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lavoro pubblicato domenica 6 novembre 2016
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA FARDA DELLA PORTA ACCANTO - CAPITOLO 2 -

di ARCHETIPOPISANO. Letto 387 volte. Dallo scaffale Umoristici

"Signorina Cotolo, descriva ancora il suo aggressore" chiese distrattamente l' Ispettore Guido Maluccio, grattandosi da sopra i pantaloni della divisa la zona limitrofa all' orifizio anale. Era la decima volta che Caterina cominciava a rispon.....

"Signorina Cotolo, descriva ancora il suo aggressore" chiese distrattamente l' Ispettore Guido Maluccio, grattandosi da sopra i pantaloni della divisa la zona limitrofa all' orifizio anale.

Era la decima volta che Caterina cominciava a rispondere a quella domanda, ma ogni volta Maluccio l' aveva interrotta alzando il volume della televisione per ascoltare in diretta l' estrazione del Superenalotto.

"Era alto un metro ed ottanta circa ... brutto nel viso che non si poteva vedere ... occhi a bulozza incassati nelle orbite ... vestito come un impresario delle pompe funebri: vestito nero, camicia bianca e cravatta nera ... mi ha detto che si chiamava Lucrezio Bolgia ma che io potevo chiamarlo Pipone ..."

Maluccio annuì.

"Tratti peculiari del viso ?"

"Ma so 'nasega" rispose cautamente Caterina.

"Ma non siete rimasti seduti insieme al circolo per qualche minuti mentre lui le palpeggiava il culo ?"

"Si, ma io ero briaa tegola"

"Capisco" rispose Maluccio pensieroso, prendendo nota.

"Le mi sta dicendo che quando è arrivata in prossimità del vecchio cimitero delle auto le è venuta in soccorso un vecchio vestito con una salopette di jeans ed un casco giallo da minatore ?"

"Si"

"Il vecchio ha dato un colpo di chiave in testa al suo inseguitore ?"

"Si"

"E dopo si è tirato fuori il membro per pisciargli addosso ?"

"Si"

"Maiale, che situazione di merda !" sbottò Maluccio, sghignazzando verso i colleghi e facendo capire loro, con un cenno della mano, che appena Caterina se ne fosse andata avrebbe raccontato tutto per deriderla alle sue spalle.

"Lei non mi crede !" urlò indignata Caterina, schizzando in piedi dalla sedia.

L' ispettore Maluccio sgranò gli occhi, afferrò lo sfollagente e la colpì con violenza al ventre.

Caterina crollò di schianto a terra e Maluccio, irritato, le mollò due calci nelle costole per poi lanciarsi su di lei con un perfetto flying forearm, affondnano il suo gomito destro nel costato di Caterina.

Caterina si contorceva a terra dolorante e borbottava : "Ma caa fai ?? Ma sei scemo ??? Mi ci tronchi così !!"

Maluccio si rialzò, si ricompose e dispose che dei colleghi riaccompagnassero a casa Caterina.

Maluccio afferrò per un braccio Caterina, strascicandola per il corridoio.

Caterina, ancora intontita per le botte prese, camminava a sciancata, mentre Maluccio, con voce greve, le diceva : "L' aggressore ti conosce Caterina, sa chi sei e come sei fatta, ed anche se secondo mai fai veramente caa la sbroda, è molto probabile che torni a cercarti"

"Ma mi importa una sega dell' aggressore" bofonchiò Caterina annaspando rantolante "mi sa che mi hai forato un polmone, invasato di merda"

Maluccio la condusse fuori dalla Questura dove la attendeva un auto di servizio.

Maluccio la guardò intensamente e poi, poggiandole una mano sulla spalla, disse : "Evita le passeggiate notturne Caterina. Se proprio non puoi fare a meno di una sveltina perchè ti prude, zozzetta, fallo salire in quel letamaio che è casa tua"

"Ma vaffanculo testa di merda !" rispose Caterina.

Maluccio aprì la portiera e poggiando un piede sul culo di Caterina ve la spinse dentro, mandandola a sbattere la testa contro il finestrino della portiera opposta.

"Ahiaaa, ma così mi ci ammazzi stronzo !!" urlò Caterina.

Maluccio battè un colpo sull' auto della polizia la quale partì a tutta velocità verso casa di Caterina.

Il giorno seguente la polizia chiamò nuovamente Caterina per dirle che il suo aggressore non era stato ancora rintracciato e che, con ogni probabilità, sarebbe venuto a cercarla quella sere per tagliarele la gola. L' ispettore Maluccio, in particolare, aveva preteso di farsi passare la telefonata per irriderla a suon di pernacchioe, mimando una voce metallica e minacciosa come quella di una potenziale psicopatico assassino.

Caterina si dimenava dolorante nel letto per le legnate raccattate dal sociopatico di Maluccio, quando la coinquilina irruppe nella stanza per comunicarle che stava aspettando il primo cliente e proponendole di partecipare per aumentare il prezzo e dividere il ricavato. Caterina preferì uscire di casa.

Erano quasi le otto di sera ed il cielo cominciava ad imbrunirsi. Caterina decise di di recarsi alla Pizzeria del Trugolo, dove il proprietario, per cinque euro ed un obolo in natura, le avrebbe dato pizza birra ed un paio di etti di torta di ceci.

Il Trugolo, un degenerato che aveva trascorso la vita tra galera e centri di recupero per tossici, la face accomodare nel retro della pizzeria. Caterina si guadagnò il suo buono pasto con una sega superlativa. Il Trugolo le riservò il tavolo migliore.

Nel locale c' erano due clienti, uno grasso dall' aria triste e l' altro scavato nel volto con mani ed occhi che si muovevano freneticamente. In quell' atmosfera di tracollo i pensieri di Caterina tornarono indietro, ancora più indietro nel tempo, fino al giorno in cui aveva conosciuto Traliccio.

Traliccio era un imprenditore agricolo semianalfabeta, cresciuta tra biada e letame di vacca. Caterina lo aveva conosciuto ad una sagra paesana e se ne era immediatamente invaghita. Nei mesi successivi Traliccio le aveva fatto una corte spietata. Ogni giorno passava a trovarla a casa e la portava a fare un giro in moto. Ogni giorno si fermavano al solito chiosco a mangiare un panino con porchetta e maionese e bere birra gelata.

Tutto sembrava perfetto ma un giorno accadde. Era un pomeriggio assolato e Caterina era andata nella merceria del paese per comprare un costume nuovo da sfoggiare al mare con Traliccio. Ma la proprietaria non c' era. Il negozio era deserto. Caterina sentì dei mugolii di piacere provenire dal camerino di prova. Caterina inizialmente rise, ma il riso si trasformò in amaro pianto quando, dal camerino, udì la voce di Traliccio che urlava "Puttana, ti sfondo l' anoo !!! Oh come mi piace sfondare l' ano alle ciccione come te !!!"

Caterina, sconvolta, aveva aperto la porta del camerino, ed aveva trovato Rino, nudo a cavalcioni sopra la cicciona della merceria, che teneva nella mano destra un frustino da cavallo e e nella destra dei finimenti legati al collo della cicciona. Rino, vedendola, era riuscito solo ad urlarle nel viso "Yiuuuhuuuh" per poi battere, continuando a fissarla negli occhi, il frustino nelle cosce dell' obesa per iscenare una sorta di rodeo.

Caterina era corsa via, lontano da Rino, lontano dal paese, lontano da tutto. Si era trasferita in città. Nei mesi successivi scoprì che Traliccio le aveva prosciugato il conto corrente, clonandole la carta di credito.

Il dolore dei ricordi quella sera era troppo forte.

Caterina si alzò di scatto dal tavolo e corse via disperata. Scivolò sul pavimento bagnato e cadde sciancata sul pavimento. Si rialzò dolorante e, claudicante, si avviò verso l' uscita, biascicando bestemmie.

Il cliente grasso dapprima la guardò con un misto di disgusto e pena e poi le domandò: "Ma c' hai la botta ??"
"E nemmeno piccina" rispose il Trugolo per lei.
Caterina si voltò verso il Trugolo e con raffinatezza si portò la mano all' altezza della potta cominciando a dimenarsi in segno di offesa.

Il Trugolo ed il ciccione si guardarono senza dire nulla e poi ritornarono alle rispettive occupazioni.
"Fottetevi il culo !" esclamò Caterina, ma nessuno le rispose.
Il cliente smilzo, sudato e con gli occhi strabuzzanti a causa dell' acido che aveva appena ingurgitato, provò ad allungare la mano scheletrica per palparle il culo, ma prima che potesse farlo il ciccione gli si avventò contro, piantandogli un coltello nella mano.
"La merce si paga prima !" gli urlò contro furioso.
Caterina sgranò gli occhi e provò a protestare, ma prima che potesse farlo il ciccione l' afferrò per il braccio spingendola con forza fuori dal locale e facendola cadere sul marciapiede.
Lo smilzo intanto urlava come un maiale sgozzato facendo vedere la mano insanguinata al ciccione: "Mi hai rovinato figlio di puttana !!!".

Caterina si avventurò verso le luci del quartiere.



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