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lavoro pubblicato sabato 29 ottobre 2016
ultima lettura domenica 16 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 12: Niamh -

di Batckas. Letto 324 volte. Dallo scaffale Fantasia

Niamh aveva ventisette anni e un passato difficile con cui fare i conti e da cui aveva tratto tutta la forza e l’esperienza che l’avevano ...

Niamh aveva ventisette anni e un passato difficile con cui fare i conti e da cui aveva tratto tutta la forza e l’esperienza che l’avevano portata, all’età di dieci anni, ad affrontare il padre che violentava continuamente lei e la madre e a spararlo alla gamba per impedirgli di picchiare la sposa per l’ennesima volta. Mandato il padre in galera, con la madre, fin da subito capì che non avrebbe tollerato alcun tipo di ingiustizia. Le condizioni economiche della sua famiglia la spinsero a lavorare e studiare, la madre lavorava come parrucchiera a domicilio, Niamh fu commessa di una piccola merceria. A quindici anni maturò una fede personale che prendeva un po’ dalle varie religioni. Credeva nella trinità del cristianesimo e della fratellanza di questi con i musulmani, credeva nel Nirvana buddista. Era convinta che ci fosse una divinità benevola che vegliava su chi voleva essere protetto. A sedici anni ricevette la proposta di lavorare in un night club come spogliarellista ma, quando disse la sua età, il ragazzo che le aveva fatto l’offerta si scusò, sostenendo che pensava fosse maggiorenne. La stessa persona tornò due anni dopo, Niamh lavorava nella stessa merceria e continuava brillantemente gli studi, era amata dai compagni di classe, sempre disponibile con tutti, sempre pronta a dare una mano per senza niente. Il lavoro della madre, invece, andava sempre peggio. Quando, quindi, ricevette nuovamente la stessa offerta da quel ragazzo, ci pensò su. La paga era buona e lei ne aveva bisogno, per sé e per la madre: accettò. Il night club in cui lavorò non aveva mai avuto tutto quel successo e, sorprendentemente, furono soltanto pochi uomini a vederla nuda; i suoi clienti andavano da lei per parlare, sostenendo che avesse un dono, che era in grado di capirli e di dire le cose giuste per farli stare bene. Alcuni sostennero che fosse un angelo, inviato dal cielo per alleviare le loro pene. Dopo un anno al night club era conosciuta da tutta la città ma non per la fama da spogliarellista, per il fisico da modella o il viso meraviglioso, la città le era grata perché era un raggio di luce nelle vite tenebrose di molti. Il proprietario del locale le diede una stanza apposita dove i clienti, come pazienti dallo psicologo, riversavano su di lei tutte le loro preoccupazioni e paure. Non ci fu una persona, tra uomini e donne, che si allontanò da Niamh senza ringraziarla fino allo sfinimento. Comprò una nuova casa per lei e la madre. Per tutti era una santa.
Empatica, pratica, buona, solidale, genuina.
Uno dei suoi clienti, però, un giorno le disse che il suo male non poteva essere guarito, che era stato posseduto da un demonio che lo spingeva a fare violenza contro la moglie e i due figli piccoli. Lo spettro del passato spinse Niamh ad atterrare l’uomo con violenza, ad afferrare il fermacarte e a colpirlo con forza. Il suo braccio, però, fu bloccato da due sconosciuti che, sorridendo, le dissero che quel metodo funzionava solo con i demoni nella loro vera forma e che, lei, era destinata a cacciare proprio questi ultimi.
Aveva sempre desiderato aiutare gli altri e nell’inquisizione si rese conto che era quello che avrebbe fatto. Amica di tutti, affabile, sempre sorridente, con una parola gentile sulle labbra, fu affidata alla squadra di Elio e non le fu difficile integrarsi.
Adorava dipingere, disegnare, creare con la creta, con la carta, qualsiasi tipo di lavoro manuale la faceva sentire in pace con se stessa. Ascoltare musica la distraeva, ogni volta era un viaggio con la mente. Accondiscendeva a vedere film quando le veniva chiesto ma il cinema non le piaceva particolarmente. Le passeggiate nella natura, sulla spiaggia, in montagna, essere in contatto con il creato le dava profonda serenità.
Pregava con tutta se stessa di star compiendo la volontà di Dio, di star portando avanti una buona battaglia e di poter lasciare quella vita con nessuno rimpianto.



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