ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 1 novembre 2016
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 18: Rivelazioni -

di Batckas. Letto 337 volte. Dallo scaffale Fantasia

Li fissavano increduli, incapaci di proferire parola, Clara continuava a guardare ora gli angeli, ora gli inquisitori e i due ragazzi. Le creature del...

Li fissavano increduli, incapaci di proferire parola, Clara continuava a guardare ora gli angeli, ora gli inquisitori e i due ragazzi. Le creature del Paradiso, tra l’altro, non parlavano per primi, come se dovessero essere gli umani a iniziare quella conversazione. I cinque angeli, due donne e tre uomini, erano bellissimi, le fattezze perfette, dei tre uomini, due avevano delle folte barbe, indossavano vestiti eleganti, il loro portamento era regale ma familiare. Le loro espressioni serene, benché non fossero in grado di nascondere completamente una lieve preoccupazione.
-Quindi…- ruppe il silenzio Alvin. Erano nella casa sicura dell’inquisizione, erano sopravvissuti a morte certa e avevano capito che la loro missione aveva attirato gli sguardi del capo di sopra. –Angeli. Angeli del Signore. Soldati dell’esercito di Michele, giusto?-
-Proprio noi, non è la prima volta che facciamo visita alla Terra o che collaboriamo con degli umani.- parlò uno degli uomini: barba, occhi scuri. –Io sono Mitzrael “Dio che soccorre gli oppressi”. È un piacere fare la vostra conoscenza, anche se avrei voluto che le circostanze fossero diverse.- non perse il sorriso mentre parlava.
-Sono apparsi i miei genitori!- interruppe Clara. –Eravate voi?-
-Dovevi capire il pericolo a cui stavi andando incontro e abbiamo deciso di farti parlare con le persone più care. Devi scusarci se per un attimo ti abbiamo fatto credere di poter stare nuovamente con loro.- Mitzrael chinò il capo. Un angelo che chiedeva perdono a una vergine di diciotto anni.
-Va bene così.- rispose la ragazza.
-Gli altri?- Scott era euforico, le cose, con la venuta degli angeli, si erano fatte ancora più interessanti e non è che prima fossero noiose. Il ragazzo desiderava comprendere.
-Io sono Caliel.- si fece avanti la donna che aveva aiutato Laura, Alvin ed Elio contro Alalei, lei e Mitzrael li avevano salvati.
Scott espirò: viso e corpo di una supermodella.
-“Dio pronto a soccorrere ed esaudire”.- continuò l’angelo.
-Yeratel “Dio che punisce gli empi”. E direi di saltare i convenevoli: sappiamo chi siete, conosciamo i vostri nomi, le vostre vite fino ad ora.- parlava veloce, sbrigativo, non aveva barba. –Conosciamo le vostre paure e le vostre speranze, vi vogliamo bene e vi proteggeremo anche se significasse sacrificarci per voi. E abbiamo bisogno di voi per combattere i demoni che progettano di far tornare Lucifero, la cui forza diventa sempre più grande dato che sempre più persone hanno fede in lui.-
-Wow…- Scott si guardò attorno.
-Aniel!- la seconda donna scostò l’angelo con fare scherzoso. –“Dio delle virtù” e non fate caso a Yeratel, fa la parte del burbero ma adora le vostre arti.- la donna rise.
-Io sono Haziel “Dio misericordioso”.- concluse l’ultimo uomo, barba, occhi chiari.
-Adesso che abbiamo finito le presentazioni, direi che possiamo dirvi il perché siamo qui, senza i modi burberi di mio fratello Yeratel.- Mitzrael guardò, giocoso, l’altro angelo che roteò gli occhi e fece spallucce prima di ritirarsi in un angolo della casa.
-Cioè… quando ha detto che ci conoscete…- parlò Laura.
-Vuol dire che sappiamo chi sei, Laura Craig, nata nel 1988 a New York da Mara Baker e Thomas Craig.- proruppe Yeratel. –E se vuoi…- spostò il suo sguardo su Alvin. –Continuo…-
-Mi basta.- si affrettò a dire Laura, agitando le mani come in segno di resa. –Hai provato il tuo punto.-
Yeratel si voltò verso Mitzrael che lo stava rimproverando con lo sguardo.
-Comunque.- l’angelo riprese il discorso come se non lo avesse mai interrotto. –L’ordine della Luce Perduta sta raccogliendo seguaci per Lucifero, pregano lui, le loro preghiere lo rafforzano, lo incoraggiano a provare nuovamente la conquista del Paradiso, accrescono le forze dei nostri fratelli caduti…-

Maken spintonò Alalei lontano, i due lottarono per qualche minuto lacerandosi, mordendosi, disperandosi. Alla fine, però, sanguinanti, si guardarono a lungo.
-Sono qui.- disse Maken.-
-Lo so. Sappiamo che non possiamo affrontare gli angeli. Ci hanno sconfitti una volta e lo faranno per sempre.-

-C’è soltanto un essere che sia in grado di confrontarsi con un angelo.-
Sul viso mostruoso di Alalei si formò un ghigno malefico.
-Un altro angelo.-

-Noi siamo angeli, non possiamo fermare gli umani, l’ordine della Luce perduta, anche perché stanno agendo senza nessuna costrizione, stanno soltanto applicando il loro libero arbitrio.-
-Dobbiamo neutralizzare la luce perduta. Voi che farete?- domandò Liam.
-Terremo i demoni lontani da voi.- spiegò Aniel.
-La Luce perduta è un ordine vecchio quanto l’inquisizione ma, al momento, contano un migliaio di membri in più.- fece notare Laura.
-Avrete bisogno di un’arma. Le spade dei Berserker.- gli occhi degli angeli ebbero un attimo di esitazione al pronunciare quella parola, come se qualcosa di profondo li avesse scossi.
-Sono andate perdute da secoli, ormai, non c’è modo di ritrovarle, tutti i loro volumi sono andati in fuoco, del libro del codice che racconta le loro gesta non è rimasto niente.- spiegò Elio con la frustrazione nella voce.
-Sappiamo per certo che sono ancora qui, sepolte da qualche parte. È vero che la storia dei Berserker è stata divorata dalle fiamme ma, dovete fidarvi, trovare quelle armi è l’unico modo che avete per fermare la luce perduta.- continuò Mitzrael.

-E una volta fermata?- chiese Niamh.
-Vi unirete a noi nella lotta contro le forze infernali.-
-Gli angeli hanno bisogno di noi?- Scott era incredulo.
-Sempre.- la risposta di Yeratel fece cadere il silenzio nella stanza, nella sua voce si sentiva una malinconica tristezza.
-Dove dovremmo cercare le spade?- Elio trasse un taccuino e una matita.
Caliel guardò Mitzrael.
-Diglielo.- gli suggerì.

-Noi eravamo gli angeli dei Berserker. Abbiamo posseduto noi i vostri guerrieri durante la guerra che definite “la battaglia di Roma”. La possessione angelica, però, ha un costo… i Berserker sono morti poco dopo, si sono sacrificati per salvarci tutti. Una parte della nostra possessione è rimasta nelle loro spade, per questo sono tanto importanti, se le trovasse la luce perduta sarebbe la fine.-
-Sapevano a cosa andavano incontro?- Alvin stava riflettendo.
-Lo hanno saputo dal primo momento ma hanno scelto lo stesso di concedersi a noi.- spiegò Aniel.
-Per questo siete stati mandati voi a proteggerci? Senso di colpa per i nostri antenati?- Liam fece un risolino nervoso.
-Senso di responsabilità e impossibilità di mandare tutto l’esercito celeste perché un’orda di demoni si prepara ad assaltare il Paradiso.- la voce di Haziel era grave.
-Oh cazzo…- commentò Scott.
-Allora?- Mitzrael guardò i presenti.
-Abbiamo scelta?- Laura si voltò verso i suoi compagni allargando le braccia.
-Sempre, altrimenti non staremmo facendo questa conversazione.- spiegò l’angelo.
Elio guardò uno a uno i membri della sua squadra. Non c’era bisogno di prendere una decisione, sapevano benissimo la cosa giusta da fare: il loro dovere. Erano inquisitori.

-Da dove iniziamo le ricerche?- Elio si alzò in piedi, con lui gli altri, pronti a mettersi al lavoro.

-Sei certo che funzionerà?- Maken sembrava preoccupato.
-Saranno contenti di potersi vendicare dei loro fratellini buoni…-

All’Inferno, mentre le truppe demoniache si preparavano a marciare contro la città di Dio, da dietro uno dei cancelli si sentì un tremore, i demoni all’esterno ebbero paura. In quella zona dell’Inferno, l’unica in cui Lucifero era solito recarsi, riposavano, in attesa del Giudizio Finale, gli angeli che, insieme a Satana, si erano ribellati a Dio. Le loro ali si erano ricoperte di materia, erano caduti insieme all’arcangelo che li aveva guidati, erano stati condannati non a diventare demoni, ma a mantenere la consapevolezza dell’essere stati un tempo pieni della grazia di Dio. Condividevano, con Lucifero, la coscienza della caduta.
Udirono un richiamo lontano, riconosciuto, potevano sentire l’odore dei loro fratelli ancora nella Luce che, sulla Terra, difendevano il creato a cui si erano inginocchiati. Un fremito li percorse, non forte abbastanza da distruggere il fango incrostato che ricopriva le loro ali un tempo lucenti. Si guardarono gli uni gli altri: era il momento di prendersi la loro vendetta, di portare al creato quella guerra che li aveva costretti alla dannazione. Affrontare i fratelli, poi, avrebbe potuto pareggiare i conti.
Si ersero, fieri, non più maestosi, tristi, privati di tutto ciò che avevano di più caro.
Lucifero, dal suo trono, vide che i fratelli che lo avevano seguito tanto tempo prima lo avrebbero ancora servito, non lo avevano rinnegato, avevano preferito la dannazione alla servitù. Era orgoglioso di loro e presto li avrebbe raggiunti nel Creato.

Maken e Alalei sapevano di star giocando col fuoco, gli angeli caduti erano pur sempre angeli, nemici giurati dei demoni, desiderosi soltanto di vedere qualsiasi creatura infernale bruciare per mano delle loro stesse armi. Quando un angelo camminò loro di fianco, difatti, si inginocchiarono, non riuscendo a tenere lontani gli occhi da quel corpo un tempo meraviglioso, adesso riquadro di una bellezza sfiorita e quelle ali materiali ricoperte di fango che, pesanti, rendevano ancora peggiore il supplizio a cui erano stati condannati.

Uriel, dai cancelli del Paradiso, guardò verso il basso. Strinse l’elsa della spada fiammeggiante: i demoni stavano avanzando lentamente, erano guidati da Lossern, il demone conquistatore che aveva sopraffatto qualsiasi ribellione interna all’impero di Lucifero.

Caliel chiuse gli occhi, avvolta dal dolore, guardò gli altri angeli con preoccupazione, non ebbe bisogno di parlare.
-Torneremo.- disse solo Mitzrael prima di scomparire insieme agli altri, senza che nessuna informazione sulle spade fosse uscita dalle loro bocche.

Gli inquisitori rimasero stupiti, si sentirono presi in giro.
-Riposiamoci.- suggerì poi Elio. –Penso che gli angeli torneranno presto con delle disposizioni per noi.- entrò in una delle camere da letto richiudendosi la porta alle spalle.

Alvin fece un cenno a Liam per invitarlo all’esterno. Capiva l’espressione sul volto dell’amico: scoramento. Non appena furono fuori e lontani da orecchie estranee domandò cosa lo turbasse.
-Credevo che gli angeli fossero meno… meno…-

-Come noi?- lo aiutò Alvin a trovare le parole.

-Esatto, non pensavo che avessero l’aspetto degli umani.-
-Li abbiamo visti combattere, però, ci assomiglieranno ma se consideriamo le abilità…--

Si sedettero su una panca all’esterno.
-Questo non lo metto in dubbio.-
Rimasero in silenzio.

-I Berserker.- riprese Liam. –Pensavo fossero morti di vecchiaia.-
-Probabilmente è così, soltanto che questa vecchiaia per loro è venuta prima, avendo fatto da ospiti a creature immortali e trascendentali.-
-Hai sentito della cosa sulla fede nel diavolo?-
-Sì e sono preoccupato.-
-Perché?-
-Quando ero piccolo e frequentavo la parrocchia della mia città c’era questo sacerdote che diceva sempre di stare attenti agli adoratori del demonio perché spesso la loro fede è più forte e salda di quelli che credono in Dio.-
-Uomo saggio.-
-Un inquisitore… fu lui a mostrarmi il cammino.-

Liam sorrise.
-Bello.- commentò.

Alvin si perse per qualche istante nei ricordi della sua infanzia.
-Pensi che quei corpi che stanno usando… siano delle persone che si sono lasciati possedere?- Liam si mise a giocherellare con un pezzettino di legno.
-No, io ho intravisto le ali e la luce.- rispose Alvin.-

-Quindi è il loro corpo materiale per quando visitano la Terra… perché non lo hanno usato anche con i Berserker, che bisogno c’era di possederli?-
-Chiediamolo direttamente a loro quando li vedremo.-
-Va bene.-

-Completate in fretta la vostra missione, fratelli e sorelle: abbiamo bisogno di voi qui.-

Uriel stava mostrando ai cinque le schiere infernali che, lentamente, marciavano contro l’esercito celeste già disposto in difesa.
-Noi resisteremo.- aggiunse Uriel. –Dal vostro successo dipende anche il nostro.-

L’arcangelo li lasciò per prendere posto di fianco agli altri angeli, la sua spada fiammeggiante si distingueva perfettamente.

Passarono delle ore e gli angeli non si videro.

Maddison, Scott e Clara avevano fatto le rispettive presentazioni.

-Da quanto siete fidanzati?- domandò Clara ai due.
-Cinque anni.- rispose, con una punta d’orgoglio, Maddison che lanciò una rapida occhiata carica d’amore a Scott. Clara sorrise con empatia.
-Perché… ehm… perché hai scelto di rimanere vergine?- Scott coprì l’imbarazzo con una serie di colpi di tosse.
-Non pensarlo, puoi anche non rispondere.- Maddison allungò una mano sulla gamba di Clara per farle capire che, in lei, poteva avere un’amica con cui non giustificarsi.

I tre erano nel salotto, Clara stava seduta con le gambe incrociate sotto al sedere, Scott restava in piedi alle spalle di Maddison comodamente seduta.
-Non ci ho mai pensato veramente, voglio dire, non ho mai trovato la persona giusta, non mi sono mai sentita pronta… non lo so. Poi ho pensato di voler consacrare la mia vita a qualcosa di più. Sai, quando ami una persona gli fai dei regali, ti privi di qualcosa per amore suo… la scelta della vita di castità è uguale. Mi privo di qualcosa per amore, in questo caso, di Cristo. Niente distrazioni, niente che potrebbe distogliermi dall’aiutare gli altri.- Clara sorrise imbarazzata.

Scott annuiva poco convinto.
-Chi ti dice che Gesù vorrebbe questo?-
-Scott!- lo rimproverò Maddison.
-Chi ti dice che per amare qualcuno devi anche soffrire? Chi ti obbliga ad amare una sola persona alla volta quando potresti avere un harem?- Clara sfidò con gli occhi il ragazzo che, divertito, simulò di togliersi il cappello.
-Quindi sono scelte.- concluse Maddison. –Ognuno fa la sua e, finché non danneggia l’altro, sono valide.-
-Come vi siete conosciuti?- insistette Clara.
Maddison sorrise, Scott si fece avanti.
-Ho viaggiato molto con la mia famiglia, non siamo mai stati un posto per più di cinque mesi. L’ultimo trasloco, però, disse mio padre che sarebbe stato il definitivo. E me ne stavo in questo quartiere tanto bello, pieno di gente della mia età e più piccoli. Un giorno vedo questa ragazzina di quattordici anni che si avvicina e mi fa “Senti, vuoi essere il mio fidanzato, dato che sei il ragazzo più bello del mondo?”-
Maddison scosse il capo, umoristicamente disperata.
-E io, facendo disperare le altre venticinque ragazze che mi facevano la corte… e, non dirlo in giro, ma anche qualche ragazzo, ho scelto lei.-
Scott si chinò su Maddison e la baciò sul capo, lei lo allontanò.
Clara rise.
-Non dargli retta: è un cretino. È arrivato nel quartiere che avevo quattordici anni, ci siamo subito piaciuti, dato che io non facevo l’oca e lui non faceva il cazzone al soldo del suo pene.-
Clara si coprì la bocca con le mani mentre non riusciva a trattenere le risate.
Scott si mordeva un labbro, perso nei ricordi, cercando di non lasciarsi andare in questi.
-Siamo prima diventati ottimi amici. Pensa che un giorno mi disse che gli piaceva un’altra ragazza, Cristine, e che io avrei dovuto parlare al suo posto per vedere se era disposta a uscire con lui!-
-E che fine ha fatto questa Cristine?-
-Beh, io ho parlato con lei ma… diciamo che Cristine non era proprio interessata a lui.- Maddison guardò il ragazzo con fare complice.
-Scoprimmo che si faceva mezzo quartiere già a sedici anni.- Scott incrociò le braccia al petto. –Chi tanto… e chi niente.- indicò Clara.
-Smettila, cretino.-
-Fa niente!- la rassicurò Clara che sinceramente non era toccata dalle parole del ragazzo.
-Un giorno, poi, però, sia io che lui abbiamo capito che volevamo andare oltre l’amicizia. Mi sono dichiarata prima io, però, mettiamolo subito in chiaro. Dopo scuola ci siamo incontrati nel cortile, pronti per tornare a casa come al solito.-
-“Dichiarata” è un parolone grosso, Maddison: mi hai baciato.-
-E gli ho chiesto di non abbandonarmi, mai… per nessuna ragione al mondo.-
Maddison e Scott si guardarono con affetto, Clara li adorò.
-E adesso siamo in una guerra tra demoni e angeli… ancora insieme… direi che sto mantenendo la promessa, no?- Scott la baciò sulle labbra.
-Penso di sì.- rispose lei.
-Vi lascio?- scherzò Clara.
-No! No… scusa, facemmo un patto tanti anni fa che non avremmo fatto gli amorucci rompicoglioni davanti agli altri.- spiegò Scott. –Però, se ci vuoi lasciare da soli…-
Maddison lo colpì alla spalla.
-Dovrai fare da solo, mio caro.- disse lei con un mezzo sorriso.
-Ma è peccato!-
Maddison lo guardò dal basso, essendo seduta, si concentrò poi su Clara.
-È proprio un coglione.-
-Lo vedo…- confermò Clara, guardando Scott negli occhi, divertendosi.
-Questa me la segno.- borbottò lui.
-Mangiate qualcosa?- Maddison si alzò dal divano e si diresse al frigo. –Perché io sto morendo di fame.-

Elio aveva dormito due ore, svegliatosi aveva deciso di bere un caffé. Era in cucina e lo stava preparando. Niamh si aggregò a lui.
-Capisco che sei preoccupata, Niamh, te lo si legge in faccia.-
-La visita degli angeli significa che siamo nella merda. Che il nostro mondo rischia di perire per colpa di umani che non sanno da che parte genuflettersi.- spiegò la donna parlando veloce e con amarezza. –Perché è così difficile distinguere bene e male?-
-Stai giudicando, Niamh, forse, in questo momento, per loro il demonio è l’unico che possa garantire la pace. Non ci sono vittime se lo siamo tutti.-
-Che visione distorta e malata.-

-Eppure hai sentito l’angelo: la gente prega Satana, ha fede in lui e annichilisce il potere del Paradiso.-
Niamh puntò i pugni sul tavolo ed espirò rumorosamente.

-Sono incazzata nera, Elio, sul serio. Come possiamo vincere?-
-Annientando la luce perduta.-
-Sono umani.-

-Servono i demoni. Per me sono uguali ai loro padroni.- le parole di Elio erano dure e lui non smetteva di caricare la macchinetta del caffé.

Laura stava affilando il coltello e pulendo la pistola. Liam le si avvicinò.
-Vattene.- disse, però, subito, la donna. Liam scoppiò a ridere.
-Alvin è sotto la doccia, se vuoi andare.- prese in giro.
-Fottiti.-

-Abbassa l’arma, Laura, voglio solo sapere come stai.-
-Ho paura.-

-Come tutti.-

-Non riesco ad avere fede negli angeli.-

-Perché abbiamo visto venire annientati tutti i nostri amici e loro non hanno mosso un muscolo, si sono scomodati soltanto per salvare noi e ci sentiamo in colpa, non degni di questa fiducia che è stata riposta in noi e non in altri nostri compagni che erano indubbiamente più meritevoli.-

Laura si fermò, guardò Liam negli occhi, sentiva un peso dentro di cui si doveva liberare.

-Io lo amo, Liam, e ho paura che i nostri ultimi momenti di vita li passeremo combattendo una guerra in cui non abbiamo speranza di vincere.-
L’uomo le andò vicino, le prese le mani.

-Oh ma noi vinceremo eccome, forse non avrai fede negli angeli, ma abbine nei tuoi compagni, Laura: abbine nei tuoi compagni e nell’uomo che ami.-

Era appena uscito dalla doccia. Laura scorse le cicatrici che il suo uomo portava sulla schiena, lei era stata presente alla maggior parte degli eventi che lo avevano portato ad essere ferito e moribondo, in ogni occasione si era accorta di amarlo sempre di più e sempre di più aveva dovuto soffrire perché il suo sentimento doveva rimanere celato agli altri. Si avvicinò con passi felpati, come se non volesse rivelare la sua presenza ad Alvin, i cui sensi, però, allenati, la percepirono non appena fece la prima mossa. Si voltò. Si guardarono.

-Ehi.- disse lui con ingenuità.

Laura aveva paura di perderlo, in quella vita e in quella dopo se i demoni avessero vinto.

Si fece sempre più vicino fino ad abbracciarlo, Alvin contraccambiò stringendola a sé.
-Ti amo.- disse lei in un sussurro.
-Ti amo anche io, Laura, tutto bene?-
-Sto bene. Vorrei solo stare un po’ con te.-

Alvin chiuse la porta.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: