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lavoro pubblicato venerdì 28 ottobre 2016
ultima lettura martedì 4 agosto 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Una nuova mise

di digitalperformer7. Letto 979 volte. Dallo scaffale Eros

Sembra che la mia partner abbia accettato di buon grado la mia richiesta di vestirsi in modo più sexy ed elegante, anche se questo ha avuto com...

Sembra che la mia partner abbia accettato di buon grado la mia richiesta di vestirsi in modo più sexy ed elegante, anche se questo ha avuto come conseguenza l'emergere di un'aggressività che non avrei mai immaginato. Da quando indossa un certo abbigliamento è diventata più sfrontata, ribelle ed il suo linguaggio si è fatto più sgarbato.... solo nei miei confronti però.
Ne ho avuto una dimostrazione proprio ieri, quando è tornata a casa dall'ufficio nel tardo pomeriggio. Dal momento che eravamo usciti in orari diversi, io ero partito prima di Lei, non sapevo come si fosse vestita. Con mia grande sorpresa la vedo entrare vestita con un giubbino in pelle nera, guanti, blu jeans attillati, leggermente sdruciti ed infilati in un paio di stivali di cuoio nero con il tacco a stiletto.
Quando si accorge che la sto osservando con sguardo leggermente stupefatto mi dice: "Bhe, che cos'hai da guardarmi con quell'aria da deficiente? Ti piaccio...si?... no?... rispondi, cretino..."
Non faccio tempo a farfugliare un timido si che Lei s'arrabbia e dice: "Accidenti... non sei capace nemmeno di rispondermi..." e si avvia verso il tavolo in cristallo con le gambe in acciaio satinato per posarvi sopra la borsa.
Ad un certo punto sento il rumore di un dado che cade sul pavimento e va a finire proprio sotto il tavolo di cristallo ed acciaio.
"Che cosa succede?" chiedo alla mia partner e Lei risponde. "Per piacere vieni qui, mi sembra che quel dado si sia staccato da un bullone che tiene ferma questa zampa del tavolo."
Interrompo la mia piacevole lettura, mi alzo dal divano e mi reco nei pressi del tavolo. La guardo con tono interrogativo come per farle capire che non ho compreso bene cosa ci sia realmente da fare. Lei, con tono sprezzante dice. "Imbecille, non hai capito che devi metterti in ginocchio per poter vedere dove avvitare nuovamente quel bullone?" e mi fa vedere il dado da avvitare sul palmo della sua mano guantata.
Lo raccolgo, mi inginocchio nella posizione e cerco di focalizzare come poter eseguire al meglio il lavoro portando entrambe le mani all'altezza del sottopiano in cristallo.
Senza che me ne accorga, con la coda dell'occhio vedo la mia partner che fa un movimento felino, mi sale a cavalcioni sulla schiena e...clac clac mi serra un paio di manette ai polsi. Sono quindi inginocchiato e bloccato alla gamba del pesantissimo tavolo, impossibile da sollevare.
Con tono tra lo sbalordito e l'impaurito le chiedo: "Ma che sistemi sono questi? Ti ha dato di volta il cervello?
E Lei con tono canzonatorio mi risponde: "Scherzo, scherzetto, adesso sei il mio schiavetto..." concludendo con una risatina sardonica ed un'occhiata da gatta aggressiva.
La vedo andar in camera e la sento buttarsi sul letto, così vestita, cosa che non fa mai.
Dopo qualche minuto in quella scomoda posizione le chiedo: "Hey, ma hai intenzione di lasciarmi qui tutta la notte?". Silenzio. Dopo circa cinque minuti le chiedo:" Hey, ma vuoi liberarmi da qui?... mi fanno male le ginocchia... basta...". Silenzio. Dopo altri cinque minuti stavo perdendo la pazienza e le dico: "Appena mi liberi da qui è meglio che tu faccia le valigie... Anzi, ti sbatto fuori di casa, sei proprio una stupida...".
E Lei con tono pacato risponde: "Sarebbe meglio che ti rivolgessi con più rispetto alla tua Padrona, altrimenti ti lascio lì fino a domani mattina... capito?".
La rabbia e la sensazione di impotenza stanno montando dentro di me in modo incredibile fino a che mi metto ad urlare: "Vieni qui entro 30 secondi altrimenti sono guai..."
Con il proposito di logorarmi i nervi, al ventinovesimo secondo comincio a sentire lo scalpiccio dei suoi tacchi a stiletto che si avvicinano inesorabili, la vedo andare con calma presso l'impianto stereo, infilare un CD nel lettore ed avviare la musica a volume abbastanza sostenuto. Ritorna e mi sferra un violento manrovescio dicendo: "Non ti devi mai più rivolgere così alla tua Padrona, capito? E adesso sta' zitto perché altrimenti te ne do un altro."
Mi sembra di vivere un incubo, sono finito tra le grinfie di una pazza incontrollabile.
Ed aggiunge: "Adesso devi fare solo quello che dico io... ed in completo silenzio". Annuisco guardandola negli occhi azzurro ghiaccio per poi immediatamente abbassare lo sguardo.
Sento le sue impietose mani guantate che mi stanno aprendo i bottoni della camicia, poi passano ad allentare la cintura dei calzoni fino a farli afflosciare e mi ordina di sdraiarmi sotto il tavolo.
Da terra ho una visione prospettica incredibile, vedo il suo corpo altissimo e snello, inguainato dal giubbino in pelle, i blu jeans e gli stivali dal tacco a stiletto, le sue mani guantate da vera assassina che si stanno avvicinando a me con fare poco raccomandabile ed il suo viso incorniciato da un ghigno sadico.
Si china verso di me e dice: "Ho gli stivali impolverati, perché non me li pulisci con la lingua, eh? Sono sicuro che farai un ottimo lavoro..."
Senza darmi possibilità di rispondere, si siede sulla sedia, accavalla le gambe in stile "Basic Instinct" e mi posiziona lo stivale proprio davanti alla bocca dicendo: "Inizia pure dalla punta, poi prosegui con la caviglia e non dimenticare di succhiare anche il tacco... scemo... E solleva il dorso, così eserciti un po' anche i muscoli addominali...."
Era una fatica tremenda, visto che ero ancorato alla gamba del tavolo, Lei lo sapeva e faceva di tutto per mettermi in difficoltà.
Poi aggiunge. "Fa' piano che sto leggendo il mio Vanity Fair... quella rivista che gli stupidi come te non possono nemmeno sfogliare."
Alla fine del secondo stivale avevo gli addominali a pezzi ed i muscoli del collo tutti contratti.
Lei, posato il giornale sul tavolo, senza degnarmi del minimo sguardo, osserva gli stivali e dice: "Bhe, non mi sembra che tu abbia fatto un buon lavoro... Mi ero sbagliata Dovrò punirti... ...- ed aggiunge con tono sarcastico - ... che peccato!"
Si alza e va in un'altra stanza. La sento ritornare con passo più deciso, in mano vedo che ha un bavaglio composto da una pallina in gomma rossa ed una cinghietta in cuoio con fibbia. Si china, me lo infila in bocca, serra per bene la cinghietta e dice: "Ora proverò su di te i miei tacchi a stiletto... E mi raccomando, non devi fiatare...altrimenti potrei farti veramente male" E si siede nuovamente sulla sedia.
Passa qualche istante e non succede nulla, ma vedo un'ombra che incombe sopra di me.
Poi, inizio a percepire delle piccole pressioni pungenti a livello delle cosce e del pube. Uno dei tacchi colpisce di proposito il mio pene visibilmente turgido. Emetto senza volerlo un mugugno di dolore ma Lei con voce ferma dice: "Cosa ti avevo detto, stupido? Sta' zitto..."
La tortura continua, Lei prosegue a colpirmi il basso ventre, poi l'addome, i fianchi. Quando sono arrivato quasi al limite della sopportazione, il mio respiro si è fatto affannoso ed i mugugni di dolore vengono trattenuti, Lei si ferma e dice: "Ti lascio respirare un po', ma non è ancora finita..."
Socchiudo le palpebre, cerco di raccogliere le forze e nello stesso tempo di capire quale parte del corpo non mi facesse ancora male o fosse indolenzita.
Passano secondi lunghissimi, nel sottofondo la sento girare le pagine del giornale con indolenza finché una fitta lacerante mi fa sobbalzare. Lei stava conficcando il tacco a stiletto nel mio capezzolo e per farmi rimanere supino mi schiaccia a terra il capo con l'altro stivale. Il dolore cresce sempre di più, ma Lei sadica come non mai, afferra con la mano guantata il telecomando dell'impianto stereo ed alza il volume fino a coprire del tutto i miei lamenti.


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