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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquisizione - Capitolo 1: Presentazioni -

di Batckas. Letto 280 volte. Dallo scaffale Fantasia

-Cazzo!- Fermarono il SUV, scesero, scrutarono il cielo scuro, sulla casa si stava addensando una tempesta di fulmini scarlatti. Si portarono all’ingresso e fecero irruzione. Maddison si sentì cadere, sotto di lei non c’era nulla, e...

-Cazzo!-
Fermarono il SUV, scesero, scrutarono il cielo scuro, sulla casa si stava addensando una tempesta di fulmini scarlatti. Si portarono all’ingresso e fecero irruzione.

Maddison si sentì cadere, sotto di lei non c’era nulla, era in caduta libera, il demone con lei rideva.
La ragazza riaprì gli occhi: era a casa di Tabitha, gli occhi di tutti puntati su di lei, Scott l’abbracciò e le asciugò le lacrime, maledicendo a bassa voce quella scelta. Maddison non capiva, che fine aveva fatto Calala?
La testa di Tabitha scoppiò, i presenti furono investiti dal suo sangue.
Un urlo corale disperato e straziante giunse dai presenti. Il mostro si avvicinò alla sua opera di distruzione, infilò una mano nella cavità che c’era dove un tempo era la testa, si leccò il sangue che lo ricopriva.
-Grazie per avermi liberato.- disse poi ai presenti. La sua voce giungeva cavernosa e spaventosa.
Sentirono, alle loro spalle, la porta che veniva fatta saltare con un calcio. Il demone parve preoccupato da quella vista e, soprattutto, arrabbiato, digrignò i denti.
Scott strinse Maddison a sé e le coprì gli occhi facendole poggiare il capo contro il suo petto.
Due donne e tre uomini, vestiti di nero, avevano fatto irruzione nella stanza e stavano circondando il demone che, rimanendo fermo, ringhiava alternativamente a quegli sconosciuti. Gli altri clienti guardavano esterrefatti e terrorizzati.
-Chi sei?- domandò una delle due donne.
-Fottetevi! Porci schifosi, vermi, parassiti!-
-Ti ordino di dirmi chi sei!- urlò un altro, un uomo grosso, capelli brizzolati, barba folta, impugnava una pistola di grosso calibro all’altezza della faccia del mostro che, all’udire quelle parole, parve combattuto, come se una parte di sé fosse costretta ad obbedire. L’uomo ripetette quelle parole in latino. Il demone ululò.
-Io. Sono. Calala.- li guardò con odio.
-Tornatene all’Inferno.-
La pistola sparò un colpo che si conficcò nel cranio di Calala facendolo cadere all’indietro, prima che il cadavere avesse toccato terra, però, scomparve in una nuvola rossa e in una scia di sangue. Calò il silenzio nella stanza.
I cinque sconosciuti si voltarono verso Scott e Maddison.
-Sono loro.- disse un uomo, biondino, capelli lunghi, una barba leggera gli ombrava le guance.
-No! Non abbiamo fatto niente!- provò a difendersi Scott mentre Maddison si spostava dal suo petto per guardare quello che stava succedendo.
-Lo sappiamo ma dovete venire con noi. Per la vostra sicurezza.- spiegò il biondino.
-Sicurezza?- domandò Maddison, incredula.
L’uomo brizzolato si inginocchiò vicino a loro.
-Quello che abbiamo ucciso era un demone, una creatura infernale. Adesso avete due scelte: venire con noi oppure tornare a casa e fingere di condurre una vita normale, che più o meno durerà un paio di giorni...- spiegò, parlando rapido e guardando ora l’uno, ora l’altro, negli occhi.
-E tutti gli altri?- chiese Scott.
-Sono al sicuro. Il demone vuole lei.- l’uomo guardò grave Maddison che sentì una morsa allo stomaco, il fiato venirle a mancare, svenne.

Erano nel SUV.
Maddison e Scott erano seduti dietro, con loro c’era una donna di colore, bellissima, capelli neri corti e gli occhi chiari, davanti c’erano un uomo dai capelli neri, barba incolta, occhi scuri e una donna dai capelli rossi lunghi e gli occhi verdi, guidava il brizzolato e al suo fianco c’era il biondino. Non parlavano mentre si svestivano delle tuniche nere che avevano quando erano entrati e si infilavano in abiti civili. La donna dai capelli rossi fece loro una foto con lo smartphone.
-Va tutto bene.- disse la donna al loro fianco sorridendo. –Io sono Niamh Hawkins.- il tono era così dolce e pacato che Maddison e Scott si sentirono subito sollevati. Gli occhi del ragazzo, che stavano scrutando le curve della donna, però, si imbatterono nella fondina. Non si erano presentati come poliziotti, non avevano mostrato distintivi, anche se quella era la cosa meno strana della giornata, dato il mostro che avevano visto uscire dal nulla.
-Io… sono Scott Barton, lei è Maddison Nelson.-
Dal davanti si voltò l’uomo coi capelli neri.
-Alvin Keller, vi avrei voluti conoscere in una circostanza migliore.- disse gentile, sorrise, tornò a guardare davanti, guardò in direzione della compagna al suo fianco che non accennava a presentarsi. –Lei è Laura Craig.- disse fissandola.
-Sì, sì: spero che stiate bene, dopo quello che avete passato.- la donna non si voltò.
-Elio Fallaci e al mio fianco Liam Devan- concluse l’autista, scrutandoli attraverso lo specchietto retrovisore.
-Chi diavolo siete?- domandò Scott, fissando tutti inebetito.
-Glielo dico?- domandò Liam ai compagni con tono scherzoso.
-Siamo l’inquisizione.- rubò la scena Laura. Liam sbuffò con fare teatrale.
Scott fece mente locale con le lezioni di storia.
-Quelli delle streghe?-
Niamh, al suo fianco, rise amaramente.
-Ci hanno rubato il nome.- spiegò Alvin. –Ma la storia è lunga e la saprete a tempo debito. Per oggi avete visto abbastanza. Meglio lasciare altre informazioni a dopo, che ne dite?- si voltò per guardarli in faccia.
Maddison annuì piano e si rannicchiò su Scott. Si sentiva responsabile per l’accaduto, se non avesse voluto prendere parte alla seduta spiritica e invocare zio Ben, probabilmente quella disgraziata di Tabitha sarebbe stata ancora viva.
Niamh, come se le avesse letto la mente, le accarezzò la fronte e le sorrise affabile, Maddison si sentì come quando la madre la consolava.
I genitori anche erano in pericolo.
-Dobbiamo proteggere…- scattò la ragazza.
-No, i demoni ce l’hanno con voi, non sanno nemmeno chi sono i vostri genitori, al contrario, adesso è meglio se state lontano da loro, se non volete metterli in pericolo.- parlò Laura.
Scott si agitò.
-E che cosa diremo?-
-Voi? Niente, ci abbiamo già pensato noi.-

-Maddison ti aveva parlato di una vacanza con Scott?-
-No, perché?-
-Perché pare proprio che tua sorella abbia organizzato il tutto sotto al nostro naso.-
-E dai, mamma, non dire scemenze. Solo perché è la più grande non è che può fare quello che vuole.-
-Pare proprio lo abbia fatto. Adesso chi lo deve dire a tuo padre?-
-Io no di certo. E sarà meglio che quando tornano lei e Scott abbiano una scusa ragionevole, altrimenti penso che sia la volta buona che papà lo uccide proprio!-

-Scott in vacanza? Che stronzo! Manco ad avvisarci!-
-Sai com’è fatto, papà, alla fine tu comunque gli avresti detto di no, siamo in estate, ha ventidue anni, lascialo stare.-
-Almeno è andato con la sua macchina!-
-Tanto anche se stai facendo la voce arrabbiata lo vedo da qui che sei divertito. Ti assomiglia anche negli atteggiamenti. Anche tu e la mamma scappaste di casa insieme…-
-Già… e io e tuo padre non avevano manco la loro età, molto più giovani.-
-Se dovete guardarvi così ancora per molto me ne vado.-

Il SUV si addentrò nel centro cittadino, percorse delle vie laterali, raggiunse un monastero e parcheggiò. I cinque scesero e Niamh tenne lo sportello aperto anche per i ragazzi. La giornata era limpida, era mattina, avevano dormito in auto, l’aria era fresca, il monastero spettrale e antico. Raggiunsero l’ingresso. Elio si avvicinò alla porta sul cui lato destro c’era un citofono, invece di bussare, però, digitò una sequenza numerica sulla tastiera e la porta si aprì svelando un interno completamente diverso dall’esterno.
Un ufficio con scrivania, sedie, gente che digitava al computer, angoli in cui erano stati creati degli altarini, videro i segni di praticamente tutte le religioni, Scott e Maddison non capivano. Seguirono i cinque all’interno che si mossero tra le scrivanie fino a raggiungere un ascensore. Ci entravano a malapena. Tutti i presenti notarono il loro arrivo ma nessuno di loro lo diede a vedere e ai due ragazzi parve di essere invisibili.
Tra i cinque, Liam sembrava quello più divertito a cogliere le espressioni dei due giovani che, con la bocca mezza aperta, scrutavano il tutto.
Quando la porta dell’ascensore si aprì di nuovo erano in una stanza uguale a quella che avevano lasciato in superficie, con l’unica differenza che e a ogni lato delle scrivanie c’era un ripiano con armi da fuoco e armi bianche.
-Andiamo a vedere il capo.- disse Liam che camminava di fianco a loro. –Dopo vi verranno attribuite delle stanze… separate.-
-Cosa! Ma io non voglio restare qui!- protestò Scott.
-Fidati di me se ti dico che è meglio così. Il demone che abbiamo ucciso ha innescato qualcosa e finché non ne capiamo di più siete in pericolo. Abbiate un po’ di fiducia in noi.- Liam sembrava sincero.
Scott si lasciò andare alla rassegnazione, guardandosi i piedi mentre camminava, Maddison gli prese la mano e gliela tenne lungo il tragitto.
Il bianco era il colore dominante.
Si fermarono d’avanti ad un ufficio, Elio guidava il gruppo, attesero. La porta si aprì. Regnava il silenzio totale.
-Venite avanti.- invitò una voce dall’altra parte.
I cinque entrarono coi ragazzi alle spalle. Furono accolti da un uomo in giacca e cravatta, alto due metri, muscoloso, capelli e barba bianchi, sembrava uno di quei personaggi biblici. Sorrideva gentile e fece cenno di accomodarsi. Lui e Elio si conoscevano bene ma il tipo trattava con fare paterno anche gli altri che sembravano ricambiare l’affetto.
-Maddison, Scott, vi presento Noah Jerico, inquisitore capo.- parlò Elio.
L’ufficio di Noah presentava una scrivania, numerose poltrone e sedie, una teca di cristallo in cui era riposto uno scudo decorato con il simbolo dei Templari. Tutto era perfettamente in ordine, come se in quel posto non ci fosse nessuno. Noah si sedette dall’altro lato della scrivania dopo aver stretto la mano ai due ragazzi.
-Maddison, Scott, so che per voi è difficile tutto questo. Abbiamo mentito alle vostre famiglie, vi abbiamo portato qui senza praticamente chiedervi alcunché, confido che abbiate partecipato a quella seduta spiritica con le buone intenzioni… ma la prossima volta lasciate in pace i morti, va bene?-
Scott lanciò un’occhiata che stava per “te l’avevo detto” a Maddison.
-Ora, chiariamo alcune cose.- Noah fissò Maddison, la ragazza si sentì in soggezione. –Non è colpa tua. Il demone avrebbe trovato un modo per tornare. L’unica cosa che ti chiedo è di raccontarci cos’è successo.-
Maddison raccontò dello zio.
-Ha legato a sé un demone per proteggere la sua famiglia… tuo zio sarebbe stato un ottimo inquisitore.- commentò Alvin.
-Tuo zio ha compiuto un sacrificio terribile, Maddison, porteremo avanti questa battaglia anche per lui.- disse Noah, empatico.
-Che succede ora?- chiese Scott, a disagio.
-Vi assegniamo delle stanze dove potrete dormire, riposarvi, fare quello che vi pare. Purtroppo sono stanze singole, non siamo dotati di camere matrimoniali.- mostrò i denti perfetti in un sorriso. –Noi penseremo a un piano di attacco. Non appena saremo certi che siete al sicuro, vi manderemo nuovamente a casa, sperando che non farete parola con nessuno di questo posto e di noi.- spiegò Noah.
-Fate come in Men in Black? Ci togliete la memoria?- parlò Scott.
-No, ho sempre pensato che avremmo bisogno di uno di quei cosi ma nessuno mi ascolta.- scherzò Liam. –E fidati: siamo peggio dei Men in Black.- le ultime parole incussero paura a Scott.
-Lasciamo la lezione di storia a più tardi.- intervenne Niamh facendo alzare i due ragazzi e invitandoli a seguirla.
Noah annuì.
Elio e gli altri uscirono.
Scott e Maddison andarono con Niamh.
-Ci spiegherete tutto, vero?- chiese Maddison, più spaventata che mai.
-Sì.-
-Come…- Maddison non sapeva cosa dire. Avrebbe abbracciato Niamh perché sentiva di volerlo fare ma le sembrava troppo strano. Rimase immobile, indecisa e alla fine fu la donna a stringerla.
-Va tutto bene, Maddison, fidati del tuo cuore.- sorrise Niamh.
La ragazza si sentì subito sollevata. Niamh li condusse alle loro stanze, adiacenti. Erano piccole celle con una vetrata che copriva tutta una parete dando una visione completa sulla città, c’era il bagno, una scrivania con una sedia e un materasso. Tutto era spartano ma stranamente accogliente.
-Riposate, tra un paio d’ore vi verremo a chiamare.-
Niamh li lasciò.
Scott sorrise a Maddison.
-La prossima volta pizza, ok?-



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