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lavoro pubblicato sabato 19 novembre 2016
ultima lettura sabato 1 luglio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La calvizie di Ethan

di VinceRobertson. Letto 113 volte. Dallo scaffale Umoristici

Fondamentalmente Ethan aveva paura di due cose: la morte e la calvizie. La seconda più della prima. La paura nacque verso i diciotto anni, quando il suo migliore amico divenne improvvisamente calvo. Era un triste venerdì di settembre e E.....

Fondamentalmente Ethan aveva paura di due cose: la morte e la calvizie. La seconda più della prima.
La paura nacque verso i diciotto anni, quando il suo migliore amico divenne improvvisamente calvo. Era un triste venerdì di settembre e Ethan, memore della chioma dell’amico, rimase sconvolto nel vederlo quasi privo di capelli. E il tutto era successo in pochi giorni.
“È strano, è successo tutto in pochi giorni …” disse Ethan mentre affogava nell’angoscia.
“Che ci vuoi fare, è il testosterone. L’80% degli uomini diventa calvo, chi prima e chi dopo. Almeno ora ho una scusa per prendere il posto sulla metro” scherzò il suo amico.

L’80% degli uomini diventa calvo.

Non riusciva a sentire altro. Ethan non era mai stato fortunato, lui sapeva che non sarebbe mai rientrato in quel 20% di gente miracolata. E non era finita qui.
Da quel giorno in poi si accorse di essere circondato da gente calva. Suo padre, suo nonno, il vicino, il professore di fisica e persino sua cugina di Hoboken. E come un Kerouac perennemente sulla strada, lui vagava costantemente nel territorio dei calvi. Calvi calvi calvi ovunque. Per contrastare tutto questo iniziò a guardare film e concerti degli anni ’70: “Se non li hanno persi loro col Vietnam non li perderò nemmeno io” si ripeteva in continuazione. Ma non ci credeva davvero.

Passava i pomeriggi camminando lungo la 92esima e, ogni trenta secondi, si toccava la nuca per controllare se aveva ancora tutti i capelli. C’erano, come sempre.
Un giorno, perso nei suoi pensieri, arrivò fino al Lower East Side, mantenendo costantemente il suo rituale. Entrò in una pizzeria semimalfamata per mangiare qualcosa, ma non aveva fame. Cercava in realtà di tradurre gli sguardi dei clienti per intuire possibili commenti sulla sua futura calvizie. La sua legenda era la seguente:
- Occhi fissi e sopracciglia inarcate – “il ragazzo perderà tutti i capelli, poverino”.
- Leggera devianza a destra della bocca – “toh guarda, gli è appena caduto un ciuffo”.
- Pupille dilatate, risatine e mascella cadente – “Così giovane e già pelato, forse dovrei smetterla di scroccare erba da Phil di Elizabeth Street ….”

Fece così per qualche mese, poi si scocciò. Una sera, tornato da una durissima partita di football, decise di farsi una bella doccia rinfrescante. Si insaponò per bene e lasciò scorre l’acqua lentamente. Strofinando i capelli con lo shampoo si accorse di qualcosa, anzi, della mancanza di qualcosa. Guardò in basso e vide un orribile miscuglio di acqua, shampoo e … capelli. Tanti , tantissimi, troppi capelli. Sgusciò via dalla doccia con un balzo e si precipitò davanti allo specchio.
Urlò.
In cima alla nuca si era aperta una piazzetta calva larga quanto il fottuto Texas. Era calvo, precocemente e visibilmente calvo. Si proiettò sessant’anni nel futuro, steso sul letto di morte mentre dice ai suoi nipoti: “Siate gentili e siate intelligenti, ma soprattutto andate da un buon tricologo”.

Passò i giorni successivi rimbalzando tra un medico e l’altro, senza risultati. Arrivò persino a consultare uno stregone di Williamsburg che appena lo vide gli disse istintivamente: “vuole il mio posto sull’autobus?”. Ethan stava lentamente impazzendo. Lungo la 92esima urlava contro i passanti e le macchine, cercando di compensare psicologicamente la perdita dei suoi capelli.
Pochi giorni dopo fu chiamato a telefono dal suo migliore amico (quello dell’inizio):
“Ehi Ethan, ho una notizia grandiosa, davvero grandiosa, e sarà utilissima anche per te. Quando e dove ci vediamo?”
“Da Joe’s domani alle 20, come al solito” disse Ethan parlando come una radio degli anni ’30.

Il nostro eroe arrivò in anticipo. Era teso e ammorbato, avrebbe fatto qualunque cosa per riavere i capelli. Grattava con le unghie il tavolino mentre guardava nervosamente la strada trafficata. Il suo amico entrò. Non so se saprò raccontarvi il pezzo che segue come me l’ha raccontato Paul, è difficile ma ci proverò.
Allora … il suo amico entrò nel locale e si sedette. Iniziò subito a parlare, nominando cose, nomi, fatti e persone. Ma Ethan era focalizzato su una sola cosa. Il suo migliore amico, calvo prima di lui, ora aveva i capelli.
“… e quindi mi hanno fatto un impianto e ora eccoli qui, come prima …” fu l’unica cosa che riuscì a sentire. In seguito farfugliò anche qualcosa su un medico che poteva impiantarli anche a lui, ma Ethan ormai non ascoltava più: era totalmente impazzito. Con un balzo si buttò in faccia all’amico e, con un unico gesto, gli staccò tutti i nuovi capelli.

Si narra che, se camminate lungo la 92esima a Manhattan verso le due del mattino, potreste incontrare un uomo calvo che tenta di attaccarsi dei capelli in testa con la colla vinilica.

(ESTRATTO DA UN MIO ROMANZO IN FASE DI LAVORAZIONE)



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