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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura mercoledì 20 novembre 2019

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Tra i fantasmi di Pentedattilo

di FrancescoCirillo. Letto 360 volte. Dallo scaffale Viaggi

Il risveglio nel paese fantasma è stato il suggello del nostro amore. La magia del luogo fa si che i sensi siano l’uno per l...

Il risveglio nel paese fantasma è stato il suggello del nostro amore. La magia del luogo fa si che i sensi siano l’uno per l’altra. Pentedattilo, è un sogno , non sembra reale, già a guardarlo dal mare, da Melito Porto Salvo sembra la scenografia di un film tratto da un romanzo di Garcia Marquez. Come tutte le cose belle della Calabria, anche qui non esiste una grossa segnaletica. Qualche cartello verso Melito, poi se non si possiede un navigatore , andando in direzione di Reggio Calabria, conviene appena sulla destra appare il paese, prendere la prima uscita e chiedere, come si faceva una volta. Salendo verso la rocca il primo villaggio che si incontra è la Pentedattilo moderna. Quella costruita subito dopo la frana e l’abbandono del paese antico avvenuta a metà degli anni 60 . Tre strade parallele e case nello stile popolare degli anni 50. All’ingresso del paese moderno una vecchia scuola trasformata in Ostello della Gioventù. Qui un associazione pro Pentedattilo organizza corsi e laboratori di ogni genere. Il nostro arrivo coincide anche con l’arrivo in una di queste case di un collaboratore di giustizia. Se ne occupa la guardia di finanza, con tanto di uomini armati e vigilanza per le tre strade. In poche ore e in pochi metri si consuma tutta la storia della Calabria. Da una parte la piaga secolare della ‘ndrangheta dall’altra la Calabria che vuole rinascere. La sera del nostro arrivo, proprio da qui, parte il festival Paleariza. Un festival itinerante per i paesi dell’area grecanica che porta in giro la tradizione musicale calabrese. Quella vera non quella finta. Qui si balla la tarantella vera , quella che fa tenere i piedi a terra e non li fa saltare come la tarantella napoletana o pugliese. La tarantella è un ballo serio, con significati precisi. La rivolta ad Africo, anche questo paesino abbandonato a pochi chilometri , nel 1977 , contro la ‘ndrangheta locale, iniziò proprio con un ballo in piazza. I giovani anti ‘ndranghetisti e contro lo strapotere della Democrazia Cristiana dominata allora, da un affarista di prete quale era Don Stilo, organizzarono un ballo in piazza e cominciarono a ballare senza chiamare il “mastro di ballo” che dirigesse la piazza. Fu un affronto al “mastro di ballo” di Africo che era il capo della cosca locale. La gente per la prima volta potè ballare senza un capo che invitasse la gente a ballare ed a preparare fidanzamenti o accordi voluti dalle famiglie. Assistere al concerto inaugurale del festival con davanti Pentedattilo illuminata non ha prezzo. La sera ,con Francesca, a piedi ci rechiamo verso la casetta della nonna di una nostra amica posta quasi alla fine del paesino. Dobbiamo attraversarlo tutto per giungere alla nostra abitazione. Nel paese questa notte non c’è nessuno. I laboratori artigianali sono chiusi dopo una giornata di visite turistiche . Così sono chiusi sia il museo della civiltà contadina che la biblioteca delle donne voluti e finanziati dall’Unesco. La Chiesa anche la notte resta aperta e l’unico bar del paese si attarda nella speranza che alla fine del concerto giù a Pentedattilo nuova qualcuno decida di farsi un giro in quello vecchio. Ci fermiamo per un ultima bevuta. Abbiamo saputo di una bibita al bergamotto, fortemente dissetante e ne facciamo subito abuso data la calura. L’afa anche qui non fa muovere niente e viene voglia di dormire all’aperto piuttosto che nella piccola stanza una volta adibita a stalla. La nostra amica , Antonella, ha reso possibile un sogno. Ma è proprio a poche centinaia di metri dalla nostra stanza che incontriamo un operatore turistico di Pentedattilo che incuriosito della nostra presenza in quella tarda ora ci chiede cosa facciamo. Saputo dove dormiamo ci fa sedere e ci racconta una piccola leggenda nata qualche anno fa. Non sarà la prima che sentiamo . Secondo il suo racconto, tutto avvenne circa sei anni fa quando un gruppo di turisti e residenti della Pentedattilo nuova erano seduti in un piccolo chiosco posto proprio sotto il vecchio paesino. I ragazzi bevevano vino e guardavano verso il paesino. Quando all’improvviso vedono una luce provenire da un finestrone della Chiesa. Allora non vi era illuminazione nel piccolo borgo e si pensò subito a qualche ladro, o a qualche buontempone. Improvvisamente anche gli altri finestroni della Chiesa si illuminano e velocemente le tre luci diventano prima dei globi luminosi e poi delle croci. A questo punto quattro ragazzi, più coraggiosi, decidono di andare a vedere sul posto e partono di corsa. Giunti sotto la Chiesa cominciano ad urlare verso i loro amici perché non vedevano niente di illuminato. Gli amici al bar invece continuavano a vedere le tre croci che addirittura si muovevano proprio sulle loro teste e per tutto il paese in lungo ed in largo. Alla fine i quattro coraggiosi ritornano al Bar senza aver visto nulla, mentre i loro amici erano davvero spaventati per quello che avevano visto. Se il nostro caro amico voleva spaventarci non c’è riuscito proprio. Il luogo dà serenità, e la magia delle luci, delle stelle e della luna fa dimenticare subito qualsiasi storia di fantasmi. La mattina all’alba, proprio alle prime luci , con Francesca decidiamo di visitare il castello del Marchese Alberti. E’ da qui che nasce la leggenda dei fantasmi e delle anime piangenti, è qui che avvenne il massacro. Al confine delle terre del Marchese vi era la terra degli Abenavoli, baroni di Montebello, paese posto proprio di fronte a Pentedattilo e separato da una fiumara. Lo “sgarro” da parte del Marchese avvenne allorchè il figlio del barone di Montebello, Bernardino, gli chiese in sposa la figlia diciottenne, Antonia. Al suo no cominciarono le idee di vendetta da parte del barone che corruppe un servo del marchese, tale Giuseppe Scrufari, il quale la notte del 16 aprile del 1686 aprì nottetempo le porte di Pentadattilo facendovi entrare 40 scherani del barone, i quali massacrarono senza pietà tutti gli Abenavoli, riuscendo a rapire la bella Antonia che in seguito venne sposata con la violenza da Bernardino. La strage dei 50 della famiglia Alberti fece il giro della Calabria e il Governatore mandò una vera e propria spedizione militare per catturare gli assassini e liberare gli ostaggi fra i quali Antonia. Sette esecutori della strage vennero catturati e giustiziati mentre i baroni di Montebello riuscirono a fuggire. Antonia ottenne da parte della Sacra Rota l’annullamento del matrimonio forzato con Bernardino e si ritirò in un convento di clausura dove restò fino alla fine dei suoi giorni. I resti del castello conservano ancora il fascino iniziale.

Le mura sono poste proprio all’interno della mano di roccia come poggiate sul palmo della mano. E dopo aver oltrepassato il bellissimo portone d’ingresso, ci si inerpica salendo per una ripida scaletta in pietra. La vegetazione selvaggia vi ha fatto nascere, nelle varie stanze mandorli e colonie intere di fichi d’India. Salendo si vedono le stanze, le prigioni, le cucine. Enza, la mamma della nostra amica, ci racconta altre leggende sul castello. Una racconta che al suo interno vi era un enorme cisterna. Forse veniva usata per la raccolta delle acque piovane. I genitori raccontavano ai bambini che quella cisterna era piena di serpenti. Molto probabilmente lo dicevano per tenerli lontani da un pericolo. Altri dicevano che in quella cisterna vi era nascosto l’oro dei Marchesi. Quella cisterna oggi non c’è più. Qualcuno l’ha nascosta coprendola con pietre. Quel castello, oggi, andrebbe ristrutturato completamente e dare così quel tocco finale per far rinascere l’antico borgo. Non è facile andarsene da Pentedattilo. La luce del mattino dà uno splendore particolare. Le grigie pietre della casupole, il marrone chiaro della rocca, le venature di verde che l’attraversano, l’azzurro intenso del cielo che acceca per la sua limpidezza,rendono il paesaggio unico al mondo. E’ il segno dell’esistenza della bellezza. E’ il segno che la Calabria volendo potrebbe rinascere, partendo proprio da questi luoghi ricchi di storia, di cultura, di arte e anche di quella micro storia fatta di uomini e donne semplici, che non è giusto vadano dimenticati.



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