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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 26: La lama del Primo -

di Batckas. Letto 296 volte. Dallo scaffale Fantasia

Tre giorni e tre notti torturarono l’uomo che avevano davanti sperando che dicesse qualcosa. L’inquisizione aveva imparato le tecniche ...

Tre giorni e tre notti torturarono l’uomo che avevano davanti sperando che dicesse qualcosa. L’inquisizione aveva imparato le tecniche di tortura e le aveva perfezionate nei secoli, imparando anche da coloro che l’inquisizione non erano ma che usavano il suo nome per motivi personali.
Sanguinante, molte ossa rotte, numerose emorragie interne.
Eppure non parlava.

Scott e Maddison, con Clara, erano nel rifugio tedesco con gli inquisitori mentre gli angeli sembravano momentaneamente scomparsi perché alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarli nella guerra. I genitori dei ragazzi, ragguagliati su tutto ciò che era successo, dopo aver stretto i loro figli avevano compreso che, fino a quando tutto quello non sarebbe finito, avrebbero dovuto avere fiducia in quegli uomini e quelle donne in cui i loro bambini sembravano riporre estrema speranza. Gli inquisitori simularono la loro morte per depistare la luce perduta e i demoni. Furono, poi, mandati da Claire dove sarebbero potuti essere al sicuro mentre Scott e Maddison assistevano al salvataggio del mondo.

Inferno e Paradiso erano in fiamme.

Lucifero diventava sempre più forte ma, allo stesso tempo, frustrato di non poter rivolgere quella sua furia contro il suo nemico. All’Inferno, poi, non era rimasto più nessun angelo caduto con cui poter condividere la prigionia, dopo gli ultimi eventi la maggior parte di loro, evocati da Lossern e Alalei, avevano giurato vendetta contro i cinque che avevano ucciso alcuni dei loro fratelli. Satana, schifato dalla vista dei demoni che provavano a sopperire alla presenza degli angeli caduti con la loro disgustosa esistenza, si alimentava di odio e furia, pregustando già il momento in cui si sarebbe potuto liberare.

Alalei e Lossern, il cui esercito era ridotto all’osso, spaventati e titubanti si rivolsero all’angelo caduto che avevano davanti.

-Paliel…- disse il conquistatore infernale, vivo per poco, con voce tremante.

-Le tue parole non mi riguardano, demone, volgi altrove il tuo sporco muso prima che faccia in modo che tu raggiunga i tuoi compagni…-

-Ti ricordo che sei qui soltanto grazie a noi…- quelle parole suonarono molto coraggiose, Lossern si pentì di averle pronunciate quando gli occhi dell’angelo caduto lo penetrarono, immobile.

-Cosa vuoi?- domandò poi.

-Dobbiamo recuperare la pelle del Serpente, nelle mani dell’inquisizione, per trasportare altri demoni qui sulla Terra. Siamo in pochi e siamo deboli.-

-Vuoi che riporti qui il tuo amuleto?-

-Esattamente.- Lossern si inginocchiò quasi.

Altri tre angeli caduti comparvero. Alalei indietreggiò impaurito.

-Sarà fatto.-

Gli inquisitori avevano sottovalutato l’avvocato che, nonostante le torture, non fiatava se non per mandarli al diavolo o per esaltare i demoni e le loro gesta.

I demoni avevano modificato la sua mente, inaccessibile agli angeli.

Elio si pulì le nocche insanguinate. Si allontanò dal prigioniero per unirsi agli altri della squadra e valutare il da farsi.

-Presto morirà.- fece notare Laura. –Non ci ha detto niente ancora, io direi di farla finita.-

-No, ci serve.- obiettò Elio. –Qualche idea su come farlo parlare?-

-Io forse ho qualcosa.- disse Alvin.

-Spara…- lo invitò Liam.

-Non vi piacerà.-

Colpì Liam con un pugno al naso, con un calcio radiale atterrò Niamh, Elio afferrò Alvin per il collo ma l’inquisitore più giovane si liberò dalla presa e gli diede una testata muovendo rapidamente le labbra, Elio cadde al suolo come svenuto.
Alvin afferrò il braccio di Laura, lei si liberò dalla morsa e gli bloccò la mano, la donna, terrorizzata dal tradimento dell’uomo che amava, lo guardò negli occhi, poi le labbra. Alvin fu in grado di mandarla al tappeto con un pugno nonostante lei fosse da sempre stata più abile di lui nel corpo a corpo. L’inquisitore, infine, estrasse la pistola e sparò in direzione di Liam, al suolo, che tentava di rialzarsi.

Alvin si avvicinò all’avvocato e lo liberò.

-Chi diavolo sei?- domandò quello, stonato dalle torture, che non era stato in grado di vedere bene quello che era successo.

-La Luce Perduta ha pensato bene che un infiltrato nell’inquisizione facesse comodo.- disse lui, parlando veloce.

-Devi trovare la lama di Cristo prima che sia troppo tardi…- vomitò sangue. –Distruggila. Il mio viaggio finisce qui… avrei voluto vederli bruciare tra le fiamme…- sputò in direzione dei corpi esanimi degli inquisitori.

-La lama di Cristo, l’arma?-

-Sì… distruggila e niente potrà fermare la nostra…- l’avvocato si concentrò sugli occhi di Alvin. –Tu non sei uno di noi… sporco infame figlio di…-

Alvin sparò all’avvocato in mezzo agli occhi.

Elio fu il primo a rialzarsi, subito dopo Liam che si portò una mano vicino all’orecchio.

-Perché hai dovuto sparare proprio a me?- domandò l’amico. –Sei davvero uno stronzo.- commentò poi. –Uno stronzo geniale.- gli andò vicino e si strinsero la mano, giocondi.

-Mi hai fatto paura.- gli disse Laura. –Per un attimo ho temuto che tu davvero potessi…-

-Non pensarci, non è reale.- le disse Niamh.

-La lama di Cristo, allora.- Elio contemplò il cadavere dell’avvocato. –Chiediamo agli angeli di cosa si tratta.-

-Mai sentito.- Niamh scosse il capo mentre frugava mentalmente tra gli studi.

-La prima lama. Girano soltanto voci tra gli angeli che sia stato il pugnale usato da Cristo per combattere i demoni.- spiegò Aniel.

Scott e Maddison erano lì con loro, Clara stava riposando.

-Quindi non era poi così pacifista!- Scott rise.

-Non sapete dove si trova?- domandò Laura.

-No e non possiamo nemmeno chiedere.- intervenne Haziel. –Indubbiamente, però, starà dove ha vissuto e operato.-

-Israele.- Liam si allontanò per andare nella sua stanza e preparare i bagagli.

-I ragazzi vengono con noi!- disse Niamh.

Gli angeli si distrassero per un attimo.

-Andate voi.- disse Haziel a Mitzrael. Si strinsero la mano all’avambraccio.

-Che succede?- domandò Alvin.

-Alcuni nostri fratelli stanno arrivando qui. Vogliono ciò che avete: la pelle del serpente. Gli eserciti di Alalei e Lossern sono ridotti all’osso, vorranno ingrossare nuovamente le loro fila.- spiegò Caliel che abbracciò Haziel con occhi tristi. Gli inquisitori ebbero paura, lo salutavano come se fosse l’ultima volta in cui l’avrebbero visto.

-Può rimanere qualcun altro con te. Oppure possiamo portare via la pelle.- suggerì Elio.

-No.- parlò Yeratel. –Ogni angelo deve compiere il proprio dovere e trovare la prima lama è molto più importante di qualsiasi altra cosa. Haziel può difendere la pelle del serpente.- lo guardò con mestizia. Haziel annuì.

-Andate tranquilli. Me la caverò.- l’angelo sorrise.

Maddison sentì il bisogno di abbracciare quello che sembrava un umano condannato al patibolo ma con il sorriso sulle labbra. Lo strinse, Haziel le poggiò una mano sulla spalla.

-Va tutto bene, Maddison.- la rincuorò lui.

Mitzrael e l’angelo anziano si salutarono con un cenno del capo. Gli inquisitori presero le loro cose, i ragazzi svegliarono Clara, si unirono a Caliel e, dopo un battito di ciglia, furono in Israele, a Gerusalemme.

Haziel prese la pelle del serpente, la arrotolò e la mise nella tasca. Uscì dal rifugio, nel giardino che lo circondava. Si guardò attorno: il creato. L’aveva sempre amato e fino alla fine lo avrebbe difeso. Li sentì alle sue spalle: nervosi, arrabbiati, colpevoli.

Li guardò.
La sua fama lo precedeva, gli angeli caduti ebbero un attimo di esitazione. Haziel voleva farli infuriare, svelò le sue ali magnifiche. I caduti restarono estasiati da quella visione. Il ricordo di un tempo lontano e felice alimentò il loro desiderio di distruzione.

Impugnarono le loro lame demoniache.
Paliel si fece avanti per primo. Gli angeli, da quando erano caduti, affrontavano i loro fratelli uno alla volta, come per ricordarsi l’onore che avevano perso. Gli altri tre, però, si affiancarono al loro fratello per attaccare Haziel, nelle cui mani comparvero le due spade.

L’angelo li guardava negli occhi, i suoi nemici non erano in grado di reggere il suo sguardo fiero, la sua luce splendente, quelle due ali che ricordavano loro continuamente ciò che avevano perso.
I quattro angeli attaccarono contemporaneamente.

Haziel vide la caduta del creato come il più grande fallimento degli angeli. Significava che non erano riusciti a mostrare il giusto amore alle creature di Dio, il male che si stava generando dalla caduta pesava sulle loro spalle e sarebbe spettato unicamente a loro rimediare. Haziel, lo spadaccino di Dio, l’angelo anziano, creato poco dopo gli arcangeli, prima degli altri angeli.

Non erano in grado di infrangere la sua difesa, le due lame formavano un disegno perfetto nel nulla che rendeva vano ogni loro attacco. La cosa che più incuteva terrore negli angeli caduti, però, era il fatto che Haziel li guardava negli occhi, le sue spade si muovevano come guidate da una volontà propria. Li ammoniva, li rimproverava, faceva loro capire di essere pronto a perdonarli se avessero deciso di riporre l’arma e riconoscere la loro colpa.

Tagliò la gola a un angelo caduto che rovinò al suolo. Infilzò con entrambe le spade l’altro fratello.

Paliel si infuriò.

Haziel parò un suo fendente, gli piantò la spada destra nella spalla, lasciò lì l’arma, saltò sul corpo di Paliel per darsi la spinta e infilzò l’altro angelo caduto alle sue spalle con l’arma che gli rimaneva, tornò poi a occuparsi di Paliel che, agonizzante con il busto squarciato, lo implorava con gli occhi. Haziel strinse l’elsa della spada.

-Io ho pietà di te, Paliel.-

-Lucifero ha sempre avuto ragione, Haziel, solo che voi non lo avete capito.-

Haziel chiuse gli occhi quando estrasse la spada dal fratello e il suo corpo cadde, pesante, ancora una volta dopo eoni.



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