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lavoro pubblicato mercoledì 2 novembre 2016
ultima lettura lunedì 24 aprile 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il mendicante che prediva il presente

di FrancescoCirillo. Letto 140 volte. Dallo scaffale Sogni

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Si metteva sempre nello stesso angolo dell’ingresso del vecchio ponte. Era un posto strategico. Se volevi entrare nel centro storico dovevi per forza passare da lì. Quell’uomo sembrava un cumulo di stracci buttati alla rinfusa per terra, e invece si trattava di Dimitru, il mendicante romeno che ogni sera con il suo brutto accento italiano chiedeva a tutti i passanti l’elemosina. “Aiuta me, date a me aiuto, ho fame aiuta me”. Un mantra a ogni passaggio, una litania che spingeva chiunque, turista o cittadino residente, ad accelerare il passo per allontanarsi da quest’uomo, per non ascoltarlo. Non era per i venti o cinquanta centesimi che ogni tanto qualcuno gli dava, ma per quel tono di voce che disturbava l’orecchio e quasi inquietava. Dimitru era arrivato dalla Romania subito dopo la loro liberazione e la caduta del regime di Ceaucescu. Si dice che fosse arrivato a piedi in Italia attraversando l’Ungheria poi l’Austria, riuscendo ad entrare in Italia aiutato da spalloni contrabbandieri romeni che gli rubarono quasi tutti i suoi risparmi. Quanto avesse con sé, non si sa, né che mestiere facesse a Bucarest, città dalla quale si pensa che Dimitru provenisse. Ma Dimitru cominciò ad essere un problema per il piccolo paese da lui scelto per chiedere l’elemosina. Dimitru sapeva tutto delle persone e raccontava cosa stessero per fare al momento del loro passaggio davanti a lui. “Porta me con te, aiuta me, tu vai a mangiare da Gilda, tua amica, lei preparato per te, melanzane ripiene, frittata di zucchine , cetrioli con yogurt, aiuta me, io mettere in angolino di sua terrazza e non dare a te fastidio”, così disse un giorno ad una coppia che stava recandosi a cena proprio dalla loro amica Gilda. La coppia restò quasi terrorizzata e lo guardò inorridita allontanandosi spaventata da quanto sentito. E il mendicante Dimitru continuava a dire le cose che sapeva alla gente che passava davanti a lui. Toccò subito dopo la coppia, a due anziane che si stavano recando a mangiare il gelato a una gelateria da poco aperta sul lungomare del paese: “porta me a mangiare gelato buono – fa Dimitru rivolto alle due anziane donne – porta me a nuova gelateria, io mettere a terra vicino a tavolo sulla strada vicino ristorante”, le due anziane quasi non ci fecero caso all’inizio, ma poi anche loro si fermarono e chiesero al mendicante come facesse a sapere dove andavano. Di fronte al solito mantra del mendicante, si allontanarono accelerando il passo spaventate. Il giorno dopo le predizioni, le due anziane donne,ancora spaventate, si recarono al comune per parlarne con il sindaco. Il sindaco, restò allibito al racconto delle donne e le rassicurò dicendo che avrebbe fatto un’inchiesta sulla questione avvertendo i carabinieri. Ed ecco , dopo una sola ora, Dimitru circondato dai carabinieri che gli chiesero i documenti, che Dimitru non aveva, gli chiesero dove abitasse, da dove venisse, cosa faceva, e soprattutto come faceva a sapere tutte quelle cose sulla gente. Dimitru venne quindi condotto in caserma. Il maresciallo mal sopportava gli stranieri e in modo burbero lo trascinò nel suo ufficio facendolo sedere davanti a lui. Dimitru era quasi intontito, e i ricordi della sua Romania gli scoppiarono subito nella testa in un turbinio di vento, fuoco, lapilli. Davanti a sè vide la polizia segreta del dittatore. Sentì di nuovo forte i calci nella pancia, i pugni sulla testa, l’acqua gelida buttata sul suo corpo nudo. Fu un attimo, e Dimitru ricordò chi fosse. Ricordò tutto della sua vita, della sua famiglia, del suo lavoro. Era un professore di matematica dell’Università di Bucarest. Un eminente scienziato, un uomo libero, che non piaceva al regime e per questo perseguitato fino al suo arresto e tortura. Quando il regime stava per cadere Dimitru riuscì a fuggire dalla sua prigione e senza ricordare nulla fuggì. Non era un profeta, né un mago, era un matematico che riusciva a memorizzare i ragionamenti che ascoltava per strada, riusciva a fotografare nella sua mente le persone che parlavano tra loro e di conseguenza riusciva a dire le cose che stavano per fare mettendo insieme tutto quanto. Questo era Dimitru, solo uno scienziato divenuto mendicante.



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