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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura lunedì 20 marzo 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L’ ultima volta

di FrancescoCirillo. Letto 154 volte. Dallo scaffale Sogni

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A volte mi chiedo se ho veramente partecipato a questa vita. Sono grasso, malconcio, tutto attorno a me mi sembra monotono, come se tutto si fosse intorpidito. La mia salute è peggiorata improvvisamente, ho un' aorta da poco operata che mi fa palpitare il cuore in continuazione e lo sento rimbombare nella mia testa, e riesco a mala pena a camminare per le mie vene varicose che sembrano scoppiare da un momento all'altro. Come se tutto questo non bastasse ho una moglie che non mi dà pace, mi chiama in continuazione per le faccende più stupide ed insulse, mi sfotte su qualsiasi cosa. Il lavoro che ho fatto nella mia vita è stato un lavoro con i morti. Guardiano del cimitero, becchino per quasi quarantacinque anni. Ora ad ottantadue anni suonati comincio a pensare e a ripensare al mio passato a cosa è stato di me. Cosa mi ha spinto, per esempio, a vivere in un cimitero per tanti anni; nel silenzio, nella penombra, nel farsi guardare da tutte quelle foto sulle tombe, rappresentanti la nostra memoria, il nostro vissuto. Dalla costruzione delle tombe, ho potuto capire la personalità, la ricchezza o la povertà, l'umiltà o la sfrontatezza della persona. Ho potuto capire se la famiglia lo amava o no. Ho visto tombe ben curate fino al parossismo con fiori sempre freschi, una manutenzione costante; altre invece mai visitate da nessuno, con calcinacci e incrostazioni intorno, senza neanche un lumino. Ricordo di uno che si è fatto costruire una tomba come se fosse una grande barca, un ipotetico passaggio al regno dei morti da quello dei vivi; sopra un giardino con piante di limone e arance, sotto addirittura una specie di cantina per depositarci gli occorrenti per tenere la tomba sempre viva, con candelabri, vasi di fiori di varia portata. Penso che il cimitero non sia altro che lo specchio della società. Una città, un paesino visto dall'altra parte. Vi si potrebbero aprire negozi e far apparire tutto più normale e meno misterioso e pauroso. Lo si potrebbe dipingere di vari colori o addirittura farci dei murales, dei dipinti. E invece tutto è triste.

Ora mia moglie Franca, grida: "Ciccio, Ciccio- odiavo quando mi chiamava Ciccio- come mai non funziona il tostapane? Ciccio...rispondi! '''"- "L'hai toccato tu?- Ma cosa vuoi che uno ci faccia con un tostapane, per la miseria. E' sempre così, sempre nelle orecchie. Penso che oramai sia diventata pazza, o qualcosa giù di li. Ha sessantacinque anni, e crede di averne ancora venti o trenta. Prima di uscire si mette ancora profumi e sta allo specchio una mezz'ora circa. Si tinge i capelli di nero per far scomparire quelli bianchi, si cambia di vestito fino a tre volte al giorno. Forse pensa che qualcuno ancora la guardi. In definitiva è stata sempre così. Sempre rompiscatole, dall'inizio, e sempre una grande vanitosa, ed io sempre muto e accondiscendente con lei. Ha voluto figli, e non ne sarebbero bastati due, se non fosse arrivato un guaio alle ovaie. Le piaceva tanto fare sesso. Godeva in continuazione e a volte mi infastidiva questo suo esagerato piacere, che sembrava provenisse più da una brama famelica di essere penetrata, che dal desiderio vero e proprio di amore verso di me. Chissà se mi è stata sempre fedele, chissà se i rapporti con me le sono bastati, fino all'ultima volta che lo abbiamo fatto. Già. L'ultima volta che abbiamo fatto l'amore. Quando ero giovane e avevo davanti a me dei vecchi ,mi veniva voglia di chiedergli se si ricordavano, l'ultima volta. L'ultima volta dovrebbe essere come la prima. Indimenticabile. Ma forse quando arriva l'ultima volta, uno non pensa o non crede che possa essere l'ultima e pensa ad un altra possibilità. Ma poi questa non arriva e quell'ultima vera è stata dimenticata. Dopo una certa età bisognerebbe segnarsi tutte le volte che si fa l'amore. Io non l'ho fatto ed ora non ricordo quando è stata la mia ultima volta.

I ricordi della mia esistenza nel cimitero rimangono sempre limpidi. Personaggi, episodi strani, situazioni, sono vivi in me come successi oggi stesso. Mi ricordo bene, per esempio della signora Luciana. Quando, questa signora veniva a portare i fiori al suo povero marito, deceduto improvvisamente per la caduta da un albero che stava potando , arrivava con i suoi sessant’anni; tutta vestita di nero con un cappottino leggero leggero e sotto una gonna ed una maglietta anche esse nere. Davanti la tomba del marito, le veniva sempre in mente di aggiustarsi le calze. Perché lo facesse non l'ho mai capito. Alzava la gonna fino a metà coscia e si tirava su le calze nere. Io la guardavo da lontano, e molte volte ho seriamente pensato di avvicinarmi e prenderla subito da dietro. Buttarla sulla tomba e farci l'amore. Lo avevo anche visto in un film. Chiaramente cose di questo genere facevano parte del mio immaginario sessuale. Ma sono certo che ci sarebbe stata senza fiatare. Ma la signora non mi piaceva, aveva un alito cattivo ed un viso molto brutto. Quando parlava cacciava, per bagnarsi le labbra, una lingua molto larga e grossa. Pensavo a quando mi sarebbe entrata in bocca in un coinvolgente bacio. No, non mi piaceva. Però il corpo era bello. Secco e longilineo. Il seno non si vedeva proprio, ma doveva essere ancora sodo. I seni piccoli si mantengono. Quelli grossi arrivati ad una certa età cominciano a scendere, ad afflosciarsi e non fanno un bell'effetto a vederli. Le gambe della signora Luciana invece mi piacevano davvero, e forse lei lo avevo capito. Quando tornavo a casa dopo che la signora Luciana aveva fatto il suo show, stavo sempre eccitato. Ma mia moglie non era più disponibile, ora per un motivo ora per un altro. Quella brama che aveva avuto in gioventù e che mi aveva prosciugato, dopo i cinquant'anni, con la menopausa e l'operazione alle ovaie le era improvvisamente scomparsa. Non ebbe più voglia di fare l'amore. Io invece ancora si. Avevo sessant’anni e ancora una o due volte la settimana mi veniva voglia di scopare. E allora raggiungevo un paesino vicino, dove una ragazza albanese aveva da poco iniziato a fare il mestiere. Erano 30 euro ogni volta, però ne uscivo soddisfatto. La ragazza albanese ci sapeva fare con gli uomini anziani. Capiva i nostri problemi e capiva che quindi non ci si poteva comportare con un vecchio come ci si comporta con un giovanotto. La vecchiaia è bella anche in queste cose, forse solo per queste cose. Tutto il mondo rallenta. Anche il tuo corpo si ferma. Tutto ciò che fin a qualche anno prima lo facevi con velocità, ora lo fai con lentezza. E apprezzi tutto di più. Anche tornare a casa, salire le scale, aprire la porta, avveniva tutto come in un rituale. Cacciare le chiavi allo scalino giusto, trovare quella giusta al momento giusto per infilarla e aprire. Trovavo la casa sempre vuota. I figli se ne erano tutti andati a lavorare fuori. Più che andati, i figli erano scappati. Non ne potevano più dei nostri litigi, delle nostre rare discussioni, dei nostri lunghi silenzi. Ci lasciarono appena diventarono maggiorenni e diplomati. I primi tempi fu terribile, ma poi ci abituammo e scoprimmo di avere più soldi per noi. I figli sono una pazzia, specie per chi non ha soldi o pochi soldi. Ma le donne crescono con il concetto di fare dei figli, di realizzarsi come mamme, di diventare donne solo dopo essere state mamme. Tutte cazzate messe in testa dalla società, dai benpensanti, dalla chiesa. E mia moglie non ha mai voluto usare pillola nè preservativi. "Se vengono figli ce li teniamo" diceva sempre. In realtà le piaceva terribilmente che io le arrivassi dentro. Le piaceva sentire il mio sperma caldo entrarle nella sua vagina. Ed ogni mio orgasmo dentro di lei, erano grida di piacere. La mattina delle volte, incrociavo gli sguardi dei vicini di casa e quasi mi vergognavo. Qualche volta per evitare che ascoltassero mettevo un disco ad alto volume, ma secondo me si sentiva lo stesso. Non che io non godessi di queste prestazioni, mi piacevano, ma mi sentivo spodestato dalla mia virilità, dal mio essere maschio. Intanto l'iniziativa l'aveva sempre lei. Io tornavo dal lavoro, e lei si era già masturbata due tre volte in una giornata. Si metteva le calze a rete, e faceva trovare lo specchio nella stanza da letto, spostato verso il letto. Le piaceva guardarsi mentre facevamo l'amore, ed anch'io mi eccitavo in tutto questo. Lei fino ai cinquanta anni è stata una donna piacente. Un bel seno, delle belle gambe e una grande voglia sessuale. Ma spesso io tornavo stanco e con negli occhi ancora qualche morto nella bara. Non avevo sempre una grande voglia. Non sempre, comunque ho fatto il guardiano. Prima di fare il becchino, ho studiato e mi sono diplomato all'istituto agrario. Sono un agrario, ma non ho mai fatto la mia professione. Capisco la consistenza del terreno, cosa ci si dovrebbe piantare e cosa no. Ma chi ti chiama per queste cose? Nessuno, e cosi non ho mai fatto quello che mi sarebbe piaciuto fare. Poi ho fatto il cameriere, il portantino in una struttura privata di pronto soccorso. Da qui il grande salto nel regno del silenzio. Non quello dei morti. Il morto è colui che non ha vita. Ma non è detto che senza la vita non si possa vivere e si debba essere per forza morti. Il silenzio è forse peggio, è prima di tutto, prima del rumore, è il nulla. Odio quelle persone che non pensano a niente, che non hanno interessi, stimoli. Sono persone che hanno una forza cosi negativa da riuscire a contagiare tutto ciò che gli sta attorno, pur di giustificare la propria inerzia, il proprio non fare niente. Poi finisci al cimitero e se prima di arrivarci hai avuto un solo minuto per pensare al tuo passato, alla tua vita, ti rendi conto che eri già morto. Bella vita che hai fatto. Quando arrivava Pasquale al cimitero era qualcosa da filmare. Parlava con tutti i morti davanti alle loro tombe e gli piaceva ricordargli tutto quello che avevano fatto nella vita. Io i primi tempi che lavoravo nel cimitero, gli andavo dietro. Ho conosciuto così le storie di quasi tutti. Franco, morto una decina d'anni fa, faceva l'elettricista ed era un violento con la moglie, la picchiava sempre ; e la moglie Giovanna, a detta di Pasquale, forse per vendicarsi gli faceva le corna. O era tutto l'inverso, siccome la moglie lo cornificava il marito la picchiava. Fra le tante corna lei aveva anche avuto un figlio da un parrucchiere che abitava di fronte al loro palazzo. E le storie che Pasquale raccontava di questa Giovanna sapevano dell'incredibile. Era un' assatanata di sesso e specialmente di ragazzi che fin dalla sua matura età si portava sulla spiaggia. La morte del marito fu una liberazione per questa donna, che se ne andò, innamorandosi pazzamente di un attempato torinese, vedovo anch'egli. Chissà, oggi, cosa starà passando questo povero torinese. Vicino alla tomba di Franco vi era quella di Pinuccio. Il destino li ha messi vicino, così come sono stati vicini in vita. Pinuccio, sempre a detta di Pasquale, che spostava solo lo sguardo da una foto all'altra, era stato mezzo frocio; "lo sai che questo era ricchione" mi disse in crudo. Da ragazzo, raccontava, faceva le seghe nei gabinetti del cinema a tutti quelli che venivano da fuori, e che non lo conoscevano; il cinema del paese era l'unico di tutta la zona, ed era fatto a due piani con dei palchetti sui lati. Ai palchetti ci andavano tutti quelli che si masturbavano o che si offrivano per andare nei gabinetti. Pinuccio poi s'era sposato e chissà come, ebbe anche due figlie. Con la seconda figlia fu sfortunato. Giovanna, scelse la via della strada. Era una bella ragazza fin da piccola. Ma aveva una malattia. Le piacevano gli uomini grandi. E non perdeva nessuna occasione per masturbarli. Lei non si faceva toccare, ma era una grande esperta in giochetti con le mani e la bocca- Già da quando frequentava la scuola media, quindi piccolissima, per recarsi a scuola, passava da un barbiere. Qui l'aspettavano . Lei si fermava e ogni volta faceva un pompino o una sega ad un vecchio che stava lì ad aspettarla. Era cominciato come per gioco, ma Pasquale è certo , proprio Giovanna, "era una puttanona" ripeteva. Le piaceva mettere le mani piccole, nella toppa dei pantaloni e quasi rideva cercando di trovare il pene. I vecchi pedofili e porci non dicevano niente e continuò così. A Giovanna piaceva fare i pompini, e specialmente ai vecchi. Si divertiva a tenerlo in bocca e sentirlo diventare piano piano duro. Con i giovani non le piaceva, non ci andava mai. Lo trovava subito duro e non si divertiva. Pinuccio soffriva molto di questa situazione, molto probabilmente qualcosa alle orecchie, di quello che faceva sua figlia gli era pervenuto. E non aveva avuto la forza di denunciare nessuno. Immaginava lo scandalo. L'infarto gli sarà venuto per questa situazione.

Di fronte alla tomba di Salvatore, Pasquale spesso si metteva a piangere, chissà se per finta o veramente. Comunque anche lì davanti, erano bestemmie contro tutti. Salvatore era un suo amico. Era emigrato a Milano ed era morto il primo giorno di lavoro. Si recava ad una fabbrica quando un camion dell'immondizia lo investì. Morì sul colpo. Si era laureato in filosofia, ma non si era mai voluto muovere dal paese, ne mai partecipare a concorsi. Poi conobbe una ragazza e questa lo convinse a spostarsi a Milano. E lì incontrò il suo destino. Anche Ernesto era un altro amico di Pasquale, morì avvelenato. Fu un gioco, una tragedia che si consumò in pochi istanti. Bevve da una bottiglia in un magazzino dove si lavoravano cartelloni pubblicitari. Morì in ospedale, perchè lì non avevano l'antidoto, fra atroci sofferenze. Perché lo aveva fatto non si è mai saputo. Come Pasquale fosse a conoscenza di tutte queste cose me lo sono sempre chiesto. Lo stesso Pasquale non aveva avuto una vita tranquilla. Era rimasto solo dopo che i genitori morirono uno dopo l'altro in due tragici incidenti. Il padre morì fulminato ad un palo della luce mentre faceva delle riparazioni. La madre dopo che, la prima a cominciare fu un anno in un incidente automobilistico. Viveva con le pensioni dei genitori. E si divertiva a girare per il paese, raccontando i fatti di tutti. Delle volte faceva fare delle brutte figure alle persone. Appena vedeva capannelli ci si inseriva dentro. Appena ne aveva la possibilità interveniva e raccontava fatti, di corna, tradimenti, ruberie, pettegolezzi. A volte non si rendeva conto che la persona in questione si trovava nello stesso capannello, e quindi erano figuracce terribili per questa povera persona. A Pasquale non potevi fare niente. Era considerato un pò pazzo, un pò scemo un pò ritardato e comunque si considerava la situazione nella quale si trovava dopo la scomparsa dei genitori. Fra i tanti giri che faceva nel paese, una sua tappa era quotidianamente il cimitero. Come apprendesse di tutti quei fatti è stato sempre un mistero. Ma nei paesi funziona così. Tutti sanno di tutti, e tutti fanno finta di non sapere niente.

La mia vita è stata sempre così. Dalla mattina alle sei, ora in cui aprivo il cimitero fino alle sette di sera, ripetevo sempre le stesse cose. Con monotonia, con stanchezza. Cambiavo i fiori, tagliavo l'erba, sistemavo qualche vialetto, potavo qualche albero. La vita si movimentava quando moriva qualcuno. Vedevi i familiari il giorno della morte che venivano a trovarmi per sistemare la tomba. Il giorno dopo tutta la gente più intima seguiva il feretro fin dentro, l'usanza era che la bara veniva riaperta per saldarla e allora il morto si poteva risalutare per l'ultima volta. Ed erano pianti, strazi, commozioni. Io oramai impassibile a tutto questo, stavo lì freddo e assente in attesa di tumulare la bara richiusa e finire il mio lavoro. Poi tutti andavano via e raramente qualcuno di quelli si rivedeva. Ora aspetto. Mia moglie non grida più. Era ora. Chissà perché il gas ha fatto subito effetto su di lei, e su di me ancora niente. Almeno credo, dal momento che riesco ancora a pensare e scrivere queste cose. La vedo riversa sul letto, con la bocca aperta e le mani aperte sui fianchi. Forse si sarà accorta di quello che stava succedendo. Mi ha visto sullo scrittoio, mentre scrivevo . Tutta la scena era ben riflessa nello specchio, non mi sono nemmeno dovuto girare per guardarla. Ma anche se non l'avessi vista nello specchio non mi sarei neanche girato. Ora aspetto, e questa volta, veramente per l'ultima volta.



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