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lavoro pubblicato domenica 27 novembre 2016
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

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Project Poron - 00000001

di Momy93. Letto 322 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La mia storia inizia in Italia il 31 Dicembre 2014 a pochi istanti dalla mezzanotte a Monsano, un piccolo paesino toscano.Su una strada di campagna, posteggiata da alberi spogli su entrambi i lati. Si vede sfrecciare oltre i limiti consentiti, una Ford...

La mia storia inizia in Italia il 31 Dicembre 2014 a pochi istanti dalla mezzanotte a Monsano, un piccolo paesino toscano.
Su una strada di campagna, posteggiata da alberi spogli su entrambi i lati.
Si vede sfrecciare oltre i limiti consentiti, una Ford Mustang modello 2015 nera. Non la si noterebbe nemmeno a causa della nebbia che c'era quella notte, se non fosse per i suoi cerchi color oro, che sembrano brillare di luce propria.
Alla guida ci sono io, Assan: ventenne, magro, capelli lisci, corti e scuri, occhi marroni, barba mal rasata e occhiali.
Avevo sempre avuto un volto spento, ma quella notte il mio sguardo era più cupo del solito, a tal punto che sembrava assorbire oscurità dalla notte stessa.
Avevo l'espressione di chi ha perso tutto e non ha più niente in cui credere per andare avanti, di chi non prova emozioni ma si lascia guidare solo dall'odio e dalla rabbia, di chi non ha mai visto la luce e ha sempre avuto come unica certezza il vuoto dell'oscurità.
Nonostante fuori ci fossero due gradi, indossavo semplicemente una camicia nera un po' sbottonata, ma non avevo freddo, anzi, stavo sudando.
Avevo il respiro affannato, mi tremavano braccia e gambe, ma era un tremolio dovuto alla paura che provavo in quel momento.
Nella testa continuavano a riaffiorarmi in continuazione le stesse immagini; Il salotto di casa mia a soqquadro, come se fosse appena esplosa una bomba. Il divano carbonizzato, i vetri della libreria in frantumi e i libri in essa distrutti e sparsi per terra.
La cucina invece sembra in ordine, la tavola apparecchiata con il cibo ancora nei piatti. Una sedia rovesciata per terra, mio padre accasciato in un angolo della stanza. Mia madre sospesa a mezz'aria, con la mano alla gola che respira a fatica. Davanti a lei ci sono io in piedi, che tendo il braccio destro verso di lei.
Non batto le palpebre, i miei occhi sono completamente bianchi, senza né pupilla né iride e la guardo intensamente.
Non ho un'espressione triste ma sto piangendo e lacrimavo solo dall'occhio sinistro.
Ad un certo punto mia madre inizia a sorridere, e con gli occhi socchiusi che mi guardano, dice:
"Non preoccuparti. Sono sicura che un giorno troverai delle persone speciali, persone per cui varrà la pena lottare, persone che ti aiuteranno ad andare avanti".
Con queste sue ultime parole cade violentemente sul tavolo.
É per questo che stavo guidando quella notte, volevo mettere fine a tutto questo. Presi una strada secondaria che andava verso il lago di Bergo, che sarebbe stata la mia tomba, e la mia auto sarebbe stata la mia lapide.
Alla radio iniziarono il conto alla rovescia per il nuovo anno. "È giunto il momento cari radioascoltatori! 10! 9! 8! 7!...". Convinto della mia decisione spengo la radio e premo a fondo l'acceleratore. Ma proprio in quel momento, in mezzo alla strada, a pochi e metri da me, i miei fari illuminano due figure maschili.
Pur sapendo che è troppo tardi per evitarli, di istinto provo a frenare immediatamente. Non sapevo come fosse stato impossibile, ma ero riuscito a fermarmi giusto in tempo a mezzo metro da loro.
Ora che li avevo evitati, ero talmente incazzato con loro che volevo solo spaccarli. Così scesi dalla macchina e prima ancora di vedere chi fossero, andai a prendere il crick dal bagagliaio e mi diressi verso di loro guidato dall'ignoranza.
Ancora non lo sapevo, ma davanti a me avevo Tullio e Gabriel, entrambi della mia stessa età.
Il primo aveva capelli biondi e lunghi, occhi azzurri e una paio di baffi biondi quanto i capelli.
Il secondo invece era più basso, aveva capelli scuri ma tagliati completamente a zero, e con sul mento una barbetta alla Shagghy.
Erano entrambi vestiti elegantemente con giacca e papillon, ma erano ammanettati.
Mi dirigo quindi verso di loro: "Porca puttana, ma siete impazziti!?". "Coglionazzo, ti sembra il modo di guidare?!" mi ribatte subito urlando Tullio. "Hey biondino, modera i termini che ho un crick e non ho paura di usarlo".
Gabriel invece era tutto fommentato alla vista della mia macchina, come una dodicenne ad un concerto dei Green Day. "Pazzesco fratello, come fai ad avere un Mustang 2015? non sapevo nemmeno che si potessero già acquistare anche in Italia! E poi questi cerchi dorati sono troppo o p!".
"O Shaggy, allontana subito quelle manette dalla mia auto. Per ogni striscio che troverò, te ne farò altrettanto in faccia che al prossimo Lucca Comics potrai fare il cosplay di Franck Ribéry".
"Senti coso, non ti permetto di parlagli in questo modo". "E chi me lo impedirebbe? Tu?".
Mentre noi due ricominciammo a litigare, Gabriel ci interruppe per farci notare qualcosa di inaspettato. "Ehm..scusate, mi piacerebbe molto vedere voi due che vi date botte da orbi, ma credo che abbiamo un problema più grave qui sotto". Proprio lì davanti alla macchina, vicino ai nostri piedi, giaceva per terra una ragazza priva di sensi. Non so come fosse possibile, ma nessuno di noi l'aveva notata prima di quel momento. Era una splendida ragazza dai capelli color rosso ciliegio, alta più o meno come Gabriel.
Indossava solamente un lungo vestito bianco, senza maniche che si interrompeva per metà all'altezza delle ginocchia, ma non come se fosse stato tagliato, ma piuttosto come se fosse stato realizzato a metà. Se esisteva madre natura, doveva essere per forza lei, perché è questa l'impressione che dava, nonostante il suo aspetto infantile, fragile e indifeso.
Da sopra il suo petto si alzò in volo una farfalla con le ali rosse, bordate di azzurro e con due rombi dorati per ogni ala, il corpo nero e due palline rosse all'estremità delle antenne.
Era praticamente impossibile riuscire a vedere tutti questi dettagli quella notte, dati la nebbia e la scarsa illuminazione della strada, ma era come se sapessi già com'era fatta in tutti i suoi particolari. Avrei potuto descriverla anche tenendo gli occhi chiusi.
Appena arrivò all'altezza dei nostri occhi si dissolse in una polvere di pixel.
Questo silenzio generale che a tutti e tre pareva essere durato un'eternità, ma che in realtà fu solo un breve istante, fu interrotto da Tullio: "Cazzo l'hai uccisa!". "Ma che stai dicendo, lo sai anche tu che fino ad un secondo fa non c'era".
Gabriel continuava a toccare con l'indice dappertutto la ragazza, come Arale quando tocca le cacche a spirale con il bastoncino. Io e il e suo compagno eravamo troppo impegnati a litigare, per pensare di controllare se fosse viva o meno.
Ci conoscevamo da pochi istanti, e l'unica cosa che riusciva bene era odiarci. "È piovuta dal cielo scusa? Certo che l'hai investita tu". "Vorrei farti notare che quelli ammanettati qui siete voi, quindi se c'è qualcuno che può aver commesso un crimine, quello non sono io. E poi, si può sapere perché siete ammanettati?". "Questo non è un problema tuo...". "Certo che è un problema mio, visto che adesso a causa vostra sono coinvolto in un omicidio". A quel punto Gabriel ci interruppe per la seconda volta: "Non vorrei fare un déjà vu, ma...aspetta, déjà vu? Senti che terminologia che uso! Comunque, secondo voi è normale che quella foglia non stia cadendo?".
Assurdo, poco sopra le nostre teste levitava un foglia rinsecchita, ma senza cadere. Potevo muoverla spingendola per aria ma lei non cadeva.
A quel punto cominciai a spaventarmi: "Ma che cazzo sta succedendo qui? Ditemi immediatamente chi cazzo siete!".
Gabirel esultò fieramente: "Vecchio, hai davanti a te i salvatori del mondo, gli snooze busters!!!". "Chi? Sentite ragazzi, non è il momento di scherzare, abbiamo..." non ebbi il tempo di finire quella frase, che mi venne in mente un fatto. Per la velocità a cui andavo, era impossibile che fossi riuscito a frenare in tempo, e inoltre l'auto si era fermata all'improvviso, violando tutte le possibili leggi sulla conservazione dell'energia.
Corsi subito in macchia a controllare, ed era proprio come sospettavo. Il freno non era stato minimamente toccato, l'acceleratore era premuto fino in fondo, e il contachilometri segnava ancora 120o km/h, ma il motore non emetteva alcun suono.
"Il tempo si è...fermato..."
Non avemmo nemmeno il tempo di realizzare esattamente cosa stesse succedendo, che mi accorsi che la foglia stava ricominciando a cadere piano piano.
Questo significava che anche la macchina stava per ripartire, e che avrebbe schiacciato la ragazza.
Chiesi ai due ragazzi di darmi una mano a metterla sui sedili posteriori, mentre io mi sedetti al posto del conducente per tenere saldamente il volante, attenuare con un piede il ritorno del pedale dell'acceleratore, e tenere l'altro pronto sul freno.
L'auto ripartì all'improvviso alla velocità che aveva prima di fermarsi, e guardando il retrovisore, mi accorsi che anche i due erano saliti a bordo. Mi ero chiaramente accorto che fossero saliti, e anche se non volevo avere niente a che fare con loro, una parte di me era felice che lo avessero fatto.
"Ma che cazzo state facendo? non vi ho detto che potevate salire anche voi. Scendete immediatamente!".
Il biondino mi fece prontamente notare che non potevano scendere, visto che eravamo già ormai in moto, mentre il suo compagno, alla vista dell'interno della Mustang, era come un bambino che andava per la prima volta a Disneyland Paris.
"Cazzo che figata! Vi giuro, sto per venire perché questa macchina è perfetta".
"Non preoccupatevi, adesso mi fermo e scendete immedia...". Questa mia frase fu interrotta dal suono di una sirena. Negli specchietti retrovisori vidi in lontananza le luci di un'auto della polizia che si avvicinava velocemente a noi.
"Ma che cazz...lo sapevo, siete degli evasi, vero?".
Mi chiesero di portarli in salvo, e che mi avrebbero spiegato tutto una volta stati al sicuro.
"Non posso seminarli, questa strada finisce al lago e non porta da nessuna parte". "Mi spieghi cosa avevi di così urgente da fare in un lago l'ultimo dell'anno a mezzanotte?". Quelle parole del biondo avrebbero dovuto farmi tornare in mente quello che era successo qualche ora prima a casa mia, e invece non fu così, stetti zitto continuando a pensare a come scappare, come se avesse detto qualcosa di poco rilevante.
Il mio silenzio fu interrotto da Gabriel. "Cavolo, hai una Mustang e hai para di usarla? Dai, fammi sentire i cavalli americani!".
Allora decisi di mettere in pratica tutte le ore passate a giocare a Need For Speed, e feci un'inversione di marcia.
Ci trovammo nel senso opposto ai poliziotti, li superammo tornando indietro, e non mancai di mostragli il mio dito medio.
Eravamo tutti gasatissimi per quello che avevamo fatto, ma fu solo il fommento del momento, perché appena rientrammo sulla strada principale, ci trovammo davanti altre due pattuglie che ci venivano in contro.
Erano una per senso di marcia, quindi non potevamo superarle, ed era troppo tardi per frenare.
Ci mettemmo ad urlare perché sapevamo di essere spacciati quanto uno studente universitario nella settimana precedente agli appelli degli esami.
Quando ormai sembrava giunta la nostra fine, tra noi e la polizia apparve un semicerchio con un buco in mezzo del diametro della strada.
Era di un blu scuro e denso, e tutto lo spazio attorno ad esso era pixelato e continuava a scomporsi.
Lo attraversammo, e giunti da l'altra parte, ci rendemmo conto che le due pattuglie non c'erano.
Poco dopo la strada curvava leggermente, e guardandomi alla spalle capii cos'era successo veramente.
La polizia non era scomparsa, ma era apparso un cerchio tra noi e loro, e uno dietro di loro e noi li abbiamo oltrepassati entrando in un cerchio e uscendo dall'altro.
Distorsione del tempo, distorsione dello spazio....quel 2015 stava iniziando col botto.
Stavo per fare un commento su quanto appena accaduto, ma fui anticipato da Tullio che aumentò la feed di avvenimenti incredibili successi quella notte.
"Cazzo Gabry è svenuto! Svegliati Gabry! Gabry!". "Non preoccuparti, adesso andiamo a casa mia".
"Perché d'un tratto vuoi aiutarci?". "Non vi sto aiutando. Io... stavo solo andando a casa mia e voi siete entrati in macchina senza il mio permesso...".
Ero convinto di quello che avevo appena detto, quanto un maiale lo è nell'andare a fare una gita al macello.
Il resto del tragitto fu di totale silenzio.
Una volta arrivati a casa io portai la ragazza in groppa, mentre Tullio iniziò a trascinare Gabriel per terra, facendogli sbattere la testa ovunque.
"Perché lo sta trascinando?". "Forse perché qualcuno mi ha lasciato quello più pesante e si è messo sulle spalle la ragazza mezza nuda?". "Guarda che non sono un masc-cio come te! Te l'ho lasciato perché è un tuo amico, non mio." "Mas-cio? Cosa vuol dire?". "Ahahaha non sai cosa vuol dire?".
Durante quella conversazione il nostro rapporto si attenuò un pochino, sembravamo quasi amici.
Ancora non lo sapevo, ma finché chiacchieravamo, c'era una figura incappucciata che ci osservava a debita distanza. "Sei pronto anche per questa volta Assan?" disse quella frase sotto voce a scomparve nel nulla.
Mentre entravamo, mi venne in mente un fatto riguardo alla parola "mas-cio". Io conoscevo molte parole del dialetto veneto, oltre a quella, ma come era possibile visto che ero nato e cresciuto in Toscana? Però fu solo di nuovo un pensiero veloce, e non gli diedi molto peso.
Una cosa ancora più eclatante stava per accadere una volta entrati in casa, era perfettamente in ordine.
Il salotto, la cucina, ogni cosa era al suo posto, come se non fosse successo.
Ma la cosa più incredibile è che non feci neanche un pensiero a riguardo.
Come se non avessi mai avuto dei genitori, e quella sera fossi uscito semplicemente uscito per fare un giro.
Andai scioltamente in garage a cercare qualcosa per spezzare le manette dei miei ospiti, ma non avendo ne tronchesi, tenaglie o pinze, quindi dovetti usare un flessibile.
Andammo a far stendere Gabriel e la ragazza sul letto dei miei genitori, e neanche il quel momento mi riaffiorarono dei ricordi riguardo loro.
Ci sedemmo quindi sul divano in salotto perché volevo che mi desse delle spiegazioni: "OK biondo, vi ho portati al sicuro, quindi vuoi dirmi che cazzo sta succedendo qui? Ou biondo, mi senti?". Come si sedette, si era addormentato con gli occhi aperti.
Non provai nemmeno a svegliarlo, andai a prendere una coperta per coprirlo.
Finché compievo questa azione però, un pensiero mi assalì la mente. "Ma che sto facendo? Perché li sto aiutando? Perché una persona solitaria, asociale e che odia gli altri come ha rischiato la propria vita per aiutare dei perfetti sconosciuti?".
Più ci pensavo e più sentivo come se la mia testa stesse per scoppiare, era come se qualcuno stesse cercando con forza di sradicarmi il cervello.
Cominciai poi a sentire delle diverse voci che mi sembravano familiari. "Credo di essermi innamorata". "scommettiamo che lo magio tutto?". "Non sai cos'è una Mustang?".
Più sentivo quelle voci, e più mi scoppiava la testa, finché non sentii un fittissimo dolore al cervello e caddi per terra privo di sensi.


J@Alpha:/$ Trovato ricordo conflittuale
J@Alpha:/$ Sovrascrittura del ricordo in corso...
J@Alpha:/$ Ricordo sovrascritto con successo
J@Alpha:/$ Quantità di dati persi: 15 %
J@Alpha:/$ Riavvio in corso_



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