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lavoro pubblicato lunedì 7 novembre 2016
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 24: Tempesta rossa -

di Batckas. Letto 329 volte. Dallo scaffale Fantasia

Elio poggiò una mappa di Roma sul tavolo. Mitzrael gli bloccò la mano che impugnava il pennarello per indicare la prossima tappa. -Rip...

Elio poggiò una mappa di Roma sul tavolo. Mitzrael gli bloccò la mano che impugnava il pennarello per indicare la prossima tappa.

-Riposatevi.- disse l’angelo con autorità.

-Lo faremo quando saremo morti.-

-No. Guarda Laura e Niamh, hanno bisogno di riposare. Senza il loro condottiero i demoni saranno allo sbaraglio, noi faremo in modo che lo siano ancora di più. Tu prepara la prossima missione ma aspetta che la tua squadra sia in forze per muoverti.-

Quattro angeli scomparvero. Aniel rimase con loro.

L’angelo fece visita alle due donne che, distese sul divano, stavano recuperando le forze.

-Come state?- domandò la donna angelo alle due.

-Bene, nonostante tutto.- rispose Laura provando a sorridere.

Aniel prese posto di fronte a loro.

-Cosa succede?- domandò Niamh, preoccupata dalla visita dell’angelo.

-Niente. Sono qui per proteggervi e assicurarmi che torniate forti per affrontare la prossima minaccia.- spiegò Aniel.

-Abbiamo visto Caliel combattere oggi…- continuò Laura. –Che spettacolo.-

-Caliel è un’ottima combattente. Il suo addestramento è frutto di Mitzrael.- spiegò.

-Mitzrael è il vostro capo?- domandò Niamh.

-Sì. Ma Haziel è il più anziano. Haziel ha addestrato Mitzrael, lui Caliel.-

-E tu e Yeratel?- Laura non riusciva a muoversi.

-Io sono stata addestrata dagli arcangeli… da Gabriele. Yeratel da un angelo poi caduto…- si incupì.

-Deve essere davvero dura, sapere che un tuo fratello ti abbia potuto tradire, vero?- Niamh riusciva a sentire a pelle il dolore dell’angelo.

-Già. Speriamo sempre che si convertano per il giorno del Giudizio. Non ci sarebbe gioia più grande che poterli rivedere gli angeli che erano un tempo. Non perdiamo mai la speranza ma alle volte è difficile, molto difficile.- Aniel spostò alcuni bicchieri sul tavolino vicino.

-Andrà tutto bene. Vinceremo questa guerra.- Niamh si mise a sedere e posò la sua mano su quella dell’angelo che, dopo averla guardata negli occhi, la strinse con gli occhi carichi di lacrime.

-Non ne ho dubbi perché vedo come vi guardate, scorgo l’affetto che vi lega gli uni agli altri. So che vi volete bene come fratelli e… alcuni tra voi, come amanti. Avete dentro di voi la forza che da sempre muove tutto il creato: l’amore.- sorrise.

Laura e Niamh si guardarono.

-Sono la mia famiglia.- disse la seconda. –E la mia vita…-

-Mi sono rotto i ciglioni, Maddison, siamo dei pesi morti, inutili e buoni a nulla. Là fuori si stanno facendo il culo per salvare il mondo e noi rimaniamo in questo rifugio a non fare nulla.- Scott andava avanti e indietro per la stanza. Con lui c’erano sia la fidanzata che Clara, entrambe condividevano i suoi pensieri.

-E che vorresti fare? Combattere i demoni? L’ultima volta che abbiamo impugnato un’arma è stato quando abbiamo salvato Clara.- gli ricordò Maddison.

-E non è andata tanto male!-

-Oddio… non mi ricordate quella notte, vi prego.- intervenne la ragazza.

-Hai ragione, scusa, Clara.-
Scott si fermò alla finestra del rifugio.
-Non possiamo nemmeno uscire. Siamo dei fottuti prigionieri.- si lamentò.

-Ti devo forse ricordare che è per il nostro bene e che là fuori ci sono demoni pronti a farci fuori?-

-Chissà come stanno mamma e papà…- pensò ad alta voce Scott.

Si erano tenuti in contatto con le famiglie e avevano mentito riguardo la loro posizione e condizione. Nonostante le reticenze delle famiglie, erano riusciti a convincerli, più o meno. I genitori sospettavano che stessero combinando qualcosa, ma avevano fiducia nei loro figli.

-Dovete essere davvero in pensiero per loro.- disse Clara, pensando ai suoi genitori che non c’erano più.

-Sì.- Maddison abbassò lo sguardo. La cosa che più la spaventava era la possibilità di non potergli mai dire addio, con il mondo in rovina e tutto il resto e, con loro nel mezzo di una guerra di quelle proporzioni, nemmeno la morte sarebbe stato un porto sicuro.

-So che è strano… ma, se fossi in voi, farei di tutto pur di poterli rivedere…- Clara parlò ad alta voce e si pentì subito delle sue parole.

-Hai ragione.- il tono di Scott era cambiato e a Maddison non piacque.

-Non ci pensare nemmeno.- disse subito la ragazza, avendo già intuito le intenzioni del fidanzato.

-Il mondo sta finendo, Madda, non possiamo perdere l’occasione per stare con le persone che amiamo. L’inquisizione, certo, ci ha salvato la vita e si sta facendo in quattro per tenerci al sicuro… ma non è la nostra famiglia.-

-E che vorresti fare? Prendere un aereo e partire?-

-Sì.-

La decisione negli occhi di Scott era totale. Clara ammirava quella determinazione e avrebbe voluto provarla sulla sua pelle.

-Posso venire con voi?- chiese timidamente la vergine.

-Ma non andiamo da nessuna parte!- obiettò Maddison istericamente. –Non possiamo, siamo in pericolo, metteremmo anche la nostra famiglia in pericolo.-
-Maddison.- Scott le prese le mani e la guardò con aria dolce. –Fallo per me, fallo per i tuoi genitori. Se proprio dobbiamo morire o vedere il mondo cadere, voglio farlo con la mia famiglia, voglio che tu faccia lo stesso e che anche Clara non debba assistere alla fine del mondo con un gruppo di estranei.-

-Stai parlando come se avessimo già perso!- Maddison si liberò dalla presa del fidanzato e gli diede le spalle. Guardò Clara cercando un appoggio ma dalla ragazza non ricevette nulla se non uno sguardo impietosito che, però, dava ragione a Scott.
Maddison si sentì con le spalle al muro.

-Vorresti scappare dall’inquisizione?- domandò.

-Torniamo semplicemente a casa.- Scott sorrise come un bambino piccolo.

Maddison annuì, sconfitta.

-Allora? Qualcuno a cui fare il culo?- domandò Liam a Elio.

-Sì…- l’inquisitore girò delle carte al compagno che mostravano un importante avvocato che aveva recentemente difeso alcuni preti dall’accusa di pedofilia.

-E quindi?-

-Leggi l’affiliato di questo bastardo.-

-Il cardinale!-

-Non può essere un caso, questo stronzo è della Luce Perduta.-

-Dove andiamo?-

-Parigi.-

Laura e Niamh non si erano riprese completamente ma partirono lo stesso per la missione. Furono tutti quanti teletrasportati via da Aniel.

A Parigi.

Erano in un vicolo, appena arrivati, gli inquisitori nascosero le armi in alcune borse che si erano portati. Degli squarci scarlatti, però, diedero loro il benvenuto. Un’imboscata dei demoni.

I ragazzi videro che l’angelo tardava a tornare, frugarono nelle tasche degli zaini degli inquisitori che avevano lasciato nelle loro stanze, trovarono migliaia e migliaia di euro, dollari, sterline e i documenti che avevano utilizzato per arrivare in Italia. Arraffarono quanto più poterono, uscirono insieme, percorsero il sentiero tortuoso a ritroso che conduceva alla casa sicura fino a quando non furono sulla strada. Chiamarono un taxi, salirono a bordo, direzione: aeroporto.

Aniel abbattete i demoni con velocità e brutalità. Gli inquisitori non ebbero il tempo nemmeno di impugnare le armi. Un nuovo squarcio, questa volta doloroso.

Aniel si voltò verso la figura conosciuta mentre l’angelo caduto si rialzava. Gli inquisitori ebbero paura: non avevano mai affrontato un angelo prima d’ora. Brandirono le spade dei Berserker.

-Aloiel.- chiamò Aniel.

-Aniel… levati di mezzo! Sono qui per gli umani.-

L’angelo si pose sulla sua strada.

-Non posso permettertelo.-

Il caduto la colpì con una testata al naso, Aniel fece roteare la lancia su di sé impedendo a Aloiel di andare avanti.

-Non. Posso. Permettertelo. Affrontami.- l’angelo tornò in posizione di riposo.

-Così sia…-

Ordinati i biglietti all’ultimo minuto, imbarcati, presi i posti.

Gli inquisitori avevano lasciato i due angeli a combattere mentre loro si dirigevano a uno dei loro rifugi da dove avrebbero dovuto pianificare una strategia per togliere di mezzo l’avvocato.

Aniel e Aloiel combattevano ormai da ore e nessuno dei due sembrava cedere o star perdendo minimante la concentrazione. A ogni colpo corrispondeva una reazione, come se l’uno leggesse nella mente dell’altro, erano in grado di evitare o parare ogni colpo dell’avversario. Aniel gli bloccò il collo con la lancia, si mantenne su un solo piede mentre con l’altro lo tempestò di calci sotto al mento, districò la lama, gli infilzò una mano, la estrasse nuovamente e colpì l’avversario con un doppio calcio facendolo volare lontano. L’angelo caduto si infuriò, così come Louriel, aveva una spada demoniaca dotata di vita propria, un parassita infernale che si nutriva e allo stesso tempo alimentava, la sua dannazione.

Aloiel trafisse Aniel con la sua spada che bevve il sangue dell’angelo.
-Sì!- festeggiò il caduto, sadico, godendo della sofferenza della sorella.

-Aloiel… ti prego.- Aniel si appoggiò alla spada, la estrasse dal suo corpo, si allontanò di qualche passo tenendo gli occhi fissi sull’avversario che intendeva sferrare il colpo finale. Aloiel si avventò su Aniel, questa si scostò di lato, urlando conficcò la lancia nel ginocchio del nemico, piantandola nel terreno e impedendo a quello di muoversi, gli poggiò poi le mani attorno al collo e glielo ruppe con un movimento netto.
Si inginocchiò mentre continuava a perdere sangue, si portò le mani alla ferita. Guardò verso il Cielo cercando di contattare i suoi fratelli lontani. Delle lacrime le si affacciarono sul viso. Non avrebbe voluto morire così, non uccisa da un suo fratello, non con la rabbia nel cuore e la consapevolezza di abbandonare gli altri durante un momento di crisi. La lancia scomparve, così come il cadavere dell’angelo, annientato per sempre. Il suo essere come se non fosse mai esistito.

Aniel si lasciò andare appoggiata al muro, ricoprendolo con una scia rossa. Si sedette respirando rumorosamente. Si guardò attorno ma nel vicolo, devastato dalla lotta dei due angeli, non c’era nessuno che le avrebbe potuto prestare soccorso. La lama demoniaca le aveva lacerato la pelle, era penetrata in profondità andando a ferire la sua natura angelica, nutrendosi della luce di cui era portatrice.

-Padre… ti affido i miei fratelli e le mie sorelle. Perdonami se non potrò accompagnarli nella battaglia finale, se non potrò esserci nel momento del Giudizio…-

Alcuni passanti si affacciarono nel vicolo. Videro una donna ferita. Si avvicinarono per prestarle soccorso.

Aniel percepì delle mani che la sorreggevano, altre che provavano a tamponare la ferita da cui perdeva ancora sangue, urla in francese, il rumore di un’autoambulanza lontana. Doveva affidarsi alle cure delle creature preferite del Padre, delle creature che aveva giurato di difendere. Chiamò ancora i suoi fratelli ma il rumore della battaglia in cui si stavano destreggiando era più forte delle sue preghiere. Non poteva biasimarli: la missione veniva prima di tutto. Aniel si intristì, pensando a come Mitzrael non sarebbe stato in grado di sopportare il senso di colpa per la sua morte, caricandosela sulle spalle fino alla fine dei tempi.

Vivere in eterno aveva i suoi svantaggi.

Gli angeli sono i migliori soldati del creato: veloci, metodici. Con i loro nemici brutali, sadici, coraggiosi, determinati. Con i loro alleati buoni, compassionevoli, empatici.

Mitzrael decapitò un demone, un altro, un altro ancora, altri cento e altri mille. Il suo gladio si faceva strada attraverso la loro carne, si bagnava del loro sangue, ricordava i tempi che furono nella ribellione iniziale, nella lotta eterna che lo consumava e di cui non si vedeva la fine.

Gli angeli furono creati per difendere e servire.

Yeratel lasciò la sua ascia nel busto di una creature infernale e cominciò a fare a pezzi i suoi nemici a mani nude. Calci, pugni, morsi. Tutto il suo corpo diventò un’arma letale.

Strateghi, intelligentissimi, meravigliosi e graziosi. Gli angeli sono il culmine della creazione, benché siano solo servitori.

Le lame gemelle di Haziel si destreggiavano con velocità, i demoni avevano paura solo all’udire le spade che fendevano l’aria con la stessa facilità con la quale falciavano i loro corpi. Da lontano si vedeva l’energia che scaturiva dall’angelo più anziano.

Sono i fratelli maggiori del creato, lo hanno visto nascere, lo hanno cresciuto, erano lì quando una parte di esso si è ribellato. Sono loro che hanno posto fine alla ribellione. Hanno dovuto uccidere i loro fratelli, mentre Dio assisteva al massacro dei suoi figli da parte di altri.

Caliel infilzò un demone, riprese fiato per un momento. Una voce nella testa. Sollevò gli occhi al cielo.

Gli angeli sono accompagnati sempre dal desiderio di poter rivedere, un giorno, il creato riconciliato col Padre e con loro. Per questo l’Inferno.

Gli angeli, condannati a lottare in eterno, nati per la guerra, la odiano più di ogni altra cosa.
Quando si scontrano con i demoni sono spinti dalla rabbia, la furia cieca di una domanda che continuano a ripetersi fin da quando Lucifero cadde: “Perché?” perché i loro fratelli non potevano scegliere la felicità e la gioia della Luce?

-Mitzrael!- chiamò Caliel nel mezzo della battaglia, il fratello le fu vicino nel giro di un attimo. Intorno a loro infuriava la lotta.
-Aniel sta morendo…-

-No, non oggi.-

Scomparve.

La portarono in ospedale. Aniel ammirò la determinazione degli umani nel tentare di salvare una vita umana di cui non sapevano nulla. Lei era un’estranea ma stavano lottando con le unghie e con i denti affinché vivesse.
Fu condotta in sala operatoria.

-Quanto manca?- domandò Maddison, ansiosa.

-Poco.-

I medici fermarono l’emorragia e richiusero come meglio potevano la ferita, si meravigliarono nel vedere la donna ancora viva, la lasciarono a riposare in una stanza, sapendo, però, che molto probabilmente non sarebbe sopravvissuta alla notte. La ferita che aveva sembrava infetta, qualcosa che non avevano mai visto prima: quel veleno era la forma visiva e naturale dell’odio.

Aniel aprì gli occhi. Si sentiva confusa, stordita. Ricordava di essere stata portata in ospedale. Era debole. Nella stanza con lei c’era un’infermeria che la guardava con aria pietosa, lei avrebbe dovuto darle la notizia che la sua condizione era grave e che forse sarebbe morta. Aniel lo sapeva già e di Lisa, l’infermeria che aveva davanti, conosceva tutto, dalla nascita fino a quel momento. Gli angeli non conoscevano il futuro.

-Va tutto bene.- disse Aniel anticipando le parole della donna che la guardò non capendo.

-Come? Scusi…- Lisa si mise una mano sulla fronte, si coprì poi la bocca mentre gli occhi le diventavano rossi.

-Sto morendo.- continuò Aniel fissandola.

Lisa la guardò: la donna moribonda sorrideva.

-No! No… c’è la possibilità che lei… che lei si riprenda.-

Lisa si piegò sulla ferita, le sistemò le coperte con cura materna.

Aniel la guardava.

-Ciò che accade non è colpa tua. Hai fatto il possibile. Hai spesso reso la morte delle persone meno dolorosa… sei riconosciuta tra gli angeli, Lisa.-
L’infermeria si allontanò dalla paziente come se fosse contagiosa. Aveva visto gente delirare ma mai con occhi così lucidi.
-Sei arrivato.- disse, poi, Aniel, guardando, però, non Lisa ma l’uomo alle sue spalle.

-Signore! Lei qui non può entrare!- Lisa si mise tra Mitzrael e Aniel.

-Sono il fratello…- spiegò lui.

Lisa si scostò.

Mitzrael si avvicinò al letto di Aniel, prese una sedia e si mise al suo fianco.

-Chi?- domandò, duro. Le prese la mano e gliela strinse.

-Aloiel… ma è finita. L’ho ucciso.-

Lisa abbandonò la stanza, terrorizzata.

-Tu vivrai, Aniel.- la confortò Mitzrael.

Aniel rise debolmente, guardò fuori dalla finestra il cielo parigino sereno.

-Non mentirmi, Mitzrael, nessuno di noi può guarire queste ferite.-

-Qualcuno c’è.-

Ad Aniel non piacque lo sguardo di Mitzrael.

-Puoi guarire mia sorella?-

-Aniel dovrà aspettare, Mitzrael, mi spiace, ho una guerra qui e numerosi feriti da assistere.-

-Jeudiel… ti prego.-

L’arcangelo si chinò sul corpo martoriato di un angelo e lo guarì. Si voltò poi nuovamente verso Mitzrael e scosse il capo dispiaciuto.

L’angelo poteva vedere le schiere angeliche ferite e stanche, Jeudiel aveva il compito di rimetterle in sesto, pronte per combattere ancora contro l’avanzata demoniaca che, ancora più temibile, si avvicinava alle porte del Paradiso.

-Ricorrerò a Lui… allora.-

-Non oserai. È debole e avremo bisogno della sua forza per sconfiggere i demoni e Satana.-

-Tu non puoi dirgli cosa può e cosa non può fare.-

-Provaci, allora, spero che guarisca Aniel ma non ci riporrei molte speranze… la sua debolezza è allarmante.-

Mitzrael annuì e scomparve.

-Dove mi porti?- domandò Aniel mentre Mitzrael la prendeva in braccio.

L’angelo, però, non rispose.

Lisa tornò dalla sua paziente e trovò il letto vuoto. Corse alla finestra temendo il peggio ma non c’era traccia di lei. Tornò in corridoio, controllò nelle altre stanze ma niente. Si sentì mancare. Chi era quella donna?

Mitzrael era in ginocchio.

Aniel davanti a lui.

L’angelo sollevò lo sguardo.

-Angeli: abbiate più fede.- disse tossendo.

Aniel arrancò per l’aria.

Mitzrael vide la sorella riprendersi e riacquisire le forze a discapito di chi l’aveva salvata che cadde in ginocchio e subito aiutato.



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