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lavoro pubblicato mercoledì 30 novembre 2016
ultima lettura martedì 20 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La sentenza

di carmenmayaposta. Letto 394 volte. Dallo scaffale Pensieri

Un piccolo momento che coinvolge me, una vespa, una signora asiatica, una busta, un giornale, il mio perenne essere in ritardo, l'arroganza, gli esseri umani, un tempo lontano milioni di anni fa, Bologna ed un autobus...

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LA SENTENZA

Salgo correndo sul 14 , pensavo di perderlo, invece no.

Ansimante entro e mi siedo di fronte ad una signora, mulatta, sulla quarantina. Dai tratti somatici deduco che è asiatica.

Stringe a sé una busta nera, di quelle ecologiche per evitare gli sprechi della plastica, sembra mezza vuota ma lei la tiene serrata fra le mani, stanche e gonfie, come se contenesse qualcosa di prezioso.

Un ronzio proviene dalla sua sinistra, si gira verso l’enorme finestrino del bus, il suo volto si tramuta in disprezzo e decide che tocca a lei determinare il destino dell’essere alato che ha disturbato la sua quiete.

Con la busta ambientalista cerca di schiacciare la vespa, quest’ultima si dimena e riesce a sfuggirle ma con delle evidenti contusioni, che non le permettono mai più di volare in modo efficiente, insomma come se fosse morta ormai.

La signora lenta e goffa tira fuori dalla borsa un opuscolo pubblicitario del supermercato, prima ancora che riuscissi a dire una parola, termina la vita di un individuo con una storia evolutiva più antica della sua; la signora non lo sa ma ha ucciso un antico signore del Carbonifero.

Non più Re, è stato declassato alla condizione di mero animale fastidioso. Così agonizzante sbatte ripetutamente la testa contro il vetro. La carnefice non perde tempo, ecco il colpo di grazia, ora è soddisfatta, ripone il giornale con garbo e le sue mani circondano nuovamente la sua ‘sportina’.

Il mio sguardo attonito e dolorante si poggia sul suo volto e li vi resta. La signora scomoda si sposta sentendosi giudicata dai miei modi, forse nel suo profondo ha compreso l’orribile azione che ha commesso.

I miei occhi s’avviluppano, assieme ad un respiro profondo, in una domanda colma di compassione : “che fastidio le dava, c’era veramente bisogno di agire così, sentendosi padrona indiscussa della natura e della sorte?”

Questa specie, della quale faccio parte, è un insuccesso in certi momenti.

Ci siamo evoluti e abbiamo lottato per la sopravvivenza contro tutti gli altri homo, una corsa al più adattato all’ambiente vinta da noi.

Attraverso lo sviluppo della neuro-corteccia siamo divenuti i più plastici dotati di pensiero senziente, ma alle volte così non sembra. Effettivamente gli ultimi studi sui trend evolutivi dicono che l’encefalo sta andando incontro ad una diminuzione delle sue dimensioni, l’evidenza sembrerebbe avvalere questa teoria anche in questa circostanza.

Milioni di anni per formare le complesse circonvoluzioni della nostra materia grigia sprecati, che peccato.

6 Aprile 2016 – Bologna, Linea 14/A (Bus Atc)



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