ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 28 novembre 2016
ultima lettura mercoledì 27 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Project Poron - 00000010

di Momy93. Letto 333 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Sentivo voci di persone che ridevano. Probabilmente stavano mangiando, perché si udiva il rumore di piatti e posate.Aprii gli occhi e la prima cosa che vidi fu l'immagine ancora sfuocata del soffitto rosso di camera mia. Ero disteso sul mio lett...

Sentivo voci di persone che ridevano. Probabilmente stavano mangiando, perché si udiva il rumore di piatti e posate.
Aprii gli occhi e la prima cosa che vidi fu l'immagine ancora sfuocata del soffitto rosso di camera mia. Ero disteso sul mio letto.
Mi capitava spesso di fare sogni talmente realistici che al mio risveglio mi chiedevo se fossero veramente sogni, ma questa volta era sembrato tutto troppo vero per essere un troll.
Mi misi le ciabatte un po' barcollante, e con un forte ma di testa iniziai a scendere le scale per andare a vedere cosa stesse succedendo.
Persone felici che mangiano insieme e si divertono, era una cosa mai accaduta a casa mia.
Non ero un persona proprio totalmente sola, ma nessuno veniva mai a trovarmi.
Le uniche volte in cui c'era un po' più di movimento a casa mia, erano quelle rare volte in cui i miei genitori venivano a trovarmi. E proprio di loro mi ricordai mentre scendevo le scale, di quello che avevo fatto la sera prima. Mi sentivo sempre più confuso, e il dolore alla testa era sempre più intenso.
Non sapevo più cosa fosse realtà o illusione, avevo perso qualsiasi certezza su me stesso.
Più scendevo, e più le voci dalla cucina si facevano sempre più nitide e mi sembravano familiari.
Il mio cuore cominciò a battere sempre più forte, e mi misi a correre.
Finalmente giunsi giù e li vidi, erano Tullio, Gabriel e la ragazza che avevamo trovato sulla strada la notte prima. Stavano facendo colazione.
A quel punto mi resi conto che non era stato un sogno, erano lì davanti a me.
Erano tutti vestiti come li avevo incontrati, Tullio stava bevendo un bicchiere di latte, mentre gli altri due stavano mangiando dei pancake ricoperti di sciroppo d'acero.
"Ma che cazzo state facendo?!?! chi vi ha detto che potevate sedervi sul mio tavolo e mangiare il mio cibo?!"
"Ecco, si è svegliato il guastafeste..." rispose scazzato il biondo.
"Io guastafeste?! siete in casa mia, sul mio tavolo, state mangiando il mio cibo, e sarei io il guastafeste?!"
"Sei stato tu ad ospitarci a casa tua!"
La nostra discussione continuava, e come al solito il pelato si gasava come niente.
"Dai che sta volta se le danno sul serio! Però prima che vi pestiate a sangue, mi farai provare la tua macchina vero?".
La ragazza invece non aveva fatto minimamente caso a me, continuava letteralmente ad ingozzarsi di pancake, e aveva tutta la bocca e il vestito sporco di sciroppo.
Tutto quel trambusto mattutino fu però ben presto interrotto dal suono del campanello. "Polizia di Monsano, stiamo cercando il signor Assan!".
Non doveva sorprendermi che mi stessero cercando, però credevo fossero Tullio e Gabriel ad essere ricercati dalla polizia, ma avevano fatto solo il mio nome.
Senza preoccuparmi tanto, andai scioltamente fuori dalla porta chiudendomela alle spalle, e mi trovai faccia a faccia con due poliziotti.
Uno dei due iniziò a tirare fuori un paio di manette.
"La dichiaro in arresto perché sospettato dell'omicidio dei suoi genitori. Ha il diritto di...".
"Ah, siete qui per il permesso che avevo chiesto per allargare casa mia? Sono già passato in comune per dire che non ce n'è più bisogno, perché non sono più intenzionato a farlo".
A queste mie parole, ripose le manette e cambiò immediatamente tono. "OK, allora annulleremo la sua pratica. Ci scusi ancora per il disturbo."
Mi salutarono e se andarono via com'erano venuti.
Era stata una conversazione tanto strana quanto surreale, ma a entrambe le parti è sembrata essere normalissima.
Appena tornai in casa, Gabriel mi chiese agitato se mi avessero chiesto di loro. Gli riposi che non era niente di importante, ma che dovevano lasciare immediatamente casa mia.
Tullio venne verso di me, e per la prima volta con toni tranquilli, mi disse: "Senti amico, lo so che ieri sono successe delle robe assurde e che adesso siamo tutti un po' incasinati, ma devo chiederti di tenerci qui da te finché non avremo deciso le nostre prossime mosse".
Ma io non volevo sentire ragioni. "Non me ne frega un cazzo delle vostre fottute prossime mosse! Voglio che usciate da casa mia adesso!!!".
Mentre gli animi si accendevano di nuovo, la mia insolita ospite, che fino a quell'istante aveva continuato ad ingurgitare cibo, sbattendosene altamente della situazione, si alzò e venne verso di me.
Fino ad ora non aveva detto la minima parola, e io non avevo fatto molto caso a lei.
La notte prima vedendola l'avevo paragonata a madre natura, mentre ora non la cagavo neanche di striscio.
Si avvicinò a me, mi abbracciò e mi sussurrò all'orecchio: "Possiamo stare tutti insieme ed essere felici. Io lo so che non è stata colpa di Assan. Il suo segreto è al sicuro con me".
Aveva una voce bellissima, ogni parola che pronunciava mi faceva battere forte il cuore. D'un tratto la riassocia alla perfezione.
Mi abbracciò, e di istinto così feci anch'io, ed essendo lei più bassa mi ritrovai tra le braccia tra i suoi capelli.
Belli, lisci, morbidi, lunghi, lucenti e di un rosso acceso. Mi sembrava di aver trovato qualcosa che avevo perso da tempo.
Profumava di sciroppo, che si era appiccicato tutto sulla mia camicia.
In quel istante tutti i miei problemi e pensieri sembravano essere svaniti nel nulla, mi sentivo come rinato.
Non avevo più bisogno di nient'altro.
Però durò tutto solo un breve istante, perché iniziai presto a fare le mie solite seghe mentali. "Come fa a sapere il mio nome? Di quale segreto sta parlando?".
Decisi quindi che non potevo lasciarli andare, senza prima scoprire che cosa sapessero sul mio conto.
"Va bene, potete restare. Ma prima mi dovete spiegare chi siete, e che cosa sta succedendo qui, perché non ci sto capendo più niente".
"Grazie Assan! Ma parlerete dopo, adesso vieni a fare colazione con noi".
Non so quale perk avesse quella ragazza, ma non le si poteva dire di no.
"Come ti chiami?" non rispose.
Tullio mi disse che le avevano già chiesto chi fosse ma che lei non si ricordava niente su se stessa.
"Sul serio non ti ricordi nemmeno il tuo nome?"
"Non me lo ricordo, però me lo può trovare Assan un bel nome".
Il biondo mi chiese se la conoscevo già, dato che lei sapeva il mio nome, ma come loro, era la prima volta che la vedevo.
Ci sedemmo quindi tutti sul tavolo per sceglierle un nome.
Gli altri due iniziarono a sparare i nomi più assurdi di questo mondo, come ad esempio Geltrude o Genoveffa.
Ad un certo mi balenò in mente un nome e lo proposi. "Che ne pensi di Jhora?"
"Siii! A Jhora piace il suo nuovo nome".
Baffo giallo però ovviamente aveva di che ridire.
"Jhora? Ma che nome è? Non è che perché tu hai un nome buggato, allora deve averlo anche lei"
"oh oh, scusami tanto se non è originale come Genoveffa!"
"Dai ragazzi, non litigate, a Jhora piace il suo nuovo nome"
A quel punto, restando in tema di nomi buggati, Gabriel mi chiese se fossi straniero, dato che non mi chiamavo proprio Mario Rossi.
Io gli risposi di no, che ero italiano, ma non mi credettero.
Iniziammo così a discutere, ma sta volta più tranquillamente, come amici di lunga data.
Poi Jhora mi chiese di assaggiare i pancake, ma le risposi che non faccio mai colazione a casa, ma che di solito la faccio dal mio kebabbaro di fiducia.
"Fai colazione con un kebab? Ma quanto ignorante sei?!" commentò il pelato.
Quell'altra invece non sapeva cosa fosse, a dire il vero non sembrava sapere niente di qualunque cosa. Era come una bambina in un corpo da adolescente.
Decisi quindi che li avrei portati con me a farci un bel paninazzo.
Prima però dovevano cambiarsi, perché i due ragazzi erano ancora in smoking mentre la rossa era ancora in strasse.
Diedi a tutti dei miei vestiti da indossare, ma io avevo solo maglioni (orribili), camicie e jeans, quindi ci ritrovammo tutti vestiti allo stesso modo.
Jhora poi era la più buffa, perché le stavano un po' larghi.
Eravamo tranquilli, spensierati e nessuno di noi accennò minimamente a quello che era successo il giorno prima.
L'unico fu Tullio, che fece notare che non potevano andare in giro troppo sciallamente, perché erano ricercati dalla polizia.
Questo però non era un problema, perché avremmo usato il passaggio sotterraneo che avevo, che portava direttamente dal kebabbaro.
Avevo un passaggio segreto lungo quasi un kilometro sotto casa mia, ma nessuno di loro mi chiese spiegazioni a riguardo e mi seguirono senza fare storie.
Lungo il tragitto cercammo di spiegare alla rossa come fosse fatto un kebab, dato che non aveva mai visto uno.
Alla fine del percorso c'era un ascensore per ritornare in "superficie", dal cui interno si sentiva già il profumo della carne e dei vari ingredienti.
Giungemmo finalmente nel mio posto preferito: "Dirty Kebby".
Era un locale di medie dimensioni, diviso in due stanze con le pareti interamente rosse.
C'erano una decina di tavoli, sopra ognuno dei quali c'era una torre kebab, che in quel momento erano tutte ferme e senza carne perché erano circa le dieci di mattina di capodanno, quindi non c'erano ancora clienti.
Al posto delle normali sedie, c'erano quelle con le ruote, per potersi spostare comodamente tra i diversi tavoli con le salse e gli altri ingredienti per farsi il proprio panino.
Il primo a commentare la scena fu Gabriel "Tu fai colazione ogni mattina in questo posto? Sei in lista per qualche premio ignoranza per caso?".
"No, ma anche se lo fossi, vincerei d'ufficio" risposi con tono da "so mejo io".
Accortosi della nostra presenza, da sotto il bancone si alzò Ahmed, il "cuoco" e gestore del locale.
Era identico a me, ma era più alto, aveva 38 anni, e soprattutto era molto più allegro e sorridente di me.
Stessi capelli, stessa barba, stessi occhi...se non fosse che conoscevo il mio vero padre, avrei pensato che fosse lui.
"Hey ragazzi siete già qui!? Spero che quei pancake non vi abbiano riempiti troppo, perché vi ho preparato delle salse che sono il top".
"Come fai a saperlo?" gli chiese Tullio.
"Grazie alle telecamere sparse per la casa. Io e Assan le usiamo per comunicare, ma io le uso soprattutto per sapere quando sta per arrivare qui, per fargli trovare pronto da mangiare"
"E perché lo fai?". "Perché siamo amici...ma soprattutto perché il locale è suo! Ahaha!!!"
Già, il locale era di mia proprietà, ma lo gestiva totalmente lui.
Prima di conoscermi era barbone, e lo avevo conosciuto tre anni prima nel parco in centro, dove lo vedevo seduto su una panchina quasi tutti i giorni quando ci passavo davanti.
Un giorno persi il portafoglio, lo raccolse e mi corse dietro per ridarmelo.
Per ringraziarlo lo invitai a cena a casa mia, e lui si propose di cucinare.
Quella sera preparò dei burrito che erano una favola, e accortomi che era un cuoco così op, decisi che dovevo aprire un locale e farlo cucinare.
Mi raccontò che prima di finire per strada, faceva il kebabbaro, ma il suo locale non era in buona posizione per avere una grande affluenza di persone.
Non riuscì a restituire i soldi presi in prestito per avviare l'attività e fu costretto a chiudere.
Decisi quindi che avremmo servito kebab, ma non potevamo fare un semplice locale, perché da sempre avevo avuto il sogno di aprire il posto più perkato del mondo.
Ebbe un tale grande successo immediato, che dovetti ben presto assumere altre due persone per aiutarlo in cucina.
Erano due giovani della mia stessa età, Matteo ed Eleonora, che Ahmed aveva conosciuto durante la sua esperienza da senza tetto.
Avevano mollato la scuola e avevano tagliato tutti i rapporti con le rispettive famiglie.
Iniziarono a vivere per strada e caddero nel tunnel della droga. Però erano dei drogati molto #YO, perché anziché farsi con canne o siringhe, si facevano di funghi allucinogeni.
Ma ne uscirono poco dopo aver conosciuto Ahmed.
Lui aveva un'influenza positiva su chiunque venisse a contatto con lui.
Ogni volta che mangiamo la pizza, faceva sempre la stessa battuta: "Oggi preparo pizza ai funghi a tutti! Ma mi raccomando voi due non esaltatevi troppo!!! Vi ricordo che non c'è mai stato un drago volante in questo locale! ahahaha".
E ogni volta ci mettevamo tutti a ridere.
Nessuna delle loro strie aveva completamente senso, ma a me non è minimamente strano.
Cioè una persona diventa un barbone per aver aperto un kebab in una posizione poco attrattiva? E la sua famiglia? Che cosa faceva prima? Non mi posi mai nessuna di queste domande all'epoca.
Tornando a quel primo gennaio, io Tullio e Ahmed preparammo un tavolo per mangiare, mentre gli altri due erano "esploravano" il locale.
Il biondo non mangiò perché disse di essere già sazio, per Jhora preparammo un panino, visto che non ne aveva mai assaggiato uno, e il resto di noi si fece una piadina.
"Ok, adesso che siamo tutti più tranquilli voglio che mi raccontiate che cavolo è successo ieri sera".
Dopo un attimo di esitazione Tullio iniziò a raccontarmi la storia di lui e Gabriel.
Venivano da Varino, un città a circa 40 km da Monsano, dove vivevano con i loro genitori.
Loro padre gli raccontava spesso di un'organizzazione che lui chiamava i "Kanja", e che secondo lui controllava il mondo da dietro le quinte, e ha passato tutta la sua vita e cercare di smascherare questo potere segreto.
A quanto pare si spinse un po' oltre e forse scoprì qualcosa che non doveva sapere, e un giorno di ottobre 2014, dei tizzi arrivarono a casa loro e uccisero suo padre e sua madre, facendo esplodere casa loro.
Lui e suo fratello Gabriel si trovavano nel garage, quindi ebbero solo lievi ferite superficiali, e Gabriel perse conoscenza per un breve momento.
Quando uscirono fuori, Tullio vide un Audi A4 bianca con conducente, parcheggiata non lontano dalla loro abitazione.
Nei sedili posteriori c'era un negro pelato che lo vide dal finestrino, lo fissò per un attimo, e poi fece segno all'autista di partire, il quale eseguì l'ordine.
I due scapparono subito dopo l'incidente, prima dell'arrivo della polizia e dei vigili dei fuoco.
Si rifugiarono in una casetta diroccata che loro padre aveva su una collina non molto lontano da Varino.
Là dentro scoprirono un passaggio segreto che portava ad una stanza sotterranea, che loro padre usava come base operativa per tener d'occhio tutti i movimenti dei Kanja.
Decisero quindi di portare avanti l'operato del padre, dandosi il nome di "Snooze buster". (che nome di merda, ancora oggi mi fa schifo)
L'idea fu di Gabriel, che lo scelse perché si erano posti l'obbiettivo di liberare il mondo dal potere dell'organizzazione, lo Snooze.
Cercando tra le informazioni che aveva raccolto il padre, scoprirono che un membro dell'organizzazione avrebbe partecipato ad una festa di capodanno a Monsano.
Decisero quindi di vestirsi eleganti e di imbucarsi alla festa.
La villa in cui si tenne l'evento era sorvegliatissima, troppo sorvegliata per una normale festa a Monsano, che era solo un paesino.
Furono presto scoperti e arrestati dalla sicurezza, ma riuscirono a scappare, finché io non rischiai di investirli.
Restavano però ancora irrisolti i fenomeni misteriosi di quella notte.
Visto che non era stata opera loro, giungemmo alla conclusione che fosse stata Jhora a causarli.
Rimasero un mistero perché lei non si ricordava niente di quello che aveva fatto prima di quella mattina.
Non si era minimamente interessata al discorso che stavamo facendo, lei pensava solo a mangiare.
Era un pozzo senza fondo, in una mezzoretta era già arrivata al quarto panino.
Avevo bisogno di sapere di più riguardo a questa storia, così decisi che li avrei aiutati nella loro lotta, perché credevo che i Kanja potessero in qualche modo essere collegati agli schizzi omicidi che avevo spesso, e che mi avevano portato ad uccidere i miei stessi genitori.
Una storia inverosimile e poco plausibile raccontata mangiando un kebab, ma la accettai per vera immediatamente. Cioè, due ragazzi che combattono un'organizzazione segreta, che trama contro il mondo?
Però boh, era come se in cuor mio sapevo che stavano dicendo la verità.
Dopo mangiato salutammo Ahmed, e uscimmo per andare a comprare dei vestiti per Jhora.
Il mio locale era in centro e dava direttamente su piazza dei titani, che era tutta circondata da negozi, quindi entrammo nel più vicino.
Era emozionatissima e toccava tutti i vestiti. Non si ricordava niente ma a quanto pare non si era dimenticata il suo amore per lo shopping.
Io e Tullio ci sentivamo un po' fuori posto, ma Gabriel sembrava a suo agio, e girava scioltamente tra i reparti.
Quello era capace di divertirsi anche ad un convegno sulle venature degli alberi.
Il biondo iniziò a parlarmi della base di suo padre, quando ad un certo punto guardando verso Jhora, mi accorsi che aveva i pantaloni bagnati.
Non riuscivo a crederci, ma si era pisciata addosso.
Quando glielo feci notare mi rispose ridendo "lo so, Jhora si è bagnata" e continuò tranquillamente a guardare i vestiti.
C'eravamo accorti che si comportava da neonato, ma che non sapesse di dover andare in bagno era incredibile.
Presi alcuni vestiti e la accompagnammo nel bagno al piano superiore per farla cambiare, perché non volevamo dare nell'occhio andando nei camerini visto che, tra le altre cose, eravamo due ricercati, un omicida e un neonato. Proprio il dream team.
La aspettammo davanti alla porta del bagno, e dopo un po' uscì con i vestiti cambiati e scalza, ma soprattutto sconvolta e piangendo. "Devi andare giù ad aiutarli Assan". "Aiutare chi?". "Ti prego Assan devi salvarli!".
Non avevo ben capito di cosa stesse parlando, ma scesi comunque a controllare.
Appena iniziai l'ultima rampa di scale fui costretto subito a fare un passo indietro per nascondermi, perché la scena del negozio che mi trovai davanti, fu quella di tre uomini armati, uno dei quali puntava un kalashnikov alla testa di una cassiera.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: