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lavoro pubblicato sabato 29 ottobre 2016
ultima lettura domenica 15 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Ampia zona Grigia - parte 3

di Argail. Letto 394 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Prosegue la storia. Iniziano i colpi di scena, e si incomincia a scorgere il vero volto di essa. Buona lettura!

Il giorno dopo mi fiondai all'appuntamento, in orario preciso. Stavolta era di giorno in un parco, vicino casa sua. Il parco era abbastanza grande: con svariati alberi, diverse panchine, percorsi in terriccio bianco, e perfino un laghetto con le papere. Anche lei arrivò in perfetto orario, vestita con jeans e maglietta bianca, un look abbastanza semplice. Ci salutammo ed iniziammo la passeggiata in quello spazio verde. Sembrava così lontano dalla città, nonostante vi sorgesse in mezzo.

Stranamente i parchi mi sono sempre piaciuti. Nella loro semplice tranquillità. Neanche a farlo apposta la sua prima battuta fu…

-Vedo che oggi sei più tranquillo. Più solare, se la cosa può farti piacere- sembrava stesse cercando di farmi un complimento.

Forse stava per mollarmi e non voleva farmelo pesare. Mollarmi di cosa poi? Mica stavamo insieme.

In ogni caso, continuammo la passeggiata addentrandoci sempre più nel pezzetto verde.

Il sole coi suoi raggi caldi mi investiva, sentivo l'aria che mi carezzava il volto, la luce non mi diede fastidio. Ed io…

Stranamente mi sento come non mi sentivo da molto tempo. Splendidamente.

Era per il fatto di essere insieme a lei?… Ormai era ovvio. E quando ripensai al fatto che avrebbe potuto lasciarmi da un momento all'altro, sentivo delle brutte strette al cuore.

Vedevo i volti delle altre persone mentre ci guardavano: un ragazzo tutto vestito di nero e una ragazza vestita tutta di bianco. Un tipo oscuro e tetro, ed una chiara e raggiante. Effettivamente eravamo abbastanza strana come coppia. Lei ad un certo punto mi prese la mano stringendola. La guardai, pensando ad un gesto tenero invece… Mi sembrò impaurita… Forse paura degli sguardi? Vidi poi un uomo corpulento, vestito di nero, giacca e cravatta. Fermo in mezzo al sentiero. Più ci avvicinavamo più lei si irrigidiva. Poi, quando questi abbracciò la moglie insieme alle due figlie, si rilassò. Ma non mi lasciò la mano. Forse l'aveva preso per un poco di buono?

Evitai commenti.

Dopo esserci presi un paio di gelati ci sedemmo su una panchina. Al di sotto di un grande ulivo, i cui rami erano colmi di uccellini: il loro canto era bello, e davvero rilassante.

-Come mai ti vesti sempre di nero?- Fu la sua improvvisa domanda.

Sulle prime non seppi cosa dirle, cercai di inventarmi una bugia credibile.

-Perché è un colore elegante-, non era un bugia, ma neanche la verità.

-Ed è l'unica ragione?- Insistette lei.

Il volto era sensibilmente preoccupato. Essere fissato da quegli occhi mi rese quasi debole, mi sentii nudo di fronte a lei, non ebbi il cuore di mentirle.

Così le raccontai la storia della mia discesa negli abissi, l'accettazione dell'oscuro abisso come vita reale e tutto il resto… Persino della mia volontà di morire.

Più andavo avanti più la vedevo sconvolta: non capita tutti i giorni di conoscere una mente deviata e nichilista come la mia.

Eppure, al termine seppe esattamente cosa dire.

-Ti capisco, sai. Poverino… Tutta quella sofferenza… Perdere tutto ciò a cui si vuole bene. Non oso nemmeno immaginare il coraggio che ci vuole ad andare avanti privati di quello che si ama-

Alzò una mano passandola sul mio volto accarezzandomi, lo fece con una gentilezza, con grazia persino, ma soprattutto… Con amore.

Era così bello sentire qualcuno starti così vicino. E' così bello non essere soli.

Una lacrima le sgorgò dagli occhi, il suo bel volto pianse.

-E' una cosa comune a tutti se ci pensi. Alla gente piace essere nulla. Alle persone piace essere morte. Il nero Abisso è così seducente per il fatto che se entri a farne parte tutti i problemi svaniscono, non c'è nulla a cui pensare. Nessun problema da risolvere. Niente dolore. Niente preoccupazioni o dubbi. E' la tranquillità totale. Nessun pensiero. Nessuna vita-

Si asciugò le lacrime e per la prima volta la sua espressione romantica e apparentemente svanita divenne seria e determinata. -Ma non sono esseri umani quelli che vivono così. Una persona degna di questo nome vive! Io capisco il dolore… L'ho vissuto anch'io. Lo sto vivendo. E so quanto la vita possa essere dolorosa e tremenda. Ma non bisogna arrendersi, bensì andare avanti senza abbassare la testa, cercare di recuperare ciò che si è perso. Perché vivere è doloroso, ma può essere anche bello, se si ha il coraggio di affrontare la sofferenza, magari rischiando tutto… Persino la morte. Per un solo momento di felicità. Questo significa essere vivi!-

Vidi il suo volto, un'enfasi incredibile accompagnava la sua convinzione. E benché non sorridesse, era più bello e affascinante adesso di quanto fosse mai stato. Le sue parole erano entrate dentro di me, e qualcosa nella mia testa si era sbloccato. Qualcosa fermo da tempo… Una pulsione inattesa. Quanto folle.

E rischiai.

Non l'avrei mai avuta così vicina come in quel momento.

Strinsi la sua mano, abbassai il mio volto sul suo, a pochi centimetri da mio. Feci il movimento con lentezza… Lei mi guardava negli occhi, non lessi nulla in essi. Le mie labbra sfiorarono le sue, morbidissime come petali di rosa. La baciai per pochi secondi, lei chiuse gli occhi e ricambiò il bacio assecondando il mio movimento. Dischiusi appena le labbra… Provai a far dischiudere le sue con gli occhi chiusi a mia volta: fu una sensazione bellissima sentire le sue labbra dischiudersi, e le nostre lingue si incontrarono e si intrecciarono. Ballavano tra di loro, si stringevano, si attaccavano quasi giocarono a rincorrersi. Andammo avanti per non so quanto.

Poi quando riaprii gli occhi, mi specchiai nei suoi. Lei sorrideva ed io…

Sorridevo a mia volta.

La riaccompagnai a casa. Poi mi diressi a passo lento verso la mia.

La mia mente era un putiferio. Tante emozioni, tanti pensieri, tante cose che avrei voluto tutto insieme. Una beatitudine assoluta dell'anima. E soprattutto il ricordo di lei, del suo calore, la morbidezza della sua pelle, il suo straordinario profumo. Le sue labbra. La sensazione del gesto a cui entrambi avevamo partecipato, in cui entrambi avevamo goduto. In cui nessuno dei due era stato lasciato indietro. Il bacio simbolo dell'unione. L'eleganza della sua durata. La bellezza che arrecava il suo ricordo. Una sensazione stupenda. Qualcosa che l'abisso, non sarebbe mai riuscito a darmi. Mai mi ero sentito così vivo.

Erano queste le sensazioni su cui riflettevo, quando arrivato vicino il portone di casa mia, udii un sinistro ringhio.

Veniva dalla mia destra e sembrava essere qualcosa di diverso da un cane…

Dall'ombra vidi due occhi blu luccicanti, un muso lungo pieno di denti. Zampe nere ed un corpo snello e peloso. Sembrava… Era un accidenti di lupo! Parte nero, parte grigio. Mi guardava con occhi di un bluastro luminoso e furioso.

Maledizione! Che diavolo ci faceva un lupo in piena città? E poi quegli occhi blu…

Non sapevo che fare! Mi sentivo completamente indifeso nei confronti di quell'animale. Continuava ad avvicinarsi…

Forse stava cercando di capire se fossi un pericolo per lui, oppure no. Ma non osavo immaginare cosa sarebbe successo se mi avesse attaccato.

Per diversi istanti rimasi fermo; paralizzato. In buona parte era paura… Per il resto: perché non sapevo che altro fare.

Il lupo continuava a guardarmi.

Poi… Girò la testa; e si dileguò com'era comparso.

Attesi qualche secondo: misi una mano sulla ringhiera, reggendomi quando le gambe per poco non mi cedettero… Cavolo! Altro che abisso! Mai avuta tanta paura come in quel momento!

Decisi di salire subito le scale di casa mia, prima che l'animale ritorni. La prossima volta farò a meglio a portarmi un coltello, o qualcos'altro. Con un lupo che gira per il quartiere, non si poteva certo stare sicuri.

Entrai in casa, accesi la luce. Normalmente la lasciavo spenta, ma dopo il faccia con quel Lupo mi serviva. Era incredibile come in un solo giorno sia riuscito a cambiare mentalità. O perlomeno scoprire lati di me che credevo di aver perso.

Andai verso l'angolo cottura e mi versai da bere, avevo solo acqua in realtà. Ma acqua fresca di frigo.

Fu allora che…

-E' più facile immaginarti come sei-

Una voce tagliente come un rasoio. Mi voltai di scatto…

Una ragazza con un lungo vestito e nero, che le dava un effetto molto dark: con due spacchi laterali piuttosto seducenti. Due bracciali di materiale nero che non seppi distinguere, stivaletti in pelle dello stesso colore. Capelli bruni con occhi neri e lucenti. Orecchini e catenina che erano tutto un programma.

Mi accorsi subito che in quanto a fisionomia, somigliava tantissimo ad Aurora, ma come aspetto le era completamente opposta. Ed anche la sua espressione quando completò la battuta.

-Un'anima perduta-

Un ghigno cinico, accompagnato da occhi taglienti e spietati.

Durò per pochi secondi, ma riuscì a lasciarmi senza parole.

Lei sembrò godersi quel momento.

Poggiata sul tavolo, si distaccò e mi venne incontro.

-Immagino quello che stai pensando. Così simile a lei. E così diversa. Come può

essere? Chissà come sarò entrata? Stai chiedendoti anche questo, vero?-

Mi arrivò a mezzo metro di distanza. Senza dir nulla mi poggiò una mano sul petto.

-Sei piuttosto nervoso. Ma non ti lasci andare… Sai mantenere la calma, nonostante la paura. Mi piace!-

-Ma chi sei tu?- Trovai finalmente il coraggio di chiedere.

Lei mi guardò seriosa stavolta. -Sono sicura che una parte di te, quella più addentro il vortice nero che corrisponde al nome di mente. Quella parte priva di volontà che assorbe conoscenza, ha già capito chi sono. Solo che tu non ascolti quello che ti sussurra-

La guardai smarrito. Non capivo dove volesse arrivare.

Lei si avvicinò a me ancora di più. E quando rividi quel volto che tanto ricordava Aurora, allora cominciai a comprendere.

E lei sembrò farlo insieme a me: come un bambino tenuto in mano dal genitore che vuole insegnargli a camminare, portandolo verso la metà.

-Scava oltre la somiglianza, e sono sicura che arriverai alla soluzione del facile enigma-

Improvvisamente la risposta mi arrivò addosso come un pugno nello stomaco.

-Lei… Mi disse di avere una sorella- sussurrai.

Sogghignò. -Esatto. Visto che non era difficile. Io sono la sorella di Aurora, la dolce ragazza con cui hai passato questi ultimi giorni-

Il suo viso era a pochi centimetri dal mio, lo avvicinò ulteriormente con lentezza quasi sensuale. Sentivo il suo profumo, molto simile a quello di Aurora. Ma di una fragranza che non avevo mai avvertito.

Accostò la bocca al mio orecchio.

-Mi spiace doverti rovinare il bel sogno. Ma tu e lei non potete stare insieme-

Le sue parole furono agghiaccianti. Dure da digerire. Rimasi impietrito, mentre si distaccava. E camminando sinuosamente si diresse verso il davanzale dell'angolo cottura.

Andò a mettere le mani proprio sulle pasticche che avevo comperato.

-Avevi delle brutte intenzioni, vedo- si girò verso di me. -Hai passato dei brutti mesi. Attaccandoti a quello che ti era rimasto, e quando hai capito la vuotezza recante in esso. Hai deciso di farla finire: quella vita inutile che ti era rimasta. Una scelta molto intrigante.

Poi hai avuto paura, e quando hai conosciuto mia sorella la tua mente intimorita ha colto al volo l'occasione per privarsi dell'onere-

-Adesso basta-, quasi ringhiai. -Spiegami cosa vuoi!-

Si voltò verso di me.

-Tu conosci il significato della parola “Alieni”-, era più un'affermazione che una domanda.

Difatti non mi diede il tempo di rispondere. -Esseri di natura ignota, provenienti da un altro mondo, posto generalmente nello spazio, distante anni luce. Questa è l'identità mia, e di mia sorella-

Non seppi cosa dire.

-Il mio nome è Darkoda. Sorella maggiore di Aurora, e legittima erede del regno di Carmon. Del mondo chiamato Sciva. Un pianeta la cui distanza dal vostro non è percorribile nemmeno se possedeste astronavi. Tuttavia, noi abbiamo accesso a forze molto più elevate delle vostre. E siamo riusciti a costruire una macchina di trasferimento di particelle solari. In grado di smaterializzare un corpo in luce, e rimaterializzarlo in un altra fonte di luce. Come quelle dei vostri lampioni. E' così che siamo arrivati qui-

Non riuscivo a credere a quello che avevo sentito. Un'aliena?… Non poteva essere!

-Ti ho tenuto d'occhio. Come ho tenuto d'occhio lei. Vestita da donna del vostro pianeta-

Allora quando Aurora si era irrigidita quella volta al parco…

Sapeva di essere stata seguita. E credeva che quell'uomo fosse uno dei suoi inseguitori.

-E tu per quale ragione l'hai seguita fin qui? Che cosa vuoi da lei? E perché mi racconti queste cose?!-

Darkoda sogghignò di nuovo. La sua espressione fu così… Crudele.

-La mia sorellina ha pensato di potersi creare una nuova vita. Dimenticandosi della famiglia. Questo è un genere di comportamento che non può essere perdonato. Perciò l'ho seguita fin qui. Tornerà a casa con me, per rispondere della sua colpa. In quanto a te, sono venuta io stessa a comunicarti tale notizia. Perché dovrai fare una scelta-

Il suo tono di voce mi piaceva sempre meno.

-Da quello che ho potuto vedere il tuo mondo non è ancora pronto per conoscere forme di vita aliene. Forse non lo sarà mai. Quindi tu dovrai dimenticarti di tutto questo accadimento. Dimenticarti di Aurora. Di me, e tutto il resto. Domani riprenderai la tua vita normale, e potrai fare quello che vorrai. Magari mettere fine alla tua esistenza, come avevi deciso; prima che cause aliene ti depistassero. Se invece ti ostinerai a non voler lasciare che gli eventi seguano il loro corso. Mi vedrò costretta ad ucciderti!-

Quegli inquietanti bagliori. Non scherzava. L'avrebbe fatto sul serio.

Continua.

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