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lavoro pubblicato domenica 20 novembre 2016
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Ampia zona Grigia - parte 5

di Argail. Letto 301 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Mi guardai, vestito con pantaloni neri e scarponi, una catena pendente dai pantaloni, una maglia nera strappata dal collo a metà dell'addome, d...

Mi guardai, vestito con pantaloni neri e scarponi, una catena pendente dai pantaloni, una maglia nera strappata dal collo a metà dell'addome, da dove s'intravedeva il simbolo dell'oro siderale. Tenevo la falce adagiata sulla spalla destra, Baldur il lupo era al mio fianco, alle mie spalle: le luci di tre bagliori diversi m'illuminavano. Guardavo la città aliena del regno di Carmon sul pianeta Sciva.
-Aurora, arrivo. E tu Darkoda, non mi fermerai-
La luce dei tre soli si era abbassata ormai, mentre seguivo a piedi il lupo.
Mi precedeva di un metro scarso, mentre mi muovevo su quelle rocce, poco agibili.
Più ci avvicinavamo più notavo quanto la città fosse enorme. Baldur aveva detto che non ci sarebbero stati troppi problemi ad entrare. La città era aperta, tuttavia entrare dall'ingresso principale avrebbe creato non pochi problemi, visto che parecchie delle guardie erano dalla parte di Darkoda. Il metodo migliore per giungere al palazzo era quello di usare una sorta di porta di servizio. Baldur mi vietò anche solo di fiatare finché non fossimo entrati nel palazzo, le guardie al di fuori di esso potevano anche essere innocenti, e non dovevano essere colpite. All'interno del palazzo reale era un'altra faccenda.
Continuai a seguire Baldur: avevamo appena superato le montagne, ora eravamo su una piana di erba scura mentre le alte mura della Città si avvicinavano sempre di più. Baldur girò a sinistra al di sotto delle mura, andando in direzione opposta al Cancello. Più lo seguivo più mi accorgevo di come il passaggio cambiava sempre. Prima rocce, poi alberi, e poi degli strani Menir viola… Cose incredibili.
Del resto era un altro mondo.
Ad un tratto vidi Baldur fermarsi ad una grata. Sembrava… Era uno scarico… Come avevo fatto a non immaginarlo.
Con le unghie disincastrò la grata e con un gesto mi invitò a seguirlo.
Saltai giù quasi assieme a lui, e ci ritrovammo in una sorta di canale di scolo. Tuttavia non era un posto brutto puzzolente e schifoso come mi potevo aspettare. Era costruito in solida roccia bluastra ben elaborata, e l'acqua scorreva in un canale squadrato nel mezzo della fogna. Ma non emanava cattivi odori, anzi era quasi profumata. Baldur intanto non accennava a fermarsi. Non osai parlare. Su suo consiglio mi ero coperto con un mantello e cappuccio. Più ci addentravamo all'interno di quell'elegante sistema fognario, più mi rendevo conto del suo diventare labirintico. Baldur doveva conoscerlo bene, visto il modo sicuro in cui girava. Dal momento che gli svincoli erano tutti uguali, io da solo mi sarei perso.
Dopo una serie di giri, finalmente, raggiungemmo una nuova grata. Saltò in alto per aprirla, dopo esserci riuscito mi fece cenno di salire.
Io balzai in alto e lo imitai.
Mi ritrovai su una specie di marciapiedi, anch'esso ben elaborato, fatto con blocchi quadrati di cemento.
Guardai in alto ora potevo vedere quegli incredibili palazzi circolari con tante piccole stradine illuminate che li collegavano tra loro, come piccoli ponticelli. Da vicino erano impressionanti, colossali.
Sentii un grugnito di Baldur, dovevamo muoverci.
Neanche il tempo di rimanere stupiti…
Percorsi la strada di pietre quadrate e bianche, notai che da alcuni spazi uscivano dei gas colorati che illuminavano le strade. Anche i vari palazzi, avevano luci fumose che li circondavano come cinture. Ogni zona che attraversavamo si combinava con la luce dei soli e dava un'atmosfera diversa.
C'era parecchia gente sulle strade. Alcune erano parecchio affollate con gente che strillava, altre con poche persone che passeggiavano o cercavano posti per mangiare.
A seconda del colore, questa gente faceva cose diverse: non capivo se per una speciale disciplina, forse dovuta ai colori. O per pura casualità.
Dopo aver attraversato non so quanti posti, finalmente raggiungemmo il palazzo.
Grande e circolare; anche questo assai più immenso di quanto non apparisse da lontano.
Baldur si diresse nella direzione opposta all'ingresso, battuto dalle guardie: dei tizi con delle corazze di un materiale simile all'oro siderale. Ne erano completamente ricoperti.
Seguendo Baldur lo vidi passare per una piccola apertura dietro una statua.
Lo imitai di nuovo.
Ci ritrovammo in un grande giardino: ricco di piante che non conoscevo, assieme a diverse statue raffiguranti degli esseri giganteschi, forse i loro Dei…?
Comunque, continuai a seguire il lupo tra diversi vegetali. Il giorno si scuriva sempre di più.
Prendemmo un lungo sentiero, segnato da mattoncini gialli e delineati da alberi.
Lo percorremmo in tutta la sua salita, arrivammo in una sorta di rotonda con una fontanella al centro, anche qui c'era una statua di un arciere d'oro. Girato alla sinistra di quest'ultima, salimmo una specie di percorso a chiocciola delineato da alberelli con rami tagliati a chiocciola anch'essi. Notai che eravamo praticamente attaccati alla parete del palazzo. Causa tutta quella dannata vegetazione non me ne ero accorto.
Ancora una volta la guida di Baldur si era dimostrata vitale.
Arrivati in cima al percorso a chiocciola, raggiungemmo una scala che arrivava ad una porta.
Salii le scale e raggiunsi Baldur alla porta. Il lupo si mise ad armeggiare alla porta, disegnando con l'artiglio non so quale segno. Una serie di rumori, simili a chiavistelli che si sbloccavano si udirono dall'interno della porta.
La vidi aprirsi. Mi fece entrare prima, poi richiuse la porta alle nostre spalle, che fece di nuovo girare tutti i suoi ingranaggi.
-Possiamo anche parlare di nuovo adesso-, disse.
L'interno del palazzo era un specie di reggia, ricca di ori e pietre preziose. Vi erano diversi quadri, immagini; non sapevo come definirle. Si trovavano sia sul soffitto che sulle pareti, le cui illustrazioni erano di alto valore artistico; per quanto potevo capirne. Cambiavano in continuazione, come foto scorrevoli.
La luce sembrava derivare dal marmo del pavimento,che era nero con striature bianche.
-Bene. Fammi indovinare? Questa era la parte facile-
Mi guardò col suo sguardo animalesco.
-Ovvio. Questo palazzo è labirintico. Non dovrai mai perdermi di vista-
Lasciò cadere la frase ma era fin troppo ovvio come andava a finire.
-Ci scopriranno?-
-Purtroppo sì, è inevitabile-
L'idea di combattere, io che non avevo mai fatto a botte con nessuno, non mi dava molta fiducia.
-Ti ho detto di liberarti dalla paura!-
-Va bene…-
Ma non lo dissi con molta convinzione.
Cominciò a fare strada in quei corridoi.
Anche stavolta venni colpito dalla sofisticatezza di quel palazzo. Non c'era una sola riga fuori posto, tutto era così perfetto e sgargiante. Più mi addentravo in esso, e più rimasi basito: ogni volta cambiava d'aspetto. Da dorato ad argenteo, e i quadri divenivano degli specchi, pieni di luci che si muovevano vorticose.
Da argentee a color rame, con parti in legno i cui rami circondavano le foto di statue che entravano a far parte dell'immagine stessa.
Da rame a nero cenere, con mattoni dalle righe rosse, come fossero pietre vulcaniche. Al posto dei quadri c'erano grandi rubini, emananti luci fumose.
Come spettacolo era incredibile, il problema era che mancava qualcosa…
Le guardie che sicuramente dovevano scoprirci, dov'erano?!
Prendemmo un ultimo corridoio, ricco di strani simboli concentrici stampati su muri fatti in acciaio con numerosi quadri, che riprendevano una famiglia nel giardino del palazzo. Alcune immagini sembravano riprodurre Aurora e Darkoda da bambine. Che andassero d'accordo quando erano piccole?!
Poteva essere. Forse in seguito un alterco le aveva divise.
Finalmente sbucammo in un qualcosa di diverso da un corridoio: una sala gigantesca e rotonda, con un manto rosso steso in tutta la larghezza del pavimento, soffitto dorato, pieno di lampadari con fiamma azzurra.
Sul un grande davanzale alto poggiata su una balaustra, coi suoi lunghi vestiti in pelle nera, ci osservava: Darkoda.

Continua.
Per ulteriori articoli o racconti, venire a trovarmi sul mio blog:
http://raccontidibarx85.altervista.org


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