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lavoro pubblicato domenica 6 novembre 2016
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 23: Il condottiero degli Inferi -

di Batckas. Letto 458 volte. Dallo scaffale Fantasia

-Dobbiamo indebolire l’influenza della luce perduta, dobbiamo annientare i loro capi.- spiegò Elio mentre infilava un caricatore nel fuci...

-Dobbiamo indebolire l’influenza della luce perduta, dobbiamo annientare i loro capi.- spiegò Elio mentre infilava un caricatore nel fucile d’assalto. Erano in un SUV. Avevano trovato la residenza di un cardinale, seguace della Luce Perduta, un tale Geremia Lamberti, che aveva fatto bere come “sangue di Cristo” nelle sue celebrazioni, sangue di vittime sacrificali, immolate per far venire i demoni sulla Terra. Alvin, che guidava, sfondò il cancello perimetrale della residenza dell’uomo, le cui guardie armate aprirono immediatamente il fuoco.

I cinque eliminarono la prima resistenza sparando dall’automobile.

Liam e Alvin furono i primi ad uscire dal veicolo, si guardarono attorno, erano nel giardino, la villa era davanti a loro, alle spalle di quella c’era una piccola cappella da cui era possibile accedere a una zona sottostante in cui, secondo quanto avevano scoperto interrogando un membro della luce perduta di poco conto, c’erano altre vittime che dovevano essere sacrificate. I due inquisitori si spostarono rapidi per il giardino annientando ogni resistenza che si presentasse loro davanti. Erano più veloci dei normali umani, i loro riflessi erano potenziati all’inverosimile, dentro di loro avevano la grazia angelica conferitagli dalle spade dei Berserker che tenevano legate dietro la schiena. Gli altri tre inquisitori scesero dal veicolo nel momento in cui nel giardino comparvero le prime saette scarlatte e i demoni passeggiarono per i prati curati. I demoni, soltanto alla vista delle lame spezzate, ebbero un tremore.

Elio e Laura, fianco a fianco, arrivarono fino a Liam e Alvin. Niamh rimaneva indietro coprendo la loro avanzata dalle orde demoniache che si affacciavano dagli Inferi.

-Entriamo!- urlò Alvin facendo saltare la porta della villa e facendosi strada all’interno con Liam dove seguaci della luce e demoni li attendevano. Elio entrò con i due, Laura rimase all’esterno per difendere la zona con Niamh.

Una pallottola prese la direzione del cuore di Alvin ma rimbalzò su una corazza fatta di luce, invisibile, che compariva soltanto nel momento in cui veniva danneggiata sotto l’infierire dei colpi.

-Avanti! Avanti!- incoraggiò Elio prendendo la guida degli altri due e conducendoli per primo nelle stanze della villa.

-Libero!-

-Libero!-

Altra stanza.

All’esterno Niamh e Laura tenevano duro senza cedere di un solo passo.

Maken mandò via il messaggero che lo aveva avvisato di un attacco diretto a un suo protetto, troppo importante per la missione da lasciarlo andare. Il condottiero infernale si rese conto che i suoi nemici dell’inquisizione erano diventati più potenti, riconobbe anche la fonte del loro potere. Sentì un tremore lungo la schiena, chiuse gli occhi, espirò spaventosamente, non era stato presente quando Lucifero era stato sconfitto dai guerrieri posseduti dagli angeli ma conosceva la loro storia, era stata raccontata all’Inferno a lungo. Doveva intervenire personalmente, ma non da solo.

-Ricarico!- Niamh si inginocchiò.

All’interno della villa Alvin e Liam eliminarono due ostili al balcone, tornarono alla porta di una stanza, la fecero saltare con un calcio, granata accecante ed entrarono. Dietro di loro Elio teneva a bada i demoni con raffiche regolari e precise, brandendo di tanto in tanto la spada dei Berserker per incutere paura ai suoi avversari.
Laura notò che lo sciame dei demoni diminuiva progressivamente, forse ce l’avevano fatta, le saette scarlatte diventarono sempre di meno fino a scomparire del tutto, gli unici demoni che rimanevano erano quelli che già si erano teletrasportati.
Le creature demoniache restanti irruppero nella fila di Niamh e Laura che brandirono le spade, le cui lame si completavano di luce nel momento in cui dovevano trapassare la pelle di un demone. Le due donne ricordavano l’addestramento ma mentre brandivano quelle spade era come se altre anime avessero preso il loro posto e le guidassero nella battaglia.
Furono necessari trenta minuti per ripulire, stanza per stanza, la villa del cardinale di cui, però, non c’era nessuna traccia.

I tre uscirono.

-Tutto bene?- domandò Alvin a Laura, vedendola completamente ricoperta di sangue e con la spada tra le mani.

-Sì, uccidete quello stronzo.- disse.
Altre sporadiche saette scarlatte.

I tre si diressero alla cappella alle spalle della villa, entrarono buttando giù la porta con un calcio. Liam, che andava per primo, fu raggiunto da una rosa di proiettili al petto che, però, poiché protetto dal kevlar e, ancora più armatura angelica, non sortì alcun tipo di effetto.
Trovarono il passaggio segreto e cominciarono a scendere le scale.

-Ancora!- Niamh annunciò i bersagli e cominciò ad esplodere le ultime raffiche, essendo la sua arma scarica e lei priva di munizioni di riserva.

Le due donne cominciarono nuovamente a sparare con disciplina.
Il cardinale stava sollevando un calice al cielo e parlando in latino. Liam sparò un colpo che fece volare via dalle mani di Geremia il piccolo scrigno, il cardinale li guardò tutti con furia. Si alzò e andò verso gli inquisitori intimando di chiamare sulla città una pioggia di fuoco, Elio lo infilzò con la spada dei Berserker.

Niamh e Laura finirono le munizioni, affrontarono con la spada gli ultimi demoni.

Infine fu solo silenzio.

Uno squarcio lontano. Maken vide le due inquisitrici.

Caliel aprì gli occhi: l’attesa era finita.

Non aveva potuto aiutare le due donne e gli altri inquisitori e si sentiva in colpa ma il piano di Elio era corretto, alla vista di un angelo i leader dei demoni non si sarebbero mai fatti vedere, pertanto dovevano essere fatti arrabbiare e, una volta comparsi sulla scena, si sarebbero trovati davanti gli angeli.

-Caliel!- chiamò Laura.

L’attimo dopo l’angelo era tra loro.

Maken vide l’angelo comparire al fianco delle due donne che già pregustava come ricchi banchetti. I suoi occhi si caricarono di terrore mentre Caliel faceva roteare la spada lunga tra le mani. Altri demoni erano comparsi alle spalle di Maken e il condottiero sapeva bene cosa avrebbe significato abbandonare il campo di battaglia e scappare alla vista di un angelo del Signore. Doveva affrontarlo e trovare una via di fuga mentre si batteva con lei.

-State indietro.- invitò Caliel Niamh e Laura che, sfinite, si ritirarono all’interno della villa.

Elio, Alvin e Liam liberarono i prigionieri del cardinale: una cinquantina. Il sangue di questi disgraziati, una volta sacrificati, sarebbe andato a sostituire il vino durante le celebrazioni eucaristiche. Condussero i civili in salvo ma quando scorsero nel giardino l’angelo e il demone confrontarsi, ordinarono a tutti di fermarsi e di avere fede.

Caliel avanzava lentamente verso il suo nemico uccidendo tutti i demoni che l’aggredivano, faceva piccoli, rapidi movimenti che, prima ancora che un secondo fosse finito, avevano annientato ogni forma demoniaca sul suo cammino. Rimanevano soltanto lei e Maken.

-Balliamo?- lo invitò l’angelo.

-Con piacere, puttana.-

Caliel ferì Maken al petto, l’attimo dopo gli fu alle spalle e lo infilzò ripetutamente, si girò poi per colpirlo con un calcio facendolo volare lontano.

-Non si parla così ad una signora.- Caliel si preparò per un nuovo attacco facendo battere due volte la punta della spada al suolo e afferrando l’elsa con due mani.

Maken caricò l’avversario che, più agile, gli saltò in groppa, lo accecò con la spada nell’occhio e nel cadere gli squarciò l’addome.
Il condottiero degli inferi ebbe un momento di sbandamento, barcollava, farfugliava cose senza senso. Caliel, lentamente, gli fu vicino di nuovo, gli tranciò entrambe le gambe e quando quello fu costretto in ginocchio, gli mise la punta della spada appoggiata al mento per sollevargli lo sguardo così che potesse guardarla negli occhi.
-Maken, il condottiero dell’Inferno.- si prese gioco di lui l’angelo.

-Anche se mi uccidi… il piano andrà avanti. L’umanità si è praticamente consegnata a noi, sono felici di avere un dio più presente di vostro Padre. Vogliono qualcuno che sia al loro fianco, qualcuno come Lucifero. Il vostro Dio è silente! Il vostro Dio è…-

La testa di Maken rotolò ai piedi dell’angelo.

-Il NOSTRO Dio, Maken… nostro… mio e tuo.-

Elio condusse i civili in salvo portandoli da Caliel che in un attimo li trasportò lontano. Le autorità competenti stavano convergendo sul posto.
Alvin e Liam aiutarono Laura e Niamh ad alzarsi.

-Bello vedervi.- commentò Niamh sorridendo senza fiato.

-Vi siete divertite, eh?- scherzò Liam.

Raggiunsero Caliel. Andarono via.

Alvin chiuse la porta della stanza dove Laura stava riposando, la donna era crollata non appena aveva poggiato il capo sul cuscino. L’inquisitore trovò all’esterno Scott che lo fissava.

-Che succede?- domandò Alvin con tono gentile.

-Ho sentito che tu e Laura avete rotto il voto di castità…- esordì il ragazzo.

-Hai sentito bene.-

Alvin si mosse, andò in cucina seguito da Scott. L’inquisitore prese un sandwich, lo fece a metà e ne porse al ragazzo che accettò di buon grado.

-Perché fate voto di castità?- continuò, poi, Scott.

-Ci sono tante motivazioni. C’è chi dice che è, come per i sacerdoti, affinché non ci siano distrazioni, per rimanere puri nella carne, chi afferma che ci renderebbe deboli, vittime della passione e degli istinti. Adesso non è rimasto più nessuno a dare idee sul perché dobbiamo rispettare il voto di castità e io mi sento un traditore. Come se non avessi aspettato altro che la morte di tutta la mia famiglia per poter stare con Laura senza dovermi nascondere…- le parole di Alvin erano cariche di rammarico. L’inquisitore mangiava senza gusto. Scott abbassò lo sguardo. –Ho amato ogni membro dell’inquisizione, ogni esorcista e monaco, ho amato Noah come un padre… ma Laura, con lei è qualcosa di diverso, qualcosa che va oltre.-

-L’amore.-

-Quello che lega anche te e Maddison ma non te e tuo fratello.-

Scott chinò il capo, dubbioso.

-Tu daresti la vita per tuo fratello?-

-Anche per mio padre e mia madre.-

-E allora cosa cambia tra questo amore che provi per loro e quello che provi per Maddison?-

-Non saprei.-
Alvin lo guardò a lungo.

-L’amore è un mistero, qualcosa che non comprenderemo mai eppure cerchiamo sempre di catalogarlo, di dargli una spiegazione. Noi umani abbiamo il vizio di voler parlare al nome del divino. Non c’è niente più divino di ogni forma d’amore. Ogni amore è meraviglioso… ma quello che si crea tra due amanti, quello va oltre, non perché sia meglio o peggio dell’amore filiale o paterno e materno, semplicemente perché è diverso. È un’unione diversa.-

-Molti lo riducono soltanto al sesso…-

-Tu sei uno di questi?- provocò l’inquisitore.

-No, diamine, no, io amo Maddison ma non soltanto perché andiamo a letto insieme. Altrimenti che differenza farebbe con le altre ragazze?-

-Però il rapporto fisico è importante, non dimenticarlo, altrimenti la considereresti tua sorella, non la tua fidanzata.-

Scott non aveva dato un morso al panino e non avrebbe cominciato allora. Rimase in attesa di Alvin. Pendeva dalle sue labbra.

Alvin espirò rumorosamente.

-Non è il fare sesso. È lo stare con lei, il poter respirare dei suoi respiri, vivere, per un istante, all’unisono con lei. È la consacrazione totale all’altro. Io, nudo come quando sono nato, mi unisco a lei, nuda come quando è nata; l’istinto che si intreccia con la passione, un groviglio di anime e corpi… è difficile da spiegare. Un’unione completa con l’altro. Tra fratelli, tra madre, padre e figlio c’è un’unione di menti e di anime… ma con il proprio partner, si deve raggiungere lo step successivo, altrimenti non c’è differenza che con un amico, un parente. Unione di mente, cuore anima e corpo: la forma suprema d’amore, l’unica in grado di creare la vita.-
Scott lo guardò per un lungo istante, riflettendo sulle parole che gli aveva detto l’inquisitore.



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