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lavoro pubblicato mercoledì 2 novembre 2016
ultima lettura martedì 18 luglio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il risveglio

di FrancescoCirillo. Letto 173 volte. Dallo scaffale Sogni

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Sentivo un freddo intenso fin dentro le ossa. Eppure ieri sera mi ero addormentato nel mio caldo letto sommerso dalle coperte. Cominciavo a tremare e faticavo a svegliarmi preso ancora dalla stanchezza della sera prima. Avevamo ballato fino a tardi, bevuto di tutto e sniffato di tutto. La testa era come una giostra e a malapena ero riuscito ad arrivare al letto spogliarmi ed entrare nelle calde coperte. Non ce la facevo proprio ad aprire gli occhi e affrontare l’esplosione di luce del mattino. Ma non sapevo se era mattina o ancora notte. Nelle orecchie cominciavo a sentire parole in arabo, molto probabilmente provenienti da quella maledetta moschea aperta proprio sotto il mio palazzo. Uno schiamazzo continuo proveniva da quella zona, frequentata da immigrati provenienti da mezza Africa e in riunione perenne nei loro locali. Avevo più volte manifestato con altri coinquilini contro questi arrivi. Ero sceso in piazza diverse volte. Bastardi gli gridavo, tornate a casa vostra, prima ci siamo noi italiani, scimmie. Una volta ne acciuffammo uno davanti al nostro bar. Era un negretto che tornava forse in qualche stanzone della Caritas dove dormiva. Prima lo apostrofammo poi lo prendemmo dalle spalle e gettato a terra, e lo riempimmo di calci. Non passare più da qui gli dicemmo. Si sparse la voce e nessuno di quei negri passò più davanti al nostro bar. E ora invece sentivo la loro preghiera fin dentro le orecchie, come se fossero nella mia stanza. Un lungo lamento al quale durante il giorno mi c’ero abituato quasi, ma che adesso di notte mi diventata fastidioso. Al freddo si aggiunse l’acqua o almeno questo credevo che fosse. Non userò più roba da sniffare, lo giuro, su mia madre e su tutti i santi. Ho esagerato questa volta e non mi aspettavo effetti così dirompenti durante la notte. Non mi era mai successo. Cercai di riprendere a dormire ma non ci riuscii, questa sensazione di avere l’acqua ai piedi e il freddo costante su tutto il mio corpo, mi costrinse ad aprire gli occhi. Era buio ma le voci che sentivo prima poi si fecero più forti, l’acqua la percepivo davvero e la vedevo, così come vedevo delle persone attorno a me, e in alto un cielo stellato mai visto dal terrazzo della mia casa. Ripresi completamente coscienza. Tutto mi divenne reale, materiale, concreto. Non ero nel mio letto sotto le mie calde coperte. Non ero nemmeno nella mia stanza. Ero nell’angolo di una barca, la vedevo chiaramente ,così come vedevo anche chiaramente la gente che mi stava vicino quasi addosso a me. Erano tutti neri , tutti, uomini , donne , bambini tutti accalcati attorno a me , vedevo i loro occhi bianchi splendere al riflesso della luna, distinguevo chiaramente dove mi trovavo, ero completamente spaventato, e l’uomo nero a affianco a me, mi ripeteva in arabo di stare calmo che saremmo stati salvati, di non agitarmi. Avevo gli occhi sbarrati, capivo la loro lingua, e ora vedevo delle luci in lontananza, vedevo il mare attorno a me. Vedevo e avvertivo il terrore di tutti,delle donne piangere mentre stringevano a sé i loro bambini terrorizzati avvinghiati come liane attorno ad un albero, ora vedevo e sentivo distintamente gli uomini pregare, mentre la barca sembrava andasse alla deriva senza il motore. Ero terrorizzato anch’io. Non riuscivo a spiegarmi cosa fosse successo. Come potevo trovarmi dal letto in quella situazione. Come c’ero arrivato, qualcuno forse mi ci aveva portato ? Forse stavo sognando e pensai di svegliami da un momento all’altro. Poi cominciai a parlare con il mio vicino stretto a me. Parlavo in arabo e capii che non era un sogno. Quelle luci si avvicinavano sempre di più. Tutti si alzarono in piedi, anch’io mi alzai, e cominciai a gridare a squarciagola, mentre i marinai della nave ci lanciavano salvagenti. Siamo salvi, sono salvo, Allah è grande.



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