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lavoro pubblicato sabato 12 novembre 2016
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Irlanda, un viaggio tra i colori

di simonelupini. Letto 440 volte. Dallo scaffale Viaggi

Grey:L'aria sul mio viso è fresca e porta con sé l'odore della pioggia appena caduta.Ricordandomi mentalmente di tenere la sinistra, sal...

Grey:
L'aria sul mio viso è fresca e porta con sé l'odore della pioggia appena caduta.
Ricordandomi mentalmente di tenere la sinistra, salgo sulla bicicletta e comincio a pedalare.
Cercare di schivare le pozzanghere sarebbe inutile, perciò con noncuranza per l'abbigliamento, sfreccio verso la mia destinazione.
I sottili specchi d'acqua sull'asfalto rubano il riflesso del cielo sopra di me dandomi l'impressione di viaggiare a testa in giù sulle nuvole.
Anche se ha appena piovuto, quello che davanti ai miei occhi si presenta in duplice copia lungo tutta Mardyke Walk, non preannuncia nulla di buono.
Vele grigio chiaro si gonfiano e si muovono veloci quasi volessero portare chissà dove la loro Irlanda.
I mesi trascorsi mi permettono di guardare con occhio clinico quelle nuvole che si rincorrono e ben conscio della volubilità del clima irlandese, mi convincono che pedalare più veloce sia la decisione più saggia.
Purtroppo, per quanto si possa pensare di conoscerla, l'Irlanda ti ricorderà sempre che hai ancora molto da imparare.
Di lì a pochi istanti, una pioggerella leggera e incessante avrebbe infatti ricoperto ogni centimetro quadrato del mio corpo e non avrebbe affatto risparmiato i miei occhiali.
Fredde dita cristalline scendono silenziose lungo la mia schiena facendomi rabbrividire, mentre davanti a me intravedo la mia destinazione.
Quella miriade di goccioline porta dentro sé la miniatura del ponte sul River Lee, ma, come al solito, la troppa fretta impedisce di cogliere la magia che si cela dietro la quotidianità di quell'immagine.
Ma a dispetto della fretta e della pioggia, non ho potuto impedire alle gambe di rallentare quel tanto che basta alla coda dell'occhio per scrutare il fiume.
Come ogni volta in cui indugio alla ricerca della sagoma della Selki, vengo colto da un misto di sollievo e delusione per non aver visto nemmeno questa volta la foca nel fiume che, se avvistata, mi avrebbe trattenuto qui per altri 7 anni.
Perciò, senza troppe cerimonie, parcheggiata la bici, mi fiondo al chiuso nell'autonoleggio.
Mentre il commesso si ostina a spiegarmi i termini del contratto, le varie franchigie e le condizioni di reso, la mia mente è già salita a bordo della fantasia e mi precede sulla strada verso Dublino.
Finalmente dopo qualche scarabocchio e tentativo andato a vuoto, la penna prestatami dal commesso riesce a trasferire la mia firma scolorita sulla carta bianca.
Dopo un'ultima corsa sotto la pioggia, finalmente sento il rumore secco della portiera che si chiude e l'odore pungente di una macchina appena presa a noleggio a indicarmi che la mia avventura è appena cominciata.

Black:
Il nero nastro dell'asfalto dell'autostrada si dipana sotto le ruote della macchina, mentre ai miei lati vedo a malapena il paesaggio mutevole della contea di Munster.
In quei circa 260 chilometri che separano Cork da Dublino, si inseriscono, come in un quadro di Esher, scenari che si cambiano di posto, silenziosi, senza però passare al nostro cervello l'informazione che tutto sia cambiato, fino al déjà-vu finale.
Il traffico fila liscio fino all'ingresso della città ed è qui che devo continuare a ripetermi come un mantra la scritta dello sticker sul parabrezza: "Drive on the left".
Riabbracciare una persona che rappresenta la tua infanzia fa sempre un certo effetto, farlo dopo molti mesi passati all'estero vale se possibile anche di più.
Dopo aver esaurito i vari argomenti di rito, le stranezze culinarie che tanto scandalizzano noi italiani, decidiamo di andare alla scoperta della vera essenza irlandese...
La musica e la cacofonia della gente che affolla Temple Bar è ormai solo un ricordo.
Il tavolo di quercia sotto le mie dita racconta mille e mille storie, attraverso le sue cicatrici e le zone levigate e lucidate dall'uso.
Mi perdo un attimo in quel fiume d'idee finché il suono di un flauto e di un banjo mi riportano alla realtà e all'odore dello stufato, nero come la Guinnes che lo accompagna.
Quella musica dal ritmo incessante ti entra dentro, passando per la pelle, per le vene fino al cuore, ne modifica il DNA lasciandoti per sempre un ricordo indelebile.
Il suono del flauto e del banjo, l'odore dello stufato hanno poi lasciato spazio ai suoni della strada e all'odore della sera.
Indugiamo ancora qualche istante sulle luci che fanno da contrasto alla notte di Dubh Linn, lo "stagno nero", fino a che non torna il nero dell'asfalto a portarci fuori dalla città.

Green:
Ormai stufi del monotono nastro nero dell'autostrada, decidiamo di allungare il nostro viaggio verso nord per rallegrare il nostro sguardo.
La campagna della contea di Ulster, forse per la troppa permanenza nella civiltà, ci investe di verde.
Come i paesaggi anche i colori irlandesi hanno un carattere volubile.
Il chiarore inaspettato del sole, fa capolino tra le nuvole che corrono veloci sopra le nostre teste, come una lama che fende un sipario di ombre.
Come la tela dipinta da un pittore eternamente indeciso, la campagna davanti ai nostri occhi stravolge costantemente le tonalità, così contrastanti eppure così legate tra loro.
L'apoteosi viene raggiunta quando attraversiamo Dark Hedge, un tratto di strada di circa 500 m, dove il verde scalza persino il blu del cielo.
I faggi, modellati dagli anni e dal vento, creano un suggestivo tunnel di smeraldo, che accompagna dolcemente in un mondo fatto di ombre danzanti e di lame di luce tra il verde delle chiome.
Ci vorrà molto tempo e altrettanti chilometri lasciati dietro le spalle per dimenticare quel luogo magico.
Mancano poche ore al tramonto quando arriviamo alla punta nord dell'isola di smeraldo.
Qui, nascosto tra le scogliere, si cela uno dei luoghi più conosciuti eppure così mozzafiato, Giant's Causeway, un luogo dove la leggenda pare più reale della realtà stessa.
Tra il verde delle cliff che le circondano, svettano le grigie colonne esagonali che il gigante Finn McCool avrebbe costruito per raggiungere la Scozia.
La maestria di madre natura e la fantasia dell'uomo, si abbracciano davanti ai nostri occhi quando ormai il sole si è nascosto dietro le nostre spalle.
Inseguendo gli ultimi raggi risaliamo la cliff e ci incamminiamo sulla cresta.
La brezza del mare soffia forte dal bordo dello strapiombo, quasi volesse proteggerci dal baratro.
Non appena i nostri piedi abbandonano i sentieri più battuti, il manto erboso delle scogliere ci gioca uno scherzo da farci saltare il cuore in gola.
Sotto il verde dell'erba che viene accarezzata dal vento, si nasconde un' intricata trama di radici, che come un tappeto elastico, dà l'impressione di sprofondare nel cuore della cliff stessa.
Decidiamo di riposarci dal lungo viaggio, godendoci il verde letto e l'ormai rossastro soffitto offerti dall'isola di smeraldo.

Blue:
Ci lasciamo alle spalle l'Irlanda del Nord e proseguiamo lungo la costa ovest.
Le lunghe ore di viaggio sono allietate dal panorama regalatoci dalla contea di Connacht.
Seguendo la striscia grigia dell'asfalto, si passa infatti dalle verdi praterie dove pigre vacche brucano calme, a costoni di roccia brulla sui quali nemmeno un filo d'erba osa crescere.
Il verde e il grigio tornano a contendersi la scena, ma è l'oceano qui a farla da padrone.
Le possenti e scure onde s'infrangono sulle scogliere liberando mille schizzi di bianca schiuma.
Come sulla tavolozza, il bianco e il blu si mischiano per dar vita alle mille sfumature che solo chi ha il mare nel cuore può amare come la prima volta.
Quella sensazione mi fa velocemente tornare indietro a quando il mare è entrato nella mia vita...
Era un nuvoloso pomeriggio, il vento faceva schioccare le bandiere posizionate sulla spiaggia, ma il mio corpo era protetto da una muta e il mio cuore dal coraggio.
Dopo molti tentativi andati a vuoto, finalmente ero riuscito a domare l'onda.
Ero lì, tra il verde azzurro della faccia e il bianco che risaliva la schiena dell'onda.
In questo limbo di colori, la forza dell'oceano si fa sentire in tutta la sua magnificenza.
Ed è stato quello, l'attimo in cui l'oceano è entrato nel mio cuore.
Mentre la mia mente torna al suo posto, il paesaggio attorno a noi è cambiato nuovamente.
All'altezza di Galway, seguendo un ingannevole cartello come ne La pietra del vecchio pescatore, ci perdiamo e, cercando di tornare sui nostri passi, ci perdiamo ancora.
Gli alberi lungo il ciglio della strada crescono sparuti, volgendo al cielo rami spogliati dal forte vento, come delle mani in cerca di qualcosa.
Se non fosse per il cielo terso sopra di noi, questa strada ci avrebbe già fatto accapponare la pelle.
Inaspettatamente, ci troviamo davanti a una lunghissima e bianchissima lingua di sabbia, lambita da un sottile strato di acqua cristallina.
Parcheggiata la macchina, la sensazione della sabbia calda sotto i piedi e l'aria fresca dell'oceano tra i capelli ci ripaga dello scherzo del cartello.
A differenza di quella strada fantasma percorsa per arrivare fin qui, la spiaggia brulica invece di bambini che giocano a hurling lanciandosi con una precisione più o meno millimetrica una pallina da baseball.
Risaliamo in macchina e, dopo molti chilometri, il pensiero continua ad tornare a
Carrowmore, un fortuito incontro che ci ha regalato un meraviglioso ricordo.
Nel frattempo la contea di Connacht è tornata a fare spazio a quella di Ulster.
Diciamo così addio alle montagne che si affacciano sul mare per immergerci nel verde, interrotto qua e là dal marrone delle torbiere.
Stanchi nel corpo, ma non nello spirito ci dirigiamo verso l'ultima tappa.
I tre chilometri a piedi che ci separano alla destinazione sono lunghi, ma valgono la pena di essere percorsi fino all'ultimo centimetro.
Le tortuosità del sentiero seguono come una matita leggera il contorno della collina, impedendo di vedere oltre la svolta.
Si crea una suspense, contornata dal verde delle felci che costeggiano il percorso, che culmina con l'ultima curva.
È qui che l'Irlanda rapisce, non per sette anni come nella leggenda delle Selki, quanto per il resto dei tuoi giorni.
Tra le verdi schiene di due cliff, si dischiude il cuore di Nohoval Cove.
Come in una cattedrale all'aria aperta, saliamo silenziosi il sentiero che porta sulla cima alla nostra sinistra.
Arrivati nel punto più alto, si sentono sono i nostri cuori che battono all'impazzata e il rumore del vento che risale i quasi 100 metri di scogliera a strapiombo.
Con un po' di coraggio ci sediamo e gettiamo le gambe a penzoloni e il battito si fa sempre più forte.
Da questa posizione si vedono spuntare dall'erba alta delle rovine di pietra, guardie silenti di questo paradiso.
Qua e là, con la salita della bassa marea scogli cominciano a fare capolino nel mare, creando isole di colore che vanno dal verde acqua all'azzurro ghiaccio, avvolte dal profondo oceano.
Dalle scogliere, ogni tanto, s'intravede il guizzo bianco delle ali dei gabbiani che sfruttano le correnti ascensionali per disegnare articolati ricami nel cielo terso sopra di noi.
Rimaniamo così, in silenzio, a osservare quello zaffiro incastonato nello smeraldo.
Il sole, piano piano, scende nel mare dipingendo coi colori del rame riflessi di fuoco tutto attorno a noi, fino a che non resta altro che il nero di un cielo stellato e il ricordo di un viaggio tra i colori d'Irlanda.



Commenti

pubblicato il martedì 31 gennaio 2017
Azzurra, ha scritto: Belle immagini. Le riconosco. Ho viaggiato molto in Irlanda e ci torno diverse volte l'anno, ormai è la mia terza casa. Presto sarà la prima. Mi hai lasciato con la curiosità di sapere chi è quella persona "che rappresenta la tua infanzia"...e questo non è giusto
pubblicato il martedì 31 gennaio 2017
simonelupini, ha scritto: Mi piace pensare che chi sta leggendo quello che scrivo possa immedesimarsi nel racconto, prendere posto nella storia, non da spettatore, ma come vero e proprio protagonista. Per questo tendenzialmente non mi piace lasciar intravedere i soggetti dai miei racconti, vorrei poter lasciare il massimo spazio alle emozioni nude e crude in modo da permettere a chiunque di vederle attraverso e non con i miei occhi. Ho volutamente lasciato quel piccolo segno personale perché ad esso è legata un'emozione alla quale ognuno di noi può dare il volto della propria infanzia. Ti ringrazio ancora e ti faccio un grandissimo in bocca al lupo per tutto, o meglio "Go n-éurì an bòthar leat"!
pubblicato il martedì 31 gennaio 2017
Azzurra, ha scritto: Ok, allora, gli darò un volto...comunque, complimenti ancora e grazie per l'augurio in gaelico. E' una bella lingua

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