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lavoro pubblicato sabato 26 novembre 2016
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Ampia zona Grigia - parte 6

di Argail. Letto 360 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Al suo fianco c'era un essere alto più di due metri e indossava un mantello blu con un cappuccio, che gli copriva la faccia. Non appena entrati...

Al suo fianco c'era un essere alto più di due metri e indossava un mantello blu con un cappuccio, che gli copriva la faccia.
Non appena entrati, delle sbarre di un qualcosa simile ad un laser, bloccarono l'ingresso.
Dalle altre porte entrarono un numero imprecisato di guardie ricoperte di corazze dorate.
Armate ognuno di un'arma da taglio diversa. Da sotto la balaustra uscirono delle gigantesche tigri bianche. Almeno quattro.
-Guarda chi si rivede- ringhiò la più grossa con voce più che gutturale.
-Baldur il traditore-, parlò un'altra. -Ma non ti avevamo ucciso quella volta sulle montagne?-
Intanto le guardie ci avevano circondato, con movimenti lesti e studiati.
A quanto pare era giunto il momento di combattere. Anche se…
Vidi Baldur guardarmi, facendo cenno di non fare nulla.
-Devo dirtelo terrestre-, disse sarcastica Darkoda. La sua voce arrivò quasi echeggiante. -Quando Baldur ti ha soccorso nel tuo pianeta, potevo anche aspettarmi che ti curasse. Ma che addirittura ti usasse per accompagnarlo in un'invasione di palazzo. Del mio palazzo. Questo veramente no!-
Guardai Baldur, nei suoi occhi blu.
-Che facciamo?-
-Calmati! Ci sono momenti in cui è meglio arrendersi-
-Parole sante Lupo-, replicò la donna. -Non per nulla sei diventato vecchio-
Io alzai le mani, mentre alcune guardie misero una specie di guinzaglio a Baldur.
-Certo sei stato anche parecchio ingenuo. Sperare di poter entrare qui, nel palazzo Imperiale, assieme ad un alieno, senza che nessuno se ne accorgesse? E' da quando siete entrati in città che vi teniamo d'occhio. Vi ho concesso di arrivare fin qui, solo per potervi catturare, evitando inutili danni-
Ordinò poi qualcosa che non compresi bene: una delle guardie mi colpì alla testa. Sentii una specie di una scossa… Perdetti i sensi quasi subito.

Quando mi ripresi ero incatenato ad una parete, sentivo il calore di una lama infuocata che mi punzecchiava il retro della schiena. La cella era piccola e pulita, anche se la posizione in cui ero non mi permetteva di ammirarne le finezze.
I piedi me li avevano bloccati con una specie di morsa: non potevo fare nessun movimento.
Ed ora che potevo combinare? Senza Baldur e bloccato in un dannato marchingegno. Come potevo salvare Aurora, adesso?
Un momento però. Baldur aveva detto che una volta entrato nel palazzo, avrei saputo dove trovarla. Ero rimasto così affascinato da quanto avevo visto che l'avevo dimenticato.
In più ho pur sempre le armi legate all'oro siderale. Non so, se mentre ero svenuto si fossero resi conto, ma rimaneva l'unica possibilità che avevo. Attenderò che qualcuno entri, e solo dopo entrerò in azione.
Provai a concentrarmi per riuscire a captare Aurora.
Non avevo idea di come potesse avvenire, ma dovevo tentare. Cercai di riempire me stesso di volontà di trovarla. Ricordai il bacio, il momento più bello della mia vita. Avvertii subito qualcosa. Come delle scosse, delle fitte al cuore. Poi un calore sotto la pelle…
Improvvisamente la sentii. Non era lontana.
Se era così voleva dire che mi trovavo ancora dentro il palazzo.
Il rumore di una porta che scorreva, voltando la testa la vidi.
Darkoda entrò nella cella sempre seguita da quel gigante col cappuccio blu.
Il suo bel volto sorrideva trionfante, la luce dei suoi occhi emetteva un qualcosa di luciferino.
Si avvicinò a me, fermandosi proprio di fronte, quanto bastava per fissarmi negli occhi a sua volta.
-Allora come ti senti?-
Non dissi nulla.
-Non sei a tuo agio?- Ridacchiò.
-Dove Baldur?-
-E' impegnato con Godar e le altre tigri, come le chiamate voi. Ti conviene dimenticarti di lui, non lo rivedrai intero-, non si tolse quel dannato ghigno.
-Lo hai ucciso, praticamente-, ringhiai.
-Praticamente sì-, fece qualche passo verso di me. -Sai. Prima eri solo un buono a nulla innamorato della persona sbagliata, per me. Ma… Il vederti qui, adesso. Crea nella mia testa diverse curiosità, nei tuoi confronti. Risponderai alle mie domande, ora-
Ma sentila. Adesso pensava di poter disporre di me, come se nulla fosse. Provai a darle corda.
-Del tipo?-
-Sai che morirai. Lo sapevi fin dal principio che saresti morto. Perché hai voluto provare a salvarla, sapendo che mai ci saresti riuscito?-
Domanda articolata. In effetti mi ero fatto trasportare dagli eventi.
-Non c'è molto da dire. E' facile fare follie quando si è innamorati di qualcuno-
-E cos'ha mai fatto, Aurora, per farti fare follie del genere?-
-Mi ha amato-
Non ci pensai nemmeno alla risposta, mi venne così.
-Amore quindi…- la donna sorrise di nuovo, ma stavolta sembrava più malinconico. -Un termine così sopravvalutato-
-Qual'è il tuo problema? Sei arrabbiata perché lei riceve gli amori e le attenzioni di tutti. E tu invece… E' per questo che ti piace vedere tua sorella che soffre?-
Chiuse gli occhi, per qualche attimo il suo volto divenne serio.
-Povero piccolo alieno. Da pochissime ore, sei giunto sul nostro pianeta, e hai già la convinzione di capire tutto!-
Non aveva tutti i torti in effetti.
-Allora spiegami, ti prego-
-Ho semplicemente scelto di essere così-
Non riuscivo a capire.
-Mia sorella è troppo buona. Troppo ingenua. Non sarebbe mai in grado di portare avanti un regno. E tu, miserabile sognatore, non sarai mai in grado di aiutarla-
Il gigante si mosse, attivò qualcosa. Sentii rumori di una serie di ingranaggi che iniziarono a muoversi: avvertii una forza che mi tirava verso l'alto, col problema che le gambe erano bloccate, sentivo la schiena cominciare a crinarsi.
Per fortuna che la lama incandescente non si muoveva.
-Sai come funziona questo oggetto di tortura? Cerca di tendere sempre di più la schiena e poi, quando la tensione è massima, scatta la lama che taglia di netto la spina dorsale, dividendo a metà il corpo. Il caldo della lama cauterizza la ferita, in modo che il soggetto non muoia-
Cavolo! Non sembrava che mentisse. E l'idea di ritrovarmi diviso a metà non mi attraeva.
Se non reagivo subito era finita.
Tanto valeva giocare a carte scoperte. Fu così che mi concentrai.
Dalla mano feci uscire la falce dalla lama lucente, la feci roteare in modo da colpire i ceppi, sulle braccia, e la morsa sulle gambe. Per fortuna presi bene la mira, riuscendo a liberarmi da quel dannato marchingegno.
Mi gettai subito contro Darkoda, la falce fu bloccata dal gigante col mantello blu, che rivelò una lama dorata montata sul polso.
-Ma guarda. L'oro siderale-, contemplò Darkoda per nulla impressionata. -Questo è dunque il motivo per cui Baldur credeva in te. Braccio Destro numero due, eliminalo!-
Cercai di scostarmi, ma il tizio dimostrò una forza erculea facendomi quasi cadere all'indietro.
Intanto, Darkoda aveva già guadagnata l'uscita.
Vidi il Braccio Destro togliersi il mantello: si rivelò un tizio barbuto con capelli lunghi, coperto, fisico colossale completamento coperto dall'oro siderale: sembrava una statua dorata con gonnellino e spalliere. Non avevo visto un tizio simile in uno dei quadri durante l'esplorazione del palazzo?
Nel frattempo lo vidi farsi sotto, col braccio armato: una sorta di lunga lama assicurata al polso. Cercai di parare i colpi, ma non era facile… Non avevo una grande esperienza con la scherma, infatti ero sempre in difesa.
I suoi attacchi erano fortissimi, ed io non riuscivo a reagire.
Cercai di ricordarmi le lezioni di Baldur. Quando vidi il mio avversario tentare un affondo, saltai, ritrovandomi quasi a volare.
In questo modo evitai il suo attacco, ritrovandomi in posizione per controbattere. Bell'idea, anche se non originalissima.
Infatti il tizio, saltò verso di me quasi volando a sua volta, tentando di nuovo di colpirmi.
Parai anche questo colpo, feci roteare la falce mentre volavo verso destra: il risultato fu una specie di ruota lucente che investi il Braccio Destro.
Dopodiché feci scattare l'ascia, e il suo potere di attrarre le cose, o gli avversari.
L'immensa ascia scarlatta sopra la mia testa, una volta che li tizio fu al un metro da me, grazie al potere. Scattò colpendo in pieno petto il tizio barbuto, l'energia del colpo demolì l'intero pavimento; assieme alla pelle dorata del mio avversario, uscirono anche dei fiotti di sangue.
Un caro saluto al Braccio Destro numero Due.
Ritirai l'ascia e ripresi la falce.
Uscii dalla cella e mi concentrai su Aurora. In alto… Verso il tetto.
Sapevo istintivamente dove andare, mi precipitai.
Mentre correvo per i corridoi ebbi però una brutta sensazione, infatti vidi comparire diverse guardie: mi arrivarono addosso un po' da tutte le parti, non capii bene nemmeno io.
Al quel punto agii, senza starci a pensare troppo. Usai il potere della falce di raggiungere gli obiettivi. Così mi ritrovai a teleportami tra quattro guardie, feci vorticare la falce con destrezza attorno a me, facendola impattare sulle loro armature.
Prima in orizzontale, poi in verticale dando ad ognuno dei quattro un vorticoso giro di falciate.
Poi mi avvicinai ai gruppi più lontani e falciai anche loro. E ogni volta che si ricompattavano, miravo a quelli più lontani.
Nel giro di un minuto, feci fuori tutte le guardie, un massacro niente male, ma in quel momento non m'importava.
Mi mossi di nuovo. Destinazione: il tetto.
Superato il corridoio, mi ritrovai in una specie stanza cilindrica, altissima sulle pareti vi erano attaccati decine di lampadari illuminati. Vi erano quelle che sembravano delle lastre circolari dello stesso diametro della sala, trasparenti, a distanza di una decina di metri una dall'alta, con diversi arredi attaccati al contrario.
Sinceramente non la capivo quella stanza, ma sentivo che dovevo andare su, quindi spiccai un balzo. Usai il potere della falce per tele-portarmi verso gli obiettivi.
E ogni volta che raggiungevo una lastra usavo l'ascia per distruggerla e con la forza dello slancio andavo avanti. Sempre più in alto.
Spaccai diverse lastre, finché non raggiunsi l'ultima. Quando la toccai dalle parete circolare uscirono diversi esseri corazzati, con delle ali angeliche, o qualcosa del genere; armati anche loro di falci.
Tentai di nuovo la stessa tattica, ma non funzionava: erano più preparati.
A quel punto mi difesi come meglio potei, roteando la falce e scomparendo e ricomparendo davanti a diversi di loro, ma loro facevano lo stesso. Usai la falce creando vere proprie ruote luminose attorno a me, scomparendo e volando in continuazione.
Cercai di usare l'ascia per colpire le nuove guardie, ma erano troppo svelte. Tutto divenne sempre più frenetico, scomparivo e ricomparivo da una parte e dall'altra, e loro con me. Sentii più volte dolore. Le loro falci, a differenza della mia, andavano a segno. Allora usai tutte e due le armi, una dietro l'altra: un colpo di falce e colpo d'ascia, falce e ascia.
Diversi caddero, ma non fu abbastanza. Comunque seguitai a combattere, e dopo diverse scintille e corazze insanguinate: ero riuscito a sbarazzarmi quasi di tutte quelle guardie, simili ad Angeli.
L'ultima guardia alata era la più resistente, mi teleportai contro di lei colpendola con entrambe le armi, portandolo ad impattare contro l'ultima lastra arredata, distruggendo tutto all'impatto. Poi con una falciata me lo tolsi di dosso.
Finalmente erano finiti.
Avevo vinto ma… Ero ricoperto di ferite. Vidi che pezzi di armatura di Oro siderale rattoppavano le ferite, Baldur diceva la verità. Ma il dolore non spariva. Se le ferite venivano comunque chiuse già andava bene.
Non potevo fermarmi!
Attorno a me il palazzo era divenuto largo, qualcosa di più grande di una sala. Piena di colonne grigie, di un materiale simile al legno, ma diverso al tatto. A fare luce vi erano delle pietre di quarzo verde.
Comunque mi rialzai e andai avanti. Aurora era oltre quella stanza.
Ma mentre correvo qualcosa mi venne gettata davanti. Sembrava…
Era una testa… Una testa di lupo… Baldur?
Qualcosa che correva a quattro zampe, pesante e possente, mi stava arrivando addosso da dietro.
Massima potenza. E girai assieme all'ascia, creando un potente fendente che fece tremare tutto attorno a me: la tigre corazzata venne divisa in due. Il suo sangue mi investì. Ma era solo la prima di tante: mi arrivarono addosso da tutte le parti. Balzai in aria, una di quelle tigri bianche corazzare mi seguì… Alzai l'ascia sopra la testa e con un fendente verso il basso la divisi in due. Ma l'attacco non finì lì. Colpito il pavimento, creai un potente effetto da mini esplosione, sbalzando via alcune tigri. Nessuna però riportartò danni gravi. Tutte insieme erano davvero troppe.
Ma l'attacco aveva aperto un varco, mi lanciai di corsa, con tutte le tigri che mi inseguivano.
Non avevo molte possibilità di uscirne scappando.
Tutte quelle colonne mi diedero un'idea.
Corsi dietro una, poi mi teleportai dietro un'altra. Quando passò una tigre, feci scattare l'ascia, dividendola in due pezzi.
Ripetei l'operazione svariate volte, sempre con lo stesso risultato. Tutta quella violenza non mi sconvolgeva, non dopo quello che avevano fatto a Baldur.
Alla fine ebbi ragione anche di quegli esseri. Ma la fatica cominciava farsi sentire…
Era chiaro che quelle armi non si alimentavano da sole.
Ma andai avanti.
Uscito da quella sala, mi ritrovai a salire una scala contornante una colonna quadrata. Ansimante feci tutti quei dannati gradini: saliva sempre più in alto, mi fece sbucare in una piccola anticamera che dava su una balconata.
Vidi al di sotto di nubi tetre che rendevano il cielo oscuro, una specie di edificio dal tetto verde, che ricordava parecchio una chiesa. Per raggiungerla l'unico collegamento era un ponte sempre in pietra verde, dove c'erano diversi guardiani ed altre tigri.
Guardai di fronte la porta di quell'edificio e…
Li vidi: Darkoda e il capo delle tigri, Godar se non sbaglio. E poi c'era lei: Aurora. Era proprio lei. Vestita solo con una sottoveste bianca, tenuta sotto controllo proprio da Godar.
Vidi Darkoda alzare il braccio in mia direzione e salutarmi.
Sapeva come provocarmi! Ma in quel momento sentivo una furia che nemmeno un esercito mi avrebbe fermato. Ricordai Baldur: dovevo liberarmi della paura.
Animo dunque. Cominciai a camminare per raggiungere la fine della balconata. Saltai giù atterrando un po' male, ma mi ripresi subito. Mi guardai, dei vestiti erano rimasti pochi stracci strappati: il mio fisico era quasi del tutto ricoperto di Oro siderale che in alcuni punti si stava scurendo. Non ne compresi il motivo.
Non importava, davanti a me c'era il ponte. Della pioggia stava incominciando a cadere.
Preparai le mie due armi. E poi mi mossi camminando, sapendo che correre sarebbe stato inutile.
Neanche iniziai a calcare il ponte che mi arrivarono addosso diverse guardie, alcune a piedi altre in volo. Mi teleportai in mezzo al gruppo a terra, feci roteare la mia falce in mezzo a loro, ormai ero diventato più esperto, un giro di falce li destabilizzò, e con l'ascia colpii il terreno generando un'esplosione che respinse non solo le guardie a terra, ma pure gli Angeli che intanto si erano tele-portati sopra di me.
Poi, usando la mia abilità per attrarre a me gli obiettivi: uno ad uno, i guardiani vennero attirati vicino a me, ed uno ad uno li uccidevo a colpi di falce; dividendoli a metà, prima che avessero il tempo di riprendersi, e riorganizzarsi. Sia le guardie che gli Angeli finirono con bagnare del loro sangue la mia falce, che sul terreno si mescolò con l'acqua della pioggia. Non tutti però furono tanto semplici. Alcuni Angeli riuscirono a mettermi in seria difficoltà. Con la loro capacità di volare.
Alcuni riuscii a ucciderli utilizzando il teletrasporto, quando cercarono di colpirmi con le loro picchiate, ma mentre ne eliminavo uno, gli altri avevano il tempo di fendere le mie carni.
Successe diverse volte. Certi attacchi mi gettarono a terra, e quei dannati continuavano a scendere in picchiate da cardiopalma per ferirmi ulteriormente.
Il dolore mi stava facendo impazzire, non capivo più niente, più in avanti sentii i ruggiti delle tigri. Mi stavano venendo addosso tra le risate di Godar.
Come faccio adesso?… Non c'è la facevo più ad alzarmi.
E' la fine. Lo sento il nero dell'abisso che sta venendo a prendermi. Mi vuole. Mi reclama.
Ed io… Ne avevo paura. Tanta paura. Non credevo che sarebbe mai successo… E poi la vedo, per qualche attimo, come un fotogramma sfuggente.
Il suo volto, i suoi occhi, il suo sorriso. La luce che per me rappresenta.
Non sono venuto qui per farmi massacrare inutilmente. Chiunque io sia adesso, non ho niente a che vedere con quello che sono stato. Sono un uomo diverso, ma soprattutto un uomo.
Cacciai dalla mia bocca un urlo quasi animalesco, mentre mi alzavo da terra. Sentivo come se un'energia nuova mi scorresse nelle vene, un qualcosa di esplosivo, sulle prime non me accorsi. Qualcosa in me stava cambiando per sempre.
Unii le mie mani da esse creai un qualcosa di completamente nuovo, sembrava un lungo bastone che poi divenne una gigantesca spada a forma triangolare affilata da una sola parte, con un elsa a forma di teschio. Bastò fare un movimento: una sorta di esplosione fece sparire le tigri che mi correvano contro. Poi notai gli Angeli, sembrò che mi avessero infilzato. Invece mi resi conto che era solo una mia immagine: io ero dietro di loro. Con un fendente della mia nuova spada li divisi tutti a metà, gustandomi il sangue a fiotti che creava pioggia scarlatta.
Solo in quel momento compresi. Solo in quel momento compresi… Il cambiamento del mio corpo. Ero diventato una specie di figura colossale, l'oro siderale era completamente scuro, come fossi dentro una gigantesca armatura grigia, con grandi spalliere che mi copriva tutto tranne la parte superiore della testa. Attorno al collo e alla bocca c'era una specie di estensione della corazza. Sembrava un enorme collo… Per un attimo mi chiesi se mi fosse rimasto qualcosa di umano.
-A quanto pare. Quando si cede al selvaggio insito in noi, non rimangono altre strade. Tranne il divenire mostri-
Come osa paragonarmi a lui. Bastardo! Però non capisco cosa mi sta succedendo.
-L'oro siderale da potere, ma può avere degli effetti collaterali da non sottovalutare. Uno di questi è la capacità di assorbire la parte più sporca della nostra anima, sporcandosi a sua volta. Da il potere, ma toglie tutto il resto. Guarda l'effetto che ha avuto su di te. Ti ha trasformato in un essere che non ha più nulla del bamboccio arrestato qualche ora fa-
Mentre parlava, Godar, continuava ad avvicinarsi, con le gocce di pioggia che battevano la sua testa felina i suoi occhi erano rossi e crudeli. Mentre mi guardava osservavo la sua figura di tigre che man mano si ricopriva di ferro, di colore simile alla mia armatura, o dovrei dire al mio corpo.
Diverse punte uscirono sulla schiena, la coda divenne appuntita, i suoi artigli divennero simili a coltelli che bucavano le pietre. Perfino la sua testa finì coperta da quel metallo, i suo canini divennero come sciabole.
-Anche tu hai l'oro siderale? Anche tu ti trasformi in questo modo-, contemplai.
-Noi lo chiamiamo “effetto Necron”. E coloro che ne sono infettati a livelli come i nostri: Nachrichter-
Ormai era chiaro che non aveva intenzione di farsi da parte, anzi mi stava sfidando apertamente. Recuperai lo spadone e mi misi in piedi.

Continua.
Per altri racconti, o articoli potete venire al mio blog:
http://raccontidibarx85.altervista.org


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