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lavoro pubblicato sabato 5 novembre 2016
ultima lettura mercoledì 12 settembre 2018

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Racconto di Barcellona

di FrancescoCirillo. Letto 212 volte. Dallo scaffale Viaggi

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Barcellona rispetto a Berlino, dove siamo stati l’anno scorso, è una città che ti mette allegria. A Barcellona ci siamo accorti come Berlino fosse triste, se pur viva in alcuni quartieri come Alexander Platz. Barcellona è viva ovunque, in ogni strada, ogni vicolo, così come sulle classiche e turistiche Rambla. Conta molto viaggiare con la persona che ami. Con Francesca ci capiamo su tutto e subito, abbiamo gli stessi gusti e quando organizziamo viaggi come questo, sappiamo cosa cerchiamo, e dove vogliamo andare. La prima cosa i musei e le opere d’arte, poi i divertimenti e tutto ciò che fanno parte della nostra vita. A Barcellona siamo arrivati da Napoli alle sedici del 23 dicembre. Il viaggio in aereo è stato molto tranquillo. Una bella partenza ed un buon atterraggio. Io ho sempre paura di questo mezzo di trasporto, che non capisco ancora come riesce a stare in aria, ma Francesca mi tranquillizza e così sono riuscito a dormire quasi una mezz’oretta. Poi nella fase dell’atterraggio e della discesa mi sono svegliato. All’aeroporto ci siamo subito persi. Veniamo da paesi di provincia e il primo impatto con cartelli, indicazioni, frecce a destra e a sinistra ci stordiscono subito, ma ridiamo di questa nostra improvvisazione. Francesca vuole chiedere sempre, le informazioni, a chiunque, io invece voglio arrangiarmi da solo seguendo l’istinto e le carte. E così ci perdiamo. Ci troviamo sempre dalla parte sbagliata perché le carte a volte vanno lette al rovescio e non nel senso che si trova sulla guida. Comunque troviamo tutto e arriviamo in albergo alle diciotto. Ci sistemiamo un poco, mettiamo la nostra roba, alla rinfusa, su tavoli e sedie e sul letto e usciamo alla prima scoperta. Usciamo nel quartiere e cominciamo subito a rifocillarci di sangria e tapas al primo bar sotto albergo. Già sfatti al primo colpo ce ne torniamo in albergo.

Il 24 prima tappa. La Sagrada Familia. Decidiamo di andarci a piedi dal nostro quartiere che secondo Google ci vorrebbero 20 minuti di cammino. Dopo un’ora siamo ancora per strada, ma questo ci permette di vedere tutto la Traversera de Gracia che è un quartiere molto popolare pieno di negozietti stile anni trenta, molto originali. Arriviamo alla Sagrada Familia mezzo distrutti ,ma entusiasti di trovarci di fronte ad un capolavoro. Non a caso è fra i monumenti protetti dall’Unesco. E’ la grande incompiuta di quel genio che è stato Gaudì. Un sognatore rivoluzionario che ha avuto però la fortuna di essere ascoltato e vedere le sue idee realizzate. Se fosse nato in Italia, avrebbe fatto la fame di sicuro. Era un personaggio molto controverso attraversato da idee di ogni genere, sempre proiettato verso la modernità Siamo agli inizi del 1900, e la vita è stata davvero strana con lui. Il primo tram in circolazione a Barcellona lo investe. Il sognatore della modernità investito dal primo mezzo davvero moderno. Siccome Gaudì vestiva in modo semplice e trasandato, come ogni artista che si rispetti, venne scambiato per un barbone e trasportato in un ospedale popolare dove morì. Forse se fosse stato riconosciuto e trasportato da medici migliori, sarebbe sopravvissuto. Ma lui era così. Viveva in una casetta per gli operai all’interno della Sagrada Familia e questo l’ha reso ancora più grande. La Sagrada famiglia si trova al 150° anno di costruzione e ce ne vorranno almeno altri 80 di anni perché possa dichiararsi terminata. La fila che troviamo per entrare è pazzesca. Ci vorranno almeno due ore per entrarvi e decidiamo di rinunciare accontentandoci di vederla dall’esterno. Dalla Sagrada Familia ci spostiamo verso il Barrio Gotico. Lì ci sono due cattedrali gotiche da visitare e il quartiere antico è tutto medioevale. Ci arriviamo dopo circa un’ora sempre a piedi. Visitiamo le due cattedrali, tutto il centro storico e poi ci mettiamo in fila per il Museo Picasso. Una fila di circa mezz’ora, ma che ci serve anche per far riposar ei nostri piedi letteralmente fumanti. E’ naturale che in questi nostri spostamenti ci si fermi nelle bellissime cantine, vinerie, bar. Una più bella dell’altra. Tutte antiche ma con personale giovanile. Gli ambienti sono sempre allegri con gente ubriaca che canta, suona qualche strumento. Il nostro drink preferito è il solito bicchierone di sangria con qualche spizzichino di tapas e frittelle di bacallà. Il Museo Picasso non offre granché dell’opera del grande maestro. La grande Guernica si trova a Madrid, nel Museo del Prado, dove non dovrebbe stare, perché Picasso aveva espressamente detto che avrebbe dovuto finire nei Paesi Baschi, e sappiamo come sono stati i governi reazionari spagnoli nei confronti del popolo basco. Qui troviamo il periodo blu e tutti i suoi schizzi e dipinti sulle Las Meninas di Velasquez, il grande maestro padre di tutti i pittori. Anche Velasquez si trova a Madrid, non a caso la capitale della Spagna. I catalani dimostrano insofferenza verso questo centralismo spagnolo su Madrid, e ovunque vediamo bandiere catalane simbolo della loro indipendenza. A dicembre ci sarà, anzi dovrebbe esserci un referendum per rendere la catalogna autonoma. All’uscita dal Museo siamo ormai cotti, dalla stanchezza e dalla sangria. Decidiamo un’altra sosta e poi ci dirigiamo per il colpo finale. La cena della vigilia di natale nel ristorante “El rey de la Gamba”, tappa obbligata per tutti gli amanti delle cozze, delle paelle e del pesce in genere. Buono ed economico. Anche adesso, per arrivarci ci mettiamo a camminare, attraversando le Rambla e arrivando a Barceloneta, l’area portuale. L’area portuale di Barcellona non è come le nostre aree portuali, piene di disperati di ogni genere. E’ super moderna e piena di attrazioni di ogni genere. La visiteremo in seguito. Adesso puntiamo diritti al Rey de la Gamba. Le strade si stanno sfollando. La gente torna a casa per il cenone. E restiamo noi due e i giapponesi. Sembra di stare a Tokio. E anche nel Rey de la Gamba troviamo i tavoli occupati da frotte di giapponesi. Noi ci mettiamo in timido divertimento in un angolo e ordiniamo la nostra piramide fatta da uno strato di cozze, poi di gamberetti, poi di code di rospo, poi di seppie e infine un’aragostina a chiudere. A parte ordiniamo degli sgambi. Il tutto per soli 41 euro. 20 euro e 50 a testa. In Italia ci avrebbero spennati vivi e fatti alla griglia. Dopo la cena di Natale il problema è tornare. I nostri piedi oramai camminano da soli e non ci ascoltano. Troviamo la metro di Barceloneta e la prendiamo a volo sperando che ci riporti nel nostro albergo direttamente nella stanza 408. E invece dobbiamo scendere e prender il trenino. Ci sbagliamo e ci perdiamo. Francesca prende una via ed io un’altra. Il vino mi fa pensare che lei sia dietro di me. Ed anche lei pensa che io sia dietro di lei. Esco dalla metro in Plaza de Catalunya , mi giro e non la vedo. Ritorno subito in metro, scansando giapponesi . la vedo, lei mi vede cerchiamo di ricongiungerci ma ci dividono barriere di ogni genere. Perché bisogna sapere che la metro di Barcellona non è come la nostra. E’ una barricata vera e propria e se sbagli a uscire devi pagare di nuovo e costa a viaggio ben 2 euro e non è come la nostra che entri in metro e prendi anche le altre linee. Qui molte linee sono autonome e quindi per spostarti da un capo all’altro paghi anche tre volte . Insomma cerco di scavalcare una chiusura ma la mia gamba destra non risponde e resto incagliato. Francesca esce e mi aiuta a disincagliarmi. Finiamo sulle Rambla in una cantina a finire la nostra serata con un’altra bicchierata di sangria.

Quando usciamo, incontriamo due nostri amici spagnoli. Francisco de la Noche e Francisca de la Sangria. Vecchie amicizie che ci raccontano di una loro avventura accaduta pochi minuti prima. Francisco de la Noche viene avvicinato da un marocchino che gli offre dell’erba a 5 euro. Francisco, dice di sì e il marocchino lo invita a entrare in un vicoletto stretto e buio, una traversa della Rambla. Pericolosamente Francisco de la Noche e Francisca de la Sangria entrano nel vicoletto. Il marocchino viene e dice loro di spostarsi in un cortile vicino davvero buio. Francisco decide di far allontanare Francisca dandogli il suo portafoglio e restando solo con le trenta euro pattuite. Il marocchino ritorna e porta l’erba si prende le sue trenta euro e sparisce. Francisco ritorna alle Rambla dalla sua Francisca e tutto finisce lì. Fine della storia. Salutiamo i nostri due amici e a questo punto non possiamo che ritornarcene.

Non so come siamo ritornati, ma ce l’abbiamo fatta. A quel punto non potevamo non sfruttare una vasca da bagno che sembrava messa apposta lì per noi due e così armati di tutto punto e di tutte le essenze necessarie ci tuffiamo dentro, esplorando nuovi mondi stellari e interplanetari. All’alba ci accorgiamo di essere ancora nello stesso albergo.

E’ bene sapere che quest’albergo aveva incluso nel prezzo una colazione a base di tutto. Dal semplice caffè, alla frutta,dall’orzo, al latte, dai salami ai formaggi, alle uova e bacon, al pane fatto in ogni modo. Chiaramente Francesca ed io ci siamo fatti conoscere, minimo quattro viaggi con piatti pieni di ogni bene, prima di cominciare a sederci e cominciare la nostra colazione, con i camerieri ed i barman che sott’occhio ci guardavano, pensando a dove mettevamo tutta quella roba. Gran parte la mangiavamo al momento, poi io di nascosto preparavo i panini per mezzogiorno e me li imboscavo nello zainetto che portavo preventivamente ogni mattina con me.

Ed eccoci alla seconda giornata del 25 dicembre. Ci siamo ben ripresi e ci siamo svegliati con calma, ma alle dieci siamo già per strada. Decidiamo per il Park Guell. Questo dal nostro Hotel è davvero vicino. E per arrivare al monte ci sono delle scale mobili. In venti minuti siamo in quest’altra follia di Gaudì. E’ davvero rilassante girare in questo grande parco pieno di stili classici, moderni, pieno di mosaici, fontane e simboli animali. Da qui prendiamo un autobus per ritornare al centro e vedere le altre case di Gaudì: la Pedrera e la casa Matlò. La Pedrera era chiusa per Natale ma la casa museo Matlò era aperto. Di nuovo una lunga fila di giapponesi ed un prezzo esorbitante di 20 euro per la visita. Decidiamo di spenderli in sangria e torniamo sulle Rambla e poi nel barrio Gotico. Anche questa giornata ci trova stanchi ma ben lucidi nel ritornare. Ci fermiamo in un negozio di pachistani e prepariamo la nostra cena di Natale per l’albergo a base di olive, cetriolini, insalata russa, sangria imbottigliata, birra Miguel, pane per soli 12 euro.

Il 26 ci spostiamo a Figueres. Chi viene a Barcellona deve mettere nel conto questa giornata importantissima, in quanto in questo paesino, che nessuno avrebbe visitato mai, si trova il Museo teatro di Salvador Dalì. Dalì è nato a Figueres e acquistò questo teatro distrutto durante la guerra civile spagnola proprio per crearci il suo Museo. Per andare a Figueres bisogna prendere il treno dalla stazione centrale. Ci si arriva con la metro. E’ una stazione efficiente, pulita, bella anche da vedere. C’è una fila pazzesca alle biglietterie ma da una hostess presente appositamente ci facciamo fare i biglietti. Dopo un’ora e mezza, a mezzogiorno in punto siamo a Figueres e prima tappa una bella vineria, proprio vicino alla stazione dove campeggia un bel cartello di sangria a 2,30. Non possiamo non fermarci. Prendiamo un bocadillos e due sangria. Ora siamo pronti per Dalì. Non ci sono parole per descrivere questo genio, capace di fare tutto. Dalle pitture in miniature, ai quadri giganteschi, alle ceramiche, alle installazioni, al video dedicato ad Alice Cooper, alle follie per Mae West e la moglie Gala. Bisogna assolutamente andarci e abbiamo fatto bene. Dopo due ore rieccoci davanti al boccale di sangria due euro e trenta. Nei Musei non è possibile acquistare niente. I prezzi sono fatti per gli americani e i giapponesi evidentemente. Una penna con il solo fatto che c’è scritto sopra Dalì o Picasso costa 6 euro, un librettino di appunti fino a dieci euro. L’unica cosa è riuscire a sottrarli.

Il ventisette visita al Museo di Mirò. Si trova su una bellissima e splendida collinetta, nel parco Montjuic. Ci arriviamo a piedi dopo essere arrivati in metro a Plaza d’Espagna. Una piazza grandissima dove stavano montando il palco per la festa di capodanno. Al Museo arriviamo a piedi salendo per delle scale mobili e passando davanti al Museo d’Arte Catalana e davanti allo stadio olimpico dove entriamo per visitarlo. Qui ti fanno vedere tutto. Il Museo di Mirò è bellissimo. Un edificio moderno con tantissime sale espositive non solo dell’arte di Mirò, ma anche di opere di altri artisti acquistati dalla fondazione Mirò. Difatti c’è un Picasso, un Monet, un bellissimo Magritte, Dalì e tanti altri. Mirò non mi entusiasma tanto. Francesca invece c’impazzisce e guarda tutti i quadri uno per uno. Io li trovo invece ripetitivi anche se innovativi per l’epoca e comunque fantasiosi e geniali. A me colpisce Magritte e resto lì a guardarlo estasiato da tante bellezza. Finita la visita, ci fermiamo fuori e su una panchina consumiamo i nostri panini, con un paio di birrette comprate la sera prima dal nostro amico pachistano. Ora ci attende una visita seria.

Scendiamo al mare a piedi da Montjuic e arriviamo in pizza Colombo. Qui prendiamo l’autobus n.21 che ci porta al cimitero di Barcellona. Qui sono sepolti uomini famosi e illustri di Barcellona, ma a che ci sono tre sepolture importanti per noi, motivo della nostra visita. Qui sono sepolti Bonaventura Durruti, Francisco Ferrer e Francisco Ascaso, tre anarchici eroi della rivoluzione spagnola che hanno tentato con la loro azione di salvare la Spagna dalla dittatura franchista e da quella stalinista. La visita al cimitero è emozionante. Siamo solo noi due a girare fra quelle tombe monumentali. Le tombe che ci riguardano invece sono semplici. Sopra vi troviamo delle bandiere anarchiche, dei fiori, delle pietre. Francesca sistema le cose sulla tomba di Durruti, io vado alla ricerca di fiori freschi, tornando con un mazzetto di rose rosse di plastica. Dopo le foto ce ne torniamo un po’ mesti, ma ricchi di storia e di buoni propositi. Riprendiamo il 21 e ritorniamo a plaza Colombo. Da qui raggiungiamo la zona portuale e ci dirigiamo all’Acquario. E’ il più grande d’Europa con una quantità enorme di pesci tropicali e mediterranei. E’ ricostruita anche la barriera corallina di Sharm El scheik e quella australiana, poi si passa in un tubo trasparente al centro di una grande acquario pieno di murene,squali, razze e pesci di ogni tipo. E’ davvero stupendo e le grida di gioia dei bambini allietano tutta la visita. All’uscita solita tappa in un bar per il solito boccale di sangria, ormai entrata nelle nostre vene in sostituzione del sangue. Decidiamo per una nuova avventura nel Rey de La Gamba, come ultima cena a Barcellona, questa volta al solito nostro secondo a piramide aggiungiamo la paella del mar. Siamo letteralmente sfondati ma sazi. Di nuovo una passeggiata al centro gotico ed alla Rambla per l’acquisto di regalini quindi in metro per il ritorno mesto al nostro albergo. E qui ecco l’avventura che ci mancava. Stanco di pagare le solite due euro per una piccola corsa in treno decido , come fatto altre volte, visto la mancanza di controlli di passare la barriera dietro Francesca. Ma perdo il turno con lei e aspetto una persona per intrufolarmi. Ma la sangria, non mi fa accorgere del fatto che la persona che sta per passare è un controllore. Me ne accorgo subito dopo, perché questo mi urla qualcosa contro, io mi metto a correre nelle scale e a Francesca dico di correre verso il nostro binario perché inseguito da questo energumeno infuriato. Arriviamo al treno e ci sediamo, sto per tranquillizzarmi quando vedo arrivare il controllore con un altro, alla ricerca di me. Guardano dall’esterno vagone per vagone, poi arrivano al nostro e lui sta per entrare, ma come per i migliori film americani la portiera si chiude e lui fa segni contro di me , corrisposto da me col segno dell’ombrello. Vaffanculo sbirro controllore.

Il 28 , dopo la solita mega colazione ,chiudiamo solo con una visita al mercato della Boqueria al centro della Rambla. Un grande mercato dove anche la frutta e qualsiasi cosa vegetale è messa in un ordine artistico incredibile. C’è di tutto in questo mercato e tutto messo artisticamente in mostra. I prezzi sono alti ma abbiamo ancora un euro per prenderci una bella macedonia di frutta a base di mango e fragoloni. Ora ci attende l’aeroporto, dove arriviamo sbagliando terminal. Siamo al terminal B e dovevamo andare al terminal 1. Ma veniamo da paesini di provincia della Calabria e come Totò e De Filippo ci perdiamo . Dopo aver chiesto, prendiamo un autobus interno e finalmente siamo alla meta.

L’arrivo a Napoli è disastroso, non per il viaggio in aereo che è davvero indolore, ma per la differenza di paesaggi. Dalla pulizia di Barcellona alla sporcizia di Napoli. Entriamo in un girone dell’Inferno con gente che urla per strada, clacson di auto in file interminabili, ladri e farabutti di ogni specie in ogni angolo delle strade, ancora venditori di telefoni e computer alla ricerca di allocchi ai quali rifilare il solito mattone ed ancora i giocatori delle tre carte con quattro finti spettatori che vincono 100 euro in attesa del turista che cada nel trabocchetto. Ci vergogniamo con quei turisti che dal pullman dell’aeroporto assistono a queste scene. La stazione è quando di peggio si possa immaginare. L’attesa del nostro treno per la Calabria, sul binario senza panchine tra il puzzo di piscio e l’interminabile via vai di postulanti, barboni, tossici, borsaioli è quanto di peggio si possa pensare. Napoli città bellissima e tantissimi napoletani non meritano tutto questo. Barcellona ci è svanita in un lampo. Bisogna subito pensare al prossimo viaggio.



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