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lavoro pubblicato mercoledì 26 ottobre 2016
ultima lettura sabato 17 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 6: Elio -

di Batckas. Letto 375 volte. Dallo scaffale Fantasia

Elio aveva cinquantacinque anni e sulle spalle sofferenza e tristezza, una cicatrice nell’anima non lo faceva dormire la notte, le urla della moglie fatta a pezzi e dei figli utilizzati come bambole gli risuonavano nelle orecchie ogni qual volta ...

Elio aveva cinquantacinque anni e sulle spalle sofferenza e tristezza, una cicatrice nell’anima non lo faceva dormire la notte, le urla della moglie fatta a pezzi e dei figli utilizzati come bambole gli risuonavano nelle orecchie ogni qual volta vedeva un demone. Aveva giurato di ucciderli tutti e, benché sapesse che anche loro erano parte del creato, non avrebbe avuto pietà, avrebbe chiesto il perdono soltanto, e forse nemmeno, dopo la morte.
Nato e cresciuto serenamente in Italia fino all’età di diciotto anni, si era arruolato nell’esercito, fatto carriera, a ventisei anni era un tenente rispettato e ben voluto dai suoi uomini. A ventisette anni, per via di un gemellaggio con le forze armate americane, si era trasferito negli USA dove aveva conosciuto una meravigliosa stagista. Si era innamorato dopo aver capito che quella ragazza era la persona più intelligente che avesse mai conosciuto. Era esploso di gioia quando aveva saputo di essere ricambiato. Si erano sposati, avevano avuto due figli, lui era diventato capitano, lei un avvocato di successo: erano felici.
Ma niente è per sempre.
Una notte la moglie fu posseduta da un demone, provò ad ucciderlo ma Elio riuscì a scampare alla donna che amava impazzita che brandiva un coltello asserendo che la lama le stesse parlando, che aveva fame e che era suo dovere darle da mangiare. Il primo pensiero dell’uomo fu quello di proteggere i figli appena adolescenti. Il demone che aveva posseduto la moglie, però, non era solo, altri due erano con lui. Elio vide i figli che si strappavano le palle a vicenda ridendo, che giocavano con le loro interiora con il sorriso sulle labbra. Non fu in grado di fermarli e mentre anche la moglie prendeva parte a quell’orrore dilaniandosi insieme alla carne della sua carne, il futuro inquisitore si inginocchiò e chiuse gli occhi. Quando sollevò nuovamente le palpebre, la camera da letto dei suoi figli ospitava i cadaveri della sua famiglia distesi, ordinati, le mani incrociate sul grembo mentre gli organi interni erano sparsi per il pavimento e il sangue aveva raggiunto anche il soffitto. Una mano tesa verso di lui per aiutarlo: Noah.
Quando Elio, seguendo Noah, aveva raggiunto la sede dell’inquisizione locale, ad attenderlo c’era il padre, inquisitore prima di lui che, in lacrime, lo abbracciò supplicando il perdono. Non avrebbe voluto che anche lui conducesse la sua vita passata. Il padre di Elio era stato un cacciatore di demoni per tanti anni e aveva abbandonato il tutto quando aveva conosciuto la madre, non avrebbe mai voluto che uno dei suoi figli scoprisse quanto scura fosse la tenebra.
Elio lo strinse a sé e lo perdonò, chiedendo, però, una cosa: la sua conoscenza.
L’inquisitore fu addestrato dal padre e da Noah. Una volta pronto, spinto dal desiderio di vendetta, era uno dei migliori inquisitori che la storia avesse mai visto. Gli fu affidata una squadra e subito, in quegli occhi giovani e carichi di rabbia, come i suoi, che lo guardavano con rispetto, vide la famiglia che gli era stata strappata.
Tenace, saggio, equilibrato, pacato, autorevole. Incuteva terrore nei nemici e rispetto negli alleati.
Sapeva che la guerra, per lui, sarebbe finita soltanto con la sua morte. Non pregava, riteneva che gli inquisitori avevano perso quel diritto nel momento in cui avevano impugnato le armi. Dio doveva pensare al gregge, non ai cani da guardia.
Chi non lo conosceva di persona sosteneva che fosse amante della musica di ogni genere, che fosse in grado di suonare la chitarra e il pianoforte e che cantasse anche molto bene. Chi lo conosceva sapeva che tutte quelle dicerie erano vere. Elio, quando non rispediva demoni all’Inferno, era solito ritagliarsi momenti di solitudine per dedicarsi alla composizione di musica che, però, non avrebbe mai suonato. Le note rimanevano sulla carta silenti perché quella musica non era per nessuno in quel mondo, l’avrebbe dedicata alla donna che aveva amato e ai suoi figli, non ad altri.
Oltre alla musica, si teneva in forma, leggeva, si interessava della politica mondiale, non capiva le tecnologia, benché l’ammirasse.
Uno dei suoi desideri più reconditi era quello di spirare sapendo di aver fatto abbastanza, di aver lasciato una traccia, anche se di cadaveri demoniaci, del suo passaggio sulla Terra.


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