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lavoro pubblicato sabato 5 novembre 2016
ultima lettura domenica 24 giugno 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Ampia zona Grigia - parte 4

di Argail. Letto 315 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Seguito del racconto, un po' più corposo dei precedenti, per via di parecchie spiegazioni. Buona lettura!

Tornare alla mia vecchia esistenza… E a che poteva servirmi? Non mi darebbe nulla… Nulla al confronto di quello che mi aveva già dato lei.
Trovai il coraggio di guardarla negli occhi, e glielo dissi a piena voce.
-Io… Non posso tornare indietro… Non mi è più possibile! Lei ha cambiato tutto. Non ho una spiegazione razionale su come poche ore possano cambiare una vita. Ma non riesco ad immaginare di tornare com'ero prima… Non c'è la faccio a farmela strappare via come se nulla fosse. Spiacente “Darkoda”, lei rimane con me! Ti prometto che non parlerò con nessuno della sua natura. E il vostro segreto rimarrà al sicuro.
Ora puoi andartene!-
Osservai il suo viso mentre le mie parole venivano recepite. Una maschera. Sembrava calma: ma dentro di lei… Una tempesta si stava scatenando.
-Io incomincio a contrariarmi, giovane terrestre. E non ti conviene vedermi contrariata, mi puoi credere-
L'arroganza elegante con cui pronunciò la frase mi fece ancora più rabbia.
-Credi davvero di poter venire qui! Sul mio pianeta a dirmi come vivere la mia vita! Non hai idea di quello che ero prima! Non hai idea di quello che ho passato!-
La tempesta sembrò placarsi.
-Quand'anche ne avessi un'idea, non credo che farebbe molta differenza. In parte ti comprendo, dico sul serio. Tu ti sei allontanato da una strada ipocrita per una che offre meno illusioni. Per questo ti sto facendo la cortesia di spiegarti tutto. Cosa che normalmente non faccio. Abbiamo molte più cose in comune di quante ne potrai mai avere con mia sorella. Credimi. Tu e lei non avete futuro!-
La cosa che più mi seccava era che aveva ragione. Pur appartenendo ad un altro pianeta, era piuttosto scaltra, e aveva occhio per le debolezze. Se la loro tecnologia gli aveva permesso di arrivare fin qui, senza viaggiare in astronave… Lo stavo pensando sul serio? Viaggi interstellari?
Cavolo… Chissà cos'altro gli permetteva di fare quella tecnologia…
Mentre cercavo qualcosa per cui combattere, la mia mente mi fece ricordare del bacio.
In quel momento mi ricordai la sua dolcezza, il suo profumo, la delicatezza del gesto. La sua poesia: il modo in cui con quella semplice azione dimostrava di tenere a me.
Sentii un calore, assieme ad una forza che mi nasceva dentro, che non avevo mai provato prima. Con esso uscirono le parole.
-Aurora resta con me. E tu… Vai all'Inferno!-
Quiete prima della tempesta.
-Inferno… Sai. Ho studiato il significato che voi esseri umani date a questa parola. Ed ho notato che spesso dimenticate. Che l'Inferno viene da voi!-
Non vidi nemmeno la sua mano scattare. Sentii qualcosa simile ad una lama incandescente trapassandomi l'addome: entrandomi nelle viscere. Il calore del sangue invadermi l'esofago, e il suo sapore quando mi riempì la bocca. Un colpo di tosse per sputarlo. La tempesta era scoppiata.
Un sinistro ringhio.
E poi alla sinistra di Darkoda una bestia le saltò addosso: ma prima che potesse colpirla sembrò lampeggiare, come una lampadina. Lei scomparve nel nulla, mentre io cadevo a terra.
Con la bocca l'essere mi addentò la maglietta e mi trascinò via come un fuscello, nella mia confusione lo riconobbi. Era il lupo dagli occhi blu che mi aveva ringhiato sotto casa.
Un rumore di vetri rotti mi accompagnò mentre svenivo.

Non seppi quanto tempo rimasi ad ondeggiare nel buio. Anzi nel nulla…
Il nulla. Non si trattava nemmeno di buio… L'oblio… L'abisso… L'avevo trovato! L'avevo trovato! Per la prima volta in vita mia lo sentivo davvero. E per la prima in vita mia. Ne ebbi paura!
Volevo urlare ma non ci riuscivo. Non riuscivo a fare nulla.
Poi qualcosa, un bagliore, mi fece riprendere conoscenza.
Una piccola torcia che bruciava in quella che… Doveva essere una specie di piccola stanza.
Ero adagiato per terra. Quando alzai la testa vidi che non avevo più niente: la ferita all'addome non c'era più.
Forse me l'ero immaginato?
Mi tirai su… Toccandomi la testa.
-Non sono ancora morto, allora- farfugliai.
Sentii un fruscio dietro di me. E lo vidi… Il Lupo.
Mi scrutava nella penombra con i suoi occhi blu lucenti.
-Non lo sei. Ti ho salvato in tempo-
Quella voce gutturale. Proveniva dal Lupo?! Mi stava parlando?!
-Non è un sogno-, continuò. -Quanto Darkoda ti ha raccontato corrisponde a verità. E tu non puoi più tornare indietro, purtroppo-
Altre parole e toni, che non mi piacevano. -In che senso?-
Quegli occhi quasi mi fulminarono. -Hai rifiutato la sua offerta, non te ne farà un'altra. D'ora in avanti cercherà di ucciderti, ogni volta che potrà-
Diceva sul serio lo sentivo.
-Ma perché dovrebbe fare una cosa del genere? Perché vuole danneggiare sua sorella? E Aurora?!- Quasi urlai. -Dov'è lei?-
Il Lupo sembrò affilare lo sguardo.
-I suoi due Bracci Destri l'hanno rapita e l'hanno riportata nel suo mondo. Qui Darkoda l'ha fatta rinchiudere in una stanza al centro del Grande Palazzo. La sede principale della Prima Famiglia, alla quale entrambe appartengono-
La voce del Lupo sembrò esprimere nostalgia.
-Per Millenni la Prima Famiglia ha portato avanti il Regno di Sciva, non senza difficoltà. Ma sempre con grande spirito di giustizia, uguaglianza e sacrificio. Sapendo di avere un intero popolo da portare avanti si sono sempre comportati come fossero dei servitori di quest'ultimo. Perciò il regno è sempre sopravvissuto. Ma nell'ultima epoca, purtroppo ci sono state delle eccezioni. Tre generazioni fa: la famiglia ha iniziato ad allargarsi più del necessario, creando delle correnti oscure. Una sorta di seconda famiglia che venne tenuta nell'ombra. Questa li corruppe sempre di più con l'odio e la rabbia. E la volontà di rivalsa che diveniva sempre più grande.
Questa culminò col padre di Darkoda e Aurora… Egli apparteneva alla seconda corrente. Uccise Archibal, il legittimo Re, e ne prese il posto a fianco della moglie. La loro unione generò due bambine. Gemelle-
-Aurora e Darkoda- conclusi.
-Proprio loro. Ma quest'ultimo dovette sottostare alle leggi del Regno: esiste un solo trono e deve esserci un solo Re. In questo caso una Regina. Aurora era nata per prima, e il trono doveva essere suo. Ma Aurora era inadatta al comando, quanto al potere. Tuttavia sua madre non si fidava dell'altra figlia, e non volle lasciare a lei il comando del Regno, nemmeno quando Aurora rifiutò il suo destino davanti a lei.
Se già Darkoda si sentiva in ombra rispetto alla sorella, l'essere messa così da parte non le addolcì il carattere. Anzi la fece diventare sempre più tetra e diabolica.
Si diede alla sperimentazione di scienze proibite. E quando si fu impadronita della tecnica che le permise di assoggettare diversi esseri orridi e spaventosamente potenti. Darkoda fece il passo che le mancava: si accaparrò il Regno, di fatto, togliendolo ad Aurora. Essa però aveva paura ad ucciderla. Perché temeva che il popolo potesse rivoltarlesi contro. Il suo piano era assoggettarle la mente, in modo da farle fare la parte della Regina, mentre lei governava nell'ombra-
Più andava avanti più questa storia diventava incredibile.
-Fu allora che entrai in scena io, Baldur. Avevo servito la Prima Famiglia per anni. Aiutai Aurora a fuggire dalle grinfie della sorella. E la feci arrivare sul tuo pianeta, usando la tecnologia di cui Darkoda ti ha spiegato-
-Quindi Aurora era venuta qui a nascondersi-
Il Lupo Baldur si alzò e venne verso di me.
-Esattamente. Si è ambientata meglio di quanto mi aspettassi, ma purtroppo il suo carattere troppo dolce e benevolo ha finito col portarla allo scoperto. Darkoda l'aveva seguita naturalmente. Ed ha atteso l'occasione giusta per riportarla a casa-
Non mi piaceva il modo in cui mi guardava.
-Stai dicendo che è stata colpa mia?!-
-Diciamo che se non fossi comparso tu, sarebbe stato tutto più facile. Ma lei è la Regina, non potevo controbattere i suoi ordini-
Mi alzai mettendomi in ginocchio. Era davvero colpa mia quello che era successo ad Aurora…
-Quando ti sono comparso sotto casa, quella sera, volevo spaventarti. Ma la comparsa di Darkoda nel tuo appartamento ha modificato tutto. A quanto pare piaci anche a lei, altrimenti non si sarebbe presa il disturbo di venire a raccontarti tutte quelle cose-
-Le piaccio?! Ma se ha cercato di uccidermi!-
-Perché l'hai respinta. Darkoda odia in maniera viscerale la sorella. E vuole portarle via tutto! Anche esseri insignificanti come te-
Ma senti…
-Sei stato tu a salvarmi, vero?-
I suoi occhi luccicarono di nuovo.
-E' vero. Ho notato dal modo in cui hai contrastato Darkoda, che in fin dei conti tu vuoi veramente bene alla Regina. E' per questo che ti ho salvato. E credo che tu sia abbastanza pazzo da provare addirittura a salvare lei-
Adesso era chiaro quello che chiedeva. Ma non c'era nemmeno bisogno che lo facesse. Sentivo già le parole che scorrevano nella testa: “L'ami?”. “Cosa sei disposto a fare per lei?”. E la risposta era semplice… Ricordai i suoi occhi, ricordai il modo in cui mi aveva salvato da me stesso. I suoi erano stati gesti piccoli: ma aveva fatto per me più di quanto avesse fatto chiunque altro.
Forse nemmeno lei immaginava quanto. Era inquietante pensare che solo una ragazza di un altro pianeta, di un altro mondo, che per quanto somigliante non si poteva definire umana, potesse provare sentimenti benevoli, potesse apprezzarmi, come lei aveva fatto. Non mi importava di quale posto fosse. Volevo solo riaverla vicino!
Volevo solo salvarla. Perché lei era buona. Perché rappresentava la luce per me. Perché è stata l'unica che è riuscita davvero a comprendermi.
Perché le piaceva stare con me e basta. Perché le voglio bene almeno quanto lei ne ha voluto a me. E nessuno dei due ha bisogno di esprimerlo a parole. Lo sentivamo… E lo sentiremo ancora.
-E sia!-
Baldur non poteva sorridere, ma si capiva che era compiaciuto.
-Quando andiamo sul tuo pianeta?-
-In realtà…- replicò con tono divertito. -Ci siamo già sul pianeta Carmon-
Stavo sgranando gli occhi. Conoscendomi, la mia espressione era sicuramente da stolto.
-Per una serie di motivi non ti ho potuto chiedere il permesso-
Spense la candela.
Nel buio sentii distintamente il rumore di un qualcosa che si apriva. Forse una porta, anche se il rumore era abbastanza diverso. Una luce verdognola e semi-rossastra quasi mi accecò.
-Avanti. Vieni a conoscere il nostro mondo-
Mi alzai in piedi, senza particolari dolori. Anzi non ne sentivo proprio, il che era strano per uno a cui era stata perforata la pancia. Ma in quel momento ero colto dalla curiosità.
Mi addentrai verso il rettangolo di luce colorata, e dopo pochi secondi lo superai.
Il sole non c'era: vidi solamente tre luci dai bagliori rossi, stagliate in un cielo dalle diverse tonalità bluastre. Eravamo su un monte di roccia nera, e sulla piana di fronte a noi vidi una fantascientifica città piena di torri altissime in metallo brillante, illuminata da diverse luci verdi. Tanti pontili collegavano i vari palazzi tra loro, come fossero tante stradine, o passaggi che uscivano praticamente da ogni finestra. Al centro della città c'era una gigantesca costruzione, circolare, con diversi cerchi a forma di cupola circoscritti l'uno nell'altro. Al centro cresceva un'alta torre con un lungo altare, illuminato da una serie di fasci verdi.
C'era una persona che camminava sull'altare. Quando i fasci la illuminarono una serie di immagini… Virtuali. Non saprei come altro definirle.
Delle gigantesche immagini proiettate nell'aria, divise in cinque rettangoli lucenti poste ai quattro angoli della città, e una gigantesca al di sopra.
Era una sorta di gigantografia multipla della persona sull'altare.
Anche se vestita con abiti più nobili, e con atteggiamento più regale: la riconobbi subito. Aurora!
Il suo volto era sorridente, come ero abituato a conoscerla, e la sua voce amplificata, stava dicendo frasi in una lingua che non comprendevo.
-E' il discorso del sovrano. Deve essere fatto almeno una volta al giorno. Quando si è interrotto era stato detto che Aurora stava male. Ma alla lunga il popolo cominciava ad agitarsi. Era ovvio che Darkoda la cercasse-
-In sostanza regna attraverso di lei. Se ho ben capito-
-E' così. Da troppo tempo è così-, affermò in modo grave il Lupo. -Ma tu puoi fermare questa ingiustizia. Per questo ti ho salvato e portato qui-
Guardai il Lupo nei suoi occhi blu.
-E come dovrei fare?! Guidando un assalto al castello?-
Baldur sembrò di nuovo ridere. -Non sarà necessario. Al là del fatto che sopravviveresti meno di un minuto. In questi casi bisogna usare la testa ed essere discreti. Io ti aiuterò ad entrare nel castello, una volta lì dentro dovrai semplicemente cercarla. Quando avrai capito dove si trova. La libererai-
-Non ti sembra di dare un po' troppe cose per scontate. Anche ammesso che riesca ad entrare nel castello. Cavolo! E' enorme quella struttura, e anche trovandola… Poi cosa faccio?! Io non ho mai combattuto con nessuno!-
Sentivo l'ansia e la paura in me… Ero finito in quella situazione molto più che grottesca, e non sapevo come uscirne.
Baldur mi guardò di nuovo. -Una volta che sarai là dentro. Se tieni veramente a lei saprai dove trovarla-
Non capivo.
-La ami? Tieni veramente a lei?-
La risposta era sì. Io l'amavo effettivamente.
-Aurora sa sempre come farsi ritrovare dalle persone che l'amano. Ora siamo troppo lontani per sentirlo, ma quando sarai dentro il palazzo ti renderai conto. Quanto alla forza per risolvere eventuali problemi. Guarda il tuo addome-
Feci come diceva e… Vidi sulla pancia… C'era una placca specie di placca di metallo dorato che tamponava la ferita. Con uno strano simbolo: due triangoli incastrati l'uno nell'altro, formando una specie di esagono.
-La tua ferita non era facilmente guaribile terrestre. Così ho inserito nel tuo organismo un ovulo dorato. Ha schiuso quasi subito, ed è entrato nel tuo organismo, sostituisce le carni lacerate con l'oro siderale. Una materiale inesistente sul tuo mondo. Conserva la sensibilità della pelle, ed è più difficile da intaccare. Inoltre aumenta la forza e la velocità dell'organismo che occupa. Ha il difetto che ogni ferita viene ricoperta di esso, dovrai stare attento a non subire troppi danni. In ogni caso hai anche un'arma. Se ti concentri uscirà fuori-
Non ero sicuro di aver capito per bene… Ma nella situazione in cui ero, non c'era posto per l'incredulità. Mi concentrai come diceva lui.
Sentii delle scosse sul braccio sinistro. E avvertii nella mano sinistra uscire un manico di “quell'oro siderale”. E mi ritrovai nelle mani una gigantesca ascia d'orata dalla testa imponente, affilata da entrambi i lati. E non pesava nulla…
Ma non era tutto!
Sentii la stessa scossa anche nel braccio destro: stessa identica sensazione, solo che stavolta mi ritrovai in mano una gigantesca falce dal bastone nero e la lama luminosa.
Vista la loro imponenza avrebbero dovuto essere penanti invece… Osservai le mie braccia: le vene degli avambracci erano gonfie all'inverosimile e le dita erano ricoperte di quel materiale dorato.
-A quanto pare sei speciale-, contemplò il Lupo. -Ben due armi. Il massimo è tre. Sei incline all'oro siderale: una vera rarità-
Saltò su una roccia più vicina e cominciò a parlarmi come se volesse iniziare una specie di addestramento.
-Una è la velocità. L'altra è la potenza. Una ti permetterà di volare, anche se per poco. L'altra di attivare i nemici verso di te. Forza provale! Vediamo come te la cavi. E mi raccomando: liberati della paura! Punta all'obiettivo e agisci sempre!-
Provai a fare come diceva e cominciai a muovere quelle armi fantascientifiche.
La falce era leggera e potevo rotearla come meglio credevo, neanche fosse un bastoncino.
L'ascia lo era un po' meno. Mi rendeva molto più lento, ma quando colpiva distruggeva tutto. Baldur me la fece usare per attirare a me alcune pietre e massi per poi distruggerli, le prime volte non ci riuscii, quelle maledette pietre mi colpirono in pieno, e notai come Baldur avesse ragione. La pelle lacerata veniva sostituita dalle placche d'oro. Il dolore ovviamente lo sentivo ma… Alla fine divenne un vantaggio.
Dopo mezza giornata riuscii a padroneggiare quell'abilità.
Per quanto riguardava il volare, anche con quello dovetti prenderci un po' la mano. Potevo saltare un paio di metri, senza sforzo, ma perdevo in continuazione l'equilibrio.
Al tramonto riuscii ad imparare anche questo.
La maggioranza dell'allenamento stava però nell'imparare a colpire i bersagli con le due armi. Baldur mi fece allenare con sassi e pietre: talvolta usandoli come sagome, o pungiball, altre volte lanciandomi pietre addosso, per imparare la difesa. Il Lupo non ammetteva errori, e si fermò solo quando raggiunsi i livelli che lui voleva; circa due giorni dopo.
-Per quanto riguarda la falce sei perfetto, è il tuo braccio. Con il volo devi cercare di rimanere concentrato. L'ascia invece sei negato. La userei solo in caso di necessità estrema.
Quando ti ritroverai in situazioni in cui serve-
Disse mentre mangiavamo all'interno della grotta mimetizzata: una specie di bunker, fatto di roccia finta. Per quanto riguardava le cibarie non avevo idea di che razza si schifezze fossero.
Ma era lo stesso: era cibo e io ne avevo bisogno.
Dopo mangiato mi allenai un altro po' con la falce e il volo. Poi cercai di riposarmi.
Il giorno successivo sapevo che ci saremmo mossi: quando le luci si fossero abbassate, e sarebbe calata quella che loro era la notte, ci saremmo infiltrati nella città Imperiale del Regno di Sciva.
Continua.
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