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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Quella volta che un faggio mi attaccò all'improvviso

di FabrizioSani. Letto 309 volte. Dallo scaffale Amore

Le lenzuola mai raccolte, si tingevano di brina: Dimenticate come i giuramenti assurdi. Le ultime frasi precipitavano: Pioggia sui parabrezza. ...

Le lenzuola mai raccolte, si tingevano di brina:

Dimenticate come i giuramenti assurdi.

Le ultime frasi precipitavano:

Pioggia sui parabrezza.

Ma non le ascoltavo, non le capivo;

Erano vento che si infrange sui muri

Per poi svanire.

Continuerai ad esibirti nei funerali altrui,

con la stessa faccia sporca d’indifferenza,

Coi capelli pallidi cosparsi come fieno

In un mondo di pietra.

Rinchiusa nell’involucro della tua solitudine,

In un braciere d’apatia

Dove hanno danzato i miei sentimenti.

Adesso sarai felice di poter esser triste,

Con tutto quel che hai da offrire

E nessuno in grado comprenderlo

Per delicatezza: gioventù perduta,

Non tornerà più il tempo dei cuori innamorati,

Quando chiedevi doni da scartare al cielo;

Cosa dà sollievo alla tua anima corrotta?

Diversa tutti i giorni, senza imparare a amare,

Senza imparare a dire:

“Scusa non sono più quel che ero stata ieri”.

Ci afferravamo la mano

Ognuno dalla propria galera,

Saremmo filati in cielo come ombrelli al vento,

Dicevi, mentre già ti allontanavi.

“Saremo come l’odore di pesce nei porti,

Non ce ne andremo, non ci sposteremo;

Ci troveranno identici fra cent’anni.”

Ma per te l’amore non è appagante,

È l’estate acerba di un adolescente,

Finita presa a morsi dalla vita, dagli amori:

Che erano fiori diversi ogni stagione.

Per le risposte che non mi è stato dato,

Adesso è tardi per rivolerle indietro.

Non splende forse più il cardine

Arrugginito del mio carro, di notte,

Che la tua stella secondaria, di giorno?

Finiranno le prime volte, finirà la tua vanità,

Caos da superbia e puttanate di libertà

Chiedimi ancora, amore,

Che verso faccia la coccinella.

Sposta tu le parole,

Per dimostrare la tua innocenza.

Non siamo più quei pazzi che sfidavano la corrente;

Tu fuggi da te stessa come un cervo in agonia,

Ed io che non capisco, quanto ancora sia commovente




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