dalla stanza accompagnato dal poliziotto senza dirmi nemmeno una parola.
La sera dello stesso giorno mi dismisero dall'ospedale, fui portato in centrale e messo dietro le sbarre.
Durante l'interrogatorio mi chiesero dove abitassi, quale fosse il mio cognome e se ammettevo l'omicidio, ma io non risposi a nessuna delle domande.
In realtà nemmeno io avevo le risposte e quelle domande.
Per tutta la detenzione, avevo un unico pensiero fisso in testa: "Perché mi hanno chiesto il mio cognome? Io sono Assan Fanton, figlio di Silvia Bertoncello e Francesco Fanton....o forse no..."
Nel mio portafoglio non c'era nessun documento. Nessuna carta d'identità, ne patente, ne tessera sanitaria, niente di niente.
Ero sempre più confuso, mi sembrava di non essere nessuno, di non essere mai esistito.
Il giorno dopo fui trasferito in un carcere.
Per tutto il tempo continuavo a sperare che da un momento all'altro arrivasse una guardia a dirmi "hai una visita" ma non fu mai così.
Continuavo a pensarci, ma per quanto mi sforzassi di ricordare un mio qualunque parente, non ci riuscivo. Come se non ne avessi mai avuti.
Ero assolto nei miei pensieri quando davanti alla mia cella apparve di nuovo uno di quei cerchi, e ne usci fuori Tullio.
"Hey guastafeste, ti siamo mancati?"
"Che? Cosa ci fai qui?"
"è così che saluti il tuo salvatore?! Dai Gabri, vieni fuori e distruggi le sbarre."
Gabriel uscì lentamente dal cerchio, si fermò e mi fissò in modo rabbioso.
"I criminali devono stare dietro le sbarre.."
"Ma che stai dicendo, dobbiamo tirarlo fuo.."
"No Cesare! Tu non eri in quel negozio! Tu non hai visto quello che ho visto io! Ha decapitato quell'uomo come se niente fosse. C'era sangue dappertutto. Loro erano degli assassini, ma lui non è molto diverso. Inoltre è qui perché ha ucciso i suoi genitori. Tu non sei un eroe, sei solo un mostro."
"Non è il momento di fare questi discorsi, siamo venuti qui per salvarlo!"
"Perché dobbiamo salvarlo?? Non è fosse per combattere gente come lui che siamo diventati gli Snooze buster? Mi dispiace, ma non posso tiralo fuori..."
Tullio abbassò lo sguardo. "Come vuoi. Però se i mostri devono rimanere dietro le sbarre, allora anche tu dovresti essere lì."
"Di che cosa stai parlando?"
"Lui avrà ucciso i suoi genitori, ma chi credi abbia ucciso i nostri?"
"Sono stati i Kanja, ma questo cosa c'entra adesso?"
"No Gabriel, sei stato tu ad ucciderli!!!"
"Ma che stai dicendo...loro avevano piazzato la bomba e quando è esplosa io ho perso conoscenza e..."
"No Gabriel!!! Quando la bomba è esplosa eravamo tutti nel garage. Papà sapeva che stavano arrivando, e voleva portarci in salvo. Dopo l'esplosione la mamma perse i sensi ma era ancora viva. Arrivarono moltissimi uomini Kanja tutti armati. Appena hai visto la mamma priva di sensi, sei diventato come Assan. Occhi completamente bianchi...volto spento...intento omicida. In pochissimo tempo hai letteralmente disintegrato i nostri nemici uno dopo l'altro. Nella tua furia assassina però hai ucciso anche la mamma, e poi sei svenuto."
Tullio alzò lo sguardo piangendo, mentre Gabriel cadde per Terra in ginocchio sconvolto.
"Tu hai ucciso mia madre davanti ai miei stessi occhi, ma io ho continuato a proteggerti e a volerti bene nonostante tu non sia realmente mio fratello! I mostri non esistono Gabriel, siamo noi a crearli lasciando le persone da sole. Quando le persone rimangono sole, l'unica certezza che hanno è il vuoto dell'oscurità. Non gli rimane quindi che provare ad attingere la loro luce da essa. Ma dall'oscurità non si può ricavare niente, se non dolore rabbia e disperazione! Essa impedisce di vedere, di sentire....di provare le altre emozioni. Mostro è colui che non riesce più a provare tutte le emozioni. Per questo dobbiamo aiutarlo, perché non si trasformi nel mostro che temi tanto."
Dette queste parole, anche Tullio cadde in ginocchio e iniziò a tossire.
"Non riuscirò a mantenere il cerchio aperto allungo. Che cosa hai deciso di fare Gabriel? Gabriel!"
Ma Gabriel rimaneva lì ancora sconvolto senza dire una parola, mentre il cerchio cominciava a restringersi.
"Mi dispiace Assan tornerò a salvarti un'altra volta"
Trascinò Gabriel nel cerchiò che si chiuse subito.
Io non riuscii a dire nemmeno una parola, ero più confuso di un mussulmano alla sagra della porchetta.
Quando arrivarono su le guardie chiesero agli altri detenuti a cosa erano dovute le urla che avevano sentito, loro gli raccontarono dell'accaduto, ma per mia fortuna non gli credettero.
Io intanto continuavo a ripensare a quello che avevo visto e sentito.
C'era quindi qualcuno che aveva il mio stesso problema, non ero più l'unico.
Inoltre a quanto pare non erano veramente fratelli. Questo però non mi sorprese molto perché avevo già dei sospetti, dato che erano molto diversi.
Verso le cinque di mattina del giorno seguente, sentii chiamare il mio nome nel sonno.
Mi svegliai e trovai Gabriel nella mia cella e un'enorme buco nel muro che dava sull'esterno.
"Come sei arrivato fin qui, siamo al secondo piano!"
"Ti spiegherò più tardi, adesso seguimi."
Uscimmo fuori dal buco, e quello che ci trovammo davanti, fu un cumulo di terra alto dal cortile fino al piano in cui ci trovavamo.
Ci salimmo sopra e Gabriel lo controllò con i gesti per portarci fuori dalla recinzione della prigione.
Tremavo come una puttana, perché faceva un freddo cane ed io indossavo solo una camicia.
Il cumulo di terrà ci portò fin oltre la recinzione pel penitenziario, dove c'era parcheggiata la mia Mustang.
Il mio salvatore si mise alla guida e fuggimmo via.
Per i minuti del viaggio, nessuno dei due disse una parola, finché.
"Mi dispiace"
"Ti dispiace per cosa?"
"Per averti dato del mostro, quando io stesso non sono da meno. Quel giorno nel negozio, io volevo solo scappare, ma tu eri pronto a rischiare la vita per salvare tutti gli altri. Tu sei un eroe, sono io l'unico mostro."
"Ah molaghela co sti discorsi! Te si un fià brutto, ma non te me pari mia un mostro"
"Mola che? Ma come parli?!"
"Dimentica quello che è successo e ripartiamo da capo"
"Grazie"
"Quindi tu e Tullio non siete fratelli?"
"No, i suoi genitori mi hanno adottato, ma sono sempre stato trattato come uno della famiglia e lui mi ha sempre trattato come il suo vero fratello. A volte veniva un po deriso per via del suo aspetto e del suo nome, ma io l'ho sempre rispettato e apprezzato. Per questo lo chiamo Cesare. Lui si chiama Tullio, come il sesto re di Roma Servio Tullio, però io credo che sia all'altezza anche di Cesare Augusto." (ma che cazzo di ragionamento è?)
"Ah....capito. Hey! aspetta un attimo, ma chi ti ha detto che potevi guidare la mia macchina??"
"ooh questa macchina è uno sboro pazzesco!! Solo per averla accesa dovrei cambiarmi le mutande!"
"Che cosa? Mas-cio, scendi subito e fai guidare me!"
"Ma neanche per sogno!"
Il resto del tragitto fu tutto così, con questo nuovo clima di allegria che si era venuto ad instaurare.
Dopo circa 40 minuti di viaggio arrivammo alla base segreta di suo padre. Cioè, c'era una strada asfaltata che portava solo ad una capanna dispersa sulla collina, e come al solito tutto regolare per noi.
Appena aprimmo la porta, ad accoglierci fu uno schiaffo per Gabriel.
"Ma quanto cazzo ci hai messo imbecille?!"
"Ciao Assan! Questo idiota non ti ha fatto del male vero?"
Non seppi cosa rispondere.
"Cosa?? A me tiri uno schiaffo e a lui un abbraccio e lo saluti calorosamente??"
"Hai qualcosa in contrario pelato?"
"No no scusami, stavo solo scherzando"
"Che cosa hai detto?"
"non... non ho detto niente"
"No, ma hai appena pensato che sono una puttana!"
"Ma no, stavo pensando ad un'altra Jhora, di certo non tu"
"Ti conviene...aspetta, perché non stai indossando il giubbotto della squadra ma questo orribile coso nero?"
"Perché quello è troppo e leggero, e oggi fa freddo"
"Fila immediatamente ad indossarlo!!!"
"Ok vado subito!"
E Gabriel filò via letteralmente terrorizzato. Non riuscivo a crederci, ma quella che avevo davanti era proprio Jhora, la stessa che prima si comportava come una bambina, adesso sembrava una pantera che comanda a bacchetta tutti.
Era completamente cambiata. Indossava un paio di jeans, un maglione a dolcevita bianco, e sopra un giubbotto in pelle azzurro.
"Non e vero, io non mi comportavo da bambina. Però mi piace che credi che io sia una pantera"
"Ma io non ho detto niente"
"Però l'hai pensato. Lo so che adesso sei molto confuso, ma appena arriverà Tullio ti racconteremo tutto quello che è successo. Intanto siediti che vado a prendere il tuo giubbotto, così entrerai ufficialmente a far parte della squadra!"
Proprio in quel momento Tullio entro dalla porta all'altro lato della stanza dalla quale era appena uscito Gabriel. Era molto stanco e affaticato
"Non c'è bisogno di aspettarmi, sono già sveglio. Quindi quello stupido di Gabri è andato a salvarti lo stesso...e scommetto che tu lo sapevi Jhora. Sbaglio?"
"Mi dici perché non stai indossando il giubbotto della squadra???"
"Forse perché mi sono appena svegliato?! Assan se non vuoi avere problemi, indossa sempre il suo stupido giubbotto. Ma prima passiamo alle cose serie. Ok, è ora che ti diamo delle spiegazioni, e che tu ce ne dia altrettante".



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