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lavoro pubblicato martedì 8 novembre 2016
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA FARDA DELLA PORTA ACCANTO - CAPITOLO 5 -

di ARCHETIPOPISANO. Letto 370 volte. Dallo scaffale Umoristici

“Bene, guarda cosa ha portato il pervertito con gli occhi a bulozza” Un esile ragazza vestita con una vestaglia a scacchi ed i capelli tinti di viola, raggiunse Caterina non appena lei e Pipone furono entrati in casa. “Chi è .....

“Bene, guarda cosa ha portato il pervertito con gli occhi a bulozza”

Un esile ragazza vestita con una vestaglia a scacchi ed i capelli tinti di viola, raggiunse Caterina non appena lei e Pipone furono entrati in casa.

“Chi è la troia ?” domandò.

La ragazza allungò la mano verso Caterina, la quale si ritrasse ed urlò: “Non ci provare sacco di sterco nero”

Pipone mollò un calcio in pieno ventre alla ragazza la quale grugnì di dolore e si accasciò al pavimento stringendosi con ambo le mani la parte del ventre che era stata colpita.

“Non ci provare Costanza ! Ippolito !” urlò.

L’ uomo che arrivò era di costituzione gracile. I suoi occhi sfuggivano ogni contatto visivo ed il suo fisico lasciava trasparire una debolezza repellente. Tuttavia lanciò, di sfuggita, uno sguardo a Caterina, tributandole un rapido e viscido sorriso.

“Sorridi a tua madre uomo roditore”urlò Pipone.

Ippolito distolse lo sguardo da Caterina per guardare Costanza che si dimenava dolorante a terra.

“Credo che quel bastardo mi abbia rotto una costola! Aiutami demente !” grugniva Costanza.

Ippolito scoppiò a ridere.

Costanza lo fulminò con lo sguardo.

Qualcosa suggerì a Caterina che non avrebbe ottenuto alcun tipo di aiuto da quei due cerebrolesi.

Era sul punto di implorare che le dessero una birra, o comunque qualcosa di alcolico da bere, quando una donna più vecchia sopraggiunse da un’ altra porta.

Era grande e grossa, di costituzione robusta. Si capiva che tutto il suo fisico era stato rinforzato da anni di duro lavoro.

Lei e Pipone si parlarono in dialetto.

Caterina diede un’ occhiata intorno a se. Era una casa colonica. I muri erano stati intonacati di fresco. Il pavimento e le scale che portavano al primo piano erano in laterizio rosso. Un lampadario enorme in falso cristallo pendeva sopra le loro teste. Una porta conduceva all’ ingresso secondario.

La donna più anziana si avvicinò a lei e Caterina avvertì qualcosa di strano. Odorava di maiale appena macellato.

“Questa cagna in calore non si può guardare, però hai ragione: ha un che di tegame. Chissà che mugoloni che fa” disse la vecchia.

Caterina le mostrò il dito medio. La vecchia si inarcò all’ indietro sulla sedia portandosi entrambe le mani alla potta, stringendola ed invitando Caterina a baciargliela.

Ippolito si mise a ridere sommessamente.

Nel frattempo Costanza si era rialzata e se ne stava col gomito appoggiato al comodino e con la mano sulla schiena, grugnendo ancora di dolore.

“Le costole” ripeteva “maledetto Pipone”

“Ti sta bene deficiente” l’ apostrofò Caterina.

Costanza le indirizzò uno sguardo carico di odio.

Pipone, repentino, le mollò un violento pugno nella nuca urlandole: “Ha ragione ! Toh !!”

La gambe di Costanza si piegarono in avanti mentre un copioso rivolo di sangue, sgorgante dalla ferita aperta da Pipone, le arrossava i capelli.

“Arrrghhh !!! Ippolito difendimi !!!” urlò.

Nella stanza calò il silenzio. Pipone si voltò con sguardo feroce verso Ippolito invitandolo alla sfida. Ippolitò abbassò lo sguardo, terrorizzato, mentre una chiazza si andava allargando all’ altezza del cavallo dei pantaloni.

“Ti pisci ancora addosso dalla paura porco schifoso ??” urlò Pipone.

Tutti risero, al di fuori di Costanza, la quale guadagnò il centro della stanza ed, alzato l’ indice, cominciò a dire in tono solenne:

“Voi prendete in giro Ippolito, ma siete tutte delle persone aride e ridicole. Noi abbiamo una bellissima vita insieme, pieni di amici veri e di divertimento: non come voi che siete persone sole. Voi non sapete che Ippolito è una persona dolce e …” Il delirante sermone di Costanza venne prontamente interrotto dalla vecchia, la quale afferrò un vaso in ceramica e glielo infranse in testa. Il tonfo fu sordo. Il vaso si smolecolò in mille pezzi. Gli occhi di Costanza rotearono verso l’ alto e poi si chiusero, mentre le sue gambe cedettero.

La povera Costanza crollò a terra priva di sensi.

Pipone e Caterina alzarono le braccia al cielo in segno di vittoria.

Ippolito provò a borbottare qualcosa per protesta ma Pipone gli mollò un violento destro al mento.

Ippolito cadde a terra. Si capiva da come aveva incassato il colpo che per lui era la normalità essere picchiato. Caterina provò un moto di repulsione verso quell’ uomo debole e vigliacco, mentre sentì crescere l’ eccitazione nei confronti di Pipone, uomo violento e prepotente, abituato a prendere senza permesso ed a prevaricare i più deboli.

Pipone afferrò per un braccio Caterina e la spinse verso le scale.

“Ahi ghiozzo ! Mi fai male !” urlò Caterina, ma in realtà si sentiva sempre più eccitata.

Pipone la condusse in una camera da letto arredata con mobili antichi.

Al centro della sala troneggiava un enorme letto a baldacchino.

“Qui è dove ti ingallerò nelle prossime due settimane” le disse Pipone, spingendola per il braccio verso il letto.

“Oooh” urlò “so camminare da sola” protestò Caterina, anche se in realtà in lei l’ eccitazione cresceva.

Pipone, infastidito per la protesta, le mollò allora un violento diretto destro al volto, che le ruppe il labbro, ed un jab sinistro in successione.

Caterina barcollò all’ indietro, cadendo nel morbido letto.

Sentiva il sangue caldo colargli dal labbro in bocca.

L’ eccitazione crebbe a dismisura.

Si tolse i vestiti di dosso ed urlò, sputando sangue misto a bava dalla bocca: “Prendimi Pipone maiale !!!”

Pipone si avventò su di lei con un balzo felino e cominciò a leccarla come se fosse un ghiacciolo in un torrido pomeriggio estivo.

Scoparono come manguste per ore ed ore.

Caterina si rese conto di non aver mai goduto come in quella occasione.

Alla fine erano esausti.

Caterina, pervasa dal torpore che le teneva aperte le palpebre, si addormentò.

Il labbro era gonfio e rotto, mentre tutto il corpo le doleva per le legnate prese in quegli ultimi due giorni da Pipone, Tolentino e l’ Ispettore Maluccio.

Il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi fu: “Questo figlio di puttana scopa divinamente !”

Si svegliò il pomeriggio del giorno dopo.

Era da tanto tempo che non dormiva tante ore in una volta sola.

I lividi e le ferite ancora le dolevano.

Avvertì violento il morso della fame. Si vestì e scese al piano di sotto.

C’ era soltanto Ippolito, il quale, vedendola, si illuminò in volto, tributandole un altro sorriso, tanto viscido quanto lascivo.

Caterini avvertì un potente senso di fastidio nei confronti di quell’ individuo tante vile quanto sleale.

Chissà se avrebbe avuto il coraggio di ammiccarle anche in presenza di Pipone. Ripensando al pugno incassato alla sera precedente era facile ipotizzare di no.

Attraversò il salone. La finestra dava sulla campagna sconfinata. Caterina sentiva gli occhi di Ippolito appiccicati al suo fondo schiena. Decise di giocare con quell’ omuncolo.

“Ti piace il mio culo eh ?” domandò in tono provocatorio.

Ippolito sollevò lo sguardo da roditore verso di lei, contraendo il volto in un ghigno di voluttà tanto patetico quanto repellente.

“Si … mi piace …” squittì.

“Dai … non c’ è nessuno … tiratelo fuori e fatti una sega su di me …” disse Caterina.

Ippolito sgranò gli occhi. Si guardò attorno per essere sicuro che non arrivasse nessuno. Poi si sbottonò i pantaloni e si tirò fuori un pistolino piccolo e floscio, di fronte al quale Caterina dovette sforzarsi per non ridere.

“Avanti … “ lo invitò Caterina.

Ippolito cominciò a masturbarsi.

Caterina rise. Ippolito inizialmente non capì. Passarono pochi secondi e poi Ippolito capì il motivo dell’ ilarità della loro ospite. Dietro di lui, sulla porta di ingresso, stava immobile, a bocca aperta, Costanza.

“Che cazzo stai facendo ?” urlò infine.

Ippolito cominciò a balbettare parole di scuse incoerenti e confuse.

“Sei un maiale” urlò Costanza. In un attimo entrò nel cucinotto ed in un baleno ne uscì con una padella in mano.

Ippolito si rimise il batacchio nei pantaloni e, senza onore né dignità, come per lui era evidentemente abitudine, si alzò di scatto dalla sedia e scappò via.

La scena a cui Caterina stava assistendo era troppo esilarante. Ippolito correva attorno al tavolo della sala, rincorso da Costanza che continuava a brandire la padella come se fosse un grimaldello.

“Schifoso maiale ! Sei un porco oltre che vigliacco !”

Ippolito non rispondeva. Si limitava a fuggire, cosa che gli veniva d’ istinto molto bene.

La porta dell’ ingresso principale si aprì. Era Pipone. Rimase esterefatto nel vedere Costanza che rincorreva Ippolito per la sala con una padella in mano.

“Ma che cazzo state facendo ?? C’ avete la botta ?”

“Nooo” urlò Costanza “voglio ammazzare questo porco ! Si stava masturbando sulla zoccola della tua amica !!”

Caterina sgranò gli occhi e si avventò come un furia su Costanza. Afferrò la ragazza per i capelli e la sbattè con violenza la testa contro la parete.

“AAAHHHH !!! Mi ammazza !!” urlò Costanza.

Pipone afferrò prontamente una delle sedie, la sollevò e la schiantò nel groppone di Caterina.

“AAAAAARGGGGHHHHH” urlò per il dolore Caterina, colpita a tradimento nella schiena, inarcandosi come un arco tirato al massimo della tensione.

Pipone si rivolse ad Ippolito : “Si può sapere che è successo ??? Possibile che tu debba sempre combinare casini razza di demente cerebroleso ??”

Ippolito balbettò: “Io … insomma … è successo che …”

“Ma ti riesce parlare ritardato ??”

Caterina mugugnante per il dolore, con una mano sulle reni e gli occhi gonfi di lacrime, alzò lo sguardo verso Pipone e con un fiato disse in tono rabbioso e sprezzante : “Sono stata io a provocarlo bastardo ! Volevo che si facesse una sega su di me !!” godendo del malessere interiore che stava provocando a quel sociopatico.

Pipone sgranò gli occhi e divenne paonazzo. Caterina avvertì in lui una tensione pronta ad esplodere. Istintivamente capì che sarebbe stata in breve sfasciata dalle botte e rimpianse di averlo sfidato. Cercò di alzarsi per scappare. Pipone glielò impedì con un violento pugno in testa. Lo sguardo di Caterina si annebbiò. Le sue gambe cedettero ed in un attimo si ritrovò sulle ginocchia. Con la coda dell’ occhio vide Pipone che si sfilava la grossa cintura in pelle nera che indossava.

“Oh ma caa fai ??” protestò debolmente.

La dura pelle della cinghia schioccò contro la carne nuda.

“Toh maiala !!” urlò Pipone.

“AARRRGHHHHH !!!! CI MOIOOOO !!!!” urlò a sua volta Caterina.

Costanza esultò.

Prima che Caterina avesse il tempo di inveire contro Pipone la cinghia schioccò di nuovo.

Caterina strabuzzò gli occhi e digrignò i denti. Ai lati della bocca comparvero schiumanti grumi di bava.

La cinghia tornò sulla pelle una terza volta e poi una quarta ed una quinta.

Caterina provò ad offendere ma le parole non le prendevano forma.

Alla settima frustata Caterina, stravolta dal dolore, perse i sensi.

Le frustate le avevano lasciato dei solchi sanguinanti sulla schiena.

Pipone l’ afferrò per i capelli e la trascinò fino alla scale. Lì si sbottonò i pantaloni, estrasse il batacchio e le urinò nei capelli ed in faccia.

Il contatto del liquido caldo con la sua pelle le fece riprendere, in modo confuso, i sensi.

Il suo sguardo era annebbiato e non capì cosa stava accadendo.

Ma quando il liquida caldo e giallo, dal sapore acre, le finì in bocca Caterina capì in un attimo riacquistò la sua presenza.

“Nooo eeehh !!! Non mi puoi pisciare addosso come un cane !!” urlò.

Pipone le mollò un calcio nel costato.

“AAAAhhhh” urlò di dolore Caterina “vai nel culo !!!”.

Pipone l’ afferrò nuovamente per i capelli e la condusse verso il bagno. Cristina tentò di ribellarsi dimenandosi e mordendo, ma non ottenne risultato. Pipone aprì la porta del bagno e la scaraventò sotto la doccia.

“Spogliati” le ordinò.

“Fottiti testa di merda !!!” urlò Caterina.

Pipone sorrise “Come preferisci” e detto questo pigiò il bottone.

Dalla doccia fuoriuscì un getto di acqua bollente.

L’ acqua morse la pelle di Caterina come una bestia feroce.

“AAAARGGHHHHHHH ! BRUCIOOOOO !!!” urlò Caterina.

Pipone sorrise ed abbassò la temperatura dell’ acqua.

“Allora ti spogli o no ???”

“Va bene frocio pervertito e psicopatico !” rispose lei togliendosi i vestiti e gettandoli verso di lui.

Pipone li raccolse e li gettò nel corridoio.

“Te li farò lavare cagna visto che puzzano di piscio”

“Ci credo che puzzano di piscia, mi hai pisciato addosso testa di cazzo !!”

“Te lo meritavi per aver fatto il tegame con Ippolito”

“Io faccio quello che voglio” sbottò Caterina, digrignando i denti e portandosi le mani alla potta in segno di sfida e scherno.

Pipone alzò di botto la temperatura dell’ acqua rendendola ultrabollente.

“AAAAARGGGGHHHHHHHHH !!!! MOIOOOOOO !!!!” urlò Caterina.

Pipone abbassò la temperatura.

“Che cosa stavi dicendo ?? Che fai quello che ti pare ??”

Caterina scosse il capo, guardandolo con uno sguardo carico di odio.

“No …” disse con un filo di voce, con gli occhi gonfi di lacrime di rabbia per l’ umiliazione che stava patendo.

“Bene” le disse Pipone gettandole un asciugamano ai bordi della doccia “adesso asciugati e vai letto. La donna che hai visto ieri ti porterà da mangiare. E ricordati che fino a quando starai qui non potrai fare quello che ti pare, ma dovrai fare quello che ti dico io”

Detto questo se ne andò.

Caterina si lasciò scivolare nella doccia e si rannicchiò, con la testa piegata, le ginocchia raccolte contro il petto, le braccia a proteggere il corpo, come una piccola palla.

Non sentì Costanza che si affacciava alla porta del bagno per irriderla, né sentì Ippolito che entrò con una macchina fotografica digitale per immortalarla in una foto su cui si sarebbe masturbato nei giorni a seguire. Non voleva sentire nulla.



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