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lavoro pubblicato mercoledì 26 ottobre 2016
ultima lettura venerdì 24 marzo 2017

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Bari City Blues

di VinceRobertson. Letto 137 volte. Dallo scaffale Umoristici

Il detective Francesco, prima di vivere in miseria, viveva in una piccola città chiamata Caulicchio. Intorno al 1987 decise di andarsene perché l’ambiente era fin troppo retrogrado. Molti fanno l’errore di pensare che tutti i.....

Il detective Francesco, prima di vivere in miseria, viveva in una piccola città chiamata Caulicchio.
Intorno al 1987 decise di andarsene perché l’ambiente era fin troppo retrogrado. Molti fanno l’errore di pensare che tutti i paesi diventino così col tempo, ma in realtà Caulicchio è sempre stata un po’ all’antica: quando Mussolini vi fece la sua prima visita gli abitanti, per festeggiarlo, si misero in camicia rossa.

La ricerca di una città più moderna lo portò ironicamente a Bari, che negli anni 80 era essenzialmente un’enorme ed affollata orgia di criminalità. Andava molto di moda il detto: “tra la borsa e la vita scegli sempre la cosa più inutile, quindi porta sempre molti contanti”.
Francesco affittò presto uno squallido ma comodo appartamento a San Pasquale. L’affitto era piuttosto alto ma conveniente data la gentilezza dei drogati di crack che, a differenza di quelli del palazzo di fronte, buttavano sempre le siringhe usate nella differenziata.

Nonostante tutti questi disagi, il tasso di disoccupazione era piuttosto basso: negli anni ’80 tutti i laureati riuscivano sempre a trovare lavoro. Infatti Francesco, laureato in medicina, venne subito assunto in un videonoleggio.
Riuscì velocemente a fare carriera e, nel giro di pochi mesi, divenne il detective della videoteca. A causa della continua scomparsa di videocassette il suo lavoro era fondamentale.
Il suo ultimo caso riguardava un uomo che per motivi di privacy chiamerò X. L’uomo aveva noleggiato una copia de “L’Esorciccio”, film che era meglio perdere che ritrovare. Data l’importanza della pellicola estesero il limite della restituzione da 15 giorni a 15 mesi. Arrivati a 16, i proprietari decisero di contattarlo per riavere la cassetta, ma X non rispondeva mai a telefono.
Così entrò in scena Francesco. Fu fornito di tutto il necessario per il caso: domicilio di X, informazioni su X, impermeabile, pistola, caffè e stagioni intere de “La signora in giallo”.

Era un pomeriggio freddo e piovoso e il detective aveva appena raggiunto la casa del criminale. Bussò, suonò il campanello e si improvvisò prostituta ma niente: X non apriva.
Con un gesto fulmineo si tolse il rossetto e sfondò con un calcio la porta, aprendo così una ferita del ’72.
Entrò in casa dolorante. Era un appartamento piccolo e sporco, tappezzato di poster e pieno di vinili e cassette. Notò sul tavolo uno spartito blues fresco di lettura, così si ricordò che X era un bassista (lo aveva dedotto dalla coltissima descrizione del capo: suona una strana chitarra con quattro corde).
Ebbe un lampo. Perlustrò subito la casa in cerca dello strumento e, ovviamente, non lo trovò. “Avevo intuito bene” pensò Francesco, “non è qui perché ora sta suonando in un locale”.

Intuire quale fosse il locale non fu molto difficile.
Si finse musicista e chiamò tutti i proprietari di pub della città. Solo uno non gli sfoderò l’intramontabile “non la pagheremo ma sicuramente le faremo pubblicità”.
Il locale si chiamava “Pussy & Rock” e, con un nome così cafone, non poteva che essere frequentato da un fan de “L’Esorciccio”. Il pub si trovava sulla stessa strada dove vi erano una chiesa e un conservatorio, e questo spiegava le continue risse nella zona. Francesco entrò nel locale con naturalezza e, una volta dentro, puntò lo sguardo verso il palco: c’era un quartetto composto da chitarra, piano, batteria e, in fondo, basso.
Senza nemmeno aspettare la fine del pezzo, il detective salì sul palco e, con uno strappo violento, butto giù il bassista. Ora sul palco non si sentiva più il basso, ma il pubblico naturalmente non ci fece caso. Per fortuna dopo circa mezz’ora un violinista ubriaco se ne accorse e disse: - Dove cazzo è l’altro chitarrista, quello con quattro corde? –

Dopo numerose percosse e visioni de “La signora in giallo”, X vuotò il sacco e decise di riportare la cassetta. Il caso era risolto e, come premio, a Francesco furono concessi ben quattro giorni di vacanza, anche se uno gli fu rubato da uno scippatore in via Sparano.
Nonostante tutto la sua paga rimase sempre miserevole e così, deluso e avvilito, decise di tornare nella vecchia Caulicchio.

Tornò alla sua solita routine: caffè la mattina, solitudine e vicini di casa che gli fanno gli auguri per il battesimo. Sarebbe sicuramente tornato a Bari, ma prima avrebbe dovuto rispondere a tutte le domande dei suoi compaesani riguardo la vita in città.
Il più aggiornato gli chiese se fosse vero che lì erano già arrivati gli alleati.



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