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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura sabato 12 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA FARDA DELLA PORTA ACCANTO - CAPITOLO 6 -

di ARCHETIPOPISANO. Letto 398 volte. Dallo scaffale Umoristici

Caterina rimase a letto fino alla sera del giorno dopo, dormendo solo a tratti. Si girava e si dimenava al punto che il lenzuolo sembrò un enorme serpente bianco che intrappolava il suo corpo. Ma, quando udì una chiava nella serratura del...

Caterina rimase a letto fino alla sera del giorno dopo, dormendo solo a tratti. Si girava e si dimenava al punto che il lenzuolo sembrò un enorme serpente bianco che intrappolava il suo corpo. Ma, quando udì una chiava nella serratura della porta, si rizzò nel letto tesa come un ermellino.

Non si trattava di Pipone, ma della donna anziana, quella robusta e tozza come un taglialegna, che portava un porta vivande.

La ghiozza appoggiò il vassoio sul comodino, e si diresse verso il letto.

Si sedette sulla poltrona ed osservò Caterina.

“Boia” disse infine “ti ha sgainato dalle botte”

Caterina annuì: “Mi c’ ha troncato” commentò abbattuta.

“Ha fatto bene. Sei una merda” rispose la donna.

Caterina strabuzzò gli occhi: “Ma sei briaa ??? Come sarebbe a dire che ha fatto bene ?? Mi ha frustato con la cinghia di cuoio come se fossi un somaro, mi ha pisciato nei capelli ed in bocca e mi ha schioccato sotto l’ acqua che strinava !!”

“Eh, lo so. O te a fare la maiala con Ippolito ?? Che, detto tra noi, ce l’ ha anche piccino”
“Si, ho capito … Io avrò fatto un po’ la maiala, ma da qui a spaccarmi di botte ce ne corre …”

“Seeeh, mi dispiace solo di non esserci stata per vedere come guaivi di dolore !!” disse la vecchia strizzandole l’ occhio.

“Oh, ma sei veramente una merda !” sbottò Caterina.

La vecchia sgranò gli occhi.

“Sono una merda ??” urlò “e allora sai cosa ??” disse prendendo il coperchio del tegame contenente polpette ghiacce a spregio, bisunte nel sugo di rognone “ci ribadisco anche io !!”

Prima che Caterina potesse protestare la vecchia le assestò un colpo nella guancia col coperchio.

La botta produsse un tonfo metallico sordo.

“OOOHIII !!” urlò Caterina “ma ti ci metti anche a te a borchiarmi ora ??”

“Siii !!” rispose la vecchia “devi subire !!”

Caterina cominciò a maledirsi per essersi fatta intrappolare in quella situazione. Sarebbe dovuta restare dentro a quel circolo, la sera prima, a farsi prendere a colpi di noccioline in faccia ed a pedate nelle gambe e nel deratano. Probabilmente avrebbero finito per sgainarla dalle legnate anche loro, ma almeno dopo non si sarebbe ritrovata prigioniera in quella casa di squinternati.

La vecchia afferrò a tradimento la caraffa dell’ acqua e la gettò addosso a Caterina, bagnandola completamente.

Caterina schizzò fuori come una molla dal letto. Era fuori di se. Si avventò come una furia come una vecchia cingendole le mani attorno al collo.

La vecchia, con sorprendente agilità e forza di spirito, mollò un violento jab al fianco destro di Caterina, togliendole il fiato.

La reietta accusò il colpo, piegandosi sul fianco destro e digrignando i denti.

La vecchia, da vera combattente veterana, non si scompose. Si alzò sulla sedia e cominciò a colpire Caterina con precisi jabs al volto. Caterina barcollò, mentre la testa le ballava avanti ed indietro sul collo come una molla. La vecchia attese con pazienza che la guardia di Caterina si aprisse e poi, quando ciò accadde, la colpì con chirurgica precisione al mento.

Caterina cadde pesantemente a terra. Rimase svenuta per alcuni secondi. Quando riprese i sensi la vecchia era nuovamente seduta e la osservava.

“Ti batti bene per essere una vecchia baldracca” commentò Caterina, toccandosi il mento dolente.

“Me la cavo cara la mia zoccoletta”

“Ma come ti chiami ?”

“Geltrude, Geldri per gli amici. Te puoi chiamarmi signora Geltrude”

“Chi sono quei due cerebrolesi che stanno con voi ? E chi è Pipone per te ?”

“Diciamo che siamo una specie di comunità”

“Comunità ?”

“Lucrezio è il figlio di mia sorella. I genitori sono morti. Ippolito è il figlio del fratello di mio marito e Costanza la sua fidanzata. Anche i loro genitori sono morti. Abitavano nei cascinali vicini. Siamo rimasti solo noi”

“Che culo … “ commentò Caterina.

Geltrude colse l’ ironia e la punì con un secco fendente sulla punta del naso.

“AAHHHA” url Caterina per il dolore mentre il naso cominciò a grondarle sangue a fiotti.

“Ti prego, devi farmi uscire di qui. Prima o poi mi ucciderà” disse esponendo i denti sporchi di sangue.

Geltrude si voltò : “Questo è il tuo destino Caterina” disse con voce greve.

“Ma che cazzo dici ??” urlò Caterina, schizzando sangue sulle coperte.

“Dico che devi morire !!!” le urlò in faccia la vecchia sgranando gli occhi ed estraendo la lingua dalla bocca in segno di scherno.

“Col cazzo !!” sbottò Caterina mostrandole orgogliosa il dito medio.

“Ascolta Caterina” disse Geltrude con voce improvvisamente greve “un consiglio, se proprio ci tieni, posso dartelo”

Caterina accigliò lo sguardo.

“Sentiamo …”

“Devi cambiare atteggiamento. Sei arrogante. Rispondi. Resisti. Offendi. Bestemmi. Rutti. Basta. Devi sottometterti”

“Che cosa ??? Mai !!” urlò Caterina.

“Ed allora verrai spaccata sistematicamente di botte” concluse la vecchia.

Caterina si portò entrambi le mani al volto digrignando i denti e tirandosi i capelli per la frustrazione.

Geltrude aprì la porta e se ne andò.

Udì l’ orologio al piano di sotto rintoccare le dieci. All’ improvviso venne colta dal panico.

Quando udì la chiave girare nella serratura, le gambe le cedettero e sprofondò nel letto.

Quella sera era vestito con un giubbotto di pelle ed un paio di scarpe sportive.

“Ciao fia” esordì con un sorriso sarcastico.

Caterina non disse nulla.

Pipone si diresse verso di lei.

Caterina cominciò a tremare.

“Che accade stronzetta ?” la irrise lui “non fai più la furbetta come ieri sera ??”

“Ho sbagliato …” mormorò Caterina a voce bassa, evitando di incontrare i suoi occhi a bulozza.

La condusse verso il letto e quando furono in prossimità le poggiò il piede sul culo e ve lo spinse sopra.

Caterina perse l’ equilibrio e cadde prima di raggiungere il letto emettendo un grugnito seguito da una bestemmia.

“Sei davvero spastica” osservò Pipone divertito.

Caterino scattò in piedi, digrignando rabbiosa i denti ed esponendo il dito medio.

Pipone le mollò un frontal kick nel ventre, talmente violento da alzarla e farla volare nel letto.

Caterina urlò e sgranò gli occhi per il dolore e la rabbia.

“Devi davvero imparare l’ educazione piccola arrogante bastarda. Basta parolacce. Basta bestemmie. Basta offese. Basta rutti. Sono stato chiaro ??”

“Ma vaff…” provò a rispondere Caterina, ma prima che avesse finito la contumelia Pipone le si era gettato addosso colpendole con un perfetto Flying forearm, spezzandole le parole in bocca.

“AAAARRRGGGGHHHHHH” urlò Caterina, colpita nuovamente in pieno ventre.

Pipone rimase a lungo quella notte, facendo il comodo suo.

Caterina era indolenzita dall’ ennesima catervata di legnate raccattata.

Poche ore prima dell’ alba Pipone se ne andò, salutandola con un violento rutto.

Non appena Caterina fu certa di essere rimasta sola lasciò scorrere le lacrime.

Il giorno seguente il dolore cominciò ad abbandonare il corpo di Caterina. Le cicatrici invece erano più persistenti.

Ogni notte Pipone giungeva prima e sene andava dopo. Facevano sesso per cinque o sei ore di fila. La posizione preferita da Pipone era lo spengi moccolo.

Quando non facevano sesso a Pipone piaceva parlare, in particolare dei tempi del bar.

Caterina lo ascoltava sorseggiando le lattine di birra che lui aveva imparato a portarle.

Una notte si ubriacarono insieme. Parlarono delle loro vite e dei loro amori. Fu quasi piacevole.



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