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lavoro pubblicato sabato 5 novembre 2016
ultima lettura martedì 28 marzo 2017

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La Madonna radioattiva

di FrancescoCirillo. Letto 131 volte. Dallo scaffale Sogni

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Il popolo segue la Madonna “Addulurata” partita dalla Chiesa Madre e diretta verso il grande porto in costruzione. E’ da qui che da almeno venti anni parte la processione sul mare. La festa della terza domenica di maggio è fra le più antiche di Diamante e inizia quando la statua della Madonna “Addulurata” arrivò nel piccolo paese agli inizi dell’800 donata alla Chiesa da un gruppo di notabili. Il dolore che esprime questa statua sta tutto nel volto della Madonna. Un volto triste, piangente, rivolto verso il basso e non verso l’alto , mentre le mani, aperte anche queste, sono rivolte verso il basso e dimostrano l’innocenza di tutto il corpo che soffre. Il volto esprime stupore, quasi sorpresa per le condizioni del popolo. Come se volesse dire, “ancora state in queste condizioni “ ? I pescatori , nel vederla, ne fecero subito la loro Madonna e decisero che la processione doveva farsi proprio nel mare, portata sulle loro barche, spinte a mare da loro stessi. Barche che ogni giorno sfidavano il mare per portare un po’ di cibo alle loro famiglie. Le barche agli inizi dell’800 erano tantissime . Tutte ferme sulla spiaggia piccola. La spiaggia è divisa da quella grande dall’isolotto, dove ai piedi di questo vi è una grotta, magica, denominata “grotta du monachill’”. La grotta ha tre uscite. Una verso la spiaggia piccola, un’altra verso la spiaggia grande che sbuca direttamente sul fiume Corvino, la terza uscita, è verso l’alto, ed è molto stretta dal quale solo i bambini più magri riuscivano a passare, che sbuca a metà dell’Isolella, rivolta verso l’isola di Cirella. I bambini nella grotta vi giocavano come si giocava un tempo. Si divertivano a conquistarla in furibonde lotte fra indiani e cow boy, si divertivano a uscire da una parte e dall’altra, si divertivano a chiuderne l’ingresso con le belle e verdi canne che allora nascevano nei pressi della spiaggia grande. I genitori, non volevano che i bambini entrassero in quella grotta per timore che si facessero male e cercavano di spaventare i loro figli, raccontando loro che in quella grotta vi era un monaco orrendo che spaventava la gente, ma i bambini di giorno non ne avevano timore e continuarono fino alla modernità a giocarci senza che mai qualcuno si fosse fatto del male. Le lavandaie del paese che lavoravano presso i nobili e i ricchi del paese, usavano portare qui le lenzuola e le coperte da lavare direttamente nelle acque limpide del Corvino. Una volta lavate con il sapone fatto in casa, stendevano tutte le lenzuola e le coperte sulla rena e sugli scogli dell’isolella, intimando ai bambini di starne lontano. Fissavano a terra le lenzuola con le pietre e tenevano lontano i cani randagi che si avvicinavano al fiume per abbeverarsi “sicutandoli” con lancio di pietre. I pescatori intanto, nella vicina spiaggia, riparavano le loro barche, le pulivano, le dipingevano, preparavano le esche, riparavano le reti, dando un occhio alle belle lavandaie che sguazzavano nelle acque del fiume alzandosi le gonne fino alle ginocchia e piegandosi in avanti per strizzare bene le lenzuola. Quanti amori sono nati in queste spiagge, quanti baci si sono dati e promesse d’amore in quella grotta del monachillo dove spesso qualche lavandaia si appartava con qualche pescatore. Promesse d’amore così come promesse di lavorare di più, dedicate alla Madonna loro, dalla quale si sentivano protetti. Mai un’imbarcazione è affondata, mai un pescatore è annegato. Anzi i pescatori del paese furono premiati da un vescovo, Baldassarre del Moncada, si chiamava diretto a Roma nel 1771 per un incontro con il Papa. Il bastimento nei pressi dell’Isola di Cirella stava affondando e i pescatori diamantesi partirono dalla spiaggia piccola e salvarono il vescovo il quale per riconoscenza fece fondere una campana che donò alla Chiesetta di Santa Maria dei Fiori di Cirella. Oggi c’è una targa di marmo che ricorda quella giornata. Anche Padula nel 1800 in suo scritto sulla Calabria si occupò dei pescatori di Diamante definendoli “coraggiosi ma grandi bestemmiatori”. Oggi quel popolo di pescatori non esiste più e a portare la Madonna “Addulurata” è gente che tutto fa meno che il pescatore. Anche le lunghe barche alla spiaggia piccola non ci sono più, e un moderno porto che ha distrutto tutta la scogliera sta nascendo fra massi di cemento e tonnellate di terra. Quell’area del porto non è più terra di Diamante e la Madonna con la processione dietro non può più entrare. Ecco perché fanno entrare la Madonna nell’area “cosentina” ed il popolo resta fuori. Non ci sono barche dietro la Madonna “Addulurata” che parte da sola su un barcone a motore a benedire il mare. A tenerla ferma, sul barcone ci sono Chechè, Archimede,Paccianill’,Pascal’. Gli ultimi pescatori rimasti. Il prete non ha voluto neanche la banda. Costa molto ha detto e i soldi servono per ristrutturare la facciata della Chiesa, che sta cadendo a pezzi. Il popolo guarda da lontano la Madonna andare nel mare. “Benedici per noi il mare” dice la gente affacciata numerosa dal lungomare senza capire cosa succedeva sotto di loro in territorio “cosentino”. Quella parte del paese non è più del paese. E’ di questo magnate di Cosenza. Un farmacista diventato esperto nautico da un giorno all’altro. Ora Santoro gioca con l’assessore regionale Pino Gentile. Ed è proprio Gentile che gli ha promesso nuovi fondi per il grande porto. Tutte cose che la Madonna “Addulurata” non conosce, e forse neanche le vuole sapere. Lei guarda il popolo, quelli che soffrono, quelli che piangono, quelli che sperano e sognano. La Madonna “Addulurata” è sbalordita da quanto sta vedendo e vorrebbe piangere, ma sa che se piangesse tutti griderebbero al miracolo e si correrebbe il rischio di stravolgere ancora di più il paese e la gente. Costruirebbero nuovi alberghi, arriverebbero centinaia di pullman, e quindi dovrebbero costruire nuovi parcheggi, poi una chiesa nuova, semmai da costruire proprio sul porto e semmai proprio con i soldi di Gentile e Santoro che sarebbero i primi a gridare al miracolo per incentivare meglio il porto. No la Madonna non può piangere. E intanto fa il suo giro verso la Guardiola, sul barcone a motore. Poi il barcone vira verso il largo e punta verso Cirella, oltrepassa la punta di Diamante , la spiaggia piccola, la spiaggia grande , salutata da centinaia di fedeli . A metà della spiaggia grande, l’imbarcazione vira verso destra per far ritorno. E’ una manovra facile e sicura, che il capitano dell’imbarcazione sa ben fare, ma una piccola onda imprevista e improvvisa, fa boccheggiare la barca, che si piega troppo, ma troppo, tanto da far scivolare tutti verso la sponda opposta. Il barcone s’inclina pericolosamente, mentre il motore fa un rombo cavernicolo. Il primo a cadere in mare è il sindaco. Il prete cerca di trattenerlo, afferrandolo per la giacca, e il sindaco, aggrappatosi al prete, lo trascina con sé in mare. Da terra qualcuno percepisce che sulla barca qualcosa sta succedendo e urla subito. Il passaparola dalla piazzola del Calvario al lungomare nel paese arriva in un attimo. E la gente immediatamente svuota il lungomare per correre verso le spiagge attraversando i vicoletti del Calvario, del Corso Garibaldi, della Piazza. Un fiume umano, urlante e sbracciandosi si riversa nelle strade, urlandosi uno con l’altro, chiedendosi notizie, afferrando i telefonini per chiamare, ognuno qualcuno. La gente, i turisti, le mamme, sedute al bar che dà sul porto, a sorseggiare un caffè alla nocciola o un bel gelato al caffè, viene travolta dalla massa di gente che disperata ed urlante si riversa verso il centro storico. “A madonna jè cadùta a mare “, “ a madonna jè cadùta a mare”. La Madonna invece, ancora non era caduta nel mare. Il prete e il sindaco sì. Chechè e Archimede invece, proprio in quel momento, stavano sul bordo della barca, ancora pericolosamente inclinata, con la Madonna che con il suo peso, li spingeva verso il mare, mentre Pascal’ e Paccianill’ da dietro tentavano di trattenere la statua che bagnata dagli spruzzi del mare gli sfuggiva dalle mani. Non era la forza che mancava ai quattro pescatori, piuttosto l’equilibrio della barca, che faceva pesare tutto su di loro. E dopo che Chechè e Archimede raggiungono il sindaco e il prete in mare, anche la statua della Madonna inesorabilmente, non più trattenuta, scivola e cade proprio di testa, come se avesse fatto un tuffo, nelle acque tra Diamante e Cirella. Il prete urla per la terribile visione, mentre il sindaco annaspa in acqua, e non sa se aggrapparsi al prete che cerca disperatamente di raggiungere la statua o di nuotare verso la barca che intanto nel suo boccheggiare si era allontanata da loro. Paccianill’ con i suoi novanta anni non esita minimamente a buttarsi in mare appresso alla Madonna, ma la statua scompare quasi immediatamente lasciando galleggiare solo il fazzoletto bianco che aveva nella mano destra. L’urlo del prete si sente fino alla spiaggia grande oramai straboccante di gente urlante. Le donne più anziane si buttano subito in ginocchio sulla sabbia pregando e chiedendo perdono dei loro peccati. Gli uomini, quelli più coraggiosi e forti, si gettano dalla riva in mare sperando di arrivare subito vicino alla barca e buttarsi sotto acqua nel vano tentativo di raggiungere la statua prima che questa scompaia nei fondali. Gli stessi pescatori sanno che proprio in quel punto il mare è profondo più di 200 metri e che quindi sarebbe impossibile raggiungere la statua. Il prete, il sindaco, Chechè e Archimede riescono finalmente a risalire sulla barca. Il sindaco non riesce a parlare, balbetta, sbatte i denti, cerca di chiamare qualcuno, con il suo telefonino, ma è visibilmente sotto choc e non ci riesce. Il prete piange disperatamente, quasi impreca, verso l’alto, se la prende con i portatori della statua. Inveisce contro Chechè, lo accusa di essere ubriaco, ma è solo lo sfogo di un parroco che ha visto sparire fra le acque la statua della sua Madonna preferita. Da terra i carabinieri hanno già allertato la capitaneria di porto che proprio a Scalea sta effettuando un esercitazione con alcune motovedette. L’allarme scatta subito e dopo una mezz’ora ecco le motovedette solcare lo stretto fra l’isola di Cirella e il promontorio e puntare verso la barca ferma sul punto dell’affondamento della statua. Il prete dalla barca comincia a sbracciarsi appena vede la motovedetta. “ Presto fate presto” urla sbracciandosi sempre di più. E così il sindaco, improvvisamente svegliatosi dallo shock ed anche lui resosi conto di quanto avvenuto, alle prese con le segnalazioni. La motovedetta si piazza subito sul luogo dell’affondamento e comincia a sondare con il sonar il fondale, individuando subito un enorme massa lunga. I tecnici esperti della capitaneria capiscono che qualcosa non quadra in quel fondale e il comandante capisce subito di trovarsi davanti ad una scoperta eccezionale. Sul fondale vi è un’enorme nave. E la statua della Madonna è finita proprio sulla coperta della nave restandovi in piedi per il peso del piedistallo sul quale era avvitata. Il barcone con bordo il sindaco e il prete viene immediatamente fatto allontanare, mentre la corvetta della capitaneria lancia l’allarme. Una nave misteriosa, forse carica di veleni, è stata ritrovata nel mare fra Diamante e Cirella. Una nave munita di un Rov viene fatta arrivare dal porto di Vibo che immediatamente lancia nelle profondità del mare il piccolo robot munito anche di un braccio meccanico che potrà recuperare la statua della Madonna. Intanto le immagini che giungono sulla nave madre, sono incredibili. Si tratta proprio del relitto di una nave, dagli oblò si può ben vedere che la stiva è carica di fusti. Il Rov, con grande delicatezza allunga il suo braccio verso la statua della madonna e lo stringe proprio alla vita. Agganciata per bene il Rov, fa ritorno in superficie. Appena la madonna esce dal mare, il suo volto sembra ancora più stupefatto, ma certamente felice per quanto ritrovato.


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