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lavoro pubblicato mercoledì 2 novembre 2016
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Odissea D'ognissanti

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 471 volte. Dallo scaffale Fiabe

    ODISSEA D'OGNISSANTI     Come in un sogno, viaggio verso altre dimensioni incredulo del mio dire per rime, mi perdo dietro tante storie ignaro dove mai giungerò al fine che  un dubbio atroce cresce dentro di me ...

ODISSEA D'OGNISSANTI

Come in un sogno, viaggio verso altre dimensioni incredulo del mio dire per rime, mi perdo dietro tante storie ignaro dove mai giungerò al fine che un dubbio atroce cresce dentro di me , cresce silente come un fungo tetro e nero dove in molti cercano riparo nell'oscurità del tempo , che ci trascina immemore , ci porta a conoscere ciò che stà dietro l'angolo ed in lungimirante parole legate ad affetti, sospiri figlie d'una vecchia nobildonna, assopita tra mille passioni tra sofà ,cuscini di piuma d'oca, ammira il paesaggio ,guarda il mare rammenta la sua infanzia , i tanti errori commessi, poi baci carezze, tante tenerezze, che non si possono dimenticare e la mente viaggia tra il sogno ed una realtà crudele , emerge dalle viscere della città , prende forma di serpente che striscia in silenzio tra i vicoli oscuri alla ricerca di carne fresca. Il sole non illumina le case in molti rimangono chiusi dentro aspettando che s'avveri la dolce promessa attendono un salvatore, qualcuno che li conduca lontano dal male in cui vivono. Case piccole insignificanti volti anonimi, nomi che emergono dal buio , nell'eco delle parole che si rincorrono tra mille domande ed incerti perché. Tutto tace , il volto della vecchia signora adagiata sul suo divano con in mano la sua sigaretta , fuma nel sogno nell'attimo ogni cosa brucia arde, diventa fumo , forma che prende il sopravvento si trasforma in montoni, in draghi , in morti appesi ad un filo ad asciugare nel vento d'autunno. tacciono appesi , dolenti mano nella mano stretti nel silenzio con i loro visi segnati dal tempo. Attendono di ritornare a vivere a sognare dolci momenti , volare nell'azzurro amarsi come un tempo , ora non sono più nessuno, ora attendono che qualcuno li prenda e li conduca in un luogo ove potranno riposare per sempre.

La vecchia signora vive dentro i suoi ricordi attorcigliata al boa di piume d'oca , con le sue collane di perla , parla alla luna ,parla alla sua vagina, piange , frigna si tocca , la trova ancora bella, e vorrebbe ritornare a ridere come un tempo calcare i palcoscenici di mezzo mondo, vorrebbe essere stretta ancora tra le braccia dei suoi innumerevoli amanti perdersi in mille effusioni, in truci sguardi, in passioni che bruciano la pelle le mani rendono turgidi i seni ,le cosce villose spalancate davanti al mare davanti all'uomo che l'ama. Polvere del tempo cosparsa sul suo capo lungo il corpo decrepito, polvere magica che la permette di volare, d'alzarsi in volo e come una vacca sacra scorreggiare tra le nubi e continuare a cantare la donna è mobile qual piuma al vento.

Una vecchia che vola libera nel cielo , quasi ignuda fa subito colpo , viene avvistata intorno alle sette in via Margutta da una comitiva di turisti tedeschi che erano usciti da pochi da una pizzeria napoletana e si erano fatti tre litri di vino ,lacrime cristo, ciascuno mangiato tre pizze ripiene con cigoli e ventresca, si erano consolati mangiandosi pezzelle con i scurrili e panzarotti dorati e fritti cantando ma che ci importa ma che c'è frega se dentro al vino l'oste ci ha messo l'acqua ma noi bevemmo , ma noi cantiamo ecc. ecc. un locale ,una bicocca con un lampadario di cristallo di murano, una cantina ove poter assaggiare tutti i vini locali, ed un separé per andare a fare le cose sporche. Un ambiente gentile provvista d'orchestra e di un cantante eccezionale Gigino di mezza recchia che sa Cantare tutto il repertorio di Mario Merola e Carosone. Un locale come quello ce n'erano pochi a Roma e la nostra comitiva di tedeschi amavano visitare i posti tipici, locali rococò , ove poter bere a sazietà, dopo tre ore chiusi in quel locale all'uscita della cantina fu otto a vedere la vecchia volare nel cielo gongolassi nell'aria muoversi sensuale con gesti estremi effimeri mandante baci , piccoli cuoricini, un urlo altisonante s'udi nell'avvistarla dalla comitiva Frank si fece avanti e gridò vacca italiana dall' enorme sedere che vola . Tutti, con il naso in aria a guardare le mutande della vecchia signora.

Poveretta che fine che ha fatto volare era stata sempre la sua passione ed il vento la spinse verso il Gianicolo e s'impiglio ad una antenna televisiva grido aiuto un gabbiano gracido e gli disse signora volete che chiami la protezione civile. Si caro ti prego . Va bene disse il gabbiano ora scendo in picchiata e chiamo subito il 115 . Oh caro come te ne sono grata. Mi salverai da questo inferno ove brucia il mio corpo in balia degli eventi io volo intorno al mondo cantando la mia odissea, i giorni passati in silenzio su quel sofà , io grassa , una bagascia, io pupilla di un dio , solo una povera imbecille una donna da malaffare, oh caro gabbiano lei sa Comprendere le donne come me cosa dice vorrebbe venire con me a mangiare un gelato allo chalet dei fiori in via dei purpitelli . La vita mi ha castigata, abbandonata ad un delirio a mille domande senza un perché, io danzo intorno al mondo vado al polo nord e incontro l'Alberto il ex marito che fa l'amore con un orsa polare la baciucchia la tiene stretta a se l'orsa pelosa mi sorride e m'invita ad entrare nella sua tana ove vive con i suoi cuccioli, intorno al fuoco ci narriamo le nostre storie , ci facciamo forti a vicenda mentre l'Alberto con il culo da fuori fa l'amore con mamma orsa.

La vita e stupida ,stupenda è questo ritmo ci coinvolge questo lungo suono della shofar. Che fa eco per i vicoli della città mentre la vecchia ride fuori al balcone , ride ed allarga le vecchie gambe lasciando intravedere la sua vecchia pelliccia. La vecchia di nome immacolata se la ride dietro lo specchio e ti racconto quando una donna grassa volo intorno al mondo insieme ad un gabbiano ed approdo prima al polo sud dove fece la conoscenza di un tricheco detto Checco che amava trincare e bere vino dentro un bicchiere e si tuffava da un iceberg con il suo costume trasparente che si poteva vedere ogni cosa che scandalo , che tristezza, cosa da non credere la signora grassa visse al polo sud tre anni , tra montagne di ghiaccio e notti oscure , racconto la sua vita ad un vecchio pinguino di nome martino che gli consiglio di lasciar perdere il tricheco e ritornare a casa sua. La donna grassa cosi in una notte di luna piena quando le ombre del dubbio corrono raminghe tra la luce del sole morente ad oriente , si carico sulle spalle la vecchia pelliccia del tricheco detto Checco che aveva ucciso mentre quest'ultimo dormiva ronfando come un contrabbasso , un vecchio trombone , gli tiro la pelle dal corpo e l'infilo dentro il suo sacco, era il prezzo questo del tempo speso ad accudire il tricheco sporcaccione che amava farsi il bagno nudo, Tutto solo nel freddo mare del polo sud. La donna grassa intraprese il viaggio in compagnia del vecchio pinguino martino che conosceva benissimo la strada per giungere a casa della grassa signora. Ora giunti a bari dopo essere passati per Atene e malta , il pinguino volle Assistere allo spettacolo di un circo equestre dove c'era una bella pinguini di nome Gisella.

La grassa signora Margherita a bari attese tre notti e tre giorni che il vecchio pinguino martino uscisse dalla roulotte dove viveva Gisella là pinguina ballerina dagli occhi azzurri dalla pelle rosa come una rosa vellutata appena colta nel giardino del re. Chi sa Quante cose si dissero i due innamorati quanti baci quante carezze, il tempo inganna ti porta lontano ove non c'è giudizio ove gli uomini sono quello che sono. La grassa signora margherita stanca d'aspettare incendio la ruota otto dove gli amanti erano chiusi dentro e riparti da solo con la pelle di Checco il tricheco chiusa nel sacco, sulle spalle ritorno a camminare e cammina , cammina si arriva sempre ove vuoi arrivare anche perché tutte le strade portano a Roma cosi margherita giunse al fine a casa sua, semi distrutta.

La sua vecchia casa la sua stanza dove s'affacciava a vedere la città, dove salutava la vecchia seduta fuori il balcone a gambe aperte, la vita è un gioco crudele non guarda in faccia nessuno, tutto cade , tutto muta, nell'immancabile errore commesso nella instancabile ricerca di una felicita effimera. Il mondo gira intorno ad un idea intorno a questo sole, da soli in fila pronti a salire anche noi sull'autobus che ci porterà a casa, che ci condurrà dove ogni ragione giunge ad essere un motivo valido per la nostra esistenza. Facciamo finta di essere qualcuno, facciamo finta di capire di essere di non essere, poi ogni cosa muta e immacolata prese il fucile del suo vecchio marito morto durante una faida nel lontano ottasei e sparo margherita mentre questa s'affaccio dal balcone. Cadde il corpo della grassa signora di nome margherita che aveva avuto tre mariti ora ella riposa in mezzo a loro i tre litigano tra loro anche in quel luogo desolato a chi deve stargli vicino , ma lei non parla fredda ricorda il vecchio tricheco, mamma orsa ed il gabbiano chiacchierone che la condusse dal gelataio dalla erre moscia. Ed il vecchio martino nell'oltretomba non gli da pace la chiama di notte, la chiama di giorno: Maledetta mi hai ucciso proprio quando stavo coronando il mio amore con la bella Gisella.

Chi siamo noi ,chi potremo mai essere con quelle facce da morto in fila per salire sull'autobus delle sette pronti andare a lavoro per suicidarci in massa bere caffè all'alba , lavorare stanca, ed amare rende matti i santi volgi lo sguardo oltre questo mondo oltre questo cimitero pieno di tanta bella gente allegra che ricorda ognuno la sua vita andata con poesie, disegni, medaglie, statue , epitaffi, epistole alla memoria d'un amore, che ha delusi tutti, perfino la grassa signora margherita che morta ormai riposa in pace accanto ai suoi mariti infedeli, e la povera vecchia signora che amava sedersi fuori al balcone con le gambe aperte, ora riposa sotto un palmo di terra fredda, con su piantata una croce ove sale lesta l'edera sempre verde che esaudisce ogni desiderio. Il capo santo e un luogo magico tutti sono amici ,tutti parlano mali degli altri, qualcuno fa la spia. Per essere trattato meglio dal diavolo all'inferno ove brucia lentamente, tutti son morti, tutti son vivi, tutti cantano una nostalgica canzone d'amore. A volte lungo i viali alberati vedi passeggiare Gisella con il vecchio martino che goffamente cammina saltellando, ora amore e verità diventano un unica identica cosa un unico sentimento ove la storia giustifica il suo operato la sua morale che sia illogica o scandalosa.

Noi perseguiamo una verità che ha molti visi e molte voci , una estroversa concezione della razionalità, di come si possa essere felici anche li in quel piccolo camposanto in compagnia di tanti strani tipi,.

E per la festa d'Ognissanti io voglio andare a trovare mia madre che riposa in pace su un piccolo colle all’ombra d'una vecchia croce la sua foto mi sorride ed io la tocca l'accarezzo e piango , piango per tutto il male che ho dovuto subire ingiustamente, e mi preparo a morire anchi'ìo tra atroci dilemmi e in chiaroveggenza, aspetto il giorno in cui arriverà la mia ora. Io cammino tra tombe dei miei avi , recitando una ave maria, io ancora frastornato, incapace di far del male perfino ad una mosca ho trovato un bel luogo ove potere riposare . Lassù dove riposa il vecchio pinguino con la sua Gisella dove si può vedere il mare , la costa perdersi tra le nubi d'un cielo che cade nell'azzurro mare. Ed io canto da lassù da quel luogo pieno di ricordi , rammento la mia vita lo scorrere degli eventi dei giorni di quand'ero felice ragazzo e viaggiavo tra una città e l’altra in autostop, io ancora in viaggio mi guardò intorno vorrei rivedere la grassa signora con il suo amante tricheco, cammino dietro una fila interminabile di morti. Essi parlano si danno la mano si chiamano per nome Gigi, Michele, toni, Mariuccia, e inutile non spingete, antò tieni nà sigaretta, quando arrivammo, fate piano, c'è posto per tutti . Fate le persone educate ricordatevi, siamo morti.

Siamo rinati a nuova vita, ora non abbiamo più tempo non siamo più prigioniere delle sue lusinghe delle sue tentazioni, tempo dolce, amaro che scorre veloce come un fiume e porta via con se ogni cosa. possiamo chiacchierare, cucinare, camminare, giocare, il tempo questa volta non c’impedirà di essere felici. Ora potremo credere d'essere noi stessi smettere di sperare, d'aspettare che arrivi Godot. Potremo ridere, guadare la tv con la nonna ed il nonno come un tempo , ad un passo dall'essere felici , forse tutto ciò e solo una menzogna forse domani sarà di nuovo come deve essere, forse il vecchio pinguino con la sua Gisella si sono lasciati e la vecchia grassa signora di nome margherita non e mai esistita per davvero. Ma il tempo quello scorre per davvero c'invecchia ci rende diversi ci rende vittime e carnefici ci rende felici di quella utopia perseguita in cuor nostro aldilà del bene e del male. Siamo soli in questo spazio verde tra mille tombe tra mille visi tra mille nomi ove non riesco a trovare il tuo dolce nome. Non riesco a piangere ad essere ciò che sono , perché , la pioggia ha bagnato questo campo di croci perché il mio cammino mi ha condotto dove io non avrei mai voluto arrivare. Dove tutto ebbe fine, dove tutto ebbe inizio.



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